Nota a margine. / A side note.

Note for the kind (lang.) English readers: please scroll (always) down to find the text; be aware that the translation has been entrusted to the automatisms of virtual systems. Thank you.

L.d.N.

Ho considerato ed assaporato l’idea di rilanciare un ipotesi discriminante e feroce di pensiero nonostante l’articolo risolutivo scritto per l’atto finale del blog in favore del libro e che potete trovare QUI; la stizza che nutre la vena ed il suo ramo di articolazioni per lo specifico riguardo, è però sempre troppo violenta e dolorosa nell’atto della propagazione sua: Vi chiedo umilmente -ed è l’unica concessione che Vi ritroverete cari lettori- di pregare e donare al sottoscritto un gentile pensiero che cercherò di tradurre come fosse placebo lenitivo ed attimo di pace interiore…
(Lo posso fare e lo farò grazie anche a Voi, SDV)

Viviamo in un periodo di transizione storica e politica; dopo “decrescita”, dopo “diseducazione”, correnti di pensiero che hanno seguito le varie e variegate e senza dubbio sagge, a tratti immense pubblicazioni che trattano della nostra esistenziale civile epoca moderna, senza andare a scomodare le origini (evidenziate nel saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” in cerca di particolare attenzione) del sommario pensiero dell’Uomo e della civiltà Occidentale ed Orientale, (incentrata da me nella Ummah in questo particolare) rimangono fluttuanti troppe incognite già definitesi nella biologia evolutiva, nella economia comportamentale.
Un primo spiegamento delle contraddizioni e degli orrori che dalla fine della seconda guerra mondiale non si sono per nulla placati ma hanno solo un inquadramento geopolitico differente, in un moto -per così dire- bastardo, ha portato l’alto pensiero ad uno stallo, ad un concentrico e tautologico movimento piuttosto accademico nella sua complessità descrittiva.
L’accusato è rimasto solo alla sbarra: dopo morte e la sepoltura in tutta fretta del socialismo reale, delle ideologie (quasi) tutte fatte a pezzi in favore del Mercato unico e globale, elevando la tecnologia come “secolare nuova religione” da adottarsi senza eccezione se non quella finanziaria che disdegna apertamente l’equilibrio, il capitalismo è l’unico e comprensibile imputato alla sbarra, sebbene non ci sono giudici pronti a dare inizio ad un processo vero e proprio.

La dissoluzione delle società come classe particolare, il millenarismo, il fatalismo, l’utopismo e tutto il resto, ci consegnano esagerate problematiche generazionali, le quali sfoceranno nel medio termine in un epocale sostituzione e mescolamento (bastardo? -cit.-) di culture che i soli profittatori di pensiero innanzi a tutti, adducono come “nuova prospettiva sociale”, “convivenza possibile dell’umanità” e via dicendo, alimentando un assistenzialismo di stampo Cattolico inefficace e deleterio per come la storia del “sud del mondo” (colonizzazioni assolutamente comprese) ci insegna.
Il “melting pot” è un falso storico; un ipocrisia che giorno dopo giorno ci consegna ed allarga di conseguenza il distacco delle masse, di quelle masse che non trovano rappresentazione democratica o pseudo tale, se non nel nome di quel consumo che la legge del Mercato continua ad imporre e che però molto presto lascerà marcire innestando la cancrena iniziatasi con la formale denominazione e catalogazione sociale del “sottoproletariato”.
Tralasciando gli sviluppi (ad onor di cronaca letteraria rimando la ricerca sul canale mediatico “Twitter” dell’acronimo mediatico ed oggi comunemente detto hashtagmessicanizzazione#messicanizzazione) di questi nuovi accentramenti/feudi sociali, ciò per cui mi sveno, è l’indicare della “nostra posizione” appunto all’apice di quella transizione storica indicata poco sopra; questa è una constatazione precisa e risolutiva perché inquadra perfettamente quello stallo indicato nel contesto appena proposto e, lo spiega altrettanto perfettamente: ogni studio preso in esame prima del presente (la “completa” trattazione avviene ovviamente nel saggio che potrete sostenere per la sua pubblicazione da questo LINK! oppure questo LINK!) avviene sempre e comunque come “risultato” oppure “esito” di un preciso arco temporale che spesso coincide e senza mezzi termini con “le guerre mondiali e l’Olocausto in particolare”, “il pensiero cartesiano”, “l’Illuminismo”, “il Marxismo”, “le Religioni racchiuse nello spazio temporale dell’Uomo vivente e quindi nello stretto spazio liturgico”…
In somma, l’ancora (zavorra in taluni casi) del pensiero è ammarata in un passato o trapassato remoto, lasciando praticamente “tutto il resto” alla fantasia od alla fantascienza dei romanzi.

“I giuochi di potere” non mi interessano a questo punto: l’indice è verso l’ignorante pensiero che il globo sia popolato da esseri tutti umani ossia, per svelare questa piccola provocazione, che esista un Pianeta denominato “Terra” affranto dalla voglia di approdare in un Umanesimo comune, sia a prevalenza religiosa oppure agnostica od atea. (Come -ad esempio- voler affrontare il nuovo valore nella scala di compassione ed assistenza di genere che in talune società civili d’Occidente le bestie hanno raggiunto superando di una lega o due l’essere umano?)

Certamente questi sommi capi esposti non possono e non hanno la pretesa di indicare un “cammino novo” (Nota: l’ultimo capitolo del saggio è un esempio insuperabile!) ma, inseriscono l’idea di poter svincolare il primario legame del ragionamento e per qualsiasi direzione sia e sarà possibile trovare e levare l’ancora dal passato utilizzando giovani e coraggiosi pensatori che non abbiano più e mai più valori ormai ossidati. Questo significa oltrepassare l’errore compiuto e perseverante di “ammodernare”, “edulcorare”, “compromettere”, “cambiare”, “adattare” eccetera, eccetera ed eccetera, l’innescato seme genetico e culturale e sociale, di estradizione, inciso nel dna, ma, di ritrovarlo e rileggerlo nel prammatismo e nella razionalità del vissuto quotidiano, unico e reale valore inattaccabile che le masse in movimento spostano costantemente senza precedenti grazie alle infrastrutture anche e soprattutto virtuali.

L’imbarazzo delle ideologie ottocentesche potrebbe finalmente essere scansato e, le sinistre che si atteggiano a destre (spesso viceversa) lo catalogheremmo con qualche sorriso adoperato per l’avanspettacolo; il disagio oggi generato da folkloristiche rappresentazioni del “Partito comunista” sarà dovuto e ridimensionato dalla platea degli attori rimasti (over ’40) laddove biblici numeri mostreranno “Genti nove”.
E… “l’imbarazzo” dei due terzi degli umani dicasi fedeli all’Unico Dio?

Consolidata non l’idea ma i dati di cui abbiamo un rilievo in tempo reale e considerate le politiche inaffidabili ed inefficaci alla luce dei risultati sino ad ora raggiunti da ogni Governo insediato nel mondo, la “fase di transizione” è oltre il “Racconto biblico” per l’immanenza e grandiosità di cui non abbiamo un precedente davvero “tangibile”: entro 25 anni circa, il “sud del mondo”, povero ed ormai derelitto sarà almeno triplicato e con il suo fetido e malato alito sul collo di tutti gli altri pochi fortunati; “la domanda” sarà univoca ed assordante:
<<-VOGLIO ciò che tu hai! ORA!->>
Non ci saranno sufficienti carri armati per fermare questo corso e, la dissuasione ragionata e ragionevole non potrà aver luogo visti i presupposti di pensiero ormai scaduti; le difese resisteranno certamente ma, per quanto tempo?
L’aria sarà quella già vissuta nel Medioevo?
Alcuni saggisti, Editori ed anche politici irragionevoli per le loro conclusioni ma dotati di un immaginazione ed un senso del lavoro alquanto fruttuoso, leggasi di produzione del consenso, non lo nascondono affatto: hanno, essi, nel breve e brevissimo termine pure ragione da vendere (sic!)
(Tralascio le analisi che perverranno -SDV- nel mio nuovo scritto intitolato “MI GRA RE” e di cui ci sono per ora solamente annotazioni, danari a supporto sempre pochi o zero; le sembianze di società neo-medievali sono -purtroppo- già in fase di strutturazione, sebbene l’onda migratoria sarà mille e più mille tsunami messi assieme, va detto e ricordato ancora).

