Nota a margine. / A side note.

Note for the kind (lang.) English readers: please scroll (always) down to find the text; be aware that the translation has been entrusted to the automatisms of virtual systems. Thank you.

L.d.N.

Ho considerato ed assaporato l’idea di rilanciare un ipotesi discriminante e feroce di pensiero nonostante l’articolo risolutivo scritto per l’atto finale del blog in favore del libro e che potete trovare QUI; la stizza che nutre la vena ed il suo ramo di articolazioni per lo specifico riguardo, è però sempre troppo violenta e dolorosa nell’atto della propagazione sua: Vi chiedo umilmente -ed è l’unica concessione che Vi ritroverete cari lettori- di pregare e donare al sottoscritto un gentile pensiero che cercherò di tradurre come fosse placebo lenitivo ed attimo di pace interiore…
(Lo posso fare e lo farò grazie anche a Voi, SDV)

Viviamo in un periodo di transizione storica e politica; dopo “decrescita”, dopo “diseducazione”, correnti di pensiero che hanno seguito le varie e variegate e senza dubbio sagge, a tratti immense pubblicazioni che trattano della nostra esistenziale civile epoca moderna, senza andare a scomodare le origini (evidenziate nel saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” in cerca di particolare attenzione) del sommario pensiero dell’Uomo e della civiltà Occidentale ed Orientale, (incentrata da me nella Ummah in questo particolare) rimangono fluttuanti troppe incognite già definitesi nella biologia evolutiva, nella economia comportamentale.
Un primo spiegamento delle contraddizioni e degli orrori che dalla fine della seconda guerra mondiale non si sono per nulla placati ma hanno solo un inquadramento geopolitico differente, in un moto -per così dire- bastardo, ha portato l’alto pensiero ad uno stallo, ad un concentrico e tautologico movimento piuttosto accademico nella sua complessità descrittiva.
L’accusato è rimasto solo alla sbarra: dopo morte e la sepoltura in tutta fretta del socialismo reale, delle ideologie (quasi) tutte fatte a pezzi in favore del Mercato unico e globale, elevando la tecnologia come “secolare nuova religione” da adottarsi senza eccezione se non quella finanziaria che disdegna apertamente l’equilibrio, il capitalismo è l’unico e comprensibile imputato alla sbarra, sebbene non ci sono giudici pronti a dare inizio ad un processo vero e proprio.

La dissoluzione delle società come classe particolare, il millenarismo, il fatalismo, l’utopismo e tutto il resto, ci consegnano esagerate problematiche generazionali, le quali sfoceranno nel medio termine in un epocale sostituzione e mescolamento (bastardo? -cit.-) di culture che i soli profittatori di pensiero innanzi a tutti, adducono come “nuova prospettiva sociale”, “convivenza possibile dell’umanità” e via dicendo, alimentando un assistenzialismo di stampo Cattolico inefficace e deleterio per come la storia del “sud del mondo” (colonizzazioni assolutamente comprese) ci insegna.
Il “melting pot” è un falso storico; un ipocrisia che giorno dopo giorno ci consegna ed allarga di conseguenza il distacco delle masse, di quelle masse che non trovano rappresentazione democratica o pseudo tale, se non nel nome di quel consumo che la legge del Mercato continua ad imporre e che però molto presto lascerà marcire innestando la cancrena iniziatasi con la formale denominazione e catalogazione sociale del “sottoproletariato”.
Tralasciando gli sviluppi (ad onor di cronaca letteraria rimando la ricerca sul canale mediatico “Twitter” dell’acronimo mediatico ed oggi comunemente detto hashtagmessicanizzazione#messicanizzazione) di questi nuovi accentramenti/feudi sociali, ciò per cui mi sveno, è l’indicare della “nostra posizione” appunto all’apice di quella transizione storica indicata poco sopra; questa è una constatazione precisa e risolutiva perché inquadra perfettamente quello stallo indicato nel contesto appena proposto e, lo spiega altrettanto perfettamente: ogni studio preso in esame prima del presente (la “completa” trattazione avviene ovviamente nel saggio che potrete sostenere per la sua pubblicazione da questo LINK! oppure questo LINK!) avviene sempre e comunque come “risultato” oppure “esito” di un preciso arco temporale che spesso coincide e senza mezzi termini con “le guerre mondiali e l’Olocausto in particolare”, “il pensiero cartesiano”, “l’Illuminismo”, “il Marxismo”, “le Religioni racchiuse nello spazio temporale dell’Uomo vivente e quindi nello stretto spazio liturgico”…
In somma, l’ancora (zavorra in taluni casi) del pensiero è ammarata in un passato o trapassato remoto, lasciando praticamente “tutto il resto” alla fantasia od alla fantascienza dei romanzi.

