#MESSICANIZZAZIONE come neologismo italiano per sintetizzare un processo storico-politico di frantumazione delle classi sociali senza precedenti. (Ciò che avete studiato, non ci appartiene!) / #MESSICANIZZAZIONE is an Italian neologism to synthesize a historical-political process of unprecedented social classes crushing . (What you have studied does not belong to us!)

Il saggio (in cerca di consenso, pubblicazione!) “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” riprende e senza esitazione, una eclettica e lucida quanto asettica esternazione usata con arguzia da un noto stratega manageriale del campo della finanza e riassunta dal medesimo nel termine nuovo di conio -alquanto sembra- “messicanizzazione”.
L’autore di questa uscita, Forchielli, si presume data l’onestà intellettuale che si evince dalle sue argomentazioni, non insinua od allude minimamente al Messico quale Stato sovrano e glorioso Paese latino una responsabilità diretta, oggettiva od addirittura una snaturata volontà di repressione ai danni delle classi sociali meno abbienti, no affatto! Egli -deduco dalle letture sui generiis e del tema specifico che circola con insistenza nei testi virtuali (#messicanizzazione è un termine di ricerca sempre più noto su “Twitter”)- adotta questo termine per evidenziare un processo transitorio che si è radicato con evidenza particolare proprio in quelle Lande, laddove “Messico” probabilmente è stata una scelta casuale, perché “Napoli, Italia”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brasile”; “Lagos, Nigeria” e tante altre zone del mondo e senza motivazioni politiche, sarebbero state comunque efficaci per evidenziare realtà di cui mi accingo a scrivere riportando l’analisi fredda nei termini che mi competono maggiormente, cioè quelli che lasciano la ricerca delle motivazioni, per altro sempre attuali da rivedere nei capitoli che la storia ci ha presentato, in favore di una possibile esplicazione del presente, il quale, si deve confrontare con una prospettiva di ragionamento atta a non alimentare appunto la disastrosa messicanizzazione.
Se da un lato le coreografiche presentazioni sono state già ottimamente presentate, vedi in Italia ed oltre da Saviano (“Gomorra”) oppure per il mercato globale da “Narcos”, rimanendo nel campo delle scienze mediatiche sempre così importanti oggi, dall’altro e cioè quello sociale e politico che la storia conserva nei volumi scolastici, la ripresa di motivazioni che possano spiegare questo fenomeno legato alla disparità sociale da combattere attraverso concetti marxisti, socialisti e così via, sembrano “passate”, “superate” o, irrealizzabili, perché sbagliati nei fondamenti praticati; la Cina comunista, ad esempio, il prossimo dominatore del Pianeta in ogni livello a noi dichiarato, sta percorrendo una fase politica che potremmo spiegarla in Occidente come “transitoria”, semplicismo gratuito dovuto alla nostra genetica prospettica visionaria. (Reazionaria, in seguito)

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” interroga in altro modo.
Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” definisce la messicanizzazione come diversificata e diversificante, banalmente in metamorfosi continua; dove lo Stato sociale è allo sbando sarà più celere, accentuata e, dove esiste, questo sarà certamente corroso. L’accusa generalista verso la finanza egemone è superata quanto lo è (fintanto che lo è) il richiamo al socialismo, laddove la finanza certamente favorisce (chiamata a correo) la messicanizzazione ma non in concorso di colpa; la finanza o “potere post-economico”, in somma, non può neppure essere indicata per sopperire alle politiche snaturate, alle vergogne dei politicanti corrotti e corruttibili: impossibile chiedergli questo.
La messicanizzazione è naturalmente “materiale umano”, un attività di risulta, la quale, per la legge dell’entropia, troverà rimedio in altra componente umanoide considerata oggi la politica come evanescenza (spettacolo) e quindi impareremo nuovamente a leggere di Religione.

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” tenta una spiegazione di questo fondante legame animato e lo fa attraverso temi e capitoli di cui oggi, a parte una nascosta intellighenzia di filosofi di cui non sentiremo parlare, nessuno vuole discorrere se non con sceme pubblicazioni, istantanee di cronaca e macchiette da avanspettacolo da proporre in seconda serata.
Il martirio; l’Islamofobia; il (poco) fascino discreto del capitalismo; il terrorismo islamico ed altri scottanti temi -considerando l’Islam ultima Religione in ordine di tempo rivelata e sviluppo della Fede abramitica definitivo (riprende l’Ebraismo ed il Cristianesimo senza annullarli) nonché Religione -l’Islam- che incorpora schemi finanziari ed economici ma non politici– sono disponibili alla lettura, al confronto ed alla critica. Ora e finché c’è tempo; utile.
(In subordine chiedo asilo, QUI :-O)

NOTA sull’immagine del titolo: scaricata gratuitamente (in attesa di verifica) da Google.com, di Angelo Lopez (@angelolopezart) GRAZIE!