L’accento nichilista che pare sarà notato lo si accomuni -per favore- alla necessaria svalorizzazione del Vostro assunto, utile per concludere questo articolo; da qui, da questa parte finale dovranno sorgere alcune inquietanti domande, a correo potrei osare ad aggiungere. La inaspettata speranza la si troverà nella proposta caotica e disperata racchiusa proprio nella stessa “domanda” che assillerà il nostro prossimo futuro, SDV:
tradurre quel “VOGLIO” in una mitigazione degli istinti consegnando immediatamente (“ORA!”) quella più che sufficiente base per sopravvivere, piattaforma che avrà (ha!) un unica spiegazione, un unica rappresentazione riconosciuta (non auspico riconoscibile) nella Fede in Dio.
E’ una questione di numeri: si badi bene; contrastare in pochi qualsivoglia richiesta dei più, sarà abbreviare -seppur nella resistenza ad oltranza- il declino che già è in atto e che ha raggiunto proprio i fondamentali di pensiero che pensavamo consolidati ed inoppugnabili, comunque mai esposti. La pressione e l’innesco destabilizzatore all’interno delle Comunità religiose e fedeli al monoteismo è già fallita, si sappia anche questo: sebbene ancora in fase di pianificazione e vittoriosa per una parte -quella Cattolica- non sarà mai efficace, considerando l’inadeguatezza di pensiero e di conoscenza che c’è nei confronti dell’Islam.*
Con “la vittoria” già in pugno, (nei fondamentali di pensiero infinito) la Comunità mussulmana (Ummah) comunque sia e sarà, SDV, non è assolutamente “vincente” e del tutto “vincente,” proprio perché “la vittoria” la detiene dalla coscienza di sé, dall’atto mussulmano innocente dalla nascita che la obbliga inesorabilmente al Giudizio divino e finale.
Questa è la mia indicazione per cui tutti e nessuno escluso non rimangano silenti, assecondanti nel ragionamento che è in luce e quindi disponibile e per questo ipocriti: il comunemente denominato “welfare” deve essere sostenuto e garantito per non essere sopraffatti dai nostri stessi istinti, sdoganando relegandole nella storia passata, teorie economiche e politiche sociali che tacciano industriali e finanzieri quali “responsabili” tout court.
La garanzia di sopravvivenza comune e civile non sarà comunque questa: trattasi di precaria tregua sociale, di compromesso con la rilettura storica; “le vera richiesta” è sempre “la solita”: Dio e Dio e Dio ancora e, in codesta ultima analisi, chi è maggiormente esposto, è proprio colui che in Dio crede ma riesce ad accantonarlo alla bisogna, (accomodandosi nella liturgia?) e non vuole affrontare -parato dalla cautela- il corso del tempo con estremo coraggio che da Lui innegabilmente riceve.
La domanda quindi la ripropongo: dove sono e quali indicatori rilevano (solo quelli del Mercato Economico? -Domanda espressamente rivolta alla Ummah che detiene nell’ortoprassi slamica un marcato evidenziatore-) alla luce di questa transizione epocale i Fedeli del Dio Unico?

* Invero, vi è un clamoroso ed incredibile attentato planetario (di deriva Occidentale) nei confronti dell’Arabia Saudita; le circostanze militari non sono esattamente un esempio: ciò che è eclatante e che -parzialmente- si può ricondurre a “Shi’a” ma solo per una ragione di lettura storica, è l’insinuazione che il loro potere non sia derivante dai giacimenti petroliferi per altro in fase di “sorpasso storico-economico” ma, dal fatto che circoscrivono un area Sacra (Mecca e Medina) a difesa della loro proposta politica, (estera in particolare, sostenuta dagli Stati Uniti d’America e “pochi altri”, per non aggiungere nomi… e nella speranza di essermi sbagliato dall’indicare questo!) oggi in discussione e che non prevedono (è la fondata “accusa”) adeguati e mirati “aggiustamenti” nelle deboli e disastrate (artatamente) economie dei Paesi mussulmani, laddove la dicotomia “Islam-terrorismo” è sempre e maledettamente presente in ogni tentativo di dialogo aperto, in antitesi a frequenti pseudo-discussioni in cui “il pensiero islamico” si ritrova comunque nell’interrogato piuttosto che nell’interlocutore.
L’Arabia Saudita è per definizione il Paese che ci presenta l’Islam nella sua plasticità oggi; integro.
La ricchezza stellari della maggioranza dei suoi abitanti non è affatto garanzia per quanto hanno consegnato alla storia e meglio di tutti: i sauditi hanno bisogno di aiuto.
Io penso di poterlo offrire e meglio spero di farlo attraverso questi scritti; che Dio mi perdoni se potrò ricavarci qualche cosa per il tempo che mi rimane: lo dico onestamente ed apertamente, piuttosto conscio che essi (gli scritti) rimarranno disponibili.

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I considered and savored the idea of relaunching a discriminating and ferocious hypothesis of thought despite the resolutive article written for the final act of the blog in favor of the book and that you can find HERE; the annoyance that nourishes the vein and its branch of articulations for the specific consideration, but is always too violent and painful in the act of its propagation: I humbly ask you -and it is the only concession that you will find dear readers- it is to pray and give me a kind thought that I will try to translate as a soothing (placebo) effect and a moment of inner peace…
(I can do it and I will also thank you, G.w.)

We live in a period of historical and political transition; after “degrowth”, after “diseducation”, currents of thought that followed the various and varied and undoubtedly wise, sometimes immense publications dealing with our existential civil modern era, without going to disturb the origins (highlighted in the essay “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” that seeks particular attention) of the summary Man’s thought and of the Western and Eastern civilization -centered in the Ummah in my particular think- too many unknown factors remain floating in the evolutionary biology, in the behavioral economics.
A first explanation of the contradictions and horrors that since the end of the Second World War have not subsided but have only a different geopolitical framework, in a motion -so speaking…- bastard, led the high thought to a standstill, to a concentric and tautological rather academic movement in its descriptive complexity. The accused has remained alone at the bar: after death and burial in a hurry of real socialism, ideologies (almost) all torn apart in favor of the single and global Market, elevating technology as “secular new religion” to be adopted without exception if not the financial one that openly disdains the balance, capitalism is the only and understandable imputed to the bar, although there are no judges ready to start a real trial.

The dissolution of societies as a particular class, millenarianism, fatalism, utopianism and all the rest, give us exaggerated generational problems, which will result in an epochal substitution and mixing (bastard? -Cit.-) of cultures in the medium term that the only profiteers of thought before all, adducere as “new social perspective”, “possible coexistence of humanity” and so on, fueling a Catholic assistance ineffective and harmful for how the history of the “south of the world” (colonization absolutely understood) teaches us.
The “melting pot” is a historical forgery; a hypocrisy that day after day gives us and widens the separation of the masses, those masses that do not find democratic representation or such a pseudo one, if not in the name of that consumption that the law of the market continues to impose and that very soon will leave rotting grafting on the gangrene, began with the formal naming and social cataloging of the “underclass”.
Leaving aside the developments (literary new reference research on the media channel “Twitter” we, today commonly call hashtag “mexicanization“, -in Italian only-, #messicanizzazione) of these new centralizations/fiefdoms, what I show you, is to indicate “our position” precisely at the apex of that transition indicated above; this is a precise and decisive observation because it perfectly fits the stall indicated in the context just proposed and, explains it equally perfectly: each study examined before the present (the “complete” treatment obviously occurs in the essay that you can support for its publication from this LINK! or this LINK!) happens always and however as “result” or “outcome” of a precise time span that often coincides with “the World Wars and the Holocaust in particular”, “the Cartesian thought”, “Age of the Enlightenment “,” Marxism “,” the Religions enclosed in the temporal space of the living Man and therefore in the narrow liturgical space “…
In addition, the anchor (ballast in some cases) of the thought is hidden in a distant past or past, leaving virtually “all the rest” to the fantasy or science fiction of the novels.

“The games of power” do not interest me at this point: the index is towards the ignorant thought that the globe is populated by all human beings namely, to reveal this small provocation, that there is a Planet called “Earth” stricken by the desire to arrive at a common Humanism, either religiously or agnostically or atheistic. (How -for example- want we to tackle the new value in the scale of compassion and assistance of the kind that in some civil societies of the West the beasts have reached surpassing the human being by an alloy or two?)

Certainly these high points exposed can not and do not have the pretension of indicating a “new path” (Note: the last chapter of the essay is an insuperable example!) but, insert the idea of being able to release the primary link of reasoning and whatever direction, it is and it will be possible to find, raise the anchor from the past, using young and courageous thinkers who have no more and never more oxidized values. This means going beyond the error made and persevering to “modernize”, “sweeten”, “compromise”, “change”, “adapt”, etc. the triggered genetic, cultural and social seed of extradition, etched into the dna, but, to rediscover it and reread it in the pragmatism and rationality of everyday life, the unique and real unattainable value that the masses in movement constantly shift without precedence thanks to the infrastructures, also and above all virtual.