“I giuochi di potere” non mi interessano a questo punto: l’indice è verso l’ignorante pensiero che il globo sia popolato da esseri tutti umani ossia, per svelare questa piccola provocazione, che esista un Pianeta denominato “Terra” affranto dalla voglia di approdare in un Umanesimo comune, sia a prevalenza religiosa oppure agnostica od atea. (Come -ad esempio- voler affrontare il nuovo valore nella scala di compassione ed assistenza di genere che in talune società civili d’Occidente le bestie hanno raggiunto superando di una lega o due l’essere umano?)

Certamente questi sommi capi esposti non possono e non hanno la pretesa di indicare un “cammino novo” (Nota: l’ultimo capitolo del saggio è un esempio insuperabile!) ma, inseriscono l’idea di poter svincolare il primario legame del ragionamento e per qualsiasi direzione sia e sarà possibile trovare e levare l’ancora dal passato utilizzando giovani e coraggiosi pensatori che non abbiano più e mai più valori ormai ossidati. Questo significa oltrepassare l’errore compiuto e perseverante di “ammodernare”, “edulcorare”, “compromettere”, “cambiare”, “adattare” eccetera, eccetera ed eccetera, l’innescato seme genetico e culturale e sociale, di estradizione, inciso nel dna, ma, di ritrovarlo e rileggerlo nel prammatismo e nella razionalità del vissuto quotidiano, unico e reale valore inattaccabile che le masse in movimento spostano costantemente senza precedenti grazie alle infrastrutture anche e soprattutto virtuali.

L’imbarazzo delle ideologie ottocentesche potrebbe finalmente essere scansato e, le sinistre che si atteggiano a destre (spesso viceversa) lo catalogheremmo con qualche sorriso adoperato per l’avanspettacolo; il disagio oggi generato da folkloristiche rappresentazioni del “Partito comunista” sarà dovuto e ridimensionato dalla platea degli attori rimasti (over ’40) laddove biblici numeri mostreranno “Genti nove”.
E… “l’imbarazzo” dei due terzi degli umani dicasi fedeli all’Unico Dio?

Consolidata non l’idea ma i dati di cui abbiamo un rilievo in tempo reale e considerate le politiche inaffidabili ed inefficaci alla luce dei risultati sino ad ora raggiunti da ogni Governo insediato nel mondo, la “fase di transizione” è oltre il “Racconto biblico” per l’immanenza e grandiosità di cui non abbiamo un precedente davvero “tangibile”: entro 25 anni circa, il “sud del mondo”, povero ed ormai derelitto sarà almeno triplicato e con il suo fetido e malato alito sul collo di tutti gli altri pochi fortunati; “la domanda” sarà univoca ed assordante:
<<-VOGLIO ciò che tu hai! ORA!->>
Non ci saranno sufficienti carri armati per fermare questo corso e, la dissuasione ragionata e ragionevole non potrà aver luogo visti i presupposti di pensiero ormai scaduti; le difese resisteranno certamente ma, per quanto tempo?
L’aria sarà quella già vissuta nel Medioevo?
Alcuni saggisti, Editori ed anche politici irragionevoli per le loro conclusioni ma dotati di un immaginazione ed un senso del lavoro alquanto fruttuoso, leggasi di produzione del consenso, non lo nascondono affatto: hanno, essi, nel breve e brevissimo termine pure ragione da vendere (sic!)
(Tralascio le analisi che perverranno -SDV- nel mio nuovo scritto intitolato “MI GRA RE” e di cui ci sono per ora solamente annotazioni, danari a supporto sempre pochi o zero; le sembianze di società neo-medievali sono -purtroppo- già in fase di strutturazione, sebbene l’onda migratoria sarà mille e più mille tsunami messi assieme, va detto e ricordato ancora).

