Nota a margine. / A side note.

Note for the kind (lang.) English readers: please scroll (always) down to find the text; be aware that the translation has been entrusted to the automatisms of virtual systems. Thank you.

L.d.N.

Ho considerato ed assaporato l’idea di rilanciare un ipotesi discriminante e feroce di pensiero nonostante l’articolo risolutivo scritto per l’atto finale del blog in favore del libro e che potete trovare QUI; la stizza che nutre la vena ed il suo ramo di articolazioni per lo specifico riguardo, è però sempre troppo violenta e dolorosa nell’atto della propagazione sua: Vi chiedo umilmente -ed è l’unica concessione che Vi ritroverete cari lettori- di pregare e donare al sottoscritto un gentile pensiero che cercherò di tradurre come fosse placebo lenitivo ed attimo di pace interiore…
(Lo posso fare e lo farò grazie anche a Voi, SDV)

Viviamo in un periodo di transizione storica e politica; dopo “decrescita”, dopo “diseducazione”, correnti di pensiero che hanno seguito le varie e variegate e senza dubbio sagge, a tratti immense pubblicazioni che trattano della nostra esistenziale civile epoca moderna, senza andare a scomodare le origini (evidenziate nel saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” in cerca di particolare attenzione) del sommario pensiero dell’Uomo e della civiltà Occidentale ed Orientale, (incentrata da me nella Ummah in questo particolare) rimangono fluttuanti troppe incognite già definitesi nella biologia evolutiva, nella economia comportamentale.
Un primo spiegamento delle contraddizioni e degli orrori che dalla fine della seconda guerra mondiale non si sono per nulla placati ma hanno solo un inquadramento geopolitico differente, in un moto -per così dire- bastardo, ha portato l’alto pensiero ad uno stallo, ad un concentrico e tautologico movimento piuttosto accademico nella sua complessità descrittiva.
L’accusato è rimasto solo alla sbarra: dopo morte e la sepoltura in tutta fretta del socialismo reale, delle ideologie (quasi) tutte fatte a pezzi in favore del Mercato unico e globale, elevando la tecnologia come “secolare nuova religione” da adottarsi senza eccezione se non quella finanziaria che disdegna apertamente l’equilibrio, il capitalismo è l’unico e comprensibile imputato alla sbarra, sebbene non ci sono giudici pronti a dare inizio ad un processo vero e proprio.

La dissoluzione delle società come classe particolare, il millenarismo, il fatalismo, l’utopismo e tutto il resto, ci consegnano esagerate problematiche generazionali, le quali sfoceranno nel medio termine in un epocale sostituzione e mescolamento (bastardo? -cit.-) di culture che i soli profittatori di pensiero innanzi a tutti, adducono come “nuova prospettiva sociale”, “convivenza possibile dell’umanità” e via dicendo, alimentando un assistenzialismo di stampo Cattolico inefficace e deleterio per come la storia del “sud del mondo” (colonizzazioni assolutamente comprese) ci insegna.
Il “melting pot” è un falso storico; un ipocrisia che giorno dopo giorno ci consegna ed allarga di conseguenza il distacco delle masse, di quelle masse che non trovano rappresentazione democratica o pseudo tale, se non nel nome di quel consumo che la legge del Mercato continua ad imporre e che però molto presto lascerà marcire innestando la cancrena iniziatasi con la formale denominazione e catalogazione sociale del “sottoproletariato”.
Tralasciando gli sviluppi (ad onor di cronaca letteraria rimando la ricerca sul canale mediatico “Twitter” dell’acronimo mediatico ed oggi comunemente detto hashtagmessicanizzazione#messicanizzazione) di questi nuovi accentramenti/feudi sociali, ciò per cui mi sveno, è l’indicare della “nostra posizione” appunto all’apice di quella transizione storica indicata poco sopra; questa è una constatazione precisa e risolutiva perché inquadra perfettamente quello stallo indicato nel contesto appena proposto e, lo spiega altrettanto perfettamente: ogni studio preso in esame prima del presente (la “completa” trattazione avviene ovviamente nel saggio che potrete sostenere per la sua pubblicazione da questo LINK! oppure questo LINK!) avviene sempre e comunque come “risultato” oppure “esito” di un preciso arco temporale che spesso coincide e senza mezzi termini con “le guerre mondiali e l’Olocausto in particolare”, “il pensiero cartesiano”, “l’Illuminismo”, “il Marxismo”, “le Religioni racchiuse nello spazio temporale dell’Uomo vivente e quindi nello stretto spazio liturgico”…
In somma, l’ancora (zavorra in taluni casi) del pensiero è ammarata in un passato o trapassato remoto, lasciando praticamente “tutto il resto” alla fantasia od alla fantascienza dei romanzi.

“I giuochi di potere” non mi interessano a questo punto: l’indice è verso l’ignorante pensiero che il globo sia popolato da esseri tutti umani ossia, per svelare questa piccola provocazione, che esista un Pianeta denominato “Terra” affranto dalla voglia di approdare in un Umanesimo comune, sia a prevalenza religiosa oppure agnostica od atea. (Come -ad esempio- voler affrontare il nuovo valore nella scala di compassione ed assistenza di genere che in talune società civili d’Occidente le bestie hanno raggiunto superando di una lega o due l’essere umano?)

Certamente questi sommi capi esposti non possono e non hanno la pretesa di indicare un “cammino novo” (Nota: l’ultimo capitolo del saggio è un esempio insuperabile!) ma, inseriscono l’idea di poter svincolare il primario legame del ragionamento e per qualsiasi direzione sia e sarà possibile trovare e levare l’ancora dal passato utilizzando giovani e coraggiosi pensatori che non abbiano più e mai più valori ormai ossidati. Questo significa oltrepassare l’errore compiuto e perseverante di “ammodernare”, “edulcorare”, “compromettere”, “cambiare”, “adattare” eccetera, eccetera ed eccetera, l’innescato seme genetico e culturale e sociale, di estradizione, inciso nel dna, ma, di ritrovarlo e rileggerlo nel prammatismo e nella razionalità del vissuto quotidiano, unico e reale valore inattaccabile che le masse in movimento spostano costantemente senza precedenti grazie alle infrastrutture anche e soprattutto virtuali.

L’imbarazzo delle ideologie ottocentesche potrebbe finalmente essere scansato e, le sinistre che si atteggiano a destre (spesso viceversa) lo catalogheremmo con qualche sorriso adoperato per l’avanspettacolo; il disagio oggi generato da folkloristiche rappresentazioni del “Partito comunista” sarà dovuto e ridimensionato dalla platea degli attori rimasti (over ’40) laddove biblici numeri mostreranno “Genti nove”.
E… “l’imbarazzo” dei due terzi degli umani dicasi fedeli all’Unico Dio?

Consolidata non l’idea ma i dati di cui abbiamo un rilievo in tempo reale e considerate le politiche inaffidabili ed inefficaci alla luce dei risultati sino ad ora raggiunti da ogni Governo insediato nel mondo, la “fase di transizione” è oltre il “Racconto biblico” per l’immanenza e grandiosità di cui non abbiamo un precedente davvero “tangibile”: entro 25 anni circa, il “sud del mondo”, povero ed ormai derelitto sarà almeno triplicato e con il suo fetido e malato alito sul collo di tutti gli altri pochi fortunati; “la domanda” sarà univoca ed assordante:
<<-VOGLIO ciò che tu hai! ORA!->>
Non ci saranno sufficienti carri armati per fermare questo corso e, la dissuasione ragionata e ragionevole non potrà aver luogo visti i presupposti di pensiero ormai scaduti; le difese resisteranno certamente ma, per quanto tempo?
L’aria sarà quella già vissuta nel Medioevo?
Alcuni saggisti, Editori ed anche politici irragionevoli per le loro conclusioni ma dotati di un immaginazione ed un senso del lavoro alquanto fruttuoso, leggasi di produzione del consenso, non lo nascondono affatto: hanno, essi, nel breve e brevissimo termine pure ragione da vendere (sic!)
(Tralascio le analisi che perverranno -SDV- nel mio nuovo scritto intitolato “MI GRA RE” e di cui ci sono per ora solamente annotazioni, danari a supporto sempre pochi o zero; le sembianze di società neo-medievali sono -purtroppo- già in fase di strutturazione, sebbene l’onda migratoria sarà mille e più mille tsunami messi assieme, va detto e ricordato ancora).

L’accento nichilista che pare sarà notato lo si accomuni -per favore- alla necessaria svalorizzazione del Vostro assunto, utile per concludere questo articolo; da qui, da questa parte finale dovranno sorgere alcune inquietanti domande, a correo potrei osare ad aggiungere. La inaspettata speranza la si troverà nella proposta caotica e disperata racchiusa proprio nella stessa “domanda” che assillerà il nostro prossimo futuro, SDV:
tradurre quel “VOGLIO” in una mitigazione degli istinti consegnando immediatamente (“ORA!”) quella più che sufficiente base per sopravvivere, piattaforma che avrà (ha!) un unica spiegazione, un unica rappresentazione riconosciuta (non auspico riconoscibile) nella Fede in Dio.
E’ una questione di numeri: si badi bene; contrastare in pochi qualsivoglia richiesta dei più, sarà abbreviare -seppur nella resistenza ad oltranza- il declino che già è in atto e che ha raggiunto proprio i fondamentali di pensiero che pensavamo consolidati ed inoppugnabili, comunque mai esposti. La pressione e l’innesco destabilizzatore all’interno delle Comunità religiose e fedeli al monoteismo è già fallita, si sappia anche questo: sebbene ancora in fase di pianificazione e vittoriosa per una parte -quella Cattolica- non sarà mai efficace, considerando l’inadeguatezza di pensiero e di conoscenza che c’è nei confronti dell’Islam.*
Con “la vittoria” già in pugno, (nei fondamentali di pensiero infinito) la Comunità mussulmana (Ummah) comunque sia e sarà, SDV, non è assolutamente “vincente” e del tutto “vincente,” proprio perché “la vittoria” la detiene dalla coscienza di sé, dall’atto mussulmano innocente dalla nascita che la obbliga inesorabilmente al Giudizio divino e finale.
Questa è la mia indicazione per cui tutti e nessuno escluso non rimangano silenti, assecondanti nel ragionamento che è in luce e quindi disponibile e per questo ipocriti: il comunemente denominato “welfare” deve essere sostenuto e garantito per non essere sopraffatti dai nostri stessi istinti, sdoganando relegandole nella storia passata, teorie economiche e politiche sociali che tacciano industriali e finanzieri quali “responsabili” tout court.
La garanzia di sopravvivenza comune e civile non sarà comunque questa: trattasi di precaria tregua sociale, di compromesso con la rilettura storica; “le vera richiesta” è sempre “la solita”: Dio e Dio e Dio ancora e, in codesta ultima analisi, chi è maggiormente esposto, è proprio colui che in Dio crede ma riesce ad accantonarlo alla bisogna, (accomodandosi nella liturgia?) e non vuole affrontare -parato dalla cautela- il corso del tempo con estremo coraggio che da Lui innegabilmente riceve.
La domanda quindi la ripropongo: dove sono e quali indicatori rilevano (solo quelli del Mercato Economico? -Domanda espressamente rivolta alla Ummah che detiene nell’ortoprassi slamica un marcato evidenziatore-) alla luce di questa transizione epocale i Fedeli del Dio Unico?

* Invero, vi è un clamoroso ed incredibile attentato planetario (di deriva Occidentale) nei confronti dell’Arabia Saudita; le circostanze militari non sono esattamente un esempio: ciò che è eclatante e che -parzialmente- si può ricondurre a “Shi’a” ma solo per una ragione di lettura storica, è l’insinuazione che il loro potere non sia derivante dai giacimenti petroliferi per altro in fase di “sorpasso storico-economico” ma, dal fatto che circoscrivono un area Sacra (Mecca e Medina) a difesa della loro proposta politica, (estera in particolare, sostenuta dagli Stati Uniti d’America e “pochi altri”, per non aggiungere nomi… e nella speranza di essermi sbagliato dall’indicare questo!) oggi in discussione e che non prevedono (è la fondata “accusa”) adeguati e mirati “aggiustamenti” nelle deboli e disastrate (artatamente) economie dei Paesi mussulmani, laddove la dicotomia “Islam-terrorismo” è sempre e maledettamente presente in ogni tentativo di dialogo aperto, in antitesi a frequenti pseudo-discussioni in cui “il pensiero islamico” si ritrova comunque nell’interrogato piuttosto che nell’interlocutore.
L’Arabia Saudita è per definizione il Paese che ci presenta l’Islam nella sua plasticità oggi; integro.
La ricchezza stellari della maggioranza dei suoi abitanti non è affatto garanzia per quanto hanno consegnato alla storia e meglio di tutti: i sauditi hanno bisogno di aiuto.
Io penso di poterlo offrire e meglio spero di farlo attraverso questi scritti; che Dio mi perdoni se potrò ricavarci qualche cosa per il tempo che mi rimane: lo dico onestamente ed apertamente, piuttosto conscio che essi (gli scritti) rimarranno disponibili.

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I considered and savored the idea of relaunching a discriminating and ferocious hypothesis of thought despite the resolutive article written for the final act of the blog in favor of the book and that you can find HERE; the annoyance that nourishes the vein and its branch of articulations for the specific consideration, but is always too violent and painful in the act of its propagation: I humbly ask you -and it is the only concession that you will find dear readers- it is to pray and give me a kind thought that I will try to translate as a soothing (placebo) effect and a moment of inner peace…
(I can do it and I will also thank you, G.w.)

We live in a period of historical and political transition; after “degrowth”, after “diseducation”, currents of thought that followed the various and varied and undoubtedly wise, sometimes immense publications dealing with our existential civil modern era, without going to disturb the origins (highlighted in the essay “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” that seeks particular attention) of the summary Man’s thought and of the Western and Eastern civilization -centered in the Ummah in my particular think- too many unknown factors remain floating in the evolutionary biology, in the behavioral economics.
A first explanation of the contradictions and horrors that since the end of the Second World War have not subsided but have only a different geopolitical framework, in a motion -so speaking…- bastard, led the high thought to a standstill, to a concentric and tautological rather academic movement in its descriptive complexity. The accused has remained alone at the bar: after death and burial in a hurry of real socialism, ideologies (almost) all torn apart in favor of the single and global Market, elevating technology as “secular new religion” to be adopted without exception if not the financial one that openly disdains the balance, capitalism is the only and understandable imputed to the bar, although there are no judges ready to start a real trial.

The dissolution of societies as a particular class, millenarianism, fatalism, utopianism and all the rest, give us exaggerated generational problems, which will result in an epochal substitution and mixing (bastard? -Cit.-) of cultures in the medium term that the only profiteers of thought before all, adducere as “new social perspective”, “possible coexistence of humanity” and so on, fueling a Catholic assistance ineffective and harmful for how the history of the “south of the world” (colonization absolutely understood) teaches us.
The “melting pot” is a historical forgery; a hypocrisy that day after day gives us and widens the separation of the masses, those masses that do not find democratic representation or such a pseudo one, if not in the name of that consumption that the law of the market continues to impose and that very soon will leave rotting grafting on the gangrene, began with the formal naming and social cataloging of the “underclass”.
Leaving aside the developments (literary new reference research on the media channel “Twitter” we, today commonly call hashtag “mexicanization“, -in Italian only-, #messicanizzazione) of these new centralizations/fiefdoms, what I show you, is to indicate “our position” precisely at the apex of that transition indicated above; this is a precise and decisive observation because it perfectly fits the stall indicated in the context just proposed and, explains it equally perfectly: each study examined before the present (the “complete” treatment obviously occurs in the essay that you can support for its publication from this LINK! or this LINK!) happens always and however as “result” or “outcome” of a precise time span that often coincides with “the World Wars and the Holocaust in particular”, “the Cartesian thought”, “Age of the Enlightenment “,” Marxism “,” the Religions enclosed in the temporal space of the living Man and therefore in the narrow liturgical space “…
In addition, the anchor (ballast in some cases) of the thought is hidden in a distant past or past, leaving virtually “all the rest” to the fantasy or science fiction of the novels.

“The games of power” do not interest me at this point: the index is towards the ignorant thought that the globe is populated by all human beings namely, to reveal this small provocation, that there is a Planet called “Earth” stricken by the desire to arrive at a common Humanism, either religiously or agnostically or atheistic. (How -for example- want we to tackle the new value in the scale of compassion and assistance of the kind that in some civil societies of the West the beasts have reached surpassing the human being by an alloy or two?)

Certainly these high points exposed can not and do not have the pretension of indicating a “new path” (Note: the last chapter of the essay is an insuperable example!) but, insert the idea of being able to release the primary link of reasoning and whatever direction, it is and it will be possible to find, raise the anchor from the past, using young and courageous thinkers who have no more and never more oxidized values. This means going beyond the error made and persevering to “modernize”, “sweeten”, “compromise”, “change”, “adapt”, etc. the triggered genetic, cultural and social seed of extradition, etched into the dna, but, to rediscover it and reread it in the pragmatism and rationality of everyday life, the unique and real unattainable value that the masses in movement constantly shift without precedence thanks to the infrastructures, also and above all virtual.

