Chiedo venia; anzi no, chiedo asilo! / I apologize; no, no, ask for asylum!

Le recenti vicende seguite alla richiesta di indipendenza della Catalogna, producono, in aggiunta alla massa di notizie più o meno veritiere (le fake news sono costantemente tra noi lettori ed apatici ascoltatori, no?) una serie di movimenti diplomatici di cui e quasi paradossalmente, una vasta platea di persone perseguitate necessitano ma si vedono frequentemente respingere nel principio. Ciò che la Politica ma, meglio dire una generalizzata e distaccata classe di politici internazionali non riesce a comprendere, è il concetto nella sua ratio di origine, il quale contraddistingue e specifica quanto è il sostentamento e linfa vitale per ogni perseguitato: cioè il suo asilo, la sua protezione e difesa ad oltranza.
Sembra che il numero da intendersi come cifra contenitore delle “richieste”, sia il deterrente principale anche per un affronto della questione in termini addirittura umanisti, laddove le Fedi religiose ed in special modo quelle abramitiche come ispirazione, offrono attraverso le loro organizzazioni senza profitto, una specie di pezza ma poco di appoggio e certamente al di fuori da ogni logica politica od Istituizionale.

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INFOGRAFICA Rapporto annuale Global Trends UNHCR

I presenti testi che riempiono questo blog personale atto alla ricerca di un certo spazio editoriale sovvenzionato, nella difficoltà momentanea di non avere un supporto misurato, certamente economico, sono in balìa non di un oblio ma, di un potere per nulla occulto che ostacola, chiude, nasconde e paralizza ogni tentativo di diffusione.
La natura islamica (nel principio) è derisa, sottovalutata, incompresa e limitata non da una violenza verbale di cui dovrei spiegare ma, dalle non motivazioni che seguono ogni affermazione e pubblicazione denigrando, svilendo e banalizzando le argomentazioni anche siano come sono sovente di natura positivistica e con un seguito.
E’ una assurdo-pseudologico che descrive questi atti e di cui il saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” è in qualche modo vittima; un accentramento di poteri illustri definibili come intellettualoidi i quali attanagliano ogni spiegazione o presunta tale offerta da codesto testo.
Non c’è una ragione precisa (sic!) per questa perseveranza destabilizzatrice ma, esiste una sfera geopolitica, ideologica e trasversale, la quale vuole relegare l’Islam (non la Umma, la Comunità di fedeli…) come “testo autorevole datato” assolutamente incompatibile con le strategie geopolitiche transnazionali ed Occidentali in forte espansione in ogni Landa conosciuta e grazie alla “mercificazione”, al consumismo di deriva di cui si compone.

Per tanto il sottoscritto, chiede asilo e, lo fa’ apertamente ed ufficialmente ai Paesi scevri da gioghi di potere prettamente ideologizzati dalle spinte ateiste e connessi con il lucro come ideale massimo, laddove la teocrazia rimane, comunque, un invenzione umana e quindi non accettata come unico aspetto da proporre in discussione.

In Fede,
L.d.N.


The recent events following the request for Catalonia’s independence produce, in addition to the mass of news more or less truthful (fake news are constantly among us readers and apathetic listeners, no?) a series of diplomatic movements of which and almost paradoxically, a large crowd of persecuted people need but they often see themselves being rejected in the beginning. What Politics but, better to say, a generalized and detached class of international politicians fails to understand, is the concept in its ratio of origin, which distinguishes and specifies what is the livelihood and lifeblood for every persecuted person: his or her asylum , his protection and defense to the extreme.
It seems that the number to be understood as the enclosure of “requests”, is the main deterrent also for a confrontation of the issue even in humanistic terms, where the Religious Faiths and especially those abramite as an inspiration, offer through their unprofitable organizations, a kind of piece but little support and certainly out of any political or institutional logic.

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INFOGRAPHIC Annual Report UNHCR Global Trends: “Where are the refugees?”