The essay (seeking consensus, publication!) “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” resumes and without hesitation, an eclectic and lucid aseptic externation used wisely by a well-known managerial strategist in the field of finance and summed up by the same in the new term of coinage- it seems to be- “messicanization“.
The author of this outcry, Forchielli, is, presumed he has an intellectual honesty on his own outlined by his arguments, does not insinuate or even allude to Mexico as a sovereign and glorious Latin Country a direct, objective, or even a distorted will to repression damages of less well-off social classes, not at all! He -from the genre readings and the specific theme that circulates with insistence in virtual texts (#messicanizzazione is an increasingly popular search Italian term on “Twitter”)- it uses this term to highlight a transient process that is rooted in particular, precisely in those countries where “Mexico” was probably a random choice because “Naples, Italy”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brazil”; “Lagos, Nigeria” and so many more areas of the world and without political motivations, would still be effective in highlighting the reality I’m here to write about by bringing aseptic analysis into the terms I am most competing with, that is, those that leave the search for motivations and more and more current ones to be reviewed in chapters that history has presented us, in favor of a possible explanation of the present, which must be compared with a perspective of reasoning not to cure the disastrous messicanization.
On the one hand, choreographic presentations have already been well presented, see in Italy by Saviano (“Gomorra“) or for the world market by “Narcos“, remaining in the field of media sciences always so important today, on the other social and political history that the history retains in the school volumes, the resumption of motivations that can explain this phenomenon linked to social inequality to be fought through Marxist, Socialist, and so on, seem to be “past”, “overcome” or unrealizable, because they are wrong in foundations in practice; Communist China, for example, the next ruler of the Planet at any level stated to us, is pursuing a political phase that we could explain to the West as “transient”, free simplicity thought due to our visionary genetic perspective. (Reactionary, subsequently)

“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” interrogates in another way.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” defines messicanization as a diversified and diversifying, banally in continuous metamorphosis; where the social state is on the drift, it will be faster, more accentuated, and where it exists, this will certainly be corroded. The generalist accusation towards hegemony finance is overcome as it is (as long as it is) the call to socialism, where finance certainly favors (called to correct) messicanization but not in blame; finance, in sum, “the post-economic power”, can not be indicated neither to overcome the distorted social policies, the shame of corrupt and corrupt politicians: it is impossible to ask for this.
Messicanization is naturally “human material”, a result of which, by the law of entropy, will find remedy in another humanoid component considered today politics as evanescence (show!) so we will learn again to read about Religion.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” tries an explanation of this foundational link and does it through themes and chapters which today, aside from a hidden intellectual intelligence of philosophers we will not hear about, no one wants to talk except with silly publications, chronicle snapshots and peripheral comedians to be presented.
Martyrdom; Islamophobia; the (less) discrete charm of capitalism; Islamic terrorism and other cruel themes -considering the ultimate Religion of Islam in the order of time revealed and, the development of the definitive Abramitic Faith (resuming Judaism and Christianity without undoing them) as well as Religion –Islam– incorporating financial and economic but non-political schemes– are available reading, confronting and criticizing. Now and as long as there is time; helpful. (In the alternative I ask asylum, HERE: -O)

La #messicanizzazione è realtà citata nel saggio che cerca pubblicazione! #mashallah_book chiede followers, re_tw pic.twitter.com/VhvhmiuIP7
— MāshāʾAllāh_the book (@MshAllh_theBook) 7 novembre 2017

NOTE on title image: downloaded for free (waiting for verification) on Google.com, by Angelo Lopez (@angelolopezart) THANK YOU!

L’Islam armato (la Polizia islamica)/Armed Islam (the Islamic Police) /

Quanto rappresento in questo articolo, è una somma di dati e, piuttosto incontrovertibili, mai negando per altro la discussione che non rifiuto mai, nonostante tutto, come si suol dire. E’ un esempio piuttosto specifico, ristretto e, certamente parziale per quanto riguarda l’analisi ma, è simbolico, uno sguardo che pur incentrato in una “piccola zona” e piuttosto “provinciale” (l’Italia) nella sua pur complessa, variegata e multietnica società civile, non ha mai davvero separato dalla sua identità una certa tradizione ed un certo attaccamento al territorio, laddove non ha mai separato del tutto quella cultura religiosa e totalmente cattolica che la contraddistingue, grazie anche agli splendori di Roma-Vaticano, città Stato incastonata nella Capitale dello Stato italiano, simbolo di quella che rimane la Comunità religiosa più grande del nostro Pianeta, il Cristianesimo appunto.
Il simbolico esempio italico proposto, è essenziale per molti versi e soprattutto perché oggi stiamo vivendo il processo di globalizzazione in una fase che si preannuncia critica per le scelte economiche che verranno fatte, epocale per le masse in movimento costante e mai prima d’ora così informatizzate e, consapevoli, facilmente controllabili potremmo anche dire indicando “i nuovi mass-media“.
Questi spostamenti di culture, tradizioni eccetera, Fedi religiose in primo e primissimo piano, sono e saranno al centro non di discussione per un inizio che abbiamo già visto ma, sono e vengono pilotati (in ogni versante!) per raggiungere scopi, posizioni, potere.
Se la enorme Comunità Cristiana (Israele intesa come simbolo dell’Ebraismo è per antonomasia, qualità, oggi, “potere”)  ha definizioni piuttosto consolidate e scontate, anche dal punto strategico della gestione e controllo delle risorse, l’Islam, la Comunità di mussulmani (Ummah) seguaci dell’ultima Religione Rivelata in ordine di tempo e che mai ha negato l’Ebraismo come origine ed il Cristianesimo come fondamentale base anche di sviluppo, risulta da molti punti di vista arretrato ed in balìa di un pensiero Occidentale ormai corrotto o destabilizzato nei suoi fondamentali, vedi la recente riapertura al fascismo, al nazismo alle politiche discriminatorie ed alla forte presenza dell’imperialismo delle super-Nazioni, tutte materie che sembravano sorpassate definitivamente nel segno della civiltà democratica.