The embarrassment of nineteenth-century ideologies could finally be avoided and, the leftists who pose themselves to the right (often vice versa) would catalog it with some smile of vaudeville; the embarrassment generated today by folkloristic representations of the “Communist Party” will be due and downsized by the audience of the remaining actors (over 40) where biblical numbers will show “New People”.
And… “the embarrassment” of two thirds of humans faithful to the Only God?

Consolidated not the idea but the data of which we have a relief in real time and considered the policies unreliable and ineffective in light of the results achieved so far by each government established in the world, the “transition phase” is beyond the “Biblical history” for the immanence and grandeur of which we do not have a truly “tangible” precedent: within 25 years, the “south of the world”, poor and derelict will be at least tripled and with its fetid and sick breath on the neck of all others lucky few; “the question” will be univocal and deafening:
<< -I WANT what you have! NOW!- >>
There will not be enough tanks to stop this course and, reasoned and reasonable dissuasion can not take place considering the already expired thinking assumptions; the defenses will certainly resist, but for how long?
Will the air be like that already experienced in the Middle Ages?
Some essayists, publishers and even unreasonable politicians (for their conclusions) but endowed with a rather fruitful imagination and sense of work, read of consensus production, do not hide it at all: they have, in the short and very short term, also reason to sell us ( sic!)
(I omit the analysis that will come -G.w.- in my new book entitled “MI GRA RE” -MI GRA TE- and of which there are only annotations for now, money to support always few or zero: the appearance of Neo-medieval societies are -unfortunately- already in the structuring phase, although the migratory wave will be a thousand and a thousand tsunamis put together, it must be said and remembered again).

The nihilistic accent that seems to be noticed is to be held in common -please- the necessary devaluation of Your assumption, useful for concluding this article; from here, from this final part, some disturbing domades will have to arise, to be corrected I might dare to add. The unexpected hope will be found in the chaotic and desperate proposal enclosed precisely in the “question” that will assail our near future, G.w.:
translate that “I WANT” into a mitigation of the instincts immediately delivering (“NOW!”) that more than enough basis to survive, platform that will have (have!) a single explanation, a single recognized representation (I do not wish recognizable) in the Faith in God.
It’s a question of numbers: mind you; to oppose in a few requests of the most, will be shorten -even in the resistance to the bitter end- the decline that is already underway and that has reached precisely the fundamentals of thought that we thought consolidated and impregnable, however never exposed. The pressure and the trigger destabilizing within the religious communities and faithful to the monotheism has already failed, this is also known: although still in the planning phase and victorious for a part – the Catholic one- will never be effective, considering the inadequacy of thought and knowledge about Islam.*
With “the victory” already in hand, (in the fundamentals of infinite thought) the Muslim Community (Ummah) however and will be, G.w., is absolutely not “winning” and completely “winning,” just because “the victory” holds it from the self-consciousness, from the innocent Muslim act from birth that obliges it inexorably to the divine and Final Judgment.
This is my indication that everyone and no one does not remain silent, compliant in the reasoning that is in light and therefore available and for this hypocrites: the commonly called “welfare” must be supported and guaranteed not to be overwhelmed by our own instincts, by clearing them down in past history, economic theories and social policies that deny industrialists and financiers as “responsible” tout court.
The guarantee of common and civil survival will not be this: this is a precarious social respite, compromise with the historical re-reading; “the real request” is always “the usual”: God and God and God again and, in this last analysis, who is most exposed, it is precisely the one who believes in God but manages to set He aside, (settling in the liturgy?) and he does not want to face -with caution- the course of time with extreme courage that God undeniably He gives.
The question then I propose again: where are they and what indicators do they detect (those of the Economic Market? -Question expressly addressed to the Ummah which holds a marked highlighter in the orthopraxis Islamic way of life-) at the light of this epochal transition, the Faithful of the One God?

* Indeed, there is a sensational and incredible planetary attack (of Western drift) against Saudi Arabia; military circumstances are not exactly an example: what is striking and which -in part- can be traced back to “Shi’a” but only for a historical reason, is the insinuation that their power is not derived from oil fields, on the other hand, in the phase of “historical-economic overtaking”, but from the fact that they circumscribe a Sacred area (Mecca and Medina) in defense of their political proposals, (foreign in particular, supported by the United States of America and “a few others”, not to mentioning “other names”… hoping to be wrong for this statement!) today under discussion and which do not provide (it is the founded “accusation”) adequate and targeted “adjustments” in the weak and disastrous (artfully) economies of Muslim Countries, where the dichotomy “Islam-terrorism” is always and darned in every attempt at open dialogue, in contrast to frequent pseudo-discussions in which the”Islamic thought” is always find in the the “interviewee” rather than in the “interlocutor”.
Saudi Arabia is by definition the Country that presents us Islam with its plasticity today; intact.
The stellar wealth of the majority of its inhabitants is by no means a guarantee for what they have delivered to history and best of all: the Saudis need help.
I think I can offer it, and I hope to do it better through these writings, and may God forgive me if I can get anything for the time I have in front of me; I say it honestly and openly, quite aware that they (the writings) will remain available.
 

Spartan shield / Scudo spartano (About X cent. b.C./Circa X sec. a. C.)

Sospensione dell’attività. Essenziale vitalità e ritorno alla famelica origine di registro. Senza blog. (ARRIVEDERCI E GRAZIE!) / Suspension of activity. Essential vitality and return to the famished origin of register. Without blog. (GOODBYE AND THANK YOU!)

Non c’è consultazione; non ci sono ragionamenti dettati dal conto economico e patrimoniale e, non esiste -per questo atto finale- un analisi statistica approfondita da dover produrre ed in seguito proporre.
Questo blog, appositamente creato per la promozione del libro saggio, si conclude con questo articolo, semplicemente ed essenzialmente; uno sguardo poco sostenuto verso la gloriosa tecnica militare spartana la quale, grazie alle formazioni oplitiche influenzò l’ordinamento di quello Stato circa dieci secoli prima di Cristo (diciassette circa prima dell’Islam) tuttavia non è affatto casuale e, denota una personale organizzazione sui generiis per questo fine editoriale: senza fronzoli, a tratti violenta.

La lotta” è parte inscindibile del vivente, in seguito credente: la grazia della vita o, meglio dire del dono della vita, riporta esattamente oppure, ancora, consegna -meglio precisare- il dovere di imparare a lottare.
Ecco un altro aspetto apparentemente “difficile” da affrontare nel pensiero (tutto) Occidentale: la negazione della richiesta di dialogo su una base che separi (non escluda ma…) anche per un istante “il contatto” tra Dio e l’islamico essere umano.
Certamente l’alto pensiero non prettamente “orientale”, ha sviluppato -ad esempio- il panteismo, punto molto elevato di contatto con quanto cerco di esprimere ora; ecco il motivo che mi ha spinto a realizzare il saggio che tenti un prosieguo di questo “contatto” allargando e coinvolgendo il non islamico ed in seguito il non fedele cittadino e cittadini entrambi, escludendo nessun vivente:

Nel limite del possibile questo blog verrà tenuto aperto (non aggiornato con articoli!) e, non è totalmente esclusa la futura possibilità di un “auto-pubblicazione” dell’opera (qui sempre supportata) attraverso i canali informatici oggi di pubblico dominio, sebbene per questo momento, trattasi di una via non praticabile per ragioni non futili.
Al tempo, ogni eventuale intervento qui, in questo luogo virtuale, avrà una risposta per iscritto ed ogni iniziativa atta alla pubblicazione sarà seriamente presa in considerazione: è il mio impegno, un assicurazione che dovrà gestire il mio tempo con quello che vorrò dedicare per ripristinare gli appunti del saggio che verrà (SDV) dedicato alle migrazioni dei Popoli ed alla precaria sedentarietà sociale, leggi integrazione (hashtag per Twitter: #messicanizzazione) di questi, laddove proporrò ed in seguito un altro blog specifico.* 
Il profilo Twitter dedicato (@MshAllh_theBook ) non sarà sottoposto alla condizione del blog, pertanto, rimarrà aperto, utilizzando di tanto in tanto, per ragioni imprescindibili alle “necessità imperanti del momento”, attributi che conducano al blog questo.

L’arte della guerra è, con tutte le attenuanti e diversità di pensiero possibili, un arte: la sconfitta va sempre e comunque scongiurata e disattesa con ogni mezzo ma, a condizione, considerata. (Nulla in Terra è per sempre)
Con immutato affetto; escluso nessuno.

Lucaa del Negro

https://mashallah-book.com/altri-progetti-editoriali-other-publishing-projects/
(Immagine: scudo spartano; circa X sec. A.C.)