The present texts that fill this personal blog in search of a subsidized editorial space, in the momentary difficulty of not having a measured, certainly economical support, are at the mercy of not forgetting but of a hidden, obstructing power that closes, hides and paralyzes every attempt to spread. Islamic nature (in the principle) is deranged, underestimated, unmanaged and limited not by verbal violence I should explain but, by the non-motivations following every affirmation and publication denigrating, waving and trivializing the arguments are also as they are, often of positivist nature and with followers.
It is an absurd-pseudo logic who describes these acts and whose essay “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” is somehow a victim; a centralization of definable powers that can be defined as intellectuals who perceive every explanation or supposed that offer from this text.
There is no precise reason (sic!) for this destabilizing perseverance but there is a geopolitical, ideological and transversal sphere that wants to relegate Islam (not the Ummah, the community of faithful…) as “authoritative text but dated” absolutely incompatible with the rapidly expanding Transnational and Western geopolitical strategies in every known Land and thanks to the “mercification”, the drift consumerism of which they are composed.

So, me undersigned, asks asylum, and makes it openly and officially to the Countries that are free from bonds of purely ideological power driven by atheistic thrusts connected with the profit as the maximum ideal, whereas theocracy remains a human invention and hence unacceptable as the only aspect to be discussed.

Sincerely yours (Faithfully)
L.d.N.

 

Signore e signori… “Il terrorismo islamico!” (Applausi e fischi) / Ladies and gentleman… “the Islamic terrorism!” (Applause and whistles)

Non si dovrebbe scherzare troppo, questo è assolutamente vero: il dolore che purtroppo molte persone hanno dovuto ed ancora portano in sé, difronte anche a titoli come questo in calce, è sempre troppo, specie se esiste in qualche maniera una matrice, una riconducibilità accertata verso un gruppo di fanatici, disperati, pazzi, soggiogati o come li volete chiamare, senza nessuna limitazione di giudizio possa volere ora chiedere. Sebbene un inizio di ragionamento lo ho posto in alcuni articoli che trattano la cosiddetta “radicalizzazione religiosa estremista”, (clik QUI, per esempio) e niente affatto per “comprendere” inteso come “accettazione” ma solo per “sconnettere” presunte ed effettive corresponsabilità ideologiche e/o teocratiche in quelle maledette azioni, ora vorrei sottolineare un aspetto mediatico, la particolarità prettamente Occidentale e vincente di diffondere le notizie su larga scala: di più, le tecniche di risulta che si vanno a ricercare per effettivamente combattere il problema. Sì, l’azione repressiva che si rende necessaria in ogni Comunità che si è data una Costituzione -perdonate questa esemplificazione di comodo- è alle strette dipendenze dei media e, questo è un rilievo da non sottovalutare, se per un altro esempio consideriamo l’opera debordiana, quella “Società dello spettacolo“, mai così “profetica” potremmo col senno di poi oggi dire. Posto che parte del problema sono certamente soggetti-persone invocanti Dio-Allah (stupido è nasconderlo o farlo passare come inezia od insignificante elemento probatorio) la reazione poliziesca ed investigativa dopo le consuete analisi e gli interventi eccetera, affida lo studio per la prevenzione (importante novità assoluta) nell’esclusiva cerchia che non comprende chi di fatto è stato usato, discriminato ed offeso da quelle azioni e cioè il “99,9%” dei mussulmani, fino a prova contraria.
L’Occidental visione“, i media che ne interpretano onestamente e non sempre onestamente il pensiero (comunque sempre capitalista/consumista) e, l’intellighenzia pressoché totale, rimane in affanno generale; teme di mettersi in discussione per ragioni quasi sempre di natura economica, generalizzando e focalizzando gli avvenimenti su stereotipi di cronaca nera del passato. La confusione è altissima: ci sono “macchiette” islamiche ogni giorno in TV, studiosi della psiche e pure islamici portati “sotto i riflettori” quasi a forza i quali ingenuamente cercano una difesa nella teocratica visione cattolica (pace ed amore) e, questo è un pericoloso fare. Due esempi (immagini a seguito) davvero di rilievo:
1. La presidenza del Consiglio italiano che promuove ed inaugura un studio sullo Jihad dove non c’è una, dicasi una, persona islamica;
2. Una discussione promossa dal “Centro Studi Internazionali” sempre incentrata sullo Jihad “estremista” (quanti ce ne saranno, secondo questi sapienti?) dove i relatori sono: un Onorevole situato alla NATO, un Comandante dei Carabinieri e la Presidente de “European Foundation for Democracy“. Stimatissime ed illustrissime personalità, non lo posso e voglio negare…