The embarrassment of nineteenth-century ideologies could finally be avoided and, the leftists who pose themselves to the right (often vice versa) would catalog it with some smile of vaudeville; the embarrassment generated today by folkloristic representations of the “Communist Party” will be due and downsized by the audience of the remaining actors (over 40) where biblical numbers will show “New People”.
And… “the embarrassment” of two thirds of humans faithful to the Only God?

Consolidated not the idea but the data of which we have a relief in real time and considered the policies unreliable and ineffective in light of the results achieved so far by each government established in the world, the “transition phase” is beyond the “Biblical history” for the immanence and grandeur of which we do not have a truly “tangible” precedent: within 25 years, the “south of the world”, poor and derelict will be at least tripled and with its fetid and sick breath on the neck of all others lucky few; “the question” will be univocal and deafening:
<< -I WANT what you have! NOW!- >>
There will not be enough tanks to stop this course and, reasoned and reasonable dissuasion can not take place considering the already expired thinking assumptions; the defenses will certainly resist, but for how long?
Will the air be like that already experienced in the Middle Ages?
Some essayists, publishers and even unreasonable politicians (for their conclusions) but endowed with a rather fruitful imagination and sense of work, read of consensus production, do not hide it at all: they have, in the short and very short term, also reason to sell us ( sic!)
(I omit the analysis that will come -G.w.- in my new book entitled “MI GRA RE” -MI GRA TE- and of which there are only annotations for now, money to support always few or zero: the appearance of Neo-medieval societies are -unfortunately- already in the structuring phase, although the migratory wave will be a thousand and a thousand tsunamis put together, it must be said and remembered again).

The nihilistic accent that seems to be noticed is to be held in common -please- the necessary devaluation of Your assumption, useful for concluding this article; from here, from this final part, some disturbing domades will have to arise, to be corrected I might dare to add. The unexpected hope will be found in the chaotic and desperate proposal enclosed precisely in the “question” that will assail our near future, G.w.:
translate that “I WANT” into a mitigation of the instincts immediately delivering (“NOW!”) that more than enough basis to survive, platform that will have (have!) a single explanation, a single recognized representation (I do not wish recognizable) in the Faith in God.
It’s a question of numbers: mind you; to oppose in a few requests of the most, will be shorten -even in the resistance to the bitter end- the decline that is already underway and that has reached precisely the fundamentals of thought that we thought consolidated and impregnable, however never exposed. The pressure and the trigger destabilizing within the religious communities and faithful to the monotheism has already failed, this is also known: although still in the planning phase and victorious for a part – the Catholic one- will never be effective, considering the inadequacy of thought and knowledge about Islam.*
With “the victory” already in hand, (in the fundamentals of infinite thought) the Muslim Community (Ummah) however and will be, G.w., is absolutely not “winning” and completely “winning,” just because “the victory” holds it from the self-consciousness, from the innocent Muslim act from birth that obliges it inexorably to the divine and Final Judgment.
This is my indication that everyone and no one does not remain silent, compliant in the reasoning that is in light and therefore available and for this hypocrites: the commonly called “welfare” must be supported and guaranteed not to be overwhelmed by our own instincts, by clearing them down in past history, economic theories and social policies that deny industrialists and financiers as “responsible” tout court.
The guarantee of common and civil survival will not be this: this is a precarious social respite, compromise with the historical re-reading; “the real request” is always “the usual”: God and God and God again and, in this last analysis, who is most exposed, it is precisely the one who believes in God but manages to set He aside, (settling in the liturgy?) and he does not want to face -with caution- the course of time with extreme courage that God undeniably He gives.
The question then I propose again: where are they and what indicators do they detect (those of the Economic Market? -Question expressly addressed to the Ummah which holds a marked highlighter in the orthopraxis Islamic way of life-) at the light of this epochal transition, the Faithful of the One God?

* Indeed, there is a sensational and incredible planetary attack (of Western drift) against Saudi Arabia; military circumstances are not exactly an example: what is striking and which -in part- can be traced back to “Shi’a” but only for a historical reason, is the insinuation that their power is not derived from oil fields, on the other hand, in the phase of “historical-economic overtaking”, but from the fact that they circumscribe a Sacred area (Mecca and Medina) in defense of their political proposals, (foreign in particular, supported by the United States of America and “a few others”, not to mentioning “other names”… hoping to be wrong for this statement!) today under discussion and which do not provide (it is the founded “accusation”) adequate and targeted “adjustments” in the weak and disastrous (artfully) economies of Muslim Countries, where the dichotomy “Islam-terrorism” is always and darned in every attempt at open dialogue, in contrast to frequent pseudo-discussions in which the”Islamic thought” is always find in the the “interviewee” rather than in the “interlocutor”.
Saudi Arabia is by definition the Country that presents us Islam with its plasticity today; intact.
The stellar wealth of the majority of its inhabitants is by no means a guarantee for what they have delivered to history and best of all: the Saudis need help.
I think I can offer it, and I hope to do it better through these writings, and may God forgive me if I can get anything for the time I have in front of me; I say it honestly and openly, quite aware that they (the writings) will remain available.
 

La Democrazia Imperiale. / The Imperial Democracy.

LA DEMOCRAZIA IMPERIALE.
(Cenni di elucubrazione adattiva nel segno parossistico; spicce considerazioni della post distopia orwelliana: situazionismo mediatico in tempo reale come forma reazionaria)

Il tentativo di spiegazione non sarà tale quando i risultati saranno compiuti all’interno delle nuove tecnologie logiche che disarmano il controllo temporale dei risultati stessi; l’istantanea produzione di esiti, nel moto descrittivo di origine situazionista, non è cangiante, variabile o volubile ma, ne prospetta l’intesa ed il fabbisogno. Al di la delle congetture, il tempo a noi ora disponibile, consegna non un prammatismo esistenziale di sorta, una qualche lettura estemporanea ma, una preoccupazione che trova origine nel dialogo scritto da Platone (Politico Πολιτικός) più di 350 anni prima di Cristo, laddove già le prime basi della democrazia trovano instabilità!
Non c’è nessun accenno critico in questa disanima: è la constatazione che l’incognita a cui il sommo pensatore dava parziale risalto, tale fu e, perfettamente definita ne “la cultura democratica”, materia indispensabile per reggere la
perfetta ideologia oltre ogni prammatismo, appunto.

Perfetta lo è, consolidando la storica disfatta marxista nelle sue forme di applicazione sociale a cui abbiamo tutti noi assistito; inapplicabile lo è altrettanto, considerata l’instabilità delle società umane insediatesi nel Pianeta dopo l’aver -esso- sopraffatto.
Aggiungo: la deriva consumista che ha retto per non poco tempo ogni democrazia -oggi nella fase finale- dopo aver considerato il fenomeno delle “aspettative crescenti”, (in integrazione le conflittualità di stabilire e conciliare i “diritti crescenti”) non presenta alcun tipo di analisi soddisfacente da parte di chi l’ha proposta, escogitata oso dire.
L’Occidente, per tanto, è succube; pena!

Il pensiero smithsoniano, l’egocentrismo fondamentale spiegato, sarà quindi ancora una volta salvifico?

Il ricorso alle rimembranze costipate nella “proprietà privata” e l’assenza di quella contrapposizione ideologica che paradossalmente e precocemente indebolisce ed appassisce ogni attore immediatamente dopo l’incoronazione di alloro, non è qui disponibile, in quanto altererebbe -fosse considerata questa una prima conclusione- il concetto di produzione istantanea sopra delineato e, soprattutto, non reggerebbe fedelmente la fiorente, vincente e rinnovata vitalità di quella Società che si colloca nella odierna Cina e che probabilmente, una parte di Oriente ed India si apprestano ad assumere.9e7fc301c24011e6d40ec6dd798bf290_XL
L’obiezione di fondo, l’indicare la potenza orientale cinese quale fucina sì di un innovazione ma discostante dai princìpi democratici, è, senza mezzi termini, un ricorso poco lucido ma consenziente a quelle rappresentazioni statiche ed allo stesso tempo sterili dei perduti più che perdenti, viste le rincorse Occidentali al mantenimento di quell’ordine (democratico) di cui non (ri)conoscono più la sostenibilità, dopo aver digerito nel totale fallimento l’epilogo di ogni guerra che si è svolta e si svolge nel
nostro mondo, “attività produttiva e redditizia” sempre ai vertici economici di ogni Nazione dicasi democratica.

Scansando con precisa stizza ogni defilato silenzio difronte ad una ragionevolezza nel suo compimento, considerando questo silente fare come circostanza di pensiero predisposto ed associato alla delinquenza, nell’attenuazione dall’attività complice di chi si ostina ad ignorare detta logica, come insediare una proposta difronte a cotanta materialità?
Riponendo ogni pensiero nella sopravvivenza della specie che vive dal consumo?
Dando credito al presente in un momento di appagamento fatalista?

Fino ad oggi probabilmente è stato così; nelle “verifiche di attuazione” è stata un efficace panacea dominatrice di ogni Landa conosciuta e baciata dalle attività economiche ed industriali ma, l’intelligenza artificiale non lo permetterà più. Lo sappiamo questo? La coercizione di pensiero è già disponibile, sebbene per il momento le macchine risultano ancora operanti grazie alla nostra umana conduzione ed attività connessa per il loro controllo diretto; “le responsabilità”, qualora vengano ricercate, sono ancora indicate in un adduzione incentrata all’umano, sebbene già da ora la certezza di un dolo non è (più) possibile definirla tale e specifica, indirizzata in somma ad una o più persone. Sarà questo un caso? E’ davvero considerevole pensare che una Persona ricchissima e forse la più ricca abbia una responsabilità oggettiva difronte ad un danno recato dalla macchine che ha progettato?
Si? No?
Per quale scopo: divenire il più ricco dei ricchi? Un attacco improvviso di edonismo schizoide?

Se oggi, anno 2018, questo è pure possibile pensarlo, tra qualche anno questo giudizio non sarà più accettabile e, le “cause perse”, non avranno più locazione: dovremmo urgentemente prenderle in carico e dovremmo riprendere quella originale sapienza generatrice di comodo stallo, la cosiddetta democrazia, la nascente democrazia imperiale immune dalle cure teocratiche.

Tutti hanno paura di Dio!”


THE IMPERIAL DEMOCRACY.
(An overview of adaptive rumination in the paroxysmic sign, petty considerations of the Orwell post distopia: real-time media situationism as a reactionary form)

The attempt at explanation will not be such when the results will be achieved within the new logical technologies that disarm the temporal control of the results themselves; the instantaneous production of outcomes, in the descriptive motion of situationalist origin, is not changing, variable or volatile, but promises its understanding and needs. Beyond the conjecture, the time available to us now, delivery not an existential pragmatism of any kind, some extemporaneous reading but, a concern that originates in the dialogue written by Plato (Politico Πολιτικός) more than 350 years b.C., where already the first bases of democracy find instability!
There is no critical mention in this disanimity: it is the observation that the unknown to which the supreme thinker gave partial emphasis, such was and, perfectly defined in “democratic culture”, indispensable material for holding the perfect ideology beyond all pragmatism… in fact.

Perfect it is, consolidating the historic Marxist defeat in all its forms of social application to which we have all witnessed; inapplicable is the same, considering the instability of the human societies settled in the Planet after having been overwhelmed.
Add: the consumerist drift that has held up for a short time every democracy -today in the final stage- after considering the phenomenon of “increasing expectations”, (in addition to the conflicts of establishing and reconciling the “growing rights”) does not present any kind of satisfactory analysis on the part of those who proposed it, devised I dare say.
The West, therefore, is dominated; pain!

So will the Smithsonian thought, the fundamental egocentricity explained, be once again salvific?

The recourse to constipated remembrances in “private property” and the absence of that ideological opposition that paradoxically and precociously weakens and withers every actor immediately after the coronation of laurel, is not available here, as it would alter
-considered this a first conclusion- the concept of “instantaneous production” outlined above and, above all, would not faithfully sustain the flourishing, winning and renewed vitality of that society that is located in today’s China and that probably a part of the East and India are preparing to take.9e7fc301c24011e6d40ec6dd798bf290_XL 
The basic objection, the indication of the Chinese oriental power as a forge of an innovation but devoid of democratic principles, is, in no uncertain terms, a rather lucid but consenting to those static and at the same time sterile representations of the lost more than losers, given the Western chases to the maintenance of that (democratic) order of which they no longer (re)know sustainability, after having digested in total failure the epilogue of every war that took place and takes place in “our world”, productive and profitable activity always available (at the economic summits) of every Country that calls itself “democratic”.

Precisely dodging each defile silence in front of a reasonableness in its fulfillment, considering this silent act as a condition of thought predisposed and associated with delinquency, in attenuation from the accomplice activity of those who insist on ignoring such logic, how to settle a proposal in front of to such great materiality?
By putting every thought into the survival of the (human) species that lives by consumption?
Giving credit to the present in a moment of fatalistic fulfillment?

Up until now it has probably been like that; in the “implementation verifications” it was an effective panacea dominating every Land known and kissed by economic and industrial activities, but artificial intelligence will not allow it any more. We know this? Thought coercion is already available, although for the moment the machines are still operating thanks to our human conduction and connected activity for their direct control; “responsibilities”, if they are sought, are still indicated in an adduction focused on the human, although even now the certainty of a fraud is not (more) possible to define such and specific, addressed in sum to one or more people. Will this be a case? Is it really considerable to think that a very rich and perhaps the richest person has an objective responsibility in front of a damage caused by the machine he designed?
Yes? No?
For what purpose: to become the richest of the rich? A sudden attack of schizoid hedonism?

If today, year 2018, this is also possible to think of it, in a few years this judgment will no longer be acceptable and, the “lost causes”, will no longer have location: we should urgently take charge of it and we should resume that original wisdom generating a comfortable stall, the so-called democracy, the nascent imperial democracy immune to theocratic care.

“Everyone is afraid of God!”

 

[F]ederal [A] rchive of [K]entucky [E]rmeneutica

-> TO FIND THE ENGLISH TEXT, PLEASE YOU HAVE TO SCROLL (so) DOWN…

A margine dell’evento insolito ed eccezionale svoltosi negli Stati Uniti e di cui seguirà la parziale e significativa trascrizione, sono rilevanti le brevi annotazioni che l’intervistato (il sottoscritto) e la delegazione degli intellettuali sopraggiunta (virtuali) hanno espresso in maniera netta quanto efficace per la comprensione della intervista stessa o, meglio precisare, dell’evento, vista l’esclusività di questa anormale più che anomala forma.Fakke Propaganda
Basandosi su una prospettiva comunemente chiamata “fake” (in italiano “falso”) la modalità espressiva è certamente alterata ma, in questo caso, la consapevolezza di articolare il contesto significativo di reali e verificate


condizioni, la bugia diviene mezzo, strumento ed espediente nello stesso tempo; l’immedesimarsi nella trama mistificatrice rappresenta per questo caso una tecnica di identificazione: antidoto capace di riesumare una realtà compromessa dai poteri che la detengono in ostaggio, vitale orgoglio che rifiuta il paralizzato mondo intellettuale ed i suoi adepti inconsapevoli, i suoi ignoranti attori che popolano i media virtuali.
Poco importa se una certa teatralità quale spreco di energie per questo testo si è inteso riconoscere, poco importa se la finzione consegna un accento volgare: le parole che seguono le dovrete contrastare con la stessa moneta che Vi è stata regalata.

Buona lettura.