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There is no consultation; there are no reasoning dictated by the income statement and balance sheet and, for this final act, there is no detailed statistical analysis to be produced and then proposed.
This blog, specially created for the promotion of the essay book, ends with this article: yes, simply and essentially it ends here; a little look supported towards the glorious Spartan military technique, which thanks to the oplitical formations influenced the organization of that State about ten centuries before Christ (about seventeen before Islam) it is not at all a casuality and, denotes a personal organization over generiis for this editorial purpose: no frills but sometimes violent.

“The struggle” is an inseparable part of the living being, later believer: the grace of life or, still better, the gift of life, accurately reports or, again, delivery -it is better to clarify- the duty to learn to struggle.
Here is another apparently “difficult” aspect to be faced in Western (all) thinking: the denial of the request for dialogue on a basis that separates (it does not exclude but…) even for a moment “the contact” between God and the Islamic human being. 
Certainly the high thought, not purely “oriental”, has developed -for example- pantheism, a very high point of contact with what I am trying to express now; this is the reason that led me to realize this essay that tries a continuation of this “contact” by enlarging and involving the non-Islamic and later the non-faithful citizen and citizens both, excluding any living being:

As far as possible, this blog will be kept open (not updated with articles!) and, the future possibility of a “self-publication” of the work (here always supported) through the IT channels now in the public domain, is not totally excluded, although for this moment, it is a way that is not practicable for non-silly reasons.
At the time, any intervention here, in this virtual place, will have a writing answer and, any initiative suitable for publication, will be seriously considered: it is my commitment, an insurance that will manage my time with what I will dedicate to restore the notes of the essay that will come (God willing) dedicated to the migrations of the Peoples and to the precarious social sedentariness, read integration (hashtag for Twitter: #messicanizzazione) of these,* where I will later soon propose another specific blog.

The dedicated Twitter profile (@MshAllh_theBook) will not be subject to the condition of this blog, therefore, will remain open, using from time to time, for reasons that are essential to the “prevailing needs of the moment”, attributes that lead to this blog.

The art of war is, with all the extenuating and possible differences of thought, an art: the defeat must always be avoided and disregarded by all means but, on condition, considered. (Nothing on Earth is forever)
With unchanged affection; excluded none.

Lucaa del Negro

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(Image: Spartan shield; about X cent. B.C.)

 

La Democrazia Imperiale. / The Imperial Democracy.

LA DEMOCRAZIA IMPERIALE.
(Cenni di elucubrazione adattiva nel segno parossistico; spicce considerazioni della post distopia orwelliana: situazionismo mediatico in tempo reale come forma reazionaria)

Il tentativo di spiegazione non sarà tale quando i risultati saranno compiuti all’interno delle nuove tecnologie logiche che disarmano il controllo temporale dei risultati stessi; l’istantanea produzione di esiti, nel moto descrittivo di origine situazionista, non è cangiante, variabile o volubile ma, ne prospetta l’intesa ed il fabbisogno. Al di la delle congetture, il tempo a noi ora disponibile, consegna non un prammatismo esistenziale di sorta, una qualche lettura estemporanea ma, una preoccupazione che trova origine nel dialogo scritto da Platone (Politico Πολιτικός) più di 350 anni prima di Cristo, laddove già le prime basi della democrazia trovano instabilità!
Non c’è nessun accenno critico in questa disanima: è la constatazione che l’incognita a cui il sommo pensatore dava parziale risalto, tale fu e, perfettamente definita ne “la cultura democratica”, materia indispensabile per reggere la
perfetta ideologia oltre ogni prammatismo, appunto.

Perfetta lo è, consolidando la storica disfatta marxista nelle sue forme di applicazione sociale a cui abbiamo tutti noi assistito; inapplicabile lo è altrettanto, considerata l’instabilità delle società umane insediatesi nel Pianeta dopo l’aver -esso- sopraffatto.
Aggiungo: la deriva consumista che ha retto per non poco tempo ogni democrazia -oggi nella fase finale- dopo aver considerato il fenomeno delle “aspettative crescenti”, (in integrazione le conflittualità di stabilire e conciliare i “diritti crescenti”) non presenta alcun tipo di analisi soddisfacente da parte di chi l’ha proposta, escogitata oso dire.
L’Occidente, per tanto, è succube; pena!

Il pensiero smithsoniano, l’egocentrismo fondamentale spiegato, sarà quindi ancora una volta salvifico?

Il ricorso alle rimembranze costipate nella “proprietà privata” e l’assenza di quella contrapposizione ideologica che paradossalmente e precocemente indebolisce ed appassisce ogni attore immediatamente dopo l’incoronazione di alloro, non è qui disponibile, in quanto altererebbe -fosse considerata questa una prima conclusione- il concetto di produzione istantanea sopra delineato e, soprattutto, non reggerebbe fedelmente la fiorente, vincente e rinnovata vitalità di quella Società che si colloca nella odierna Cina e che probabilmente, una parte di Oriente ed India si apprestano ad assumere.9e7fc301c24011e6d40ec6dd798bf290_XL
L’obiezione di fondo, l’indicare la potenza orientale cinese quale fucina sì di un innovazione ma discostante dai princìpi democratici, è, senza mezzi termini, un ricorso poco lucido ma consenziente a quelle rappresentazioni statiche ed allo stesso tempo sterili dei perduti più che perdenti, viste le rincorse Occidentali al mantenimento di quell’ordine (democratico) di cui non (ri)conoscono più la sostenibilità, dopo aver digerito nel totale fallimento l’epilogo di ogni guerra che si è svolta e si svolge nel
nostro mondo, “attività produttiva e redditizia” sempre ai vertici economici di ogni Nazione dicasi democratica.

Scansando con precisa stizza ogni defilato silenzio difronte ad una ragionevolezza nel suo compimento, considerando questo silente fare come circostanza di pensiero predisposto ed associato alla delinquenza, nell’attenuazione dall’attività complice di chi si ostina ad ignorare detta logica, come insediare una proposta difronte a cotanta materialità?
Riponendo ogni pensiero nella sopravvivenza della specie che vive dal consumo?
Dando credito al presente in un momento di appagamento fatalista?

Fino ad oggi probabilmente è stato così; nelle “verifiche di attuazione” è stata un efficace panacea dominatrice di ogni Landa conosciuta e baciata dalle attività economiche ed industriali ma, l’intelligenza artificiale non lo permetterà più. Lo sappiamo questo? La coercizione di pensiero è già disponibile, sebbene per il momento le macchine risultano ancora operanti grazie alla nostra umana conduzione ed attività connessa per il loro controllo diretto; “le responsabilità”, qualora vengano ricercate, sono ancora indicate in un adduzione incentrata all’umano, sebbene già da ora la certezza di un dolo non è (più) possibile definirla tale e specifica, indirizzata in somma ad una o più persone. Sarà questo un caso? E’ davvero considerevole pensare che una Persona ricchissima e forse la più ricca abbia una responsabilità oggettiva difronte ad un danno recato dalla macchine che ha progettato?
Si? No?
Per quale scopo: divenire il più ricco dei ricchi? Un attacco improvviso di edonismo schizoide?

Se oggi, anno 2018, questo è pure possibile pensarlo, tra qualche anno questo giudizio non sarà più accettabile e, le “cause perse”, non avranno più locazione: dovremmo urgentemente prenderle in carico e dovremmo riprendere quella originale sapienza generatrice di comodo stallo, la cosiddetta democrazia, la nascente democrazia imperiale immune dalle cure teocratiche.

Tutti hanno paura di Dio!”


THE IMPERIAL DEMOCRACY.
(An overview of adaptive rumination in the paroxysmic sign, petty considerations of the Orwell post distopia: real-time media situationism as a reactionary form)

The attempt at explanation will not be such when the results will be achieved within the new logical technologies that disarm the temporal control of the results themselves; the instantaneous production of outcomes, in the descriptive motion of situationalist origin, is not changing, variable or volatile, but promises its understanding and needs. Beyond the conjecture, the time available to us now, delivery not an existential pragmatism of any kind, some extemporaneous reading but, a concern that originates in the dialogue written by Plato (Politico Πολιτικός) more than 350 years b.C., where already the first bases of democracy find instability!
There is no critical mention in this disanimity: it is the observation that the unknown to which the supreme thinker gave partial emphasis, such was and, perfectly defined in “democratic culture”, indispensable material for holding the perfect ideology beyond all pragmatism… in fact.

Perfect it is, consolidating the historic Marxist defeat in all its forms of social application to which we have all witnessed; inapplicable is the same, considering the instability of the human societies settled in the Planet after having been overwhelmed.
Add: the consumerist drift that has held up for a short time every democracy -today in the final stage- after considering the phenomenon of “increasing expectations”, (in addition to the conflicts of establishing and reconciling the “growing rights”) does not present any kind of satisfactory analysis on the part of those who proposed it, devised I dare say.
The West, therefore, is dominated; pain!

So will the Smithsonian thought, the fundamental egocentricity explained, be once again salvific?