Cattura_3
https://cesi-italia.org/index.php?page=eventi&id=392
Cattura2
https://goo.gl/nJVTFa

Note for English language-readers: the two documents presented (above) are the official web pages where the “study programs” on the topic “extremist Jihad and terrorism” are exposed. These are programs coordinated by the Italian State Government but which include the Countries of European Community.

We should not be joking too much, this is absolutely true: the pain that unfortunately many people have had and still carry in them, also reading main titles like this one in topic, is always too much, especially if there is some sort of matrix, a re-feasibility for a group of fanatics, desperate, crazy , subjugated or as you want to call them, without any limitation of judgment you may want to ask me now. Although a beginning of reasoning I have put it in some articles dealing with the so-called “extremist religious radicalization” (clik HERE, for example) and nothing to “comprehend/understood” as “acceptance” but only to “distinguish, to separate” if there is actually a Ideological and/or theocratic co-responsibility in those damn actions, now I would like to emphasize a media aspect, the peculiar and winner Western feature of spreading the news on a large scale: moreover, the techniques of finding that go to seek to actually fight the problem. Yes, the repressive action that is needed in every Community that has been given itself a Constitution -sorry for this exemplification- is to the close dependencies of the media and, this is a relief not to be underestimated, if for another example we consider the ‘ Debord work, that “Society of the Spectacle“, never so “prophetic” we might be able to say today. Since part of the problem are certainly subjects-people invoking God-Allah (stupid is hiding it or making him pass as trifle or insignificant evidence) the police and investigative reaction after the usual analysis and interventions etcetera, entrusts the study for prevention (important and absolute novelty in EU) in the exclusive circle that does not understand who has in fact been used, discriminated and offended by those actions, that is, the “99.9%” of the Muslims, to the contrary.
“The Western Vision”, the media that interpret honestly and not always honestly (but always capitalist/consumerist) thinking, and the whole intelligence, remains in general turmoil; it is tempted to question for reasons almost always of an economic nature, generalizing and focusing on recent stereotypes of the “black news” of the past. The confusion is very high: there are Islamic “spotters” (stereotypes) every day on TV, psychiatrists, and even Muslims who are almost forcefully naively looking for a defense in theocratic Catholic vision and this is a dangerous thing to do. Two examples (images above) are really important:
1. The Presidency of the Italian Council that promotes and inaugurates a study on Jihad where there is no one, said one, Islamic person;
2. A discussion promoted by the “International Studies Center” always centered on the “extremist” Jihad (how many will be, according to these scholars?) where the speakers are: a Honorable Member of NATO, a Commander of the Carabinieri (an italian Police division) and the President of “European Foundation for Democracy“. Estimated and illustrious personalities, I do not want to deny it…

La parola e la preghiera agli onorevoli Sauditi / Word and prayer to the honorable Saudis

Il sito internet ufficiale in italiano del Governo dell’Arabia Saudita, nella sezione http://www.arabia-saudita.it/page.php?id=116, riporta un esaustiva descrizione dell’Islam e dei suoi valori e principi di Fede. Per ogni Uomo di Fede e quasi esclusivamente per quelli islamici, quell’appendice è un notevole merito ed orgoglio, un altro potremmo ben dire; la mole di attività che questo […]