 

Nota per la lettura:
CNDT (Edward R. RTW. Murow, Conduttore)
LdN (Lucaa del Negro, Autore)
NDR (Nota del redattore)

CNDT: Il Testo che Lei propone appare ad una prima lettura come fondato su un aspetto preciso della Religione Islamica, in particolare quello che incita verso il proselitismo come un dovere del Mussulmano: se è così, come accettare questo presupposto, questo fine piuttosto marcato per intraprendere un dialogo paritetico con “il resto del mondo secolarizzato”? Considerando pure l’assoluta, irrinunciabile ed inscindibile Fede che l’islamica persona reca in se, come conciliare un ragionamento con chi ha messo in discussione ed ha parzialmente risolto la questione morale, etica nonché teologica da secoli senza comprendere ed addirittura -in un estremo ragionamento- rifiutando l’esistenza divina?
LdN: Le mie sono solamente delle considerazioni, tengo a precisare; si tratta di esigente necessità di ripristinare un civile dialogo tra “la Gente” che si misura in nuove e rinnovate globali densità demografiche, leggi l’epocale spostamento delle masse. Questo tipo di questione sociale oggi è sommessa e denaturata anche dalla logica umanitaria fallimentare, in quanto essa prevede un associazionismo oggi dilaniato dalle metastasi della malavita che in qualche modo sopperisce allo Stato quasi fallimentare. Inoltre, il cosiddetto indispensabile dialogo, è assopito dalla “società dell’immagine” ben delineata dal pensatore francese Debord; significa che il “civile dialogo” che io prospetto ed alle volte invoco, è, come conseguenza diretta delle argute intuizioni del Debord, vaccinato contro ogni immagine anche cruenta e disumana che ci viene proposta quotidianamente, laddove in somma, un bimbo dilaniato dalla bombe che consapevolmente supportiamo nella costruzione attraverso l’indifferenza oppure un “corpicino migrante” di 7 anni gonfio di acqua e sale sulla spiaggia ed in putrefazione, ci colpisce nell’animo per… un giorno? Due? Anche i preziosi contributi mediatici quali ad esempio i lungometraggi così in voga -penso ora al film “I, Daniel Blake” di K. Loach, per esempio- sono senza effetto, nel momento in cui abbiamo una certa possibilità di cambiare; questa non è certamente una colpa che adduco, sia bene inteso: è -lo ripeto- una presa personale di coscienza che personalmente intendo risolvere con le mie osservazioni, con le mie “richieste”.
La Religione e, quella islamica, siccome è generalmente un ortoprassi, conserva e propone e un indicazione di pensiero e, una serie di azioni da intraprendere in un ottica sociale e comunitaria, senza una “colpa in origine”, per semplificare.
A ben analizzare quanto ho scritto in “Mashallah (XXI century schizoyd man)” non c’è mai un esortazione per la scelta di professare fedelmente un Credo; il titolo è esemplare: viviamo un periodo in cui l’attività schizofrenica è il nostro pane quotidiano, siamo cioè pronti a negare quanto abbiamo sottoscritto e siamo preparati a rinnegare la nuova scelta per riprenderla poco dopo, anche considerevolmente edulcorando i valori Cristiani del perdono e, non a caso dico Cristiani. La ritrattazione è divenuta una nostra abilità praticamente indispensabile ad ottenere un fine, in un movimento globale che corre ed insegue il capitale. Siamo -per citare un perfetto slogan- pronti a volere qualcosa!
La conclusione del saggio poi è chiara: l’Uomo non necessita di Religione in quanto è egli stesso Religione. Questo passaggio è fondamentale: ripropone l’Umanesimo in chiave astratta, come a voler disperdere “un seme”, “un corpo”, in favore di una rinascita e prima di avervi introdotto una umana ragione, come a pretendere una razza umana pura (senza colpa) ed una soltanto.
La nostra miseria difronte alla natura, in seguito, ci chiamerà verso un interrogazione alta: solo allora l’ateismo sarà un ricordo da riaffrontare con giudizio e la costruzione del Dio come “pensiero di pensiero” (nóesis noéseos) potrà essere ricomposto. L’Islam, da questo punto di vista è vincente: oltrepassando la metafisica occidentale e rinnovando le Fedi abramitiche in particolare, trapassando tutto ciò, offre una (la) sostanza che nel paradosso del supporto limitante dei suoi fedeli perseguitati dalla ricerca di un umanesimo tratteggiato nell’età moderna non desistono, disponendosi alle invocazioni intercettanti del richiamo alla morte.

CNDT: Quindi, se posso interpretare, Lei non reclama gli “elementi panteistici” ed anzi, individua un accostamento di pensiero con Giordano Bruno e Spinoza oppure Hegel, se mi consente, per ricondurre il tutto al Dio Unico, ad Allah, laddove l’Uomo è comunque sottomesso. Eppure leggo di Marx nel suo testo…
LdN: L’insistente preoccupazione di ricostruzione di una personalità-Dio, è sommo errore del pensiero Occidentale, risolto semplicemente nei fondamentali dalla declericalizzazione delle Comunità mussulmane che riconoscono senza patti l’iconoclastia dell’Islam.
In ogni caso, anche in quello più aspro come appunto quello che vide il marxismo come un ideologia positiva, scienza in favore dell’essere umano libero, lo scontro permeerebbe attraverso la diluizione del tempo attraverso la sua richiesta, la quale è consistente di una vita, la nostra vita terrena; le vette della filosofia Occidentale e della sua civiltà come valli adiacenti, rimangono assolutamente distinguibili e maestose ma, devono rappresentare un approdo, un punto visivo ed oggi giustamente privilegiato che permetta di scorgere una catena montuosa che esiste, stabile e possente. Non sia necessario discutere della Parola di Allah -potremmo ben dire- ma di rappresentarla nel nostro tempo, di verificarne la portata e, soprattutto, di riconoscerla nella quotidianità e senza attuare compromessi, convenienze e strategie di alcun tipo. (Lo spazio all’autocritica sarà -considerata l’imperfezione umana- quasi infinito e comprenderebbe anche il socialismo e l’ideologia comunista, disgraziatamente fallita e non per aver avuto sballati fondamentali). Se dovessi quindi affermare che “credo in Dio” non esiterei a farlo, impegnandomi a dimostrare non l’esistenza di Dio stesso ma adoperandomi a rappresentare il pensiero divino per quello che posso voler fare e con questa esatta sequenza: potere, volere e fare. Oggi e finché vivo. Concretamente, la società civile -mi perdoni se rimarco il mio esordio- è difronte ad una sfida di cui non potremmo sottrarci a differenza di quanto in vece è stato fatto fino ad ora, a causa del radicale cambiamento de “la grammatica della guerra”. Le guerre, prima come contenitore coatto ora sono e saranno permanenti e la fuoriuscita delle popolazioni è inarrestabile; sono dati di fatto che esautorano ogni tentativo di politica sui generiis, anche economica. E poi c’è internet…

CNDT: Capisco…Internet; torniamo “con i piedi per terra” (NDR: Il conduttore sorride e, sembra si respiri nello studio un aria meno drammatica…)
LdN: Certamente e ben volentieri.
“I piedi per terra” è un espressione che mi piace quando viene estrapolata dai miei pensieri: denota una presa coscienziosa ed un rafforzamento della responsabilità che ognuno di noi mai dovrebbe abbandonare ed anzi, l’abbandono volontario di essa, per il mio pensiero, è sintomo di una patologia da curare. Il raziocinio, il prammatismo, specie inquadrato nella responsabilità di governo, dovrebbe essere dogma, laddove una cura inefficace dovrebbe considerarsi per l’ammalato come possibilità di venire accompagnato verso l’oblio, la inesorabile fine. Anche da queste parole leggermente azzardate, si evince che la Religione -qualora la prendessimo per un esempio e meglio astratto oppure come segmento giurisdizionale- ha ben precise parole e, nella fattispecie, quella Islamica non ha equivoci: perdono sì ma non pietà fine ad esso in un circolo -mi permetta- vizioso.
Veniamo ad Internet.

CNDT: (NDR: Breve silenzio in sala; è possibile che l’introduzione in argomento del termine “giurisdizionale” in rapporto con la Religione, abbia fomentato qualche “sospetto di velata teocrazia propositiva”, per esemplificare l’atteggiamento tenuto dagli ospiti e dall’intervistatore nel frangente…) Mi scusi se faccio mente locale e, se ritorno un attimo indietro… Quindi Lei -in una personalissima visione espositiva- mi costringe in qualche modo a fare la domanda che con consuetudine e da me disattesa, si fa’ in genere ad una presentazione in grande stile di un opera che reca la parola di Dio ed Allah nel suo caso in prima pagina: permetta quindi, Lei è Mussulmano praticante?
LdN: Premetto che non voglio sottrarmi a questa domanda seppure mi vedo costretto a chiedere il permesso per una brevissima chiosa: personalmente devo lasciare intendere che questa domanda presuppone una licenza liturgica interconcessa da entrambi e, di preciso, solamente dopo l’assenso reciproco, si deve poter intendere che l’unica risposta possibile è la testimonianza di Fede, in arabo Alhamdulillah!
Nel dubbio sia io il solo ad aver profittato di questa licenza, ritengo quasi superfluo e certamente sterile e poco significante la mia risposta, in quanto la richiesta di una risposta e per cui la domanda possa venire soddisfatta e meglio possa arginare le altrui limitate conoscenze nel merito, pone inevitabilmente l’interrogato e non più l’interlocutore verso una particolare costrizione.
Se la decifrabile (per il tema ivi proposto) richiesta di interrogazione abbia un legame con il voler sapere se un atto sia riconducibile all’Islam oppure se una persona è mussulmana, il dialogo si concluderebbe con l’asserzione di testimonianza della Fede certamente ma, anche con l’erezione di un muro tra le persone schierate, oppure, il consenso di proseguimento del dialogo alloggiando nella rispettiva propria trincea. Per tanto, per questo tentativo di ragionamento, la risposta non sarà il sigillo, l’emblema ed etichetta di consuetudine ma, sarà un sorriso da ricevere oppure all’opposto un attenzione da voler attivare per tenere alta la propria difesa.
Per inciso e per quanto ho appena espresso prima: non ricorrerò a testimoniare l’esistenza di Dio attraverso una sentenza ma, mi accingo a dimostrare che le azioni ed i pensieri conducono al Re dei Re ed ogni essere in Terra sia questi sano, ne ha facoltà di poterlo fare, vale a dire che ognuno di noi è “sottomesso” o, per dirla in una maniera altra, è mussulmano. Detto questo, allora, con rispetto io Le chiedo: Lei non lo è?

CNDT: Devo francamente dire che mi ha “quasi” convinto, nel senso che Lei, onestamente, riporta e riconsegna sì ogni cosa all’Esssere Supremo, per così malamente dire ma, il suo moto è più chiaro se la visione è per un “Universalismo”, un pensiero filosofico sì alto ma sempre connotato di una laicità propria del pensiero moderno Occidentale.
Sbaglio?
LdN: No, non ci sono errori se non quelli irriducibili ed irrisolvibili legati alla nostra umana imperfetta condizione; ciò che in qualche modo contesto e che in verità non è contestazione ma proposizione -in fatti sono qui come vede per uno scopo preciso- è che adesso, nel momento in cui stiamo parlando, l’arresto (momentaneo) e il riposizionamento della ragione dell’Occidente, è l’unica esigenza quale maniera possibile per il fine di poter iniziare un dialogo paritetico con il pensiero d’Oriente ed islamico in particolare, pensiero che ha subito un arresto senza precedenti.
Asserisco questo con determinazione e coerenza, constatando l’evidente fallimento delle Società Occidentali, le quali sono in affanno e soprattutto nella auto-riconsiderazione delle proprie potenze egemoniche imperanti. Oggi e mai come allora, la storia non ci riconsegna nulla: siamo difronte ad un mondo paradossalmente inesplorato che indica addirittura un intelligenza artificiale.
Quali sono i nostri baluardi? Dove li releghiamo, nella rete? Nella filosofia che non apprezziamo, nelle Religioni che demonizziamo, nelle ideologie che ridicolizziamo e confondiamo artatamente? Il presente è il nostro futuro, qualcuno ha detto: l’introspezione non sarà un male e per inizio.

CNDT: Mi sento spiazzato: religioso ma nella “Verità Islamica”; sociale e civile ma nell’ideologia socialista… “Arresto del pensiero Occidentale”? E’ questo che cerca di propagandare?
LdN: Piano, per favore; Lei vorrebbe che svolgo e per intero il mio saggio qui? Ce l’avete qualche giorno di diretta? (NDR: Un brusio dalla platea e dalle prime file è presente; qualche sorriso è visibile ed un accenno di applauso parte dai posti più decentrati. E l’intervistatore e l’intervistato sorseggiano un bicchiere di acqua e si scambiano un delicato sorriso…)
Mi spiego: la mia analisi è profonda e radicale; quando indico “arresto” immediatamente affermo anche “momentaneo”. L’immenso potenziale espresso ma anche esprimibile dell’Occidente è un valore inestimabile, così come la scienza che queste Lande sono in grado di produrre ed hanno prodotto. Addirittura e, non lo dico come fosse una concessione, la scienza finanziaria è, secondo il mio parere, una capacità aggiunta per la convienza civile. Ma…
Proprio in questi momenti, l’abdicare della politica all’economia finanziaria, sta producendo un antropomorfo movimento che fa sì che le politiche sociali (NDR: welfare state) vengano riprese da Organizzazioni le quali sono una costola della “gerarchia ecumenica”, almeno per quanto riguarda l’Europa ed i Paesi che da essa si sono formati, Stati Uniti d’America, Canada ed Australia innanzi a tutto. Questo è un fenomeno incontrollato e devastante per certi versi e lo diviene soprattutto quando è il Papa stesso a citare passaggi di politica socialista in ogni Landa che visita.
Voglio dire: non sono io ad introdurre “la Religione” ed il socialismo; come vede, pochissimi e nessuno sta analizzando questi strani connubi, laddove l’Islam è costretto nell’imposizione subdola che non riesce a scansare, a dover cioè rispondere sempre e comunque di quanto indichiamo con fare mediatico come “terrorismo”.
E poi c’è sempre internet!

CNDT: Internet: sì, ritorniamo con i piedi per terra. Una volta per tutte.
Esiste -secondo Lei- una corresponsabilità, una “Spectre” dietro questa tecnologia e precisamente, esiste un controllo delle menti attraverso i “social”? Quale è la soluzione se abbiamo effettivamente un problema?
LdN: La rete non è un problema oppure, se lo è, dobbiamo tenercelo.
Sto a dire che solo l’accurata analisi ed alcune politiche possono disinnescare l’ordigno che la rete veicola ed è, -una volta per tutte!- si sappia, atomico.
Ogni odierna e futura prossima attività umana sarà compresa in questa tecnologia, mezzo che virtualmente annulla ogni spazio (anche temporale) nelle relazioni, le quali, fino a prima della instaurazione sua -ora non controllabile da nessuna singola potenza al mondo grazie alla condivisione forzata del dominio dell’atmosfera terrestre- erano in qualche modo 
regolamentate e dalla natura e dalla impreparazione dall’uomo stesso in rappresentanza di un autorità: è davvero stupido affrontare oggigiorno qualunque argomento senza tenere conto dell’influenza di questa “presenza” in ogni singolo aspetto da dover considerare.
Inter-Net è tutto il nostro presente; la sua è una permeazione planetaria, all’apparenza intramontabile, ancorché il linguaggio ne è stato assimilato perfettamente e, compreso in ogni latitudine. Porsi la domanda discostante se, se questo “sistema di informazioni” sia non necessario ma almeno utile e non solamente un utilizzo per la evoluzione comunicativa ed espressiva delle masse, non può avere una risposta connotata da perentorietà e riconducibile alla forma “sì” oppure “no” e, nemmeno un giudizio bilanciato da una qualche condizione sociale particolare è garanzia per una risposta che abbia senso compiuto per questo tempo.
Detto questo bisogna prendere “con le pinze” ogni singola deriva che è stata sottoposta dalla rete e, sarà ancora una volta evidente che solamente attraverso il “filtro” di cui prima ho posto grande rilievo -mi riferisco all’umana presa di coscienza della Religione- abbiamo una certa possibilità di sopravvivenza civile;ogni Stato certamente avrà la propria Legislazione in materia, la propria Costituzione che adatterà l’introduzione eccetera di queste “nuove possibilità”.
Prendiamo ad esempio la cripto valuta: da qualche tempo, da non molto per essere precisi, in quanto tecnologica prova di universale chiave criptata e codificata in algoritmo informatico univoco, una sorta di innovativa valuta definita “crypto valuta” 
-semplificando con voluta noncuranza il Bitcoin- soffre, rischia di morire subito dopo essere stata partorita, perché l’uso odierno nella qualità di “moneta scritturale” le viene imposto dal mercato che rimane terreno di scambio. In un verso di Fede disposto dal dogma, tutto è relativamente semplice: l’Islam in quanto Religione ed Ultima Rivelazione, applicazione del diritto universale alla vita comune (pensiero sociale) non ha incertezze di sorta e, diffondendosi attraverso le Sacre Sure del Corano, chiarisce perfettamente la materia. [“Ciò che concedete in usura, affinché aumenti a detrimento dei beni altrui, non li aumenta affatto presso Allah. Quello che invece date in elemosina bramando il volto di Allah, ecco quel che raddoppierà.”] Sura 30; Versetto 39 come primo esempio.
Perché questa lapidaria indicazione che non offre spazio ad alternative?
Gli aspetti correlati al deviato e possibilmente devastante assioma di favore per una sostituzione od affiancamento delle crypto-valute alla natura ed alle caratteristiche della moneta intesa ed accettata globalmente come misura di valore, mezzo di scambio e fondo di valore, nell’indifferenza concettuale tra danaro e moneta, dall’antica origine probabilmente legata ai nostri avi della Roma antica e fino ad arrivare ai giorni che ci vedono protagonisti, deve essere contrastata con ogni mezzo a disposizione e prima ancora di sciogliere il laccio che queste crypto-valute insistono a tenere con ciò che in gergo bancario si definisce “raccolta fondi” (Fundraising).
Ci sono ragioni eclatanti e di una ragionevolezza sconcertante per cui questa affermazione appare forte quanto violenta ed intransigente: la prima ed unica che voglio indicare -per chi non avesse abbastanza Fede- è quella dell’impoverimento, dell’imbarbarimento delle precarie società civili attanagliate dall’epocale confronto con quelle gremite di sotto-proletari e miserabili che stanno spostandosi verso di queste ultime; slegate ed indifferenti dal non sostituito ed insostituibile lavoro che compone la dignità e la libertà dell’individuo, sia “1 oppure 1000000” la remunerazione da considerare, le crypto-valute per come sono state definite dai loro guru (“…dimenticatevi della finanza, del mercato, delle valute per come avete fino ad ora riconosciuto…”) sono un pericoloso atto di sabotaggio verso le precarie società civili. Non è la loro natura volatile, veloce, azzardata, temeraria, evanescente, impalpabile e via dicendo da temere o sottovalutare per la propria garanzia, non è il rischio e l’incertezza da doversi considerare pericolo per il raggiungimento del proprio scopo ma, l’altissima probabilità di dover accettare passivamente l’affronto dei disperati che aggrediranno le mura che ci hanno in qualche modo difeso e protetto; gli Organi predisposti e preposti ed anche quelli di polizia, non saranno capaci di farlo (occasionalmente si renderanno protagonisti di attività doppiogiuochiste) e, soprattutto, non ci saranno luoghi di riparo e da poter definire “sicuri”, in special modo nel momento in cui i risparmi verranno messi in circolazione.
E’ chiara la posizione -se dovessimo così rappresentare per un istante- l’indicazione Coranica di Dio in questo tentativo esegetico che Vi propongo?