The recourse to constipated remembrances in “private property” and the absence of that ideological opposition that paradoxically and precociously weakens and withers every actor immediately after the coronation of laurel, is not available here, as it would alter
-considered this a first conclusion- the concept of “instantaneous production” outlined above and, above all, would not faithfully sustain the flourishing, winning and renewed vitality of that society that is located in today’s China and that probably a part of the East and India are preparing to take.9e7fc301c24011e6d40ec6dd798bf290_XL 
The basic objection, the indication of the Chinese oriental power as a forge of an innovation but devoid of democratic principles, is, in no uncertain terms, a rather lucid but consenting to those static and at the same time sterile representations of the lost more than losers, given the Western chases to the maintenance of that (democratic) order of which they no longer (re)know sustainability, after having digested in total failure the epilogue of every war that took place and takes place in “our world”, productive and profitable activity always available (at the economic summits) of every Country that calls itself “democratic”.

Precisely dodging each defile silence in front of a reasonableness in its fulfillment, considering this silent act as a condition of thought predisposed and associated with delinquency, in attenuation from the accomplice activity of those who insist on ignoring such logic, how to settle a proposal in front of to such great materiality?
By putting every thought into the survival of the (human) species that lives by consumption?
Giving credit to the present in a moment of fatalistic fulfillment?

Up until now it has probably been like that; in the “implementation verifications” it was an effective panacea dominating every Land known and kissed by economic and industrial activities, but artificial intelligence will not allow it any more. We know this? Thought coercion is already available, although for the moment the machines are still operating thanks to our human conduction and connected activity for their direct control; “responsibilities”, if they are sought, are still indicated in an adduction focused on the human, although even now the certainty of a fraud is not (more) possible to define such and specific, addressed in sum to one or more people. Will this be a case? Is it really considerable to think that a very rich and perhaps the richest person has an objective responsibility in front of a damage caused by the machine he designed?
Yes? No?
For what purpose: to become the richest of the rich? A sudden attack of schizoid hedonism?

If today, year 2018, this is also possible to think of it, in a few years this judgment will no longer be acceptable and, the “lost causes”, will no longer have location: we should urgently take charge of it and we should resume that original wisdom generating a comfortable stall, the so-called democracy, the nascent imperial democracy immune to theocratic care.

“Everyone is afraid of God!”

 

Daesh-Isil-Isis: il giudizio di Dio non è di questo mondo / Daesh-Isil-Isis: the judgment of God is not of this world

Alla data della presente pubblicazione, il “Califfato nero”, quello pseudo-Stato chiamato anche Daesh, Isil o Isis, è stato sconfitto, abbattuto. Queste notizie giungono in ogni Landa attraverso qualunque tipo di media, siano questi di parte Occidentale oppure non lo siano affatto.
Si è apparentemente discusso in ogni angolo del Pianeta di questa entità, di questo multietnico agguerrito insieme di persone: dalle sue origini (mai accertate) al suo sviluppo alquanto violento nei territori già per altro massacrati da sanguinose battaglie, sempre e comunque armati dagli Stati più ricchi del mondo i quali producono armamenti e continuano a produrne senza sosta.
Evidentemente, a leggere rivendicazioni di attentati -ultimo ruggito di ferocia da esibire per qualche “soldato solitario” ed in fuga- siamo purtroppo sempre coinvolti in spettacolari dibattiti dove non l’uomo è imputato ma la Religione Islamica è in stato di accusa permanente, (Islamofobia? Clicca per approfondimenti) come se ogni omicida ed assassino scatenato fosse il detentore della ragione islamica.
Ora, non mi voglio dilungare offrendo una nuova prospettiva (QUI un articolo interessante) ma, voglio portare l’attenzione su un grave e gravissimo pericolo in procinto di abbattersi sulla Comunità Islamica, la quale, per altro, dopo le fiacche prese di posizione anche riguardo atrocità disumane ai danni dell’Umanità (pratiche in seguito modificate perché avevano nella loro barbarie inaudita un accertata estrazione non islamica e che forse, poteva compromettere i veri mandanti ed organizzatori di tali aberrazioni…) ha ora la possibilità di un riscatto chiaro e forte, laddove portare alti i valori che Allah ha indicato nei Versi Coranici è imperativo! Senza timore.

SI DEVE ANDARE A PROCESSO!

Guai a voler dimenticare; guai a lasciare correre e quindi lasciare depistare il corso che ha portato alla luce questi feroci esseri umani; guai a non voler ricercare la verità, la giustizia!
E’ necessario, indispensabile, sapere.
Così come s’è fatto nel recente passato per i nazisti, per i gerarchi della ex Jugoslavija, così deve essere per i mandanti, per chi ha supportato ed infine composto il cosiddetto “Califfato nero”. Essi devono potersi difendere dalle accuse; devono dimostrare perché e con quale permesso hanno usato il nome di Dio per compiere quello che è stato fatto, avendo noi certamente in mano prove per dimostrare ciò e dando credito alla difesa come si conviene civilmente.
Dovremmo tutti noi in fine conoscere, giudicare ed infine condannare -se di condanna avremmo da discutere- l’atto umano perpetuato e così riconsegnare all’Umanità l’Islam in maniera tale non si possa mai più accostarlo al terrore o magari fornire inconsapevolmente alibi a chi in vece l’Islam l’ha voluto usare contro la Volontà di Dio, alquanto è sembrato ad oggi e prima di aver varcato la soglia di un Tribunale.


At the date of this publication, the “black Caliphate”, the pseudo-State called also Daesh, Isil or Isis, was defeated, demolished. This news comes to every Land through any kind of media, whether they are on a Western side or not at all.
It has apparently been discussed in every corner of the Planet about this entity, about this multiethnic cluster of people: from its origins (never established) to its rather violent development in territories already massacred by bloody battles, always and in any case armed by the most rich States, who produce weapons and continue to produce them without stopping.
Obviously, reading claims of attacks -the last roar of ferocity to be exhibited for some “solitary soldier” and fleeing- we are unfortunately always involved in spectacular debates where the man is not accused but, the Islamic Religion is, in a state of permanent accusation (Islamophobia? Click for more details) as if every murdered and assassin was the holder of Islamic reason.
Now, I do not want to go by offering a new perspective (HERE an interesting article, if…) but, I want to draw attention to a serious and danger process of knocking on the Islamic Community, which, after all, regarding inhumane atrocities to the damage to humanity (practices later modified because they had in their unheard barbarians of a well-established non-Islamic extraction and perhaps might compromise the true leaders and organizers of such aberrations…) now has the option of a clear and strong redemption , whereas bringing the highest values ​​that Allah has shown in the Koranic Verses is imperative! Without fear.

GO TO TRIAL!

Woe to want to forget; woe to leave running and then leave sidetrack the course that has brought to light these ferocious human beings; woe not wanting to search the truth, the justice! It is necessary, indispensable, to know.
Just as in the recent past for the Nazis, for the hierarchs of the former Yugoslavia, so it must be for the mandates, for those who supported and finally composed the so-called “black Caliphate”. They must be able to defend themselves against accusations; they must demonstrate why and with what permission they have used the name of God to do what has been done, since we have certainly in the hands of evidence the prove and, giving them credit to defense as is normal at the civil Courts.
We should all in order to know, judge and finally condemn the perpetuated human act and thus deliver to Islam humanity in such a way that it can no longer be brought to terror or perhaps unknowingly provide alibi to those who want Islam against God’s Will, like it seemed this days and before crossing the threshold of a Court.

 

 

 

Il nulla. / Nothingness.