Per questo, detto questo, il presente articolo è rivolto espressamente ai “non mussulmani”, a quelle persone che non hanno raggiunto ancora una certa consapevolezza, anche etica o “fondamentale”, passaggio scritto che contiene probabilmente una dose elucubrante ma ininfluente per un ragionamento “aperto”.
Potrebbe trattarsi di una proposta enfatica ed ideale, un indicazione che non si può ma soprattutto non si deve non tenere di conto e per l’Occidentale partigiano e, per il fratello islamico che si appresta a gioire ma anche soffrire al suo cospetto: difronte a noi sulla Terra e finanche siamo vivi, ci sono e possono essere altri esseri umani; talvolta ce ne dimentichiamo e dimentichiamo l’origine della loro vita…
celerino-casco-polizia-reparto-mobile
In Italia, sono circa 250.000 (militari esclusi) le forze cosiddette “dell’ordine”
, la Polizia come internazionalmente si suol dire.
Considerando la statistica come materia scientifica discutibile ma comunque asettica, basata sulla legge dei numeri e comunque non del tutto indifferente alle “sensibilità umane” quando tratta di attività strettamente connesse con la società, potremmo non avere troppi dubbi a conteggiare un 99% di questo numero come una cerchia di persone ligie al dovere e caratterizzate da un uniformità di pensiero politico sui generiis molto
vicino a quello del patriota, della persona attaccata ai valori nazionalisti del Paese che rappresenta, stereotipi o poco partecipativi ragionamenti inclusi. Nessuna critica insita in questa descrizione ed anzi, una constatazione che esalta in qualche maniera una caratteristica seppur parziale che determina e dovrebbe determinare la funzione di questa categoria di persone, utili senz’altro nella composizione di una società che definiremmo civile; “ordinaria amministrazione”.
(99 per cento non è 100 per cento; rimane quindi “uno”, uno per cento).
La statistica, quella seria, prevede anche questo e, certamente non lo nasconde e nemmeno nell’approssimazione. Uno per cento, significa in questa analisi, circa 2500 (duemilacinquecento) persone le quali, senza ricercarne a forza una carenza, una debolezza, una indisposta e maldestra negatività o peggio una corruzione o malvivenza celata, possono ipoteticamente avere e detenere una predisposizione, un sentimento religioso spiccato, un differente approccio alle “questioni morali” regolate -per il loro e presunto pensiero- dalla Fede in Dio, Allah, in questa azzardata ipotesi. L’azzardo, considerando l’Islam come la seconda Religione planetaria per numero di fedeli sparsi in ogni Landa terrestre, (circa 1 miliardo ed 800 mila persone, secondo gli ultimi studi statistici) non è tale se teniamo conto delle cifre.
Ma… da questi “2500 poliziotti” per uno scrupolo eccessivo ma probabilmente utile, togliamo una metà, facendo in modo di contare circa 1250 poliziotti mussulmani e, italiani, certamente cittadini italiani.
Un piccolo battaglione, è indubbia questa militare rappresentazione.
Milleduecentocinquanta islamici armati dallo Stato, i quali, nella consueta pratica islamica, nella liturgia per definire ancora meglio questa pratica, non necessitano di praticare nel luogo sacro la loro Fede e non necessitano di una gerarchia clericale per essere “rappresentati e presenti”, come il Sacro e Divino Corano semplicemente (nella semplicità vincente) prevede e prescrive.
Oggi, ora e proprio ora, senza dover ragionare delle nuove pratiche di richiesta di cittadinanza che consentiranno come deve essere ed è, di acquisire diritti a fronte di doveri da sottoscrivere ed in parte già sottoscritti, senza argomentare delle future Leggi che dovranno regolamentare molti “nuovi cittadini” europei già ora in attesa perché infanti (Italia per questo esempio) qui nati e scolari qui studenti, ci sono oltre mille poliziotti islamici, soldati fedeli -in grazia di Dio!- ad Allah.

In lingua araba c’è un esclamazione appropriata: Alhamdulillah!


What I represent in this article, it is a sum of data and, quite incontrovertible data; I never deny the discussion of the arguments: I never refuse to talk about. It is a rather specific, narrow, and certainly partial analysis, but it is symbolic, a look that focuses on a “small area” and rather “provincial” (Italy) area in its rather complex, varied and multiethnic civil society, it has never really separated from its identity: a certain tradition and a certain attachment to the territory, where it has never separated completely that religious and totally Catholic culture that distinguishes it, thanks to the splendor of Rome-Vatican City, State embedded in the capital of the Italian State, a symbol of the largest religious Community in our Planet, namely Christianity.
The symbolic proposed Italic example, is essential in many ways and above all because today we are experiencing the globalization process at a critical stage for the economic choices to be made, epochal for the masses in constant movement and never before so computerized (and aware!) easily controllable we could say by pointing out “new mass media”.
These movements of cultures, traditions and so on, Religious Faiths in the first and very first plan, are and will be not at the center of discussion like we have seen but, they are, and are being right now, piloted (on every side!) to attain goals, positions, power.
If the enormous Christian Community (Israel as a symbol of Judaism is by far, quality, today, “power”) has far more consolidated and descriptive definitions, also from the strategic point of resource management and control, Islam, Muslims (Ummah) like followers of the Last Religion Revealed in time that never denied Judaism as origin and Christianity as a fundamental basis for development, it is from many points of view backward and at the mercy of a corrupt Western thought or destabilized in its fundamentals, see the recent reopening of fascism, nazism to discriminatory policies and the strong presence of imperialism in the super-nations, all of which “themes” seemed to have surpassed definitively in the sign of democratic civilization.