CNDT: Una società che non affronta -per usare le sue parole- se stessa e la propria innata Religione (anche nell’aperta contestazione delle “società Occidentali” che la esamina) ed in soccorso alle proprie contraddizioni di natura teologica, rischia di sopperire ed implodere?
LdN: Io non ho indicazioni; allontaniamo l’equivoco possibile.
Chiedo solamente di rileggere i Testi ed anche quelli Sacri e, rileggermi. In questo caso pubblicamente leggermi.
Ciò di cui pavento come fosse l’apocalisse e che per inciso non è e non sarà mai di quella portata per le mie parole espresse e scritte, è una modificazione della società civile verso il peggioramento a tratti gravissimo della natura stessa di cui si compone.
Un validissimo stratega finanziario, nonché grandissimo manager di successo di cui ho l’onore mediatico di qualche piccolissimo apprezzamento, il dottor Forchielli, ha coniato un termine al riguardo: “messicanizzazione”. In particolare, io ho scritto nel mio blog di propaganda per il saggio, ben due articoli e forse tre se includo anche quello specifico delle cripto-valute; “messicanizzazione” -senza nessuna offesa e nemmeno sottintesa verso lo Stato sovrano latino americano- è un movimento, una summa di analisi geopolitiche ed antropologiche. Politiche sociali anche eclatanti come quelle per il rafforzamento della sicurezza interna dei Paesi coinvolti ma non con appunti neo-squadristi, potrebbero addirittura non solo svolgere il delicato compito di equilibrio dei ceti ma, addirittura portare verso un innalzamento della produttività e quindi della ricchezza quei Paesi che adotterebbero una correzione in tal senso.

CNDT: Politiche sociali e Religione: ancora non riesco a percepire questa correlazione che Lei non demorde dal proporre, anche come ragionamento.
LdN: Vede, oggi, la richiesta di Religione da parte delle masse spesso inconsapevoli della natura del progetto divino per questa indagine di parte, è enorme ed abnorme, epocale! La mancanza di politiche sociali trova un equilibrio che è stato spiegato scientificamente: entropia.
La sostituzione di questa essenzialità del vivere, di questa mancanza da parte degli Stati, viene dalla Religione: entro 15 e forse al massimo 20 anni da questa parte, la popolazione mondiale è destinata a raddoppiare, laddove la miseria delle condizioni sarà l’unica evidenza capace di mostrarsi con quella ferocia che è essa stessa natura esistenziale. Chi meglio di ogni altro rappresenta la mano che lenisce le ferite, l’offerta senza contropartita di un servizio?
La destabilizzazione è in atto e, come ho già detto, l’affronto, leggi il soccorso da parte del mondo Cristiano e Cattolico in particolare è inadeguato; la vocazione dello stesso prete è messa in discussione: servitori di Dio oppure assistenti sociali? Avvocati? Operatori all’accoglienza? Anche qui e perdoni se infierisco od almeno mi pare di poterlo fare, l’Islam non avendo un clero risulta vincente, almeno per la non domanda di cui in vece nella persona del prete e rispettiva sua cerchia questi si pone e giustamente si dovrebbe porre.

CNDT: Faccio “l’avvocato del diavolo” ed ancora per un momento, mi perdoni. (NDR: Aperto sorriso da parte dei due attori sul palcoscenico…)
Dunque, in questa rappresentazione, il Mussulmano sarebbe quello vincente in società? Ammettendo e senza remore dalla mia parte e per un istante, la Comunità Islamica (NDR: Ummah) abbia ricevuto il “Libro perfetto”, come mai le società in cui l’Islam è presente sono in quelle condizioni che tutti possiamo verificare? Perché l’emigrazione e la rincorsa al consumismo Occidentale da parte dei cittadini in cui Maometto è il Profeta ultimo, è costante? E per favore, niente vittimismo, senza offesa glielo chiedo…
LdN: Lei deve aver già approfondito un capitolo del mio libro, a quanto sembra… (NDR: ampia risata e dal pubblico e dai due rispettivi protagonisti…)
Ottima domanda, innanzi a tutto.
Con la preoccupazione di non trovare una risposta che la soddisfi ed indicando Lei ma solo come paradigma, se permette, dico senza esitazione che esiste un grande problema. Banale affermazione questa mia, immagino. Ad ogni modo, questa asserzione serve per esprimere e pubblicamente ed è inoltre utile per il dichiarare nuovamente che il sottoscritto ed anche come autore di questo saggio, non ha indicazioni da apporre come fossero strade maestre da percorrere.
Il Libro (Santo) c’è, i testi ci sono: andate a studiare.
Quanto tempo sarà necessario? Quali sono le prove da affrontare e perché non considerare anche questa una prova? Personalmente ritengo il mio libro (NDR: il libro al momento è in cerca di Editore, potete informarVi QUI) sia una prova oggettiva e qualificante: ognuno di noi ha una soluzione; il tempo a disposizione sarà quello che ci vede vivi: ancora più banale? Ovvio?
Non c’è nulla di scontato nel affrontare un problema e non ci sarà quando la soluzione dovesse non essere alla portata; in vece, il problema esiste ed è una cancrena quando non lo si vuol affrontare, quando il vantaggio personale affonda ogni resistente anima.
Uno Stato che non garantisce equità sociale, si presta a ballare con il diavolo!
C’è un Popolo eletto? Il Giudizio essendo divino e Celeste non è dato a svolgersi in Terra; la presunzione di esserlo è -nell’atto di riconoscerlo- positivo segno, segnale di vittoria ma, allo stesso tempo, è indice di responsabilità, di dimostrazione verso chi si sta comunque adoperando, laddove bene è mai dimenticare e bene è ripetere che il Giudizio sta in Cielo ed perfettamente secretato a chi vive in umana condizione.
Lo studio e la conoscenza sono doni destinati all’intelletto umano e solo all’intelletto umano; le bestie seguono solo l’istinto.  L’umana condizione e misera condizione appartiene ad ogni essere in Terra; la Religione non è Dio; Egli non necessita di nulla, men che meno di Religione. Attraverso questa consapevolezza ed attraverso le altre piccole proposte che Vi ho fornito, c’è lo spazio utile per l’autocritica, per il ripristino di una civile convivenza che aspiri non ad un mondo migliore ma verso il mondo nuovo che si sta presentando poco a poco e di cui nulla o poco più di nulla sarà riconoscibile.
Quale sarà quindi il processo storico e meglio il preciso momento storico da leggere e che i nostri posteri potranno leggere? Quello di questi anni, di quelli che hanno visto i Profeti percorrere le tortuose strade o quelli di mezzo? Chi era nel giusto e che cosa ha fatto per dimostrarlo? Chi non lo era? Seppur con amarezza conscio dell’arresto condizionato del pensiero islamico avvitato troppo spesso in plastiche recitazioni mnemoniche e soprattutto difronte alle nuove sfide post tribali di convivenza, molto irritato dalle manovre consumistiche del capitalismo che lo hanno vincolato e raggirato, nutro una ragionevole speranza e, questa è solamente Fede, perché l’istinto produce al momento solo rabbia.
E questo libro.

CNDT: E’ una risposta che voglio poter considerare, mi lasci dire; voglio cioè pretendere di accettarla, sebbene non mi sento ed al momento soddisfatto. Come vede, in vece di rappresentare l’audience, Le sto rispondendo a livello personale e, penso, Lei abbia ragionevolmente colpito nel segno. Complimenti e grazie davvero del suo prezioso tempo Lucaa. Grazie!
(NDR: Il conduttore si alza in piedi e conduce un applauso generalizzato; i riflettori si abbassano)
LdN: Sono io che ringrazio Lei ed il suo pubblico; sono onorato e lusingato allo stesso istante.  Se posso dire ed i microfoni sono spenti… spero in qualche donazione: il biglietto di ritorno e tutto il resto mi ha svenato; il dramma mio è che razzolo davvero male, economicamente parlando.
(NDR: Nell’ambientazione televisiva ormai semibuia si intravedono i due uomini in un accenno di abbraccio; i fari ormai spenti lasciano percepire solo un rumore di passi che si allontanano)

 

Louisville, KY. (La città de: “il più grande”, Muhammad Ali)
29 Feb. 2018

 

Nota del redattore: E’ stata omessa la domanda (quasi retorica) riguardo nuovi ed eventuali progetti dell’autore; è stato fatto questo per la ragione di proporre a Voi lettori un dialogo scorrevole e puntualizzante negli aspetti non sempre così leggeri da doversi considerare. Speriamo di aver fatto cosa gradita e, per completezza di informazione, ricordiamo che l’autore ha dichiarato di aver finito una fiaba per bambini ma da leggersi a cura degli adulti solamente per loro favore: sorprendentemente egli ha chiarito che la stessa, è una formale significativa copia del saggio “Mashallah (XXI century schizoyd man)” per bambini. Stupefacente!
Una nuova opera inoltre è in fase avanzata di scrittura e riguarda le migrazioni dei Popoli e precisamente nell’aspetto dell’esodo verso l’Europa, la cosiddetta immigrazione. Il titolo è: “MI GRA RE”; in fase di stampa su metallo/plastica una raccolta di pensieri (anti-poesia) intitolata: “3STRPOL[A]ZIONi”.


On the sidelines of the unusual and exceptional event held in the United States and of which the partial and significant transcription will follow, the brief notes that the interviewee (the undersigned) and the delegation of the intellectuals (virtual) have clearly expressed, are as important as effective for the understanding of the interview itself or, better to clarify, of the event, given the exclusivity of this abnormal rather than anomalous form.Fakke Propaganda
Based on a perspective commonly called “fake” (in Italian “false”) the expressive modality is certainly altered but, in this case, the awareness of articulating the significant context of real and verified conditions, the lie becomes a means, instrument and expedient in the same time; to identify with

the mystifying plot represents for this case a technique of identification: antidote able to exhume a reality compromised by the powers that hold it hostage, vital pride that rejects the paralyzed intellectual world and its unconscious followers, its ignorant actors that populate “social media”. It matters little if a certain theatricality as waste of energy for this text was intended to recognize, it does not matter if the fiction delivers a vulgar accent: the words that follow will have to counter with the same coin that was given to you.

Enjoy the reading.

 

Note for readers:
ACHR (Edward R. RTW. Murow, Anchorman)

LdN (Lucaa del Negro, Author)
EN (Editor’s note)

 

ACHR: The text that you propose appears at first glance as founded on a precise aspect of Islamic Religion, especially that which incites proselytism as a duty of the Muslim: if so, how to accept this assumption, this rather marked end to undertake a peer dialogue with “the rest of the secularized world”? Considering also the absolute, indispensable and inseparable Faith that the Islamic person carries in himself, how to reconcile a reasoning with those who questioned and has partially solved the moral, ethical and theological question from centuries without understanding and even -at an extreme reasoning- rejecting the divine existence?
LdN: Mine are only considerations, I want to clarify; it is a demanding necessity to restore a civil dialogue between “the People” that is measured in new and renewed global densities demographic, read the epochal shift of the masses. This type of social question today is subdued and denatured even by the humanitarian logic of bankruptcy, as it provides for an association today torn apart by the metastasis of the underworld that somehow compensates for the almost failed State. Moreover, the so-called indispensable dialogue is drowsed by the “Society of the spectacle” well delineated by the French thinker Debord; it means that the “civil dialogue” that I prospect and sometimes invoke, is, as a direct result of the witty intuitions of Debord, vaccinated against every image even bloody and inhuman that is proposed daily, where in addition, a child torn by bombs that do we consciously support in construction through indifference of a 7-year-old “migrant body” swollen with water and salt on the beach and rotting, affects our soul for… one day? Two?
Even the precious media contributions such as the cool feature films -I think now to the film “I, Daniel Blake” by K. Loach, for example- are without effect, when we have a certain chance to change; this is certainly not a fault that I take: it is -I repeat myself- a personal conscience that I personally intend to resolve with my observations, with my “requests”.
Religion, the Islamic one, as it is generally an orthopraxis, preserves and proposes an indication of thought and, a series of actions to be undertaken in a social and community perspective, without a “fault in origin”, to simplify.
To analyze well what I wrote in “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” there is never an exhortation for choosing to faithfully profess a Creed; the title is exemplary: we live a period in which schizophrenic activity is our daily bread, that is, we are ready to deny what we have signed and we are prepared to deny the new choice to resume it shortly thereafter, even considerably by sweetening the Christian values of forgiveness and, not by chance I say Christians.
The retraction has become one of our skills that is practically indispensable for achieving an end, in a global movement that runs and chases the capital. We are -to quote a perfect slogan- ready to want something!
The conclusion of the essay is clear: Man does not need Religion because he is himself  Religion. This passage is fundamental: it reproposes Humanism in an abstract key, as if to disperse “a seed”, “a body”, in favor of a rebirth and before introducing a human reason, as if to claim a pure human race (without fault) and only one. Our misery in front of nature, later, will call us to a high question: only then will atheism be a memory to be faced with judgment and the construction of God as “thought of thought” (nóesis noéseos) can be recomposed. Islam, from this point of view, is a winner: by going beyond Western metaphysics and renewing the Abrahamic faiths in particular, by piercing all this, it offers a substance that in the paradox of the limiting support of its faithful persecuted by the search for a dashed humanism in the modern age they do not desist, disposing themselves to the intercepting invocations of the call to death.

ACHR: So, if I can interpret your words, you do not claim the “pantheistic elements” and indeed, identify a juxtaposition of thought with Giordano Bruno and Spinoza or Hegel -if you allow me and again- to bring everything back to the One God, to Allah, where Man is anyway submissive. Yet I read Marx in your text…
LdN: The insistent concern of reconstructing a personality-God is the great mistake of the Western thought, solved simply in the fundamentals by the declericalization of Muslim communities that recognize without agreement the iconoclasm of Islam.
In any case, even in the most harsh one, precisely what Marxism saw as a positive ideology, a science in favor of free human beings, the conflict would permeate through the dilution of time through its request, which is consistent with a life, our earthly life; the peaks of Western philosophy and its civilization as adjoining valleys, remain absolutely distinguishable and majestic, but must represent a landing place, a visual point and today justifiably privileged that allows to see a mountain range that exists, stable and powerful. It is not necessary to discuss the Word of Allah -we could well say- but to represent it in our time, to verify its scope and, above all, to recognize it in daily life and without compromising any compromises, conveniences or strategies of any kind. (The space for self-criticism will be considered as human imperfection almost infinite and would also include socialism and communist ideology, which has unfortunately failed and not because its ideological foundations).
If I had to say that “I believe in God” I would not hesitate to do so, committing myself to demonstrate not the existence of God Himself, but working to represent the divine thought for what I may want to do and with this exact sequence: might, want and do. Today and as long as I live. 
Concretely, the civil society -forgive me if I remember my debut- is in front of a challenge that we could not avoid, unlike what has been done until now, because of the radical change in the “grammar of war”. Wars, first as a forced container are now and will be permanent and, the outflow of populations is unstoppable; they are facts that expropriate any attempt at politics “on generiis”, also economic. And then there’s internet…

ACHR: I see… the Internet; back “down to Earth” (EN: Anchorman smiles and, it seems to breathe in the studio “fresh air”, or, less dramatic air…)
LdN: Certainly and willingly.
“Feet on the ground; down to Earth” is an expression that I like when it is extrapolated from my thoughts: it denotes a conscientious grip and a strengthening of the responsibility that each of us should never abandon and indeed, the voluntary abandonment of it, for my thought, it is a symptom of a pathology to be treated. The reasoning, the pragmatism, especially framed in the responsibility of government, should be dogma, where an ineffective treatment should be considered for the sick as the possibility of being accompanied towards oblivion, the inexorable end. Even from these slightly risky words, it is clear that the Religion -if we take it for an example and better abstract or as a jurisdictional segment- has precise words and, in this case, the Islamic one has no misunderstanding: forgiveness yes but no pity fine to it in a circle -allow me- vicious.
Ok, now let’s talk about Internet.