Gli atti terroristici e stragisti che si susseguono nel Pianeta vengono e spesso rivendicati.
Il nome di Dio (Allah come IL Dio, l’Uno) è comunque e nonostante poco o nulla che possa portare ad un ragionamento -vedi ad esempio il martirio (QUI di più)- portato costantemente alla ribalta, in primissimo piano.
E… se… dietro a tutta questa maledetta violenza non ci fosse nulla? Se… si trattasse solamente di “devastazione socio-culturale” di una massa di sottoproletari che si prestano alla violenza?
Una “crisi di identità”, una sorta di (“giuoco”) adulto “blu-whale” !?
Purtroppo abbiamo precluso ogni ragionamento “serio” e, una base di partenza per un isolamento di questi “insani comportamenti”; senza una base, “questa base”, mi permetto di dire, fondamentale pensiero il quale deve e dovrebbe diventare una chiamata per la Umma, l’Islam, oggi, si presterebbe al servizio di questo orrore, presterebbe il fianco all’islamofobia. Tenetevi tutto il resto per Voi…


The terrorist and straggy acts that follow in the Planet come and are often claimed.
The name of God (Allah as THE God, the One) is, however, in spite of little or nothing that can lead to a reasoning -see, for example, martyrdom (HERE more)- constantly brought to the forefront.
And… if… behind all this damned violence there was nothing? If… it was only a “socio-cultural devastation” of a mass of underclass who lend themselves to violence?
A “crisis of identity”, a kind of (“play”) adult “blue-whale“!?
Unfortunately, we have forbidden any “serious” reasoning and a starting point for isolating these “insane behaviors”; without a base, “this base,” let me say, the fundamental thought that must and should become a call to the Ummah, Islam today would lend itself to the service of this horror, lending it to islamophobia. Take everything else for you…

Islamofobia, la “sacra sindrome” / Islamophobia, “the sacred syndrome”

Alla luce degli avvenimenti di cronaca terroristica che hanno avviluppato a partire probabilmente da quel 11 settembre tristemente famoso New York (U.S.A.) e che ora abbracciano mortalmente l’Europa, si è largamente diffusa un opinione basata su stereotipi di pensiero generalizzato, una cosiddetta corrente di pensiero (mediatico e divulgativo innanzi a tutto) che è riassumibile nel termine Islamofobia“.
Senza mezzi termini voglio ora dichiarare apertamente che è un assurdo ideologico, un errore trasversale inaudito da voler considerare, uno spregevole tentativo di adoperarsi nell’odio razziale! Ma… c’è sempre nelle attività umane un “ma“, purtroppo e per l’appunto: se da un lato esiste ed è in atto una propaganda in favore dell’uso del termine, una che segna un attività e ricerca di profitto per una parte della “società globale”, dall’altra bisogna considerare che la cautela, la debole risposta a questi atti cruenti e terribili e così via di chi si vede in qualche modo “imputato”, in qualche modo anche inconsapevole, legittima oppure autorizza oppure ancora supporta “il deviante pensiero (malato)” attraverso la permissiva associazione dicotomica “Religione-terrorismo”, oggi presente e presentata. Questo potrebbe far pensare ad una volontà indotta. Maledettamente indotta, devo dire.

La dicotomia “Islam e terrorismo” (come concetto dapprima) in vece di essere respinta, nel proporre argomentazioni banali e/o troppo leggere, troppo liturgiche potremmo anche dire per la società Occidentale che non le può comprendere nell’immediatezza quando presentate con il Messaggio coranico, si assesta, si stabilisce quale “base di discussione”. Tralasciando ogni aspetto di cronaca, di attività pseudo-commerciale, non è difficile intravvedere per esempio nell’ultima visita del Presidente USA nel Regno Saudita –culla dell’Islam– tutta una serie di dichiarazioni (anche buone nelle intenzioni, perché no…) che di fatto hanno una base di partenza sempre incentrata sull’Islam e sul terrorismo, come se sempre e solo da qui, da questa associazione, bisogna partire.
Questo non va bene e non va proprio bene perché il terrore deve essere registrato come un atto a sé stante, un azione deliberatamente eseguita al di fuori dei dogmi e dalla Fede, in questo caso islamica. L’Islam -in e per questo caso- non ha necessità di essere difeso, perché l’Islam in qualità di Fede-Verità è immune da sé e non deve assolutamente essere posto nello stato di accusa: mai! Le responsabilità del singolo fedele, della Umma, in vece potrebbero e possono essere prese in considerazione, questo sì e questo, come per qualunque essere umano che compie un atto non lecito, non rispettoso delle leggi eccetera è, sarà “normale” ma, una presa di posizione netta che non permetta alla Religione islamica di essere inserita nel contesto di principio correlato con il terrorismo è un azione che va’ presa immediatamente e, con ogni forma possibile, nella misura che ogni persona mussulmana ha nelle proprie forze. Aiutiamo ed aiutiamoci. Aiutatemi a farlo! (Un nemmeno troppo velato ringraziamento preventivo è per i gentili lettori di “Arab News“, tra i quali, certamente, c’è e ci deve essere qualcuno che di forza ne ha, anche più del sottoscritto. Sħukrân! [شُكْراً])

Aggiornamento: C’è, esiste e mi permetto di coinvolgerVi in una lettura per tal proposito, la possibilità che dietro ai terrificanti avvenimenti di queste ultime ore ci sia… Il nulla.
(In realtà mai “il nulla” può essere confuso con qualche cosa che in vece esiste, tralasciando ora ogni considerazione filosofica, sia questa concettualizzata nel pensiero di Parmenide, Platone, Avicenna, Hegel, Sartre ed ogni altro grande pensatore). QUI una parte di ragionamento…


In the light of terrorist chronicle events that have probably begun since that “September 11”, sadly famous event in New York (USA), and now hugely embracing Europe, there has largely spread a view of stereotypes of generalized thinking, a so-called current of thought (media and divulgative before everything) that can be summed up in the term “Islamophobia”.

Undoubtedly, I want to declare openly that it is an ideological absurdity, an unprecedented transversal mistake to be considered, a despicable attempt to engage in racial hatred! But … there is always a “but” in human activities, unfortunately and precisely: if there is a propaganda on the one hand and the use of the term exists, one that marks an activity and a search for profit for a part of the “global society”, on the other hand, one must consider that the caution, the weak response to these cruel and terrible acts and so on, of those who see somehow “imputed”, somehow even unconscious, legitimate or authorizes or still supports “devious thought (sick)” through the permissive dichotomous “Religion-Terrorism” association, present and presented today. This could lead to an induced will. Damned, I must say.

The dichotomy “Islam and Terrorism” (as a concept, first) instead of being rejected, in proposing trivial and/or too light, too liturgical arguments, we could also say about Western society that can not understand it in the immediate when presented with the Qur’anic Message, it is established as a “forum for discussion”. Aside from all aspects of chronicle, pseudo-commercial activity, it is not difficult to see, for example, in the last visit of the US President in the Saudi Kingdom -the cradle of Islam- a series of declarations (also good in intentions, why not…) which in fact have a starting point always centered on Islam and terrorism, as if always and only from here, from this association, we must start.
This is not good and it is not good because terror must be recorded as an act in its own right, an action deliberately performed outside the dogmas and the Faith, in this case Islamic. Islam -inside and in this case- do not need to be defended, because Islam as a Faith of True, is immune to itself and must not be placed in the state of accusation: never! The responsibilities of the single faithful, of the Umma, may and may be taken into account, yes and this, as with any human being who does an unlawful act, not respecting the laws, is, it will be “normal” but, a clear position that does not allow Islamic religion to be included in the context of terrorism-related principle, is an action that must be taken immediately and, in every possible way, to the extent that each Muslim person has in his and in his own strength. Let’s help them and help each other. Help me to do it! (Not even too veiled thanksgiving is for the kind readers of “Arab News“, among which, there is certainly and there must be somebody who has the strength, even more than me. Sħukrân! [شكرا])

Update: There is, it exists and I allow you to engage in a reading for that purpose, the possibility that behind the last terrifying events of these hours there is… Nothing.
(In reality, never “nothingness” can be confused with something that exists in itself, leaving now no philosophical consideration, both conceptualized in the thought of Parmenides, Plato, Hegel, Avicenna, Sartre and every other great thinker). HERE a part of reasoning…