For this reason, this article is expressly addressed to “non-Muslims”, those people who have not yet reached a certain level of consciousness, even ethical or “fundamental”, a written passage that probably contains a significant dose of elucubrations but not for this reason not open and useful to an “open” reasoning. This one, it could be an emphatic and ideal proposal, an indication that can not but must not be ignored, and for the Western partisan, and for the Islamic brothers who is about to rejoice but also suffer at his sight. On Earth, in front of us, there are and can be other human beings we sometimes forget to recognize: their life has always a source…

celerino-casco-polizia-reparto-mobileIn Italy, there are about 250,000 (military excluded) so-called “order forces”, the Police as we say internationally.
Considering statistics as a questionable, but aseptic scientific matter, based on the law of numbers, and in any case not entirely indifferent to “human sensibilities” when it comes to activities closely related to society, we might not have too many doubts to count a 99% of this number like a circle of people who are duty-bound and characterized by a uniformity of political thought on generiis, close to that of the patriot men, the persons attached to the nationalist values ​​of the Country that represents, stereotypes or little participatory reasoning included. No criticism is contained in this description, and indeed, a statement that exalts in some way a characteristic, albeit partial, which determines and should determine the function of this category of people, useful in the composition of a society we would define as civil; “ordinary administration”.
(99 per cent is not 100 per cent; it is therefore “one”, one per cent).
The statistic, that serious, also includes this and, of course, does not hide it or even approximate it. One percent, in this analysis, means about 2500 (two thousand five hundred) people who, without looking for a shortage, weakness, indecisive and maladjusted negativity, or worse hidden bribery or malevolence, can hypothetically have and hold a predisposition, a distinct religious sentiment, a different approach to the “moral questions” regulated -for their supposed thought- by the Faith in God, Allah, in this hypocritical hypothesis. These counts are not a risky one, considering Islam as the second planetary Religion for the number of faithful scattered in every Earthland (about one billion and eight hundred thousand, according to recent statistical studies) and this count is not so wrong, if we take into account the figures.
But… of these “2500 policemen” for an excessive but probably useful scruple, we take off half, counting about 1,250 Italian Muslim police officers certainly Italian citizens: a small battalion, this military representation is undeniably…
Thousand two hundred fifty Muslims armed by the State, who, in the traditional Islamic practice, in the liturgy to define this practice even better, do not need to practice their faith in the sacred place only and do not need a clerical hierarchy to be “represented and present” like Sacred and Divine Qur’an simply (in winning simplicity) foresees and prescribes.
Today, now and right now, without having to reason on new citizenship applications that will allow it to be and will be, to acquire rights in the face of obligations to be signed and partly already signed, without arguing for future Laws that will have to regulate many “New European citizens” already waiting because infants (Italy for this example) born here and pupils here students, there are over a thousand Islamic policemen, loyal soldiers -in the grace of God!- to Allah.

In Arabic Language, there is an appropriate exclamation: Alhamdulillah! 

 

Il (poco) discreto fascino del capitalismo / The (less) discrete charm of capitalism

La “civiltà meccanica” come fulcro, paradigma, archetipo di pensiero Occidentale che si stabilisce in un moto all’apparenza dei fatti inarrestabile e senza ostacoli, è in via di degenerazione materialista e consumista, considerate appunto (al momento) “finite le spinte marxiste” che ne tentarono un contrasto, certamente dapprima ideologico. Tutto ciò, questa “modernità” in somma, sta uccidendo lo spirito e la giustizia, in primo luogo quella divina.
Non solamente.
Il “dinamismo”, caratteristica determinante di questa imperante ideologia, ha reso l’impazienza una pseudo virtù, ha reso il riposo “perdita di tempo”, il silenzio, la contemplazione e la preghiera “tempi morti”. Questi valori apparentemente non negati, sono e rimangono custoditi nell’animo dell’Uomo, nel sentimento. Mai domo. La religiosità e prima della Religione, per tanto, è immanente nell’Uomo, tale che in esso tutti gli uomini sono uguali e comunicano.

Inevitabilmente, la globalizzata società (è una e sempre una la società nella ricerca dell’Assoluto) va’ incontro ad un autocritica: non può essere esente, in somma; nessuna società civile è immune da questa attività del tutto umana. Proprio da qui, anzi, qui, Cristianesimo ed Islam, nell’ordine cronistorico fioriscono. (A guardare bene ma solo per un attimo, sono la stessa Religione, includendo anche l’ebraismo; da Mosè, in somma). In realtà, la grande ed assoluta differenza è che il mussulmano non potrà mai convertirsi al Cristianesimo oppure all’Ebraismo, perché l’Islam già li “comprende”, li “definisce”; oggi, semplificando, le Comunità islamiche devono necessariamente svincolarsi proprio da quell’Occidente del capitale che le manovra; oggi come allora e nonostante per questo tempo c’è un problema aggiuntivo che riguarda le masse in movimento e fuori controllo, le masse che oggi compiono guerre alla pari degli eserciti.
“Il comunismo divino“, quell’unità indiscutibile della Umma di origine, potrebbe fallire come quello di Marx ha fallito difronte al capitalismo, non considerando le intercettazioni che l’Islam in qualità di Fede imbattibile verrebbe a dover sostenere; per tanto: quali saranno le conseguenze nell’evidenza islamica che “lo spazio per Dio” non sarà mai “una concessione”?
Il sincretismo generico, la “filosofia accettabile”, negli ambienti di politica e cultura internazionale, ripete che “la conoscenza reciproca” porta alla “mutua intesa”: che significa dal punto di vista mussulmano, capitalismo e democrazia über alles?