ACHR: (EN: Short silence in the hall, it is possible that the introduction in the subject of the term “jurisdiction” in connection with religion, fomented some “suspicion of veiled theocratic proposal”, to exemplify the attitude held by the guests and the interviewer in the juncture…) Excuse me if I mind local and, if I return a moment back… So you -in a very personal expositive view- forces me in some way to ask the question that customarily and disregarded by me, is done in general to a presentation in “grand style” of a work that bears the word of God and Allah in this case on the front page, so: let me, are you a practicing Muslim?
LdN: I do not want to escape this question even if I am forced to ask permission for a very brief gloss: personally I must suggest that this question presupposes a liturgical license interconnected by both and, of course, only after mutual consent, you must be able to understand that the only possible answer is the testimony of Faith, in Arabic Alhamdulillah!
In my doubts, I alone have profited from this license, I consider almost superfluous and certainly sterile and not very significant my answer to you, as the request for an answer and for which the question can be satisfied and better can curb the other limited knowledge in the merit, inevitably puts the questioner and no longer the interlocutor towards a particular constraint.
If the decipherable (for the theme proposed here) request for interrogation has a link with the desire to know if an act is attributable to Islam or if a person is Muslim, the dialogue would end with the assertion of testimony of the Faith but certainly, also with the erection of a wall between the people deployed, or the consent to continue the dialogue by staying in their respective trenches.Therefore, for this reasoning attempt, the answer will not be the seal, the emblem and etiquette of custom, but it will be a smile to be received or, on the contrary, an attention to be activated to keep up the defense of both. For accuracy speaking and for what I have just said before: I will not recollect the existence of God through a sentence but, I am going to show that actions and thoughts lead to the King of Kings and, every being on Earth is healthy, he has the faculty of being able to do it, that is to say that each of us is “submissive” or, to put it another way, is Muslim.
Having said that, then, with respect I ask you: Are you not?

ACHR: I must frankly say that I “almost” convinced, in the sense that you, honestly, bring back and give back everything to the Supreme Being, so badly to say but, its motion is clearer if the vision is for a “Universalism”, a philosophical thought so high but always connoted by a secularism typical of modern Western thought.
Am I wrong?
LdN: No, there are no errors except those irreducible and unsolvable tied with our human imperfect condition; what in some way I context and that in truth is not contestation but proposition -in fact we are here as you see for a specific purpose- is that now, when we are speaking, the (momentary) arrest and the repositioning of the reason of the ‘West, is the only requirement as a possible way for the purpose of being able to start a joint dialogue with the thinking of the East and Islamic in particular, thought that has suffered an unprecedented arrest.
I assert this with determination and coherence, noting the evident failure of the Western Societies, which are in trouble and above all in the self-reconsideration of their dominant hegemonic powers. Today and never as then, history does not give us back anything: we are in front of a paradoxically unexplored world that even indicates an artificial intelligence. What are our bulwarks? Where do we relegate them: to the network? In the philosophy that we do not appreciate, in the religions that we demonize, in the ideologies that we ridicule and confuse artfully?
The present is our future, someone has said: introspection will not be bad and just for to start.

ACHR: I feel displaced: religious but in the “Islamic Truth”; social and civil, but in socialist ideology… “Arrest of Western thought”? Is this what you are trying to propagandize?
LdN: Please slowly…; Would you like me to explain my whole essay here? Do you have a few days of time to broadcast? (EN: A buzz from the audience and from the first rows is present, some smiles are visible and a hint of applause starts from the most decentralized places. And the interviewer and the interviewee sip a glass of water and exchange a delicate smile…)
Let me explain: my analysis is profound and radical; when I say “stop” I immediately say “momentary”. The immense expressed but also expressive potential of the West is invaluable, as is the science that these Landes are able to produce and have produced. Indeed, and I do not say it as a concession, financial science is, in my opinion, an added capacity for civilian co-existence. But…
In these moments, the abdication of politics to the financial economy, is producing an anthropomorphic movement that causes social policies (EN: welfare state) to be taken up again by Organizations which are a rib of the “ecumenical hierarchy”, at least for as regards Europe and the Countries that have formed from it, the United States of America, Canada and Australia in the first place. This is an uncontrolled and devastating phenomenon in some ways and it becomes especially when it is the Pope himself who cites passages of socialist politics in every Land he visits.
I mean: it is not me who introduces “Religion” and “socialism”; as you see, very few and no one is analyzing these strange connubes, where Islam is forced into the subtle imposition that fails to avoid, to always have to respond to what we indicate with media as “terrorism”. And then there is always the internet!

ACHR: Internet: again with our feet on the ground. Once and for all.
Is there -according to You- a co responsibility, a “Spectre” behind this technology and precisely, is there a control of the minds through the “social”? What is the solution if we actually have a problem?
LdN: The Internet is not a problem or, if it is, we must keep it.
I’m saying that only the careful analysis and some policies can defuse the device that the network carries and is, -once and for all!- be known, atomic.
Every present and future human activity will be included in this technology, a medium that virtually cancels any space (even temporal) in relationships, which, up to before its establishment can not be controlled by any single power in the world thanks to the forced sharing of domain of the Earth’s atmosphere were somehow regulated by the nature and by the unpreparedness of the Man himself as representative of an authority: it is really stupid to face today any topic without taking into account the influence of this “presence” in every single aspect to be considered.
Inter-Net is all our present; it is a planetary permeation, apparently timeless, although the language has been assimilated perfectly and understood in every latitude. Ask the question unfair if, if this “information system” is not necessary but at least useful and not just a use for communicative and expressive evolution of the masses, it can not have an answer characterized by peremptory and attributable to the form “yes” or “no” and not even a judgment balanced by any particular social condition is guarantee for an answer that makes sense for this time.
Having said that, we must take “with the pliers” every single drift that has been submitted by the network and, once again it will be evident that only through the “filter” of which I first placed great relief -I refer to the human awareness of the Religion- we have a certain possibility of civil survival, each State will certainly have its own legislation on the subject, its own Constitution that will adapt the introduction and so on of these “new possibilities”. Take for example the crypt currency: for some time, not long to be precise, as technological evidence of universal key encrypted and coded in univocal computer algorithm, a sort of innovative currency called “crypto currency”, -emplifying with deliberate nonchalance the Bitcoin- suffers, risks dying immediately after being given birth, because today’s use in the quality of “scriptural money” is imposed on it by the market which remains a land of exchange. In a verse of Faith prepared by the dogma, everything is relatively simple: Islam as Religion and Last Revelation, application of the universal right to common life (social thought) has no uncertainties whatsoever and, spreading through the Sacred Sure of the Quran, it perfectly clarifies the subject. [“What you indulge in usury, so that it increases to the detriment of the goods of others, does not increase them at all with Allah. Instead, what you give in alms, longing for the face of Allah, here is what will double.”] Surah 30; Verse 39 as the first example.
Why this lapidary indication that does not offer space for alternatives?
The aspects related to the deviated and possibly devastating axiom of favor for a substitution or flanking of the crypto-currencies to the nature and characteristics of the currency understood and accepted globally as a measure of value, means of exchange and value fund, in the conceptual indifference between money and coin, from the ancient origin probably linked to our ancestors of ancient Rome and up to the days that see us protagonists, must be contrasted with every means available and even before dissolving the lace that these crypto-currencies insist on keeping with what in banking jargon is called “fundraising”.
There are striking reasons and a disconcerting reasonableness for which this statement appears as strong as violent and intransigent: the first and only that I want to indicate -for those who did not have enough faith- is that of impoverishment, of barbarity of precarious civil society gripped by ‘epochal confrontation with those crowded with under-proletarians and miserable who are moving towards them; unconnected and indifferent to the unsubstituted and irreplaceable work that makes up the dignity and freedom of the individual, either “1 or 1000000” the remuneration to be considered, the crypto-currencies as defined by their gurus (“… forget about finance, of the market, of the currencies as you have hitherto recognized …”) are a dangerous act of sabotage against precarious civil societies.It is not its volatile, fast, risky, reckless, evanescent, impalpable nature, and so on to be feared or underestimated for its own guarantee, it is not the risk and uncertainty to be considered a danger for the achievement of one’s purpose but, the very high probability of having to passively accept the affront of the desperate who will attack the walls that have somehow defended and protected us; the predisposed and designated organs and even the police ones, will not be able to do so (occasionally they will be protagonists of double-double activities) and, above all, there will be no sheltering places to define “safe”, especially when the savings will be put into circulation.
Is my position clear – if we were to represent for an instant- the indication of the Quranic Word in this exegetical attempt that I propose to you?

ACHR: A society that does not address -to say it as You say- itself and its own innate Religion (even in the open contestation of the “Western societies” that examines it) and in aid of its own theological contradictions, risks to make up for and implode?
LdN: I have no directions; let’s move away the possible misunderstanding.
I only ask to reread the texts and also the Sacred ones and read it again.
In this case, publicly read me.
What I fear as if it were the apocalypse and that incidentally is not and will never be that reach for my express and written words, is a modification of civil society towards the worsening of the very nature of which it is composed. A very valid financial strategist, as well as a very successful international manager of which I have the media honor of very small appreciation, Dr. Forchielli, has coined a term in this regard: “Mexicanization”. In particular, I wrote in my propaganda blog for the essay, two articles and maybe three if I also include the specific one about crypto-currencies; Mexicanization -without any offense or even implied to the Latin American sovereign State- is a movement, a summation of geopolitical and anthropological analysis. Even striking social policies such as those for strengthening the internal security of the Countries involved, but not with nazi-squadron notes, could even not only carry out the delicate task of balancing the classes, but even lead to an increase in productivity and therefore in the wealth of the Countries which would imply a correction to this effect.

ACHR: Social Policies and Religion: I still can not perceive this correlation that you do not give up by proposing, also as reasoning.
LdN: You see, today the request for Religion from the masses often unaware of the nature of the divine plan for this partisan investigation, it is enormous and abnormal, epochal! The lack of social policies finds a balance that has been explained scientifically: entropy.
The substitution of this essentiality of living, of this lack by the States, comes from the Religion: within 15 and perhaps at most 20 years on this side, the world population is destined to double, where the misery of the conditions will be the only evidence capable of showing itself with that ferocity that is itself existential nature.
Who better than any other represents the hand that soothes the wounds, the offer without counterpart of a service?
The destabilization is underway and, as I have already said, the affront from the Christian and Catholic world in particular is inadequate; the vocation of the priest himself is questioned: servants of God or social workers? Lawyers? Reception operators? Even here and forgive if I am pitiless or at least I think I can do it, Islam having no clergy is a winner, at least for the non-question of which in place in the person of the priest and his respective circle is placed and rightly should be.

ACHR: I’m a “devil’s lawyer” and for a moment, forgive me. (EN: Open smile on the part of the two actors on the stage…)
So, in this representation, would the Muslim be the winning one in society? Admitting and without hesitation on my side and for a moment, the Islamic Community (EN: Ummah) has received the “perfect Book”, how is possible that the societies in which Islam is present are in those conditions that we can all verify? Why is emigration and the pursuit of Western consumerism by the citizens in which Mohammed is the last Prophet, is it constant? And please, no victimism, no offense, I’m asking you to understand…
LdN: Well… You must have already deepened a chapter of my book, it seems… (EN: wide laugh and the audience and the two respective protagonists…)
Excellent question, in front of everything.
With the worry of not finding an answer that satisfies you and indicating you but only as a paradigm, if you allow me, I say without hesitation that there is a big problem. Banal statement this mine, I guess. In any case, it serves to express and publicly, it is useful to declare again that the undersigned and also as the author of this essay, I have no indications to indicate how they were main roads to go.
The (Holy) Book is there, the texts are there: go study.
How long will it take? What are the tests to be faced and why not consider this a test as well? Personally I think my book (EN: at the moment the Author is searching for a Publisher; you can find more info HERE) is an objective and qualifying proof: each of us has a solution; the time available will be the one that sees us alive. Even more trivial? Obvious? There is nothing taken for granted in dealing with a problem and it will not be there when the solution is not within reach; instead, the problem exists and is a gangrene when you do not want to deal with it, when the personal advantage sinks into every resistant soul.
A State that does not guarantee social equity, lends itself to dancing with the devil!
Is there an elected People? The Judgment being divine and Celestial is not given to take place on Earth; the presumption of being it is -in the act of recognizing it- a positive sign, a sign of victory but, at the same time, is a sign of responsibility, of demonstration to those who are still working, where good is never to forget and it is good to repeat that the Judgment it is in Heaven and perfectly secreted to those who live in human condition. Study and knowledge are gifts destined for the human intellect and only for the human intellect; the beasts follow only instinct.
The human condition and miserable condition belongs to every being on Earth; Religion is not God; He does not need anything, much less than Religion. Through this awareness and through the other small proposals that I have provided you, there is the space for self-criticism, for the restoration of a civil cohabitation that aspires not to a better world but to the new world that is presenting itself little to little and of which nothing or little more than nothing will be recognizable.
What will then be the historical process and better the precise historical moment to read and which our posterity will be able to read? What of these years, of those who saw the Prophets walk the winding roads or those in the middle? Who was right and what did he do to prove it? Who was not? Even though with bitterness aware of the conditioned arrest of Islamic thought too often screwed in plastic mnemonic recitations and especially in front of new challenges of post tribal coexistence, very irritated by the consumerist maneuvers of capitalism that have bound and cheated it, I have a reasonable hope and this is only Faith, because instinct produces on me only anger at the moment.
And this book.

ACHR: It is an answer that I want to be able to consider, let me say; I want to pretend to accept it, although I do not feel and at the moment I am satisfied. As you see, instead of representing the audience, I am answering my personally and, I think, you have reasonably hit the mark. Congratulations and thank you very much for your precious time Lucaa. Thank you!
(EN: The conductor stands up and leads a general applause, the spotlights are lowered)
LdN: I want to thank you and your audience; I am honored and flattered at the same time.
If I can say and the microphones are off… I hope in some donation: the return ticket and everything else has fainted me; my drama is that I’m scratching really bad, economically speaking.
(EN: In the TV-studio now half-dark we can see the two men in a hint of embrace, the lights now turned off only perceive a sound of steps that go away)

 

Louisville, KY. (The city of “the Greatest”, Muhammad Ali)
Feb. 29th, 2018

 

 

Editor’s note: The question (almost rhetoric) about new and possible projects of the author has been omitted; this has been done for the reason of proposing to you readers a fluent and punctual dialogue in the aspects that are not always so light as to be considered. We hope to have done something pleasant and, for completeness of information, we remember that the author said he had finished a fairy tale for children but to be read by adults only for their favor: surprisingly he made it clear that it is a formal one significant copy of the essay “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” for children. Amazing!
A new work is also at an advanced stage of writing and concerns the migration of the Peoples and precisely in the aspect of the exodus towards Europe, the so-called immigration. The title is: “MI GRA RE”; it is also in print on metal/plastic a collection of thoughts (anti-poetry) entitled: “3STRPOL[A]ZIONi”. (Extrapolations)

#MESSICANIZZAZIONE (Ultima attività)_parte 2di2 / #MESSICANIZZAZIONE (Last activity)_part 2of2

Il consenso popolare, leggi clamore levato dalla moltitudine commossa che esprime entusiasmo, ammirazione, augurio, esortazione ed in ultimo speranza, è fondato sulla propria sicurezza: giustizia, legalità, organizzazione e sviluppo come prospettiva di incremento del benessere, vengono sempre in soccorso e spesso in subordine a questo naturale ed umano primo istinto irrinunciabile.
Il presente articolo che segue e completa #messicanizzazione (cliccare QUI per accedervi) sterza con vigore verso il lato spirituale del grave problema, il quale è stato esposto nella parte precedente; considerato che per ottenere sicurezza l’essere umano ha unicamente due vie o prospettive da seguire per il corso della vita, cioè la ragione materiale e fisica e, quella di risoluzione per lo spirito, quest’ultima diviene una ma non esclusiva e condivisibile, in quanto il male deve esistere ed essere identificato perché il bene possa essere esaltato a valore di conquista. Il male, inoltre, serve a mantenere una chiara divisione da ciò che è terreno a quanto è paradisiaco, privilegio assoluto da conquistare.