L’Islam alla porta / Islam at the door

Un tempo e, non molto tempo fa, in Europa come in ogni Landa conosciuta ed anche in tempo di pace, ogni villaggio che distava più di 100 km. dal proprio era considerato “mondo straniero” e nell’aria si respirava sempre e comunque “diffidenza” quando si era in qualche maniera “visitati” da quelli che erano sempre chiamati “forestieri” ma che  di fatto erano unicamente degli abitanti che vivevano 100 Km. più in la. Oggi, continuando a discorrere con fare romanzato, potremmo dire che quelle posizioni pregiudizievoli erano dettate da esperienze non sempre a lieto fine, dove i conflitti anche sanguinosi avevano ancora un ricordo molto e troppo fresco. Sgomberando il campo per un momento da sentimentalismi, coloriture artistiche e da concetti filosofici ed anche religiosi, ad onor di cronaca e soprattutto tenendo un baricentro fisso su dati e cifre che assecondino un fare scientifico, è quasi ovvio riconoscere che “la distanza dei 100 km.” è saltata, inesistente ed irrilevante, così come lo sono quei confini delimitati da nuovi e rinnovati fili spinati, praticamente meri palliativi. Sebbene questo “parametro” non è più quello di un tempo, i sentimenti delle persone no, non sono cambiati più di tanto: in maniera regolare -amministrativamente parlando- o no, le genti si piazzano -per così dire- in un luogo e, rimangono ferme per un certo periodo; soprattutto sono pronte a lasciarlo per uno più favorevole. Ogni percorso storico con le sue motivazioni eccetera eccetera ed ancora eccetera, è, rimane, un accadimento da rileggere certamente ma su di cui non fare affidamento per una “riproposta”, in quanto la storia non si ripete: se lo fa, è sempre un altra storia, dove l’unica certezza che non cambia, è quella diffidenza che spesso si fonde con il pregiudizio che non conosce patria.
Fermiamoci con le generalizzazioni: diamo uno sguardo sui motivi e sulle ragioni per cui oggi, nel mondo che abbiamo voluto con coraggio e soddisfazione voluto ottenere “globale”, siamo circondati da “forestieri”, laddove i forestieri siamo anche noi stessi, tenendo conto della storia che andrebbe sempre riletta a mo’ di cronaca. Rileggendo seriamente anche di brevi periodi appena trascorsi, non sarà difficile seguire questo tentato ragionamento laddove alcune certezze potrebbero sciogliersi come neve al sole e dove per esempio, “un italiano” abitante in Trieste, (dal 1954 italiana) deve constatare che se lì fosse davvero nato, il suo nonno non era affatto italiano ma sloveno oppure austriaco o forse tedesco, ungherese, chissà. Allo stesso modo, un cittadino pakistano, magari scorrendo qualche libro storico, noterebbe che suo nonno era esattamente indiano, un tunisino magari si ritrova sudanese, un marocchino molto probabilmente è il nipote sanguigno di un berbero e quindi algerino oppure…
Ciò che ci identifica, soppesando certamente anche i documenti e le giuste naturalizzazioni eccetera, probabilmente è la cultura, la nostra tradizione famigliare ma, se dobbiamo approfondire con estrema serietà e determinazione questo pensiero, non possiamo naturalmente escludere l’appartenenza religiosa, laddove le forme di ateismo ed agnosticismo -per questo ragionamento almeno- sono sullo stesso piano.
Un ottimo articolo apparso in Italia su “Repubblica” da qualche settimana, articolo firmato da Daniele Castellani Perelli, ci presenta una ricerca basata su studi dell’americana Pew Research Center, (questo il sito che specifica quanto questa Organizzazione sia indipendente ecc.: http://www.pewresearch.org/about/) in cui si evince che l’Italia, ad esempio, nei prossimi cinquant’anni, sarà ancora un Paese a maggioranza Cristiana; in Europa non ci sarà nessuna ‘invasione islamica’ e, secondo questi dati statistici, ci sarà un aumento di atei ed agnostici. Questi freddi dati ci consegnano una prospettiva atta a favorire un ragionamento ma, il dato che è quasi eclatante leggendo l’articolo, è che in generale crescerà il peso della religione nella società. 