The “mechanical civilization”, fulcrum, paradigm, an archetype of Western thought that is established in a motion in the appearance of unstoppable and unimpeded facts, is in the process of materialist and consumerist degeneration, considered precisely (at the moment) “ended the Marxist pushes”, that tried a contrast, certainly at first ideological. All this, this “modernity” in sum, is killing the spirit and the justice, first of all, the divine one?
Not just that one.
The “dynamism”, the decisive feature of this dominant ideology, has made impatience a pseudo-virtue, made rest “loosing time”, silence, contemplation and prayer “dead times”. These values seemingly not denied, are and remain guarded in the soul of man, in feeling. Never bend. Religiousness and before of Religion is so immanent in Man, so that all men are equal in it and communicate.

Inevitably, a globalized society (one and only one is always a society in the search for the Absolute) is confronted with self-criticism: it can not be exempt, in sum; no civil society is immune to this all-human activity. Right from here, indeed, here, Christianity and Islam, in the chronological order flourish. (Just for a moment, these two are the same Religion, including Judaism; Moses, in sum). The great and absolute difference is that Muslim can never convert to Christianity or to Judaism, because Islam already “understands”, “defines” both the two; today, by simplifying, Islamic communities must necessarily be released from that West of the capital that maneuvered them; today as it is then and despite this time, there is an additional problem concerning the masses in motion and out of control, the masses that now make armed struggles like the armies.
“Divine Communism”, that unquestionable unity of the Ummah of origin, could fail as Marx‘s failure to capitalism, not considering the interceptions that Islam as unbeatable Faith would have to sustain; so, what are the consequences in Islamic evidence that “space for God” will never be a “concession”?
Generic syncretism, “acceptable philosophy” in the context of international politics and culture, repeats that “mutual knowledge” leads to “mutual understanding”; meaning from the Muslim point of view, what does it mean: capitalism and democracy über alles?

L’Islam alla porta / Islam at the door

Un tempo e, non molto tempo fa, in Europa come in ogni Landa conosciuta ed anche in tempo di pace, ogni villaggio che distava più di 100 km. dal proprio era considerato “mondo straniero” e nell’aria si respirava sempre e comunque “diffidenza” quando si era in qualche maniera “visitati” da quelli che erano sempre chiamati “forestieri” ma che  di fatto erano unicamente degli abitanti che vivevano 100 Km. più in la. Oggi, continuando a discorrere con fare romanzato, potremmo dire che quelle posizioni pregiudizievoli erano dettate da esperienze non sempre a lieto fine, dove i conflitti anche sanguinosi avevano ancora un ricordo molto e troppo fresco. Sgomberando il campo per un momento da sentimentalismi, coloriture artistiche e da concetti filosofici ed anche religiosi, ad onor di cronaca e soprattutto tenendo un baricentro fisso su dati e cifre che assecondino un fare scientifico, è quasi ovvio riconoscere che “la distanza dei 100 km.” è saltata, inesistente ed irrilevante, così come lo sono quei confini delimitati da nuovi e rinnovati fili spinati, praticamente meri palliativi. Sebbene questo “parametro” non è più quello di un tempo, i sentimenti delle persone no, non sono cambiati più di tanto: in maniera regolare -amministrativamente parlando- o no, le genti si piazzano -per così dire- in un luogo e, rimangono ferme per un certo periodo; soprattutto sono pronte a lasciarlo per uno più favorevole. Ogni percorso storico con le sue motivazioni eccetera eccetera ed ancora eccetera, è, rimane, un accadimento da rileggere certamente ma su di cui non fare affidamento per una “riproposta”, in quanto la storia non si ripete: se lo fa, è sempre un altra storia, dove l’unica certezza che non cambia, è quella diffidenza che spesso si fonde con il pregiudizio che non conosce patria.
Fermiamoci con le generalizzazioni: diamo uno sguardo sui motivi e sulle ragioni per cui oggi, nel mondo che abbiamo voluto con coraggio e soddisfazione voluto ottenere “globale”, siamo circondati da “forestieri”, laddove i forestieri siamo anche noi stessi, tenendo conto della storia che andrebbe sempre riletta a mo’ di cronaca. Rileggendo seriamente anche di brevi periodi appena trascorsi, non sarà difficile seguire questo tentato ragionamento laddove alcune certezze potrebbero sciogliersi come neve al sole e dove per esempio, “un italiano” abitante in Trieste, (dal 1954 italiana) deve constatare che se lì fosse davvero nato, il suo nonno non era affatto italiano ma sloveno oppure austriaco o forse tedesco, ungherese, chissà. Allo stesso modo, un cittadino pakistano, magari scorrendo qualche libro storico, noterebbe che suo nonno era esattamente indiano, un tunisino magari si ritrova sudanese, un marocchino molto probabilmente è il nipote sanguigno di un berbero e quindi algerino oppure…
Ciò che ci identifica, soppesando certamente anche i documenti e le giuste naturalizzazioni eccetera, probabilmente è la cultura, la nostra tradizione famigliare ma, se dobbiamo approfondire con estrema serietà e determinazione questo pensiero, non possiamo naturalmente escludere l’appartenenza religiosa, laddove le forme di ateismo ed agnosticismo -per questo ragionamento almeno- sono sullo stesso piano.
Un ottimo articolo apparso in Italia su “Repubblica” da qualche settimana, articolo firmato da Daniele Castellani Perelli, ci presenta una ricerca basata su studi dell’americana Pew Research Center, (questo il sito che specifica quanto questa Organizzazione sia indipendente ecc.: http://www.pewresearch.org/about/) in cui si evince che l’Italia, ad esempio, nei prossimi cinquant’anni, sarà ancora un Paese a maggioranza Cristiana; in Europa non ci sarà nessuna ‘invasione islamica’ e, secondo questi dati statistici, ci sarà un aumento di atei ed agnostici. Questi freddi dati ci consegnano una prospettiva atta a favorire un ragionamento ma, il dato che è quasi eclatante leggendo l’articolo, è che in generale crescerà il peso della religione nella società. 