Ebbene, sicurezza materiale e sicurezza spirituale, sono ed appaiono due vie distinte: in realtà lo sono e senza dubbio; la prima è assolutamente condivisibile in ogni angolo del Pianeta e da ogni elemento umano sano, la seconda intende di una scelta, una (in seguito) partecipazione anche esclusiva ed alle volte discriminante che la distingue. (Va da sé che l’elemento agnostico, positivista ed ateizzante, appartiene de facto al primo insieme, anzi: la sua costituzione è indice di rigetto e quindi lo separa nettamente dal gruppo secondo).
Oggi, nell’era della condivisione delle informazioni globale ed immediata, la sicurezza materiale è regolamentata nelle società da differenti legislazioni ed Ordinamenti, le quali Società, si riconoscono in una diffidenza mediata dall’interesse commerciale, sebbene l’intento è il medesimo; lo scarto e solo questo -anche umano- (non deve per questa analisi intendersi affronto od una accondiscesa idea alla disumanità, perché dall’origine della storia dell’umanità, è una sorta di selezione naturale devastante da considerarsi prima di ogni giudizio: questo è -infine- umana essenzialità al cospetto di Dio, il male da considerare per glorificare il bene, ultima e definitiva prova di Dio!) va non distrutto come un tempo, oppure diviso e soggiogato (culturalmente) come da una lectio magistralis di geo-politica abbiamo in seguito studiato ma, confinato.
Muri, carceri, ghetti: questi sono oggi gli unici e certi elementi della messicanizzazione, non ideologie oppure manifestazioni di demagogia ad opera di romantici proletari e dei loro sfruttatori coalizzati nei Governi monopolisti che credono di rappresentarli.

La messicanizzazione -espressione umana di ricerca di sicurezza materiale- una volta chiarite alcune delle sue particolarità, è quindi utile? La messicanizzazione, quindi, è irrinunciabile nonostante il ridimensionamento anche estremo e del mondo del lavoro e dell’etica e morale? Quale impatto consegna alla religiosità dell’individuo? Gli Stati devono combattere la messicanizzazione oppure adeguarsi?

Prima di tutto bisogna studiarla a fondo, non banalizzarla o renderla parte di qualche stereotipo diffusosi in ambienti di show business mediatico e radiotelevisivo in particolare attirati dalla cronaca; la messicanizzazione è un movimento moderno, modernissimo.
Non sono possibili conclusioni e prese di parte certe, al momento; stupido è indicarne ora e forse anche irresponsabile. La messicanizzazione dilagante e planetaria, probabilmente effetto di un capitalismo affetto da mercificazione esasperata, certamente prosciuga, esautora dalla legalità necessaria alcune attività umane e ne accresce altre, a cominciare da quelle -benemerite- che si estendono dall’interesse per la sicurezza dell’anima (le Onlus, ad esempio, a partire dalle Caritas) a quello -dato di fatto- della gestione materiale del problema.

Il ridimensionamento anche estremo del fallimento delle Aziende (e di conseguenza delle politiche sociali degli Stati in ricerca di soluzioni dalle stesse) le quali cercano sviluppo nelle piattaforme affette dal problema messicanizzazione è realtà, così come è e deve essere realtà il considerare la sicurezza dello spirito (la seconda via) nell’affido all’unica Fede che affronta deliberatamente questioni materiali e di coscienza sullo stesso piano e con precisione: l’Islam declericalizzato.
Questa affermazione non indica un atto di proselitismo: affidarsi, verbo riflessivo, è qui sinonimo per un affronto onesto alla lettura della necessità (di sicurezza) degli altri, di quella enorme religiosa massa che è in procinto di invadere i recinti che verranno costruiti; Cristiano o Mussulmano (l’invocazione al Dio Unico è la stessa!) è -per questa analisi- denominazione quasi irrilevante: l’unica certezza è che ognuno di noi non potrà esimersi dal fare la propria parte, piaccia questo fare oppure no, scelga di stare al di qua del muro oppure dall’altra parte.


L’appello per la diffusione di questo sito e del tema proposto non è nascosto, (UN “LIKE” E’ ADDIRITTURA TROPPO POCO): potrebbe divenire una necessità economica, anche vile per il suo mantenimento; un sentito ringraziamento all’autore e mai inconsapevole autore del neologismo in questione sarà sempre disponibile: grazie @Forchielli 

 

#messicanizzazione ( termine di ricerca per Twitter)
#mashallah_book (termine di ricerca per Twitter per seguire brevi sviluppi in tema da parte dell’autore del presente testo)

ESCLUSIVO! La video presentazione dello schema: https://twitter.com/MshAllh_theBook/status/941650769027174401


The popular consensus, clamor laws raised by the agitated crowd who expresses enthusiasm, admiration, wishes, exhortation and ultimately hope, is based on the own security: justice, lawfulness, organization and development as a prospect for increased wellbeing, are always in relief and often subordinate to this natural and human first indispensable instinct.
This article follows and completes the first one #messicanization (click HERE to access it) steadily vigorously towards to the spiritual side of this serious problem, which was discussed in the previous section; given that for human security there are only two ways or perspectives to follow for the course of life, that is, material and physical reason and the resolution for the spirit, the latter becomes one but not exclusive and shared because evil must exist and be identified so that good can be exalted to the value of conquest. Evil also serves to maintain a clear division of what is earthly to heavenly, an absolute privilege to conquer.

Well, material safety and spiritual security are and appear two distinct ways: in reality they are and without a doubt; the first is absolutely shared in every corner of the Planet and from every healthy human element, the second one is intended to be a choice, a (later) participation even exclusive and at times discriminating that distinguishes it. (It goes without saying that the agnostic, positivist and atheistic element belongs de facto to the first set; indeed, its constitution is a rejection basis and therefore separates it clearly from the second group).
Today, in the era of the sharing of global and immediate informations, material security is regulated in societies of different laws and ordinances, which the Society recognizes in a mistrust mediated by commercial interest, although the intent is the same; the scrap and only this -albeit human- (it is not necessary for this analysis to mean an affront or an ignorant idea of ​​inhumanity, because from the origin of the history of humanity, it is a sort of devastating natural selection to be considered before any judgment: this is -at the end- essential essence in the sight of God, the evil to be considered to glorify the good, the last and final proof of God!) is not destroyed as a time, or divided and subdued (culturally) as from a “lectio magistralis” of geo-politics we later studied but, confined.
Walls, prisons, ghettos: these are today the only and certain elements of messicanization, not ideologies or demonstrations of demagoguery by romantic proletarians and their coalition exploits in monopolistic governments who believe to represent them.

The messicanization -human expression of material security research- once you clarify some of its peculiarities, is it useful? Messicanization is therefore indispensable despite the extreme rejection of the world of work and ethics and moral? What impact does it give to the individual’s religiousness? Does the States have to fight messicanizzazione or adapt?

First of all, it is necessary to study it thoroughly, not trivialize it or make it part of some stereotype diffused in media and television show environments particularly attracted by the news; messicanization is a modern movement, modern one.
Certain conclusions and assumptions are not possible at this time; stupid is to point it now and perhaps irresponsible. The rampant and planetary messicanisation, probably the effect of a capitalism with exasperated merchandise, certainly dry, exempts from the legality necessary certain human activities and increases others, starting with those praiseworthy one which extend from the interest of the soul’s safety (non-profit organization, for example, starting with Caritas) to the fact of the material management of the problem.

The extreme extent of the failure of Companies (and as a consequence of the social policies of the States that seek solutions from them) seeking development in the platforms affected by the messicanization problem is reality, as is and must be a reality to consider the security of the spirit (the second way) I entrust myself to the one Faith who deliberately faces material matters and conscience on the same desk and with precision: Islam with no clergy.
This affirmation does not indicate an act of proselytizing: trusting, reflective verb, is here synonymous with an honest affront to the reading of the necessity (of security) of others, of that huge religious mass that is about to invade the enclosures that will be built; Christian or Muslim (the invocation to the One God is the same!) is -for this analysis- almost irrelevant denomination: the only certainty is that each of us can not escape from doing his part, like this or not, choose to stand on one side of the wall or on the other.


The call for the dissemination of this site and the proposed theme is not hidden, (“LIKE” IS EVEN NOT MUCH) indeed: it could become an economic necessity, even defective for its maintenance; a thank you to the author and never aware of the neologism in question, will always be available: thanks 
@Forchielli 

#messicanizzazione (search term for Twitter)
#mashallah_book (search term for Twitter to follow up on the subject’s short story by the author of this text)

Exclusive! The video presentation of the scheme (ITA_only): https://twitter.com/MshAllh_theBook/status/941650769027174401

 

#MESSICANIZZAZIONE come neologismo italiano per sintetizzare un processo storico-politico di frantumazione delle classi sociali senza precedenti. (Ciò che avete studiato, non ci appartiene!) / #MESSICANIZZAZIONE is an Italian neologism to synthesize a historical-political process of unprecedented social classes crushing . (What you have studied does not belong to us!)

Il saggio (in cerca di consenso, pubblicazione!) “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” riprende e senza esitazione, una eclettica e lucida quanto asettica esternazione usata con arguzia da un noto stratega manageriale del campo della finanza e riassunta dal medesimo nel termine nuovo di conio -alquanto sembra- “messicanizzazione”.
L’autore di questa uscita, Forchielli, si presume data l’onestà intellettuale che si evince dalle sue argomentazioni, non insinua od allude minimamente al Messico quale Stato sovrano e glorioso Paese latino una responsabilità diretta, oggettiva od addirittura una snaturata volontà di repressione ai danni delle classi sociali meno abbienti, no affatto! Egli -deduco dalle letture sui generiis e del tema specifico che circola con insistenza nei testi virtuali (#messicanizzazione è un termine di ricerca sempre più noto su “Twitter”)- adotta questo termine per evidenziare un processo transitorio che si è radicato con evidenza particolare proprio in quelle Lande, laddove “Messico” probabilmente è stata una scelta casuale, perché “Napoli, Italia”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brasile”; “Lagos, Nigeria” e tante altre zone del mondo e senza motivazioni politiche, sarebbero state comunque efficaci per evidenziare realtà di cui mi accingo a scrivere riportando l’analisi fredda nei termini che mi competono maggiormente, cioè quelli che lasciano la ricerca delle motivazioni, per altro sempre attuali da rivedere nei capitoli che la storia ci ha presentato, in favore di una possibile esplicazione del presente, il quale, si deve confrontare con una prospettiva di ragionamento atta a non alimentare appunto la disastrosa messicanizzazione.
Se da un lato le coreografiche presentazioni sono state già ottimamente presentate, vedi in Italia ed oltre da Saviano (“Gomorra”) oppure per il mercato globale da “Narcos”, rimanendo nel campo delle scienze mediatiche sempre così importanti oggi, dall’altro e cioè quello sociale e politico che la storia conserva nei volumi scolastici, la ripresa di motivazioni che possano spiegare questo fenomeno legato alla disparità sociale da combattere attraverso concetti marxisti, socialisti e così via, sembrano “passate”, “superate” o, irrealizzabili, perché sbagliati nei fondamenti praticati; la Cina comunista, ad esempio, il prossimo dominatore del Pianeta in ogni livello a noi dichiarato, sta percorrendo una fase politica che potremmo spiegarla in Occidente come “transitoria”, semplicismo gratuito dovuto alla nostra genetica prospettica visionaria. (Reazionaria, in seguito)

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” interroga in altro modo.
Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” definisce la messicanizzazione come diversificata e diversificante, banalmente in metamorfosi continua; dove lo Stato sociale è allo sbando sarà più celere, accentuata e, dove esiste, questo sarà certamente corroso. L’accusa generalista verso la finanza egemone è superata quanto lo è (fintanto che lo è) il richiamo al socialismo, laddove la finanza certamente favorisce (chiamata a correo) la messicanizzazione ma non in concorso di colpa; la finanza o “potere post-economico”, in somma, non può neppure essere indicata per sopperire alle politiche snaturate, alle vergogne dei politicanti corrotti e corruttibili: impossibile chiedergli questo.
La messicanizzazione è naturalmente “materiale umano”, un attività di risulta, la quale, per la legge dell’entropia, troverà rimedio in altra componente umanoide considerata oggi la politica come evanescenza (spettacolo) e quindi impareremo nuovamente a leggere di Religione.

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” tenta una spiegazione di questo fondante legame animato e lo fa attraverso temi e capitoli di cui oggi, a parte una nascosta intellighenzia di filosofi di cui non sentiremo parlare, nessuno vuole discorrere se non con sceme pubblicazioni, istantanee di cronaca e macchiette da avanspettacolo da proporre in seconda serata.
Il martirio; l’Islamofobia; il (poco) fascino discreto del capitalismo; il terrorismo islamico ed altri scottanti temi -considerando l’Islam ultima Religione in ordine di tempo rivelata e sviluppo della Fede abramitica definitivo (riprende l’Ebraismo ed il Cristianesimo senza annullarli) nonché Religione -l’Islam- che incorpora schemi finanziari ed economici ma non politici– sono disponibili alla lettura, al confronto ed alla critica. Ora e finché c’è tempo; utile.
(In subordine chiedo asilo, QUI :-O)

NOTA sull’immagine del titolo: scaricata gratuitamente (in attesa di verifica) da Google.com, di Angelo Lopez (@angelolopezart) GRAZIE!

-> MESSICANIZZAZIONE, PARTE 2 (QUI)


The essay (seeking consensus, publication!) “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” resumes and without hesitation, an eclectic and lucid aseptic externation used wisely by a well-known managerial strategist in the field of finance and summed up by the same in the new term of coinage- it seems to be- “messicanization“.
The author of this outcry, Forchielli, is, presumed he has an intellectual honesty on his own outlined by his arguments, does not insinuate or even allude to Mexico as a sovereign and glorious Latin Country a direct, objective, or even a distorted will to repression damages of less well-off social classes, not at all! He -from the genre readings and the specific theme that circulates with insistence in virtual texts (#messicanizzazione is an increasingly popular search Italian term on “Twitter”)- it uses this term to highlight a transient process that is rooted in particular, precisely in those countries where “Mexico” was probably a random choice because “Naples, Italy”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brazil”; “Lagos, Nigeria” and so many more areas of the world and without political motivations, would still be effective in highlighting the reality I’m here to write about by bringing aseptic analysis into the terms I am most competing with, that is, those that leave the search for motivations and more and more current ones to be reviewed in chapters that history has presented us, in favor of a possible explanation of the present, which must be compared with a perspective of reasoning not to cure the disastrous messicanization.
On the one hand, choreographic presentations have already been well presented, see in Italy by Saviano (“Gomorra“) or for the world market by “Narcos“, remaining in the field of media sciences always so important today, on the other social and political history that the history retains in the school volumes, the resumption of motivations that can explain this phenomenon linked to social inequality to be fought through Marxist, Socialist, and so on, seem to be “past”, “overcome” or unrealizable, because they are wrong in foundations in practice; Communist China, for example, the next ruler of the Planet at any level stated to us, is pursuing a political phase that we could explain to the West as “transient”, free simplicity thought due to our visionary genetic perspective. (Reactionary, subsequently)

“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” interrogates in another way.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” defines messicanization as a diversified and diversifying, banally in continuous metamorphosis; where the social state is on the drift, it will be faster, more accentuated, and where it exists, this will certainly be corroded. The generalist accusation towards hegemony finance is overcome as it is (as long as it is) the call to socialism, where finance certainly favors (called to correct) messicanization but not in blame; finance, in sum, “the post-economic power”, can not be indicated neither to overcome the distorted social policies, the shame of corrupt and corrupt politicians: it is impossible to ask for this.
Messicanization is naturally “human material”, a result of which, by the law of entropy, will find remedy in another humanoid component considered today politics as evanescence (show!) so we will learn again to read about Religion.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” tries an explanation of this foundational link and does it through themes and chapters which today, aside from a hidden intellectual intelligence of philosophers we will not hear about, no one wants to talk except with silly publications, chronicle snapshots and peripheral comedians to be presented.
Martyrdom; Islamophobia; the (less) discrete charm of capitalism; Islamic terrorism and other cruel themes -considering the ultimate Religion of Islam in the order of time revealed and, the development of the definitive Abramitic Faith (resuming Judaism and Christianity without undoing them) as well as Religion –Islam– incorporating financial and economic but non-political schemes– are available reading, confronting and criticizing. Now and as long as there is time; helpful. (In the alternative I ask asylum, HERE: -O)

La #messicanizzazione è realtà citata nel saggio che cerca pubblicazione! #mashallah_book chiede followers, re_tw pic.twitter.com/VhvhmiuIP7
— MāshāʾAllāh_the book (@MshAllh_theBook) 7 novembre 2017

Exclusive! The video presentation of the scheme (ITA_only): https://twitter.com/MshAllh_theBook/status/941650769027174401

NOTE on title image: downloaded for free (waiting for verification) on Google.com, by Angelo Lopez (@angelolopezart) THANK YOU!

-> MESSICANIZATION PART TWO, HERE.