L’Islam alla porta / Islam at the door

Un tempo e, non molto tempo fa, in Europa come in ogni Landa conosciuta ed anche in tempo di pace, ogni villaggio che distava più di 100 km. dal proprio era considerato “mondo straniero” e nell’aria si respirava sempre e comunque “diffidenza” quando si era in qualche maniera “visitati” da quelli che erano sempre chiamati “forestieri” ma che  di fatto erano unicamente degli abitanti che vivevano 100 Km. più in la. Oggi, continuando a discorrere con fare romanzato, potremmo dire che quelle posizioni pregiudizievoli erano dettate da esperienze non sempre a lieto fine, dove i conflitti anche sanguinosi avevano ancora un ricordo molto e troppo fresco. Sgomberando il campo per un momento da sentimentalismi, coloriture artistiche e da concetti filosofici ed anche religiosi, ad onor di cronaca e soprattutto tenendo un baricentro fisso su dati e cifre che assecondino un fare scientifico, è quasi ovvio riconoscere che “la distanza dei 100 km.” è saltata, inesistente ed irrilevante, così come lo sono quei confini delimitati da nuovi e rinnovati fili spinati, praticamente meri palliativi. Sebbene questo “parametro” non è più quello di un tempo, i sentimenti delle persone no, non sono cambiati più di tanto: in maniera regolare -amministrativamente parlando- o no, le genti si piazzano -per così dire- in un luogo e, rimangono ferme per un certo periodo; soprattutto sono pronte a lasciarlo per uno più favorevole. Ogni percorso storico con le sue motivazioni eccetera eccetera ed ancora eccetera, è, rimane, un accadimento da rileggere certamente ma su di cui non fare affidamento per una “riproposta”, in quanto la storia non si ripete: se lo fa, è sempre un altra storia, dove l’unica certezza che non cambia, è quella diffidenza che spesso si fonde con il pregiudizio che non conosce patria.
Fermiamoci con le generalizzazioni: diamo uno sguardo sui motivi e sulle ragioni per cui oggi, nel mondo che abbiamo voluto con coraggio e soddisfazione voluto ottenere “globale”, siamo circondati da “forestieri”, laddove i forestieri siamo anche noi stessi, tenendo conto della storia che andrebbe sempre riletta a mo’ di cronaca. Rileggendo seriamente anche di brevi periodi appena trascorsi, non sarà difficile seguire questo tentato ragionamento laddove alcune certezze potrebbero sciogliersi come neve al sole e dove per esempio, “un italiano” abitante in Trieste, (dal 1954 italiana) deve constatare che se lì fosse davvero nato, il suo nonno non era affatto italiano ma sloveno oppure austriaco o forse tedesco, ungherese, chissà. Allo stesso modo, un cittadino pakistano, magari scorrendo qualche libro storico, noterebbe che suo nonno era esattamente indiano, un tunisino magari si ritrova sudanese, un marocchino molto probabilmente è il nipote sanguigno di un berbero e quindi algerino oppure…
Ciò che ci identifica, soppesando certamente anche i documenti e le giuste naturalizzazioni eccetera, probabilmente è la cultura, la nostra tradizione famigliare ma, se dobbiamo approfondire con estrema serietà e determinazione questo pensiero, non possiamo naturalmente escludere l’appartenenza religiosa, laddove le forme di ateismo ed agnosticismo -per questo ragionamento almeno- sono sullo stesso piano.
Un ottimo articolo apparso in Italia su “Repubblica” da qualche settimana, articolo firmato da Daniele Castellani Perelli, ci presenta una ricerca basata su studi dell’americana Pew Research Center, (questo il sito che specifica quanto questa Organizzazione sia indipendente ecc.: http://www.pewresearch.org/about/) in cui si evince che l’Italia, ad esempio, nei prossimi cinquant’anni, sarà ancora un Paese a maggioranza Cristiana; in Europa non ci sarà nessuna ‘invasione islamica’ e, secondo questi dati statistici, ci sarà un aumento di atei ed agnostici. Questi freddi dati ci consegnano una prospettiva atta a favorire un ragionamento ma, il dato che è quasi eclatante leggendo l’articolo, è che in generale crescerà il peso della religione nella società. 

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Mussulmani nei Territori europei.  Tra i Paesi europei, Germania e Francia contengono il maggior numero di mussulmani.

L’Islam è sicuramente un attore principale di questa opera di crescita e lo è, perché è indubbio il suo carattere di “aggregatore sociale”; in verità, questo è uno dei lati (il “riscatto sociale”) ma, bisogna riconoscere che è quello più letto e perseguito nella ragione del dogma salvifico che compone questa Religione, sebbene viene appunto perseguito (sovente è dato di fatto, bisogna ammetterlo almeno per quanto riguarda la non-politica sociale riconoscibile in Europa) in malo modo. La tabella -per essere precisi- segna i mussulmani in Europa oggi come il 6% dell’intera Popolazione (44 milioni circa) ed ipotizza un 10,2% nel 2050; in USA/Canada 1%, (oggi circa 3,5 milioni) per arrivare nel 2050 ad oltre 10 milioni (2,4%). Senza mezzi termini, questa crescita, nella sua complessità ha una chiara matrice, una che una certa parte dicasi la maggioranza assoluta dell’Occidente non vuole in qualche modo accettare e, nell’attualizzazione di questo (sbagliato) fare addirittura ne ricerca una destabilizzazione trovando pseudo-ragioni nella Religione di Allah. L’unica e certa e comprovabile motivazione che oggi e come allora spinge le persone a migrare in massa anche disordinata, è una MOTIVAZIONE ECONOMICA. Punto. Le famiglie ed i giovani che seguono questa naturale forma di vita collettiva, nella disperazione economica, scappano e se non bastasse questa ragione, non si dovrebbe mai dimenticare l’aggravante di questi esodi, quelle atroci guerre che colpiscono i civili in massa, guerre che poi si realizzano e si innescano nell’architettura globale e finanziaria che ho definito or ora “sommo problema”. A conti fatti, l’unica soluzione rimane la convivenza, la cosiddetta “integrazione” ma, l’errore sarebbe come lo è, quello di dimenticare quella “diffidenza di origine”, di assecondare in somma i pregiudizi anche come forma di cautela instaurando un pericolosissimo assetto personale che escluda a priori un apertura basata sull’umanesimo, su una “fonte” -per così malamente dire- condivisibile nelle caratteristiche di specie, laddove ogni ufficiale trattato è un fallimento, “Carta dei Diritti dell’Uomo” compresa. (Nel Libro Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) la questione è trattata in particolare). Il principale sbaglio -per il versante Occidentale- è cercare l’esclusione dalla politica dell’Islam come Religione e quindi come principio; va da sé, che per il versante islamico, lo sbaglio parrebbe poter essere l’accettazione forzata di questa imposizione da dover considerare.
Uso (spero di non essere sgradevole utilizzando -pur cancellando ogni riferimento che intacchi la privacy– questa pubblicazione come pretesto) un post preso da un pubblico forum virtuale che appare online da parte di un grande giornale nazionale (Il Fatto Quotidiano.it) e dove c’è inscritta una critica onesta ed aperta verso l’Islam come movimento da usare in supporto o sostituzione (forse anche apporto) al sistema Occidentale. Certamente ci sono delle ragioni documentate da parte dell’autore del post ma, ritengo che queste siano dettate soprattutto da un certo sentimento (giustificabile!) che accorre quando -nostro malgrado- siamo purtroppo attenti su avvenimenti di cronaca nera, leggi terrorismo, dove le blande, sbiadite, poco ferme risposte che la Umma propone, in fine prestano il fianco a derive razziste, fasciste e di comodo elettorale di una certa brutta politica. Valutato il ragionamento critico, in quei termini, assolutamente condivisibile in generale, questo si rafforza quando una certa parte della Umma si adatta alla cautela non rispondendo o, maggiormente quando la risposta non è convincente, fare pericoloso questo perché non utilizza o non è in grado di farlo, l’esegesi coranica che ha ogni risposta per organizzare un dialogo con la cosiddetta “controparte”.
Leggiamo:

p1
Post n. 1 (domanda)

La mia risposta, (sotto inserita) richiede ed in special modo vuole riportare verso una lettura dei fatti, degli avvenimenti e soprattutto di quelli storici ma, solo per una lettura in cui si evinca che non ci sono “assoluzioni” di principio e di parte per quanto riguarda il pensiero umano, infatti, ognuno di noi ha “responsabilità” e pochissime certezze da portare e consegnare apertamente. In particolare, serve “una riscrittura” comune dei codici civili anche se non dovessero questi dover andare a riscrivere “una Costituzione”; è necessario fare “un passo indietro”, dicasi questo anche “arresto”. “Il fermo” non significa smettere di ragionare, in quanto questo atto vuole presumere un utile “assestamento”, una logica posizione da tenere riconoscendo che non è possibile prevedere ed indicare un percorso all’interlocutore, al “forestiero” di turno sulla base di quanto si è stabilito in precedenza autonomamente e discrezionalmente; questo modo maldestro ipotizzato non condurrebbe in un verso utile, non in uno che è già accaduto e che si suppone debba accadere nuovamente. Per concludere questo pensiero dai tratti astratti, Vi esorto per una “trasposizione” delle frasi appena espresse verso il concetto di “Rivoluzione”, azione prospettata dal gentile forumer: sono convinto che questa “romantica pratica”, sempre nobile, non sia considerata da parte della consistente Comunità islamica emigrata ed in movimento, in quanto una sistemazione pure precaria ed in assenza di diritti di queste persone, nel disagio sociale anche dilagante ed in alcuni casi virale, portatrice di malsana di reazioni anche violente, leggi analfabetismo di ritorno, leggi di aberrazioni di pensiero e di mancata riflessione teologica come concezione basilare, sarebbe (lo è!?) considerata come “forma di vita temporanea” aspettando il Paradiso, dove il discapito per queste miserie terrene, il degrado circostante ed i problemi destabilizzanti che pensavamo in Occidente superati, sarebbero da doversi condividere senza speranza di trovare un qualche supporto, piaccia questo o no.
La riflessione è urgente, aggiungo: la Umma è in una fase “critica”, assolutamente e politicamente inadeguata, racchiusa nel proprio passato; l’Occidente guarda ciò che ha fatto ma non trova la forza di una reazione che non sia quella che lo ha destabilizzato.