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Mussulmani nei Territori europei.  Tra i Paesi europei, Germania e Francia contengono il maggior numero di mussulmani.

L’Islam è sicuramente un attore principale di questa opera di crescita e lo è, perché è indubbio il suo carattere di “aggregatore sociale”; in verità, questo è uno dei lati (il “riscatto sociale”) ma, bisogna riconoscere che è quello più letto e perseguito nella ragione del dogma salvifico che compone questa Religione, sebbene viene appunto perseguito (sovente è dato di fatto, bisogna ammetterlo almeno per quanto riguarda la non-politica sociale riconoscibile in Europa) in malo modo. La tabella -per essere precisi- segna i mussulmani in Europa oggi come il 6% dell’intera Popolazione (44 milioni circa) ed ipotizza un 10,2% nel 2050; in USA/Canada 1%, (oggi circa 3,5 milioni) per arrivare nel 2050 ad oltre 10 milioni (2,4%). Senza mezzi termini, questa crescita, nella sua complessità ha una chiara matrice, una che una certa parte dicasi la maggioranza assoluta dell’Occidente non vuole in qualche modo accettare e, nell’attualizzazione di questo (sbagliato) fare addirittura ne ricerca una destabilizzazione trovando pseudo-ragioni nella Religione di Allah. L’unica e certa e comprovabile motivazione che oggi e come allora spinge le persone a migrare in massa anche disordinata, è una MOTIVAZIONE ECONOMICA. Punto. Le famiglie ed i giovani che seguono questa naturale forma di vita collettiva, nella disperazione economica, scappano e se non bastasse questa ragione, non si dovrebbe mai dimenticare l’aggravante di questi esodi, quelle atroci guerre che colpiscono i civili in massa, guerre che poi si realizzano e si innescano nell’architettura globale e finanziaria che ho definito or ora “sommo problema”. A conti fatti, l’unica soluzione rimane la convivenza, la cosiddetta “integrazione” ma, l’errore sarebbe come lo è, quello di dimenticare quella “diffidenza di origine”, di assecondare in somma i pregiudizi anche come forma di cautela instaurando un pericolosissimo assetto personale che escluda a priori un apertura basata sull’umanesimo, su una “fonte” -per così malamente dire- condivisibile nelle caratteristiche di specie, laddove ogni ufficiale trattato è un fallimento, “Carta dei Diritti dell’Uomo” compresa. (Nel Libro Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) la questione è trattata in particolare). Il principale sbaglio -per il versante Occidentale- è cercare l’esclusione dalla politica dell’Islam come Religione e quindi come principio; va da sé, che per il versante islamico, lo sbaglio parrebbe poter essere l’accettazione forzata di questa imposizione da dover considerare.
Uso (spero di non essere sgradevole utilizzando -pur cancellando ogni riferimento che intacchi la privacy– questa pubblicazione come pretesto) un post preso da un pubblico forum virtuale che appare online da parte di un grande giornale nazionale (Il Fatto Quotidiano.it) e dove c’è inscritta una critica onesta ed aperta verso l’Islam come movimento da usare in supporto o sostituzione (forse anche apporto) al sistema Occidentale. Certamente ci sono delle ragioni documentate da parte dell’autore del post ma, ritengo che queste siano dettate soprattutto da un certo sentimento (giustificabile!) che accorre quando -nostro malgrado- siamo purtroppo attenti su avvenimenti di cronaca nera, leggi terrorismo, dove le blande, sbiadite, poco ferme risposte che la Umma propone, in fine prestano il fianco a derive razziste, fasciste e di comodo elettorale di una certa brutta politica. Valutato il ragionamento critico, in quei termini, assolutamente condivisibile in generale, questo si rafforza quando una certa parte della Umma si adatta alla cautela non rispondendo o, maggiormente quando la risposta non è convincente, fare pericoloso questo perché non utilizza o non è in grado di farlo, l’esegesi coranica che ha ogni risposta per organizzare un dialogo con la cosiddetta “controparte”.
Leggiamo:

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Post n. 1 (domanda)