L’Islam armato (la Polizia islamica)/Armed Islam (the Islamic Police) /

Quanto rappresento in questo articolo, è una somma di dati e, piuttosto incontrovertibili, mai negando per altro la discussione che non rifiuto mai, nonostante tutto, come si suol dire. E’ un esempio piuttosto specifico, ristretto e, certamente parziale per quanto riguarda l’analisi ma, è simbolico, uno sguardo che pur incentrato in una “piccola zona” e piuttosto “provinciale” (l’Italia) nella sua pur complessa, variegata e multietnica società civile, non ha mai davvero separato dalla sua identità una certa tradizione ed un certo attaccamento al territorio, laddove non ha mai separato del tutto quella cultura religiosa e totalmente cattolica che la contraddistingue, grazie anche agli splendori di Roma-Vaticano, città Stato incastonata nella Capitale dello Stato italiano, simbolo di quella che rimane la Comunità religiosa più grande del nostro Pianeta, il Cristianesimo appunto.
Il simbolico esempio italico proposto, è essenziale per molti versi e soprattutto perché oggi stiamo vivendo il processo di globalizzazione in una fase che si preannuncia critica per le scelte economiche che verranno fatte, epocale per le masse in movimento costante e mai prima d’ora così informatizzate e, consapevoli, facilmente controllabili potremmo anche dire indicando “i nuovi mass-media“.
Questi spostamenti di culture, tradizioni eccetera, Fedi religiose in primo e primissimo piano, sono e saranno al centro non di discussione per un inizio che abbiamo già visto ma, sono e vengono pilotati (in ogni versante!) per raggiungere scopi, posizioni, potere.
Se la enorme Comunità Cristiana (Israele intesa come simbolo dell’Ebraismo è per antonomasia, qualità, oggi, “potere”)  ha definizioni piuttosto consolidate e scontate, anche dal punto strategico della gestione e controllo delle risorse, l’Islam, la Comunità di mussulmani (Ummah) seguaci dell’ultima Religione Rivelata in ordine di tempo e che mai ha negato l’Ebraismo come origine ed il Cristianesimo come fondamentale base anche di sviluppo, risulta da molti punti di vista arretrato ed in balìa di un pensiero Occidentale ormai corrotto o destabilizzato nei suoi fondamentali, vedi la recente riapertura al fascismo, al nazismo alle politiche discriminatorie ed alla forte presenza dell’imperialismo delle super-Nazioni, tutte materie che sembravano sorpassate definitivamente nel segno della civiltà democratica.

Per questo, detto questo, il presente articolo è rivolto espressamente ai “non mussulmani”, a quelle persone che non hanno raggiunto ancora una certa consapevolezza, anche etica o “fondamentale”, passaggio scritto che contiene probabilmente una dose elucubrante ma ininfluente per un ragionamento “aperto”.
Potrebbe trattarsi di una proposta enfatica ed ideale, un indicazione che non si può ma soprattutto non si deve non tenere di conto e per l’Occidentale partigiano e, per il fratello islamico che si appresta a gioire ma anche soffrire al suo cospetto: difronte a noi sulla Terra e finanche siamo vivi, ci sono e possono essere altri esseri umani; talvolta ce ne dimentichiamo e dimentichiamo l’origine della loro vita…
celerino-casco-polizia-reparto-mobile
In Italia, sono circa 250.000 (militari esclusi) le forze cosiddette “dell’ordine”
, la Polizia come internazionalmente si suol dire.
Considerando la statistica come materia scientifica discutibile ma comunque asettica, basata sulla legge dei numeri e comunque non del tutto indifferente alle “sensibilità umane” quando tratta di attività strettamente connesse con la società, potremmo non avere troppi dubbi a conteggiare un 99% di questo numero come una cerchia di persone ligie al dovere e caratterizzate da un uniformità di pensiero politico sui generiis molto
vicino a quello del patriota, della persona attaccata ai valori nazionalisti del Paese che rappresenta, stereotipi o poco partecipativi ragionamenti inclusi. Nessuna critica insita in questa descrizione ed anzi, una constatazione che esalta in qualche maniera una caratteristica seppur parziale che determina e dovrebbe determinare la funzione di questa categoria di persone, utili senz’altro nella composizione di una società che definiremmo civile; “ordinaria amministrazione”.
(99 per cento non è 100 per cento; rimane quindi “uno”, uno per cento).
La statistica, quella seria, prevede anche questo e, certamente non lo nasconde e nemmeno nell’approssimazione. Uno per cento, significa in questa analisi, circa 2500 (duemilacinquecento) persone le quali, senza ricercarne a forza una carenza, una debolezza, una indisposta e maldestra negatività o peggio una corruzione o malvivenza celata, possono ipoteticamente avere e detenere una predisposizione, un sentimento religioso spiccato, un differente approccio alle “questioni morali” regolate -per il loro e presunto pensiero- dalla Fede in Dio, Allah, in questa azzardata ipotesi. L’azzardo, considerando l’Islam come la seconda Religione planetaria per numero di fedeli sparsi in ogni Landa terrestre, (circa 1 miliardo ed 800 mila persone, secondo gli ultimi studi statistici) non è tale se teniamo conto delle cifre.
Ma… da questi “2500 poliziotti” per uno scrupolo eccessivo ma probabilmente utile, togliamo una metà, facendo in modo di contare circa 1250 poliziotti mussulmani e, italiani, certamente cittadini italiani.
Un piccolo battaglione, è indubbia questa militare rappresentazione.
Milleduecentocinquanta islamici armati dallo Stato, i quali, nella consueta pratica islamica, nella liturgia per definire ancora meglio questa pratica, non necessitano di praticare nel luogo sacro la loro Fede e non necessitano di una gerarchia clericale per essere “rappresentati e presenti”, come il Sacro e Divino Corano semplicemente (nella semplicità vincente) prevede e prescrive.
Oggi, ora e proprio ora, senza dover ragionare delle nuove pratiche di richiesta di cittadinanza che consentiranno come deve essere ed è, di acquisire diritti a fronte di doveri da sottoscrivere ed in parte già sottoscritti, senza argomentare delle future Leggi che dovranno regolamentare molti “nuovi cittadini” europei già ora in attesa perché infanti (Italia per questo esempio) qui nati e scolari qui studenti, ci sono oltre mille poliziotti islamici, soldati fedeli -in grazia di Dio!- ad Allah.

In lingua araba c’è un esclamazione appropriata: Alhamdulillah!


What I represent in this article, it is a sum of data and, quite incontrovertible data; I never deny the discussion of the arguments: I never refuse to talk about. It is a rather specific, narrow, and certainly partial analysis, but it is symbolic, a look that focuses on a “small area” and rather “provincial” (Italy) area in its rather complex, varied and multiethnic civil society, it has never really separated from its identity: a certain tradition and a certain attachment to the territory, where it has never separated completely that religious and totally Catholic culture that distinguishes it, thanks to the splendor of Rome-Vatican City, State embedded in the capital of the Italian State, a symbol of the largest religious Community in our Planet, namely Christianity.
The symbolic proposed Italic example, is essential in many ways and above all because today we are experiencing the globalization process at a critical stage for the economic choices to be made, epochal for the masses in constant movement and never before so computerized (and aware!) easily controllable we could say by pointing out “new mass media”.
These movements of cultures, traditions and so on, Religious Faiths in the first and very first plan, are and will be not at the center of discussion like we have seen but, they are, and are being right now, piloted (on every side!) to attain goals, positions, power.
If the enormous Christian Community (Israel as a symbol of Judaism is by far, quality, today, “power”) has far more consolidated and descriptive definitions, also from the strategic point of resource management and control, Islam, Muslims (Ummah) like followers of the Last Religion Revealed in time that never denied Judaism as origin and Christianity as a fundamental basis for development, it is from many points of view backward and at the mercy of a corrupt Western thought or destabilized in its fundamentals, see the recent reopening of fascism, nazism to discriminatory policies and the strong presence of imperialism in the super-nations, all of which “themes” seemed to have surpassed definitively in the sign of democratic civilization.

For this reason, this article is expressly addressed to “non-Muslims”, those people who have not yet reached a certain level of consciousness, even ethical or “fundamental”, a written passage that probably contains a significant dose of elucubrations but not for this reason not open and useful to an “open” reasoning. This one, it could be an emphatic and ideal proposal, an indication that can not but must not be ignored, and for the Western partisan, and for the Islamic brothers who is about to rejoice but also suffer at his sight. On Earth, in front of us, there are and can be other human beings we sometimes forget to recognize: their life has always a source…

celerino-casco-polizia-reparto-mobileIn Italy, there are about 250,000 (military excluded) so-called “order forces”, the Police as we say internationally.
Considering statistics as a questionable, but aseptic scientific matter, based on the law of numbers, and in any case not entirely indifferent to “human sensibilities” when it comes to activities closely related to society, we might not have too many doubts to count a 99% of this number like a circle of people who are duty-bound and characterized by a uniformity of political thought on generiis, close to that of the patriot men, the persons attached to the nationalist values ​​of the Country that represents, stereotypes or little participatory reasoning included. No criticism is contained in this description, and indeed, a statement that exalts in some way a characteristic, albeit partial, which determines and should determine the function of this category of people, useful in the composition of a society we would define as civil; “ordinary administration”.
(99 per cent is not 100 per cent; it is therefore “one”, one per cent).
The statistic, that serious, also includes this and, of course, does not hide it or even approximate it. One percent, in this analysis, means about 2500 (two thousand five hundred) people who, without looking for a shortage, weakness, indecisive and maladjusted negativity, or worse hidden bribery or malevolence, can hypothetically have and hold a predisposition, a distinct religious sentiment, a different approach to the “moral questions” regulated -for their supposed thought- by the Faith in God, Allah, in this hypocritical hypothesis. These counts are not a risky one, considering Islam as the second planetary Religion for the number of faithful scattered in every Earthland (about one billion and eight hundred thousand, according to recent statistical studies) and this count is not so wrong, if we take into account the figures.
But… of these “2500 policemen” for an excessive but probably useful scruple, we take off half, counting about 1,250 Italian Muslim police officers certainly Italian citizens: a small battalion, this military representation is undeniably…
Thousand two hundred fifty Muslims armed by the State, who, in the traditional Islamic practice, in the liturgy to define this practice even better, do not need to practice their faith in the sacred place only and do not need a clerical hierarchy to be “represented and present” like Sacred and Divine Qur’an simply (in winning simplicity) foresees and prescribes.
Today, now and right now, without having to reason on new citizenship applications that will allow it to be and will be, to acquire rights in the face of obligations to be signed and partly already signed, without arguing for future Laws that will have to regulate many “New European citizens” already waiting because infants (Italy for this example) born here and pupils here students, there are over a thousand Islamic policemen, loyal soldiers -in the grace of God!- to Allah.

In Arabic Language, there is an appropriate exclamation: Alhamdulillah! 

 

Il (poco) discreto fascino del capitalismo / The (less) discrete charm of capitalism

La “civiltà meccanica” come fulcro, paradigma, archetipo di pensiero Occidentale che si stabilisce in un moto all’apparenza dei fatti inarrestabile e senza ostacoli, è in via di degenerazione materialista e consumista, considerate appunto (al momento) “finite le spinte marxiste” che ne tentarono un contrasto, certamente dapprima ideologico. Tutto ciò, questa “modernità” in somma, sta uccidendo lo spirito e la giustizia, in primo luogo quella divina.
Non solamente.
Il “dinamismo”, caratteristica determinante di questa imperante ideologia, ha reso l’impazienza una pseudo virtù, ha reso il riposo “perdita di tempo”, il silenzio, la contemplazione e la preghiera “tempi morti”. Questi valori apparentemente non negati, sono e rimangono custoditi nell’animo dell’Uomo, nel sentimento. Mai domo. La religiosità e prima della Religione, per tanto, è immanente nell’Uomo, tale che in esso tutti gli uomini sono uguali e comunicano.

Inevitabilmente, la globalizzata società (è una e sempre una la società nella ricerca dell’Assoluto) va’ incontro ad un autocritica: non può essere esente, in somma; nessuna società civile è immune da questa attività del tutto umana. Proprio da qui, anzi, qui, Cristianesimo ed Islam, nell’ordine cronistorico fioriscono. (A guardare bene ma solo per un attimo, sono la stessa Religione, includendo anche l’ebraismo; da Mosè, in somma). In realtà, la grande ed assoluta differenza è che il mussulmano non potrà mai convertirsi al Cristianesimo oppure all’Ebraismo, perché l’Islam già li “comprende”, li “definisce”; oggi, semplificando, le Comunità islamiche devono necessariamente svincolarsi proprio da quell’Occidente del capitale che le manovra; oggi come allora e nonostante per questo tempo c’è un problema aggiuntivo che riguarda le masse in movimento e fuori controllo, le masse che oggi compiono guerre alla pari degli eserciti.
“Il comunismo divino“, quell’unità indiscutibile della Umma di origine, potrebbe fallire come quello di Marx ha fallito difronte al capitalismo, non considerando le intercettazioni che l’Islam in qualità di Fede imbattibile verrebbe a dover sostenere; per tanto: quali saranno le conseguenze nell’evidenza islamica che “lo spazio per Dio” non sarà mai “una concessione”?
Il sincretismo generico, la “filosofia accettabile”, negli ambienti di politica e cultura internazionale, ripete che “la conoscenza reciproca” porta alla “mutua intesa”: che significa dal punto di vista mussulmano, capitalismo e democrazia über alles?


The “mechanical civilization”, fulcrum, paradigm, an archetype of Western thought that is established in a motion in the appearance of unstoppable and unimpeded facts, is in the process of materialist and consumerist degeneration, considered precisely (at the moment) “ended the Marxist pushes”, that tried a contrast, certainly at first ideological. All this, this “modernity” in sum, is killing the spirit and the justice, first of all, the divine one?
Not just that one.
The “dynamism”, the decisive feature of this dominant ideology, has made impatience a pseudo-virtue, made rest “loosing time”, silence, contemplation and prayer “dead times”. These values seemingly not denied, are and remain guarded in the soul of man, in feeling. Never bend. Religiousness and before of Religion is so immanent in Man, so that all men are equal in it and communicate.

Inevitably, a globalized society (one and only one is always a society in the search for the Absolute) is confronted with self-criticism: it can not be exempt, in sum; no civil society is immune to this all-human activity. Right from here, indeed, here, Christianity and Islam, in the chronological order flourish. (Just for a moment, these two are the same Religion, including Judaism; Moses, in sum). The great and absolute difference is that Muslim can never convert to Christianity or to Judaism, because Islam already “understands”, “defines” both the two; today, by simplifying, Islamic communities must necessarily be released from that West of the capital that maneuvered them; today as it is then and despite this time, there is an additional problem concerning the masses in motion and out of control, the masses that now make armed struggles like the armies.
“Divine Communism”, that unquestionable unity of the Ummah of origin, could fail as Marx‘s failure to capitalism, not considering the interceptions that Islam as unbeatable Faith would have to sustain; so, what are the consequences in Islamic evidence that “space for God” will never be a “concession”?
Generic syncretism, “acceptable philosophy” in the context of international politics and culture, repeats that “mutual knowledge” leads to “mutual understanding”; meaning from the Muslim point of view, what does it mean: capitalism and democracy über alles?