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Mussulmani nei Territori europei.  Tra i Paesi europei, Germania e Francia contengono il maggior numero di mussulmani.

L’Islam è sicuramente un attore principale di questa opera di crescita e lo è, perché è indubbio il suo carattere di “aggregatore sociale”; in verità, questo è uno dei lati (il “riscatto sociale”) ma, bisogna riconoscere che è quello più letto e perseguito nella ragione del dogma salvifico che compone questa Religione, sebbene viene appunto perseguito (sovente è dato di fatto, bisogna ammetterlo almeno per quanto riguarda la non-politica sociale riconoscibile in Europa) in malo modo. La tabella -per essere precisi- segna i mussulmani in Europa oggi come il 6% dell’intera Popolazione (44 milioni circa) ed ipotizza un 10,2% nel 2050; in USA/Canada 1%, (oggi circa 3,5 milioni) per arrivare nel 2050 ad oltre 10 milioni (2,4%). Senza mezzi termini, questa crescita, nella sua complessità ha una chiara matrice, una che una certa parte dicasi la maggioranza assoluta dell’Occidente non vuole in qualche modo accettare e, nell’attualizzazione di questo (sbagliato) fare addirittura ne ricerca una destabilizzazione trovando pseudo-ragioni nella Religione di Allah. L’unica e certa e comprovabile motivazione che oggi e come allora spinge le persone a migrare in massa anche disordinata, è una MOTIVAZIONE ECONOMICA. Punto. Le famiglie ed i giovani che seguono questa naturale forma di vita collettiva, nella disperazione economica, scappano e se non bastasse questa ragione, non si dovrebbe mai dimenticare l’aggravante di questi esodi, quelle atroci guerre che colpiscono i civili in massa, guerre che poi si realizzano e si innescano nell’architettura globale e finanziaria che ho definito or ora “sommo problema”. A conti fatti, l’unica soluzione rimane la convivenza, la cosiddetta “integrazione” ma, l’errore sarebbe come lo è, quello di dimenticare quella “diffidenza di origine”, di assecondare in somma i pregiudizi anche come forma di cautela instaurando un pericolosissimo assetto personale che escluda a priori un apertura basata sull’umanesimo, su una “fonte” -per così malamente dire- condivisibile nelle caratteristiche di specie, laddove ogni ufficiale trattato è un fallimento, “Carta dei Diritti dell’Uomo” compresa. (Nel Libro Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) la questione è trattata in particolare). Il principale sbaglio -per il versante Occidentale- è cercare l’esclusione dalla politica dell’Islam come Religione e quindi come principio; va da sé, che per il versante islamico, lo sbaglio parrebbe poter essere l’accettazione forzata di questa imposizione da dover considerare.
Uso (spero di non essere sgradevole utilizzando -pur cancellando ogni riferimento che intacchi la privacy– questa pubblicazione come pretesto) un post preso da un pubblico forum virtuale che appare online da parte di un grande giornale nazionale (Il Fatto Quotidiano.it) e dove c’è inscritta una critica onesta ed aperta verso l’Islam come movimento da usare in supporto o sostituzione (forse anche apporto) al sistema Occidentale. Certamente ci sono delle ragioni documentate da parte dell’autore del post ma, ritengo che queste siano dettate soprattutto da un certo sentimento (giustificabile!) che accorre quando -nostro malgrado- siamo purtroppo attenti su avvenimenti di cronaca nera, leggi terrorismo, dove le blande, sbiadite, poco ferme risposte che la Umma propone, in fine prestano il fianco a derive razziste, fasciste e di comodo elettorale di una certa brutta politica. Valutato il ragionamento critico, in quei termini, assolutamente condivisibile in generale, questo si rafforza quando una certa parte della Umma si adatta alla cautela non rispondendo o, maggiormente quando la risposta non è convincente, fare pericoloso questo perché non utilizza o non è in grado di farlo, l’esegesi coranica che ha ogni risposta per organizzare un dialogo con la cosiddetta “controparte”.
Leggiamo:

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Post n. 1 (domanda)

La mia risposta, (sotto inserita) richiede ed in special modo vuole riportare verso una lettura dei fatti, degli avvenimenti e soprattutto di quelli storici ma, solo per una lettura in cui si evinca che non ci sono “assoluzioni” di principio e di parte per quanto riguarda il pensiero umano, infatti, ognuno di noi ha “responsabilità” e pochissime certezze da portare e consegnare apertamente. In particolare, serve “una riscrittura” comune dei codici civili anche se non dovessero questi dover andare a riscrivere “una Costituzione”; è necessario fare “un passo indietro”, dicasi questo anche “arresto”. “Il fermo” non significa smettere di ragionare, in quanto questo atto vuole presumere un utile “assestamento”, una logica posizione da tenere riconoscendo che non è possibile prevedere ed indicare un percorso all’interlocutore, al “forestiero” di turno sulla base di quanto si è stabilito in precedenza autonomamente e discrezionalmente; questo modo maldestro ipotizzato non condurrebbe in un verso utile, non in uno che è già accaduto e che si suppone debba accadere nuovamente. Per concludere questo pensiero dai tratti astratti, Vi esorto per una “trasposizione” delle frasi appena espresse verso il concetto di “Rivoluzione”, azione prospettata dal gentile forumer: sono convinto che questa “romantica pratica”, sempre nobile, non sia considerata da parte della consistente Comunità islamica emigrata ed in movimento, in quanto una sistemazione pure precaria ed in assenza di diritti di queste persone, nel disagio sociale anche dilagante ed in alcuni casi virale, portatrice di malsana di reazioni anche violente, leggi analfabetismo di ritorno, leggi di aberrazioni di pensiero e di mancata riflessione teologica come concezione basilare, sarebbe (lo è!?) considerata come “forma di vita temporanea” aspettando il Paradiso, dove il discapito per queste miserie terrene, il degrado circostante ed i problemi destabilizzanti che pensavamo in Occidente superati, sarebbero da doversi condividere senza speranza di trovare un qualche supporto, piaccia questo o no.
La riflessione è urgente, aggiungo: la Umma è in una fase “critica”, assolutamente e politicamente inadeguata, racchiusa nel proprio passato; l’Occidente guarda ciò che ha fatto ma non trova la forza di una reazione che non sia quella che lo ha destabilizzato.

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Post n. 2 (risposta)