La mia risposta, (sotto inserita) richiede ed in special modo vuole riportare verso una lettura dei fatti, degli avvenimenti e soprattutto di quelli storici ma, solo per una lettura in cui si evinca che non ci sono “assoluzioni” di principio e di parte per quanto riguarda il pensiero umano, infatti, ognuno di noi ha “responsabilità” e pochissime certezze da portare e consegnare apertamente. In particolare, serve “una riscrittura” comune dei codici civili anche se non dovessero questi dover andare a riscrivere “una Costituzione”; è necessario fare “un passo indietro”, dicasi questo anche “arresto”. “Il fermo” non significa smettere di ragionare, in quanto questo atto vuole presumere un utile “assestamento”, una logica posizione da tenere riconoscendo che non è possibile prevedere ed indicare un percorso all’interlocutore, al “forestiero” di turno sulla base di quanto si è stabilito in precedenza autonomamente e discrezionalmente; questo modo maldestro ipotizzato non condurrebbe in un verso utile, non in uno che è già accaduto e che si suppone debba accadere nuovamente. Per concludere questo pensiero dai tratti astratti, Vi esorto per una “trasposizione” delle frasi appena espresse verso il concetto di “Rivoluzione”, azione prospettata dal gentile forumer: sono convinto che questa “romantica pratica”, sempre nobile, non sia considerata da parte della consistente Comunità islamica emigrata ed in movimento, in quanto una sistemazione pure precaria ed in assenza di diritti di queste persone, nel disagio sociale anche dilagante ed in alcuni casi virale, portatrice di malsana di reazioni anche violente, leggi analfabetismo di ritorno, leggi di aberrazioni di pensiero e di mancata riflessione teologica come concezione basilare, sarebbe (lo è!?) considerata come “forma di vita temporanea” aspettando il Paradiso, dove il discapito per queste miserie terrene, il degrado circostante ed i problemi destabilizzanti che pensavamo in Occidente superati, sarebbero da doversi condividere senza speranza di trovare un qualche supporto, piaccia questo o no.
La riflessione è urgente, aggiungo: la Umma è in una fase “critica”, assolutamente e politicamente inadeguata, racchiusa nel proprio passato; l’Occidente guarda ciò che ha fatto ma non trova la forza di una reazione che non sia quella che lo ha destabilizzato.

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Post n. 2 (risposta)

One time, not so long time ago, in Europe as in every Land known and even in peace time, every village which lay more than 100 miles away from another, was considered “alien world” and always, in any case, “distrust” was on the air when it was in some way “visited” by those who were always known as “foreigners” but which in fact were only the inhabitants who lived 100 miles away. Today, continuing to talk with making fictional, we could say that those damaging positions were dictated by experience was not always a happy ending, where also the bloody conflict had a lot and still too fresh memory avaiable for all. Clearing the field for a moment of sentimentality, artistic colorings and philosophical and even religious concepts, to tell the truth, taking a fixed center of gravity of the facts and figures furthering a doing science, it is almost obvious to recognize that “the distance of 100 miles”, today, is blown, non-existent and irrelevant, as are those boundaries delimited by new and renewed barbed wire, virtually mere palliatives. Although this “parameter” is no longer what it once was but, people’s feelings not, they have not changed too much: on a regular basis -legally- or not, the people are placed in one place and, they remain stationary for a certain period; above all, they are ready to leave for a more favorable. Every historical journey with his motives and so on, and even so, it remains an event to be reinterpreted certainly but of which do not rely on a “revived”, as history does not repeat itself: if it does, it is always an another story, where the only certainty that does not change, is the mistrust that often blends and the prejudice that has no homeland.
Let’s stop making generalizations: we take a look out the reasons and the reasons why in the world today that we wanted with brave and satisfaction to get “global,” we are surrounded by “foreigners”, where strangers are also ourselves, taking into account the history that should always be read back like a record. Re-reading seriously and just the passed periods, it will not be difficult to follow this tried reasoning where some certainties could melt like snow in the sun and where, for example, “an italian” resident in Trieste, (united in Italy from 1954) should be recognize that he, if there was indeed born, his grandfather was not italian but maybe slovenian or austrian or maybe german, hungarian, who knows. Similarly, a pakistani citizen, perhaps scrolling some historical book, would notice that his grandfather was exactly indian, a tunisian perhaps finds himself sudanese, a moroccan most likely blood grandson of a berber algerian or…
What identifies us, weighing certainly the documents and the right of naturalization, probably is the culture, our family tradition, but if we have to investigate with extreme seriousness and determination that thought, we can not of course exclude religious affiliation, whereas the forms atheism and agnosticism at least -for this reasoning- are on the same plane.
An excellent article published in Italy in the national newspaper “Republic“, article by Daniele Castellani Perelli, presents a research-based studies of the American Pew Research Center, (this is the site that specifies about this independent organization etc. http://www.pewresearch.org/about/) in which it appears that Italy, for example, over the next fifty years, will still be a Christian majority Country; in Europe there will be no ‘Islamic invasion’ and, according to these statistics, there will be an increase of atheists and agnostics. These cold data they deliver a prospect likely to encourage an argument but the data that is almost sensational reading the article, is that in general will increase the weight of religion in society. muslimEUIslam is definitely a major player in this growing work and it is, there is no doubt because his character of “social aggregator”; indeed, this is one of the sides, (the “social redemption”) but we must recognize that it is the most read and prosecuted in reason of the saving dogma that makes this religion, although it is rightly pursued (often it is given, at least regarding the non-recognized social policy in Europe) in the wrong way. The table -to be precise- marks Muslims in Europe today as 6% of the population (44 million) and assumed a 10.2% in 2050; in USA / Canada 1% (now 3.5 million) in 2050 to reach over 10 million (2.4%). In no uncertain terms, this growth in its complexity has a clear matrix, one that applies a certain absolute majority of the West does not want in any way to accept and, in discounting this (wrong) Western thought, makes it even a destabilization research finding pseudo-reasons inside the Religion of Allah. The only certain, verifiable and motivation that today (as then) drives people to migrate en masse too messy, is an ECONOMIC REASON. No way out. Families and young people in this serach of natural form of collective life, in economic despair, escape and to make matters worse this reason, we should never forget the aggravation of these exoduses: atrocious wars that target civilians en masse, wars then they make trigger global financial architecture which I called just now “supreme problem.” On balance, the only solution is to live together, the so-called “integration” but the error would be as it is, to forget that “distrust of origin”, the prejudices also indulge in short way, as a form of care by establishing a dangerous personal structure that excludes  the base of  humanism, opening “source” in the particular characteristics, with each official treaty, today is a failure, “Charter of Human rights” included. (In the Book Ma sha Allah (XXI century schyzoid man) the issue is dealt with in particular). The main mistake -for Western side- is trying to exclude from political Islam as a religion and therefore as a principle; it goes without saying too much, that for the Islamic side, the mistake would seem to be the forced acceptance of this imposition like a must to consider.
Using (I hope not to be unpleasant using -while deleting any reference that would affect the Privacy- this publication as an excuse) a post taken from a virtual public forum appearing online as part of a large national newspaper (Il Fatto Quotidiano.it/Dayly news -NEWS IN IT. ONLY-) and where there is inscribed an honest and open criticism towards Islam as a movement to be used in support or replacement (perhaps even contribution) to the Western system. Certainly there are reasons documented by the author of the post, but I think that these are dictated primarily by a certain feeling (justified!) who rushed when -we are so sorry- we are unfortunately aware of incidents of crime, terrorism laws, where mild, faded, slightly firm answers that the Umma proposes, in the end inevitably provide drifts racist, fascist and comfortable election of some ugly politics. Rated critical thinking in those terms, fully agree in general, this is strengthened when a certain part of the Umma fits caution, not responding or even more worst when the answer is not convincing, do dangerous because it does not use or can not to do so, the Koranic exegesis which has answer(s) to everything and everybody, starting a first start of internal reflection to argue.
Please, read “the question”: 