L’Islam alla porta / Islam at the door

Un tempo e, non molto tempo fa, in Europa come in ogni Landa conosciuta ed anche in tempo di pace, ogni villaggio che distava più di 100 km. dal proprio era considerato “mondo straniero” e nell’aria si respirava sempre e comunque “diffidenza” quando si era in qualche maniera “visitati” da quelli che erano sempre chiamati “forestieri” ma che  di fatto erano unicamente degli abitanti che vivevano 100 Km. più in la. Oggi, continuando a discorrere con fare romanzato, potremmo dire che quelle posizioni pregiudizievoli erano dettate da esperienze non sempre a lieto fine, dove i conflitti anche sanguinosi avevano ancora un ricordo molto e troppo fresco. Sgomberando il campo per un momento da sentimentalismi, coloriture artistiche e da concetti filosofici ed anche religiosi, ad onor di cronaca e soprattutto tenendo un baricentro fisso su dati e cifre che assecondino un fare scientifico, è quasi ovvio riconoscere che “la distanza dei 100 km.” è saltata, inesistente ed irrilevante, così come lo sono quei confini delimitati da nuovi e rinnovati fili spinati, praticamente meri palliativi. Sebbene questo “parametro” non è più quello di un tempo, i sentimenti delle persone no, non sono cambiati più di tanto: in maniera regolare -amministrativamente parlando- o no, le genti si piazzano -per così dire- in un luogo e, rimangono ferme per un certo periodo; soprattutto sono pronte a lasciarlo per uno più favorevole. Ogni percorso storico con le sue motivazioni eccetera eccetera ed ancora eccetera, è, rimane, un accadimento da rileggere certamente ma su di cui non fare affidamento per una “riproposta”, in quanto la storia non si ripete: se lo fa, è sempre un altra storia, dove l’unica certezza che non cambia, è quella diffidenza che spesso si fonde con il pregiudizio che non conosce patria.
Fermiamoci con le generalizzazioni: diamo uno sguardo sui motivi e sulle ragioni per cui oggi, nel mondo che abbiamo voluto con coraggio e soddisfazione voluto ottenere “globale”, siamo circondati da “forestieri”, laddove i forestieri siamo anche noi stessi, tenendo conto della storia che andrebbe sempre riletta a mo’ di cronaca. Rileggendo seriamente anche di brevi periodi appena trascorsi, non sarà difficile seguire questo tentato ragionamento laddove alcune certezze potrebbero sciogliersi come neve al sole e dove per esempio, “un italiano” abitante in Trieste, (dal 1954 italiana) deve constatare che se lì fosse davvero nato, il suo nonno non era affatto italiano ma sloveno oppure austriaco o forse tedesco, ungherese, chissà. Allo stesso modo, un cittadino pakistano, magari scorrendo qualche libro storico, noterebbe che suo nonno era esattamente indiano, un tunisino magari si ritrova sudanese, un marocchino molto probabilmente è il nipote sanguigno di un berbero e quindi algerino oppure…
Ciò che ci identifica, soppesando certamente anche i documenti e le giuste naturalizzazioni eccetera, probabilmente è la cultura, la nostra tradizione famigliare ma, se dobbiamo approfondire con estrema serietà e determinazione questo pensiero, non possiamo naturalmente escludere l’appartenenza religiosa, laddove le forme di ateismo ed agnosticismo -per questo ragionamento almeno- sono sullo stesso piano.
Un ottimo articolo apparso in Italia su “Repubblica” da qualche settimana, articolo firmato da Daniele Castellani Perelli, ci presenta una ricerca basata su studi dell’americana Pew Research Center, (questo il sito che specifica quanto questa Organizzazione sia indipendente ecc.: http://www.pewresearch.org/about/) in cui si evince che l’Italia, ad esempio, nei prossimi cinquant’anni, sarà ancora un Paese a maggioranza Cristiana; in Europa non ci sarà nessuna ‘invasione islamica’ e, secondo questi dati statistici, ci sarà un aumento di atei ed agnostici. Questi freddi dati ci consegnano una prospettiva atta a favorire un ragionamento ma, il dato che è quasi eclatante leggendo l’articolo, è che in generale crescerà il peso della religione nella società. 

muslimEU
Mussulmani nei Territori europei.  Tra i Paesi europei, Germania e Francia contengono il maggior numero di mussulmani.

L’Islam è sicuramente un attore principale di questa opera di crescita e lo è, perché è indubbio il suo carattere di “aggregatore sociale”; in verità, questo è uno dei lati (il “riscatto sociale”) ma, bisogna riconoscere che è quello più letto e perseguito nella ragione del dogma salvifico che compone questa Religione, sebbene viene appunto perseguito (sovente è dato di fatto, bisogna ammetterlo almeno per quanto riguarda la non-politica sociale riconoscibile in Europa) in malo modo. La tabella -per essere precisi- segna i mussulmani in Europa oggi come il 6% dell’intera Popolazione (44 milioni circa) ed ipotizza un 10,2% nel 2050; in USA/Canada 1%, (oggi circa 3,5 milioni) per arrivare nel 2050 ad oltre 10 milioni (2,4%). Senza mezzi termini, questa crescita, nella sua complessità ha una chiara matrice, una che una certa parte dicasi la maggioranza assoluta dell’Occidente non vuole in qualche modo accettare e, nell’attualizzazione di questo (sbagliato) fare addirittura ne ricerca una destabilizzazione trovando pseudo-ragioni nella Religione di Allah. L’unica e certa e comprovabile motivazione che oggi e come allora spinge le persone a migrare in massa anche disordinata, è una MOTIVAZIONE ECONOMICA. Punto. Le famiglie ed i giovani che seguono questa naturale forma di vita collettiva, nella disperazione economica, scappano e se non bastasse questa ragione, non si dovrebbe mai dimenticare l’aggravante di questi esodi, quelle atroci guerre che colpiscono i civili in massa, guerre che poi si realizzano e si innescano nell’architettura globale e finanziaria che ho definito or ora “sommo problema”. A conti fatti, l’unica soluzione rimane la convivenza, la cosiddetta “integrazione” ma, l’errore sarebbe come lo è, quello di dimenticare quella “diffidenza di origine”, di assecondare in somma i pregiudizi anche come forma di cautela instaurando un pericolosissimo assetto personale che escluda a priori un apertura basata sull’umanesimo, su una “fonte” -per così malamente dire- condivisibile nelle caratteristiche di specie, laddove ogni ufficiale trattato è un fallimento, “Carta dei Diritti dell’Uomo” compresa. (Nel Libro Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) la questione è trattata in particolare). Il principale sbaglio -per il versante Occidentale- è cercare l’esclusione dalla politica dell’Islam come Religione e quindi come principio; va da sé, che per il versante islamico, lo sbaglio parrebbe poter essere l’accettazione forzata di questa imposizione da dover considerare.
Uso (spero di non essere sgradevole utilizzando -pur cancellando ogni riferimento che intacchi la privacy– questa pubblicazione come pretesto) un post preso da un pubblico forum virtuale che appare online da parte di un grande giornale nazionale (Il Fatto Quotidiano.it) e dove c’è inscritta una critica onesta ed aperta verso l’Islam come movimento da usare in supporto o sostituzione (forse anche apporto) al sistema Occidentale. Certamente ci sono delle ragioni documentate da parte dell’autore del post ma, ritengo che queste siano dettate soprattutto da un certo sentimento (giustificabile!) che accorre quando -nostro malgrado- siamo purtroppo attenti su avvenimenti di cronaca nera, leggi terrorismo, dove le blande, sbiadite, poco ferme risposte che la Umma propone, in fine prestano il fianco a derive razziste, fasciste e di comodo elettorale di una certa brutta politica. Valutato il ragionamento critico, in quei termini, assolutamente condivisibile in generale, questo si rafforza quando una certa parte della Umma si adatta alla cautela non rispondendo o, maggiormente quando la risposta non è convincente, fare pericoloso questo perché non utilizza o non è in grado di farlo, l’esegesi coranica che ha ogni risposta per organizzare un dialogo con la cosiddetta “controparte”.
Leggiamo:

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Post n. 1 (domanda)

La mia risposta, (sotto inserita) richiede ed in special modo vuole riportare verso una lettura dei fatti, degli avvenimenti e soprattutto di quelli storici ma, solo per una lettura in cui si evinca che non ci sono “assoluzioni” di principio e di parte per quanto riguarda il pensiero umano, infatti, ognuno di noi ha “responsabilità” e pochissime certezze da portare e consegnare apertamente. In particolare, serve “una riscrittura” comune dei codici civili anche se non dovessero questi dover andare a riscrivere “una Costituzione”; è necessario fare “un passo indietro”, dicasi questo anche “arresto”. “Il fermo” non significa smettere di ragionare, in quanto questo atto vuole presumere un utile “assestamento”, una logica posizione da tenere riconoscendo che non è possibile prevedere ed indicare un percorso all’interlocutore, al “forestiero” di turno sulla base di quanto si è stabilito in precedenza autonomamente e discrezionalmente; questo modo maldestro ipotizzato non condurrebbe in un verso utile, non in uno che è già accaduto e che si suppone debba accadere nuovamente. Per concludere questo pensiero dai tratti astratti, Vi esorto per una “trasposizione” delle frasi appena espresse verso il concetto di “Rivoluzione”, azione prospettata dal gentile forumer: sono convinto che questa “romantica pratica”, sempre nobile, non sia considerata da parte della consistente Comunità islamica emigrata ed in movimento, in quanto una sistemazione pure precaria ed in assenza di diritti di queste persone, nel disagio sociale anche dilagante ed in alcuni casi virale, portatrice di malsana di reazioni anche violente, leggi analfabetismo di ritorno, leggi di aberrazioni di pensiero e di mancata riflessione teologica come concezione basilare, sarebbe (lo è!?) considerata come “forma di vita temporanea” aspettando il Paradiso, dove il discapito per queste miserie terrene, il degrado circostante ed i problemi destabilizzanti che pensavamo in Occidente superati, sarebbero da doversi condividere senza speranza di trovare un qualche supporto, piaccia questo o no.
La riflessione è urgente, aggiungo: la Umma è in una fase “critica”, assolutamente e politicamente inadeguata, racchiusa nel proprio passato; l’Occidente guarda ciò che ha fatto ma non trova la forza di una reazione che non sia quella che lo ha destabilizzato.

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Post n. 2 (risposta)

One time, not so long time ago, in Europe as in every Land known and even in peace time, every village which lay more than 100 miles away from another, was considered “alien world” and always, in any case, “distrust” was on the air when it was in some way “visited” by those who were always known as “foreigners” but which in fact were only the inhabitants who lived 100 miles away. Today, continuing to talk with making fictional, we could say that those damaging positions were dictated by experience was not always a happy ending, where also the bloody conflict had a lot and still too fresh memory avaiable for all. Clearing the field for a moment of sentimentality, artistic colorings and philosophical and even religious concepts, to tell the truth, taking a fixed center of gravity of the facts and figures furthering a doing science, it is almost obvious to recognize that “the distance of 100 miles”, today, is blown, non-existent and irrelevant, as are those boundaries delimited by new and renewed barbed wire, virtually mere palliatives. Although this “parameter” is no longer what it once was but, people’s feelings not, they have not changed too much: on a regular basis -legally- or not, the people are placed in one place and, they remain stationary for a certain period; above all, they are ready to leave for a more favorable. Every historical journey with his motives and so on, and even so, it remains an event to be reinterpreted certainly but of which do not rely on a “revived”, as history does not repeat itself: if it does, it is always an another story, where the only certainty that does not change, is the mistrust that often blends and the prejudice that has no homeland.
Let’s stop making generalizations: we take a look out the reasons and the reasons why in the world today that we wanted with brave and satisfaction to get “global,” we are surrounded by “foreigners”, where strangers are also ourselves, taking into account the history that should always be read back like a record. Re-reading seriously and just the passed periods, it will not be difficult to follow this tried reasoning where some certainties could melt like snow in the sun and where, for example, “an italian” resident in Trieste, (united in Italy from 1954) should be recognize that he, if there was indeed born, his grandfather was not italian but maybe slovenian or austrian or maybe german, hungarian, who knows. Similarly, a pakistani citizen, perhaps scrolling some historical book, would notice that his grandfather was exactly indian, a tunisian perhaps finds himself sudanese, a moroccan most likely blood grandson of a berber algerian or…
What identifies us, weighing certainly the documents and the right of naturalization, probably is the culture, our family tradition, but if we have to investigate with extreme seriousness and determination that thought, we can not of course exclude religious affiliation, whereas the forms atheism and agnosticism at least -for this reasoning- are on the same plane.
An excellent article published in Italy in the national newspaper “Republic“, article by Daniele Castellani Perelli, presents a research-based studies of the American Pew Research Center, (this is the site that specifies about this independent organization etc. http://www.pewresearch.org/about/) in which it appears that Italy, for example, over the next fifty years, will still be a Christian majority Country; in Europe there will be no ‘Islamic invasion’ and, according to these statistics, there will be an increase of atheists and agnostics. These cold data they deliver a prospect likely to encourage an argument but the data that is almost sensational reading the article, is that in general will increase the weight of religion in society. muslimEUIslam is definitely a major player in this growing work and it is, there is no doubt because his character of “social aggregator”; indeed, this is one of the sides, (the “social redemption”) but we must recognize that it is the most read and prosecuted in reason of the saving dogma that makes this religion, although it is rightly pursued (often it is given, at least regarding the non-recognized social policy in Europe) in the wrong way. The table -to be precise- marks Muslims in Europe today as 6% of the population (44 million) and assumed a 10.2% in 2050; in USA / Canada 1% (now 3.5 million) in 2050 to reach over 10 million (2.4%). In no uncertain terms, this growth in its complexity has a clear matrix, one that applies a certain absolute majority of the West does not want in any way to accept and, in discounting this (wrong) Western thought, makes it even a destabilization research finding pseudo-reasons inside the Religion of Allah. The only certain, verifiable and motivation that today (as then) drives people to migrate en masse too messy, is an ECONOMIC REASON. No way out. Families and young people in this serach of natural form of collective life, in economic despair, escape and to make matters worse this reason, we should never forget the aggravation of these exoduses: atrocious wars that target civilians en masse, wars then they make trigger global financial architecture which I called just now “supreme problem.” On balance, the only solution is to live together, the so-called “integration” but the error would be as it is, to forget that “distrust of origin”, the prejudices also indulge in short way, as a form of care by establishing a dangerous personal structure that excludes  the base of  humanism, opening “source” in the particular characteristics, with each official treaty, today is a failure, “Charter of Human rights” included. (In the Book Ma sha Allah (XXI century schyzoid man) the issue is dealt with in particular). The main mistake -for Western side- is trying to exclude from political Islam as a religion and therefore as a principle; it goes without saying too much, that for the Islamic side, the mistake would seem to be the forced acceptance of this imposition like a must to consider.
Using (I hope not to be unpleasant using -while deleting any reference that would affect the Privacy- this publication as an excuse) a post taken from a virtual public forum appearing online as part of a large national newspaper (Il Fatto Quotidiano.it/Dayly news -NEWS IN IT. ONLY-) and where there is inscribed an honest and open criticism towards Islam as a movement to be used in support or replacement (perhaps even contribution) to the Western system. Certainly there are reasons documented by the author of the post, but I think that these are dictated primarily by a certain feeling (justified!) who rushed when -we are so sorry- we are unfortunately aware of incidents of crime, terrorism laws, where mild, faded, slightly firm answers that the Umma proposes, in the end inevitably provide drifts racist, fascist and comfortable election of some ugly politics. Rated critical thinking in those terms, fully agree in general, this is strengthened when a certain part of the Umma fits caution, not responding or even more worst when the answer is not convincing, do dangerous because it does not use or can not to do so, the Koranic exegesis which has answer(s) to everything and everybody, starting a first start of internal reflection to argue.
Please, read “the question”: 

[NOTE: A -short!- GOOGLE TRANSL. FROM THE POST (see above the pict. n.1)]


Caution? From the time of Marx that we expects the collapse of capitalism. Capitalism, with all its problems of inequality that creates, however, makes us live well enough, with a minimum of well-being even in those Countries that were starving. You, with all this talk of theology, does not seem to want to adapt! You do not want to be assimilated! I can also understand it but, if you think you should present replace this system with that of medieval theocracies of any religion (Christian or Muslim it is indifferent) you are naive. Religions theorize dogmas and absolute faith; the modern world (Western) is based on doubt, research and then science. If so many diseases have almost disappeared and if we are distributing food to some 8 billion human beings, this is the result of science, intelligence of Man. The world and the innovations you can not stop or go back, also the Umma they will soon understand it.

My answer, reports and wants to return to the reading of the facts, the events and especially the historical ones, but only for a reading in which it is inferred that there are “no acquittals” principle and partial regarding the human thought, in fact , everyone has “responsibilities” and very few certainties to carry and deliver openly. In particular, it needs a “rewriting” of the common civil code even if these do not have to go to rewrite “a Constitution”; you need to “step back”, this is true and also we could call it “arrest.” “The stop” does not mean stop to reason, since it would become a useful “settling”, logical position to keep recognizing that it is not possible to predict and indicate a path to the interlocutor, the “stranger” on duty on the basis of what has been established earlier and this clumsy way does not lead to a useful, not one that has already happened and what is supposed to happen again. To conclude this thought from abstract traits, I urge for a “transposition” of the sentences just expressed towards the concept of “Revolution” proposed action by the kind forumer: I am convinced that this “practical romantic”, always noble, is not considered by the large Muslim community emigrated and moving, as an accommodation also precarious, and in the absence of rights in the social unrest also rampant and in some viral cases, the bearer of unhealthy even violent reactions, read illiteracy, laws of thought aberrations and lack of theological reflection as a basic concept, because it would be considered (it is!?) as a “form of temporary life,” waiting Paradise, where the expense for these earthly misery, the surrounding degradation and destabilizing problems that we thought in the West they exceeded, they would be having to share, hopeless to find some support, like this or not.
The reflection is urgent, I add: the Umma is in a “critical” phase, and politically absolutely inadequate, enclosed in its own past; the West looks at what he has done but can not find the strength of a reaction that is not the one that destabilized himself.


[NOTE: B -short!- GOOGLE TRANSL. FROM MY REPLY POST (see above the pict. n.2)]

Unfortunately you’re drawing conclusions dictated by the usual slope of Western history and thought (especially ideological) that sees the “real truth” in the acts which the West has practiced. (The question “hunger” is objectively irrelevant today). I do not “replace” anything, mind you! I do not theorize anything because the Islamic dogma is firmly fixed: if anything, I “actualize” it. I try to make aware that the dogma is here and it is salvific. Its application (for various reasons) is characterized by the Umma Islamic thought, thought that applied it is inadequate, yes, I agree in some way. This does not mean that the underclass “the suffering People” follows or should follow, however, “the Revolution” like you studied and this should make us think…