One time, not so long time ago, in Europe as in every Land known and even in peace time, every village which lay more than 100 miles away from another, was considered “alien world” and always, in any case, “distrust” was on the air when it was in some way “visited” by those who were always known as “foreigners” but which in fact were only the inhabitants who lived 100 miles away. Today, continuing to talk with making fictional, we could say that those damaging positions were dictated by experience was not always a happy ending, where also the bloody conflict had a lot and still too fresh memory avaiable for all. Clearing the field for a moment of sentimentality, artistic colorings and philosophical and even religious concepts, to tell the truth, taking a fixed center of gravity of the facts and figures furthering a doing science, it is almost obvious to recognize that “the distance of 100 miles”, today, is blown, non-existent and irrelevant, as are those boundaries delimited by new and renewed barbed wire, virtually mere palliatives. Although this “parameter” is no longer what it once was but, people’s feelings not, they have not changed too much: on a regular basis -legally- or not, the people are placed in one place and, they remain stationary for a certain period; above all, they are ready to leave for a more favorable. Every historical journey with his motives and so on, and even so, it remains an event to be reinterpreted certainly but of which do not rely on a “revived”, as history does not repeat itself: if it does, it is always an another story, where the only certainty that does not change, is the mistrust that often blends and the prejudice that has no homeland.
Let’s stop making generalizations: we take a look out the reasons and the reasons why in the world today that we wanted with brave and satisfaction to get “global,” we are surrounded by “foreigners”, where strangers are also ourselves, taking into account the history that should always be read back like a record. Re-reading seriously and just the passed periods, it will not be difficult to follow this tried reasoning where some certainties could melt like snow in the sun and where, for example, “an italian” resident in Trieste, (united in Italy from 1954) should be recognize that he, if there was indeed born, his grandfather was not italian but maybe slovenian or austrian or maybe german, hungarian, who knows. Similarly, a pakistani citizen, perhaps scrolling some historical book, would notice that his grandfather was exactly indian, a tunisian perhaps finds himself sudanese, a moroccan most likely blood grandson of a berber algerian or…
What identifies us, weighing certainly the documents and the right of naturalization, probably is the culture, our family tradition, but if we have to investigate with extreme seriousness and determination that thought, we can not of course exclude religious affiliation, whereas the forms atheism and agnosticism at least -for this reasoning- are on the same plane.
An excellent article published in Italy in the national newspaper “Republic“, article by Daniele Castellani Perelli, presents a research-based studies of the American Pew Research Center, (this is the site that specifies about this independent organization etc. http://www.pewresearch.org/about/) in which it appears that Italy, for example, over the next fifty years, will still be a Christian majority Country; in Europe there will be no ‘Islamic invasion’ and, according to these statistics, there will be an increase of atheists and agnostics. These cold data they deliver a prospect likely to encourage an argument but the data that is almost sensational reading the article, is that in general will increase the weight of religion in society. muslimEUIslam is definitely a major player in this growing work and it is, there is no doubt because his character of “social aggregator”; indeed, this is one of the sides, (the “social redemption”) but we must recognize that it is the most read and prosecuted in reason of the saving dogma that makes this religion, although it is rightly pursued (often it is given, at least regarding the non-recognized social policy in Europe) in the wrong way. The table -to be precise- marks Muslims in Europe today as 6% of the population (44 million) and assumed a 10.2% in 2050; in USA / Canada 1% (now 3.5 million) in 2050 to reach over 10 million (2.4%). In no uncertain terms, this growth in its complexity has a clear matrix, one that applies a certain absolute majority of the West does not want in any way to accept and, in discounting this (wrong) Western thought, makes it even a destabilization research finding pseudo-reasons inside the Religion of Allah. The only certain, verifiable and motivation that today (as then) drives people to migrate en masse too messy, is an ECONOMIC REASON. No way out. Families and young people in this serach of natural form of collective life, in economic despair, escape and to make matters worse this reason, we should never forget the aggravation of these exoduses: atrocious wars that target civilians en masse, wars then they make trigger global financial architecture which I called just now “supreme problem.” On balance, the only solution is to live together, the so-called “integration” but the error would be as it is, to forget that “distrust of origin”, the prejudices also indulge in short way, as a form of care by establishing a dangerous personal structure that excludes  the base of  humanism, opening “source” in the particular characteristics, with each official treaty, today is a failure, “Charter of Human rights” included. (In the Book Ma sha Allah (XXI century schyzoid man) the issue is dealt with in particular). The main mistake -for Western side- is trying to exclude from political Islam as a religion and therefore as a principle; it goes without saying too much, that for the Islamic side, the mistake would seem to be the forced acceptance of this imposition like a must to consider.
Using (I hope not to be unpleasant using -while deleting any reference that would affect the Privacy- this publication as an excuse) a post taken from a virtual public forum appearing online as part of a large national newspaper (Il Fatto Quotidiano.it/Dayly news -NEWS IN IT. ONLY-) and where there is inscribed an honest and open criticism towards Islam as a movement to be used in support or replacement (perhaps even contribution) to the Western system. Certainly there are reasons documented by the author of the post, but I think that these are dictated primarily by a certain feeling (justified!) who rushed when -we are so sorry- we are unfortunately aware of incidents of crime, terrorism laws, where mild, faded, slightly firm answers that the Umma proposes, in the end inevitably provide drifts racist, fascist and comfortable election of some ugly politics. Rated critical thinking in those terms, fully agree in general, this is strengthened when a certain part of the Umma fits caution, not responding or even more worst when the answer is not convincing, do dangerous because it does not use or can not to do so, the Koranic exegesis which has answer(s) to everything and everybody, starting a first start of internal reflection to argue.
Please, read “the question”: 