[NOTE: A -short!- GOOGLE TRANSL. FROM THE POST (see above the pict. n.1)]


Caution? From the time of Marx that we expects the collapse of capitalism. Capitalism, with all its problems of inequality that creates, however, makes us live well enough, with a minimum of well-being even in those Countries that were starving. You, with all this talk of theology, does not seem to want to adapt! You do not want to be assimilated! I can also understand it but, if you think you should present replace this system with that of medieval theocracies of any religion (Christian or Muslim it is indifferent) you are naive. Religions theorize dogmas and absolute faith; the modern world (Western) is based on doubt, research and then science. If so many diseases have almost disappeared and if we are distributing food to some 8 billion human beings, this is the result of science, intelligence of Man. The world and the innovations you can not stop or go back, also the Umma they will soon understand it.

My answer, reports and wants to return to the reading of the facts, the events and especially the historical ones, but only for a reading in which it is inferred that there are “no acquittals” principle and partial regarding the human thought, in fact , everyone has “responsibilities” and very few certainties to carry and deliver openly. In particular, it needs a “rewriting” of the common civil code even if these do not have to go to rewrite “a Constitution”; you need to “step back”, this is true and also we could call it “arrest.” “The stop” does not mean stop to reason, since it would become a useful “settling”, logical position to keep recognizing that it is not possible to predict and indicate a path to the interlocutor, the “stranger” on duty on the basis of what has been established earlier and this clumsy way does not lead to a useful, not one that has already happened and what is supposed to happen again. To conclude this thought from abstract traits, I urge for a “transposition” of the sentences just expressed towards the concept of “Revolution” proposed action by the kind forumer: I am convinced that this “practical romantic”, always noble, is not considered by the large Muslim community emigrated and moving, as an accommodation also precarious, and in the absence of rights in the social unrest also rampant and in some viral cases, the bearer of unhealthy even violent reactions, read illiteracy, laws of thought aberrations and lack of theological reflection as a basic concept, because it would be considered (it is!?) as a “form of temporary life,” waiting Paradise, where the expense for these earthly misery, the surrounding degradation and destabilizing problems that we thought in the West they exceeded, they would be having to share, hopeless to find some support, like this or not.
The reflection is urgent, I add: the Umma is in a “critical” phase, and politically absolutely inadequate, enclosed in its own past; the West looks at what he has done but can not find the strength of a reaction that is not the one that destabilized himself.


[NOTE: B -short!- GOOGLE TRANSL. FROM MY REPLY POST (see above the pict. n.2)]

Unfortunately you’re drawing conclusions dictated by the usual slope of Western history and thought (especially ideological) that sees the “real truth” in the acts which the West has practiced. (The question “hunger” is objectively irrelevant today). I do not “replace” anything, mind you! I do not theorize anything because the Islamic dogma is firmly fixed: if anything, I “actualize” it. I try to make aware that the dogma is here and it is salvific. Its application (for various reasons) is characterized by the Umma Islamic thought, thought that applied it is inadequate, yes, I agree in some way. This does not mean that the underclass “the suffering People” follows or should follow, however, “the Revolution” like you studied and this should make us think…