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Post n. 2 (risposta)

One time, not so long time ago, in Europe as in every Land known and even in peace time, every village which lay more than 100 miles away from another, was considered “alien world” and always, in any case, “distrust” was on the air when it was in some way “visited” by those who were always known as “foreigners” but which in fact were only the inhabitants who lived 100 miles away. Today, continuing to talk with making fictional, we could say that those damaging positions were dictated by experience was not always a happy ending, where also the bloody conflict had a lot and still too fresh memory avaiable for all. Clearing the field for a moment of sentimentality, artistic colorings and philosophical and even religious concepts, to tell the truth, taking a fixed center of gravity of the facts and figures furthering a doing science, it is almost obvious to recognize that “the distance of 100 miles”, today, is blown, non-existent and irrelevant, as are those boundaries delimited by new and renewed barbed wire, virtually mere palliatives. Although this “parameter” is no longer what it once was but, people’s feelings not, they have not changed too much: on a regular basis -legally- or not, the people are placed in one place and, they remain stationary for a certain period; above all, they are ready to leave for a more favorable. Every historical journey with his motives and so on, and even so, it remains an event to be reinterpreted certainly but of which do not rely on a “revived”, as history does not repeat itself: if it does, it is always an another story, where the only certainty that does not change, is the mistrust that often blends and the prejudice that has no homeland.
Let’s stop making generalizations: we take a look out the reasons and the reasons why in the world today that we wanted with brave and satisfaction to get “global,” we are surrounded by “foreigners”, where strangers are also ourselves, taking into account the history that should always be read back like a record. Re-reading seriously and just the passed periods, it will not be difficult to follow this tried reasoning where some certainties could melt like snow in the sun and where, for example, “an italian” resident in Trieste, (united in Italy from 1954) should be recognize that he, if there was indeed born, his grandfather was not italian but maybe slovenian or austrian or maybe german, hungarian, who knows. Similarly, a pakistani citizen, perhaps scrolling some historical book, would notice that his grandfather was exactly indian, a tunisian perhaps finds himself sudanese, a moroccan most likely blood grandson of a berber algerian or…
What identifies us, weighing certainly the documents and the right of naturalization, probably is the culture, our family tradition, but if we have to investigate with extreme seriousness and determination that thought, we can not of course exclude religious affiliation, whereas the forms atheism and agnosticism at least -for this reasoning- are on the same plane.
An excellent article published in Italy in the national newspaper “Republic“, article by Daniele Castellani Perelli, presents a research-based studies of the American Pew Research Center, (this is the site that specifies about this independent organization etc. http://www.pewresearch.org/about/) in which it appears that Italy, for example, over the next fifty years, will still be a Christian majority Country; in Europe there will be no ‘Islamic invasion’ and, according to these statistics, there will be an increase of atheists and agnostics. These cold data they deliver a prospect likely to encourage an argument but the data that is almost sensational reading the article, is that in general will increase the weight of religion in society. muslimEUIslam is definitely a major player in this growing work and it is, there is no doubt because his character of “social aggregator”; indeed, this is one of the sides, (the “social redemption”) but we must recognize that it is the most read and prosecuted in reason of the saving dogma that makes this religion, although it is rightly pursued (often it is given, at least regarding the non-recognized social policy in Europe) in the wrong way. The table -to be precise- marks Muslims in Europe today as 6% of the population (44 million) and assumed a 10.2% in 2050; in USA / Canada 1% (now 3.5 million) in 2050 to reach over 10 million (2.4%). In no uncertain terms, this growth in its complexity has a clear matrix, one that applies a certain absolute majority of the West does not want in any way to accept and, in discounting this (wrong) Western thought, makes it even a destabilization research finding pseudo-reasons inside the Religion of Allah. The only certain, verifiable and motivation that today (as then) drives people to migrate en masse too messy, is an ECONOMIC REASON. No way out. Families and young people in this serach of natural form of collective life, in economic despair, escape and to make matters worse this reason, we should never forget the aggravation of these exoduses: atrocious wars that target civilians en masse, wars then they make trigger global financial architecture which I called just now “supreme problem.” On balance, the only solution is to live together, the so-called “integration” but the error would be as it is, to forget that “distrust of origin”, the prejudices also indulge in short way, as a form of care by establishing a dangerous personal structure that excludes  the base of  humanism, opening “source” in the particular characteristics, with each official treaty, today is a failure, “Charter of Human rights” included. (In the Book Ma sha Allah (XXI century schyzoid man) the issue is dealt with in particular). The main mistake -for Western side- is trying to exclude from political Islam as a religion and therefore as a principle; it goes without saying too much, that for the Islamic side, the mistake would seem to be the forced acceptance of this imposition like a must to consider.
Using (I hope not to be unpleasant using -while deleting any reference that would affect the Privacy- this publication as an excuse) a post taken from a virtual public forum appearing online as part of a large national newspaper (Il Fatto Quotidiano.it/Dayly news -NEWS IN IT. ONLY-) and where there is inscribed an honest and open criticism towards Islam as a movement to be used in support or replacement (perhaps even contribution) to the Western system. Certainly there are reasons documented by the author of the post, but I think that these are dictated primarily by a certain feeling (justified!) who rushed when -we are so sorry- we are unfortunately aware of incidents of crime, terrorism laws, where mild, faded, slightly firm answers that the Umma proposes, in the end inevitably provide drifts racist, fascist and comfortable election of some ugly politics. Rated critical thinking in those terms, fully agree in general, this is strengthened when a certain part of the Umma fits caution, not responding or even more worst when the answer is not convincing, do dangerous because it does not use or can not to do so, the Koranic exegesis which has answer(s) to everything and everybody, starting a first start of internal reflection to argue.
Please, read “the question”: 

[NOTE: A -short!- GOOGLE TRANSL. FROM THE POST (see above the pict. n.1)]


Caution? From the time of Marx that we expects the collapse of capitalism. Capitalism, with all its problems of inequality that creates, however, makes us live well enough, with a minimum of well-being even in those Countries that were starving. You, with all this talk of theology, does not seem to want to adapt! You do not want to be assimilated! I can also understand it but, if you think you should present replace this system with that of medieval theocracies of any religion (Christian or Muslim it is indifferent) you are naive. Religions theorize dogmas and absolute faith; the modern world (Western) is based on doubt, research and then science. If so many diseases have almost disappeared and if we are distributing food to some 8 billion human beings, this is the result of science, intelligence of Man. The world and the innovations you can not stop or go back, also the Umma they will soon understand it.

My answer, reports and wants to return to the reading of the facts, the events and especially the historical ones, but only for a reading in which it is inferred that there are “no acquittals” principle and partial regarding the human thought, in fact , everyone has “responsibilities” and very few certainties to carry and deliver openly. In particular, it needs a “rewriting” of the common civil code even if these do not have to go to rewrite “a Constitution”; you need to “step back”, this is true and also we could call it “arrest.” “The stop” does not mean stop to reason, since it would become a useful “settling”, logical position to keep recognizing that it is not possible to predict and indicate a path to the interlocutor, the “stranger” on duty on the basis of what has been established earlier and this clumsy way does not lead to a useful, not one that has already happened and what is supposed to happen again. To conclude this thought from abstract traits, I urge for a “transposition” of the sentences just expressed towards the concept of “Revolution” proposed action by the kind forumer: I am convinced that this “practical romantic”, always noble, is not considered by the large Muslim community emigrated and moving, as an accommodation also precarious, and in the absence of rights in the social unrest also rampant and in some viral cases, the bearer of unhealthy even violent reactions, read illiteracy, laws of thought aberrations and lack of theological reflection as a basic concept, because it would be considered (it is!?) as a “form of temporary life,” waiting Paradise, where the expense for these earthly misery, the surrounding degradation and destabilizing problems that we thought in the West they exceeded, they would be having to share, hopeless to find some support, like this or not.
The reflection is urgent, I add: the Umma is in a “critical” phase, and politically absolutely inadequate, enclosed in its own past; the West looks at what he has done but can not find the strength of a reaction that is not the one that destabilized himself.


[NOTE: B -short!- GOOGLE TRANSL. FROM MY REPLY POST (see above the pict. n.2)]

Unfortunately you’re drawing conclusions dictated by the usual slope of Western history and thought (especially ideological) that sees the “real truth” in the acts which the West has practiced. (The question “hunger” is objectively irrelevant today). I do not “replace” anything, mind you! I do not theorize anything because the Islamic dogma is firmly fixed: if anything, I “actualize” it. I try to make aware that the dogma is here and it is salvific. Its application (for various reasons) is characterized by the Umma Islamic thought, thought that applied it is inadequate, yes, I agree in some way. This does not mean that the underclass “the suffering People” follows or should follow, however, “the Revolution” like you studied and this should make us think…