[NOTE: A -short!- GOOGLE TRANSL. FROM THE POST (see above the pict. n.1)]


Caution? From the time of Marx that we expects the collapse of capitalism. Capitalism, with all its problems of inequality that creates, however, makes us live well enough, with a minimum of well-being even in those Countries that were starving. You, with all this talk of theology, does not seem to want to adapt! You do not want to be assimilated! I can also understand it but, if you think you should present replace this system with that of medieval theocracies of any religion (Christian or Muslim it is indifferent) you are naive. Religions theorize dogmas and absolute faith; the modern world (Western) is based on doubt, research and then science. If so many diseases have almost disappeared and if we are distributing food to some 8 billion human beings, this is the result of science, intelligence of Man. The world and the innovations you can not stop or go back, also the Umma they will soon understand it.

My answer, reports and wants to return to the reading of the facts, the events and especially the historical ones, but only for a reading in which it is inferred that there are “no acquittals” principle and partial regarding the human thought, in fact , everyone has “responsibilities” and very few certainties to carry and deliver openly. In particular, it needs a “rewriting” of the common civil code even if these do not have to go to rewrite “a Constitution”; you need to “step back”, this is true and also we could call it “arrest.” “The stop” does not mean stop to reason, since it would become a useful “settling”, logical position to keep recognizing that it is not possible to predict and indicate a path to the interlocutor, the “stranger” on duty on the basis of what has been established earlier and this clumsy way does not lead to a useful, not one that has already happened and what is supposed to happen again. To conclude this thought from abstract traits, I urge for a “transposition” of the sentences just expressed towards the concept of “Revolution” proposed action by the kind forumer: I am convinced that this “practical romantic”, always noble, is not considered by the large Muslim community emigrated and moving, as an accommodation also precarious, and in the absence of rights in the social unrest also rampant and in some viral cases, the bearer of unhealthy even violent reactions, read illiteracy, laws of thought aberrations and lack of theological reflection as a basic concept, because it would be considered (it is!?) as a “form of temporary life,” waiting Paradise, where the expense for these earthly misery, the surrounding degradation and destabilizing problems that we thought in the West they exceeded, they would be having to share, hopeless to find some support, like this or not.
The reflection is urgent, I add: the Umma is in a “critical” phase, and politically absolutely inadequate, enclosed in its own past; the West looks at what he has done but can not find the strength of a reaction that is not the one that destabilized himself.


[NOTE: B -short!- GOOGLE TRANSL. FROM MY REPLY POST (see above the pict. n.2)]

Unfortunately you’re drawing conclusions dictated by the usual slope of Western history and thought (especially ideological) that sees the “real truth” in the acts which the West has practiced. (The question “hunger” is objectively irrelevant today). I do not “replace” anything, mind you! I do not theorize anything because the Islamic dogma is firmly fixed: if anything, I “actualize” it. I try to make aware that the dogma is here and it is salvific. Its application (for various reasons) is characterized by the Umma Islamic thought, thought that applied it is inadequate, yes, I agree in some way. This does not mean that the underclass “the suffering People” follows or should follow, however, “the Revolution” like you studied and this should make us think…