L’accento nichilista che pare sarà notato lo si accomuni -per favore- alla necessaria svalorizzazione del Vostro assunto, utile per concludere questo articolo; da qui, da questa parte finale dovranno sorgere alcune inquietanti domande, a correo potrei osare ad aggiungere. La inaspettata speranza la si troverà nella proposta caotica e disperata racchiusa proprio nella stessa “domanda” che assillerà il nostro prossimo futuro, SDV:
tradurre quel “VOGLIO” in una mitigazione degli istinti consegnando immediatamente (“ORA!”) quella più che sufficiente base per sopravvivere, piattaforma che avrà (ha!) un unica spiegazione, un unica rappresentazione riconosciuta (non auspico riconoscibile) nella Fede in Dio.
E’ una questione di numeri: si badi bene; contrastare in pochi qualsivoglia richiesta dei più, sarà abbreviare -seppur nella resistenza ad oltranza- il declino che già è in atto e che ha raggiunto proprio i fondamentali di pensiero che pensavamo consolidati ed inoppugnabili, comunque mai esposti. La pressione e l’innesco destabilizzatore all’interno delle Comunità religiose e fedeli al monoteismo è già fallita, si sappia anche questo: sebbene ancora in fase di pianificazione e vittoriosa per una parte -quella Cattolica- non sarà mai efficace, considerando l’inadeguatezza di pensiero e di conoscenza che c’è nei confronti dell’Islam.*
Con “la vittoria” già in pugno, (nei fondamentali di pensiero infinito) la Comunità mussulmana (Ummah) comunque sia e sarà, SDV, non è assolutamente “vincente” e del tutto “vincente,” proprio perché “la vittoria” la detiene dalla coscienza di sé, dall’atto mussulmano innocente dalla nascita che la obbliga inesorabilmente al Giudizio divino e finale.
Questa è la mia indicazione per cui tutti e nessuno escluso non rimangano silenti, assecondanti nel ragionamento che è in luce e quindi disponibile e per questo ipocriti: il comunemente denominato “welfare” deve essere sostenuto e garantito per non essere sopraffatti dai nostri stessi istinti, sdoganando relegandole nella storia passata, teorie economiche e politiche sociali che tacciano industriali e finanzieri quali “responsabili” tout court.
La garanzia di sopravvivenza comune e civile non sarà comunque questa: trattasi di precaria tregua sociale, di compromesso con la rilettura storica; “le vera richiesta” è sempre “la solita”: Dio e Dio e Dio ancora e, in codesta ultima analisi, chi è maggiormente esposto, è proprio colui che in Dio crede ma riesce ad accantonarlo alla bisogna, (accomodandosi nella liturgia?) e non vuole affrontare -parato dalla cautela- il corso del tempo con estremo coraggio che da Lui innegabilmente riceve.
La domanda quindi la ripropongo: dove sono e quali indicatori rilevano (solo quelli del Mercato Economico? -Domanda espressamente rivolta alla Ummah che detiene nell’ortoprassi slamica un marcato evidenziatore-) alla luce di questa transizione epocale i Fedeli del Dio Unico?

* Invero, vi è un clamoroso ed incredibile attentato planetario (di deriva Occidentale) nei confronti dell’Arabia Saudita; le circostanze militari non sono esattamente un esempio: ciò che è eclatante e che -parzialmente- si può ricondurre a “Shi’a” ma solo per una ragione di lettura storica, è l’insinuazione che il loro potere non sia derivante dai giacimenti petroliferi per altro in fase di “sorpasso storico-economico” ma, dal fatto che circoscrivono un area Sacra (Mecca e Medina) a difesa della loro proposta politica, (estera in particolare, sostenuta dagli Stati Uniti d’America e “pochi altri”, per non aggiungere nomi… e nella speranza di essermi sbagliato dall’indicare questo!) oggi in discussione e che non prevedono (è la fondata “accusa”) adeguati e mirati “aggiustamenti” nelle deboli e disastrate (artatamente) economie dei Paesi mussulmani, laddove la dicotomia “Islam-terrorismo” è sempre e maledettamente presente in ogni tentativo di dialogo aperto, in antitesi a frequenti pseudo-discussioni in cui “il pensiero islamico” si ritrova comunque nell’interrogato piuttosto che nell’interlocutore.
L’Arabia Saudita è per definizione il Paese che ci presenta l’Islam nella sua plasticità oggi; integro.
La ricchezza stellari della maggioranza dei suoi abitanti non è affatto garanzia per quanto hanno consegnato alla storia e meglio di tutti: i sauditi hanno bisogno di aiuto.
Io penso di poterlo offrire e meglio spero di farlo attraverso questi scritti; che Dio mi perdoni se potrò ricavarci qualche cosa per il tempo che mi rimane: lo dico onestamente ed apertamente, piuttosto conscio che essi (gli scritti) rimarranno disponibili.

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I considered and savored the idea of relaunching a discriminating and ferocious hypothesis of thought despite the resolutive article written for the final act of the blog in favor of the book and that you can find HERE; the annoyance that nourishes the vein and its branch of articulations for the specific consideration, but is always too violent and painful in the act of its propagation: I humbly ask you -and it is the only concession that you will find dear readers- it is to pray and give me a kind thought that I will try to translate as a soothing (placebo) effect and a moment of inner peace…
(I can do it and I will also thank you, G.w.)

We live in a period of historical and political transition; after “degrowth”, after “diseducation”, currents of thought that followed the various and varied and undoubtedly wise, sometimes immense publications dealing with our existential civil modern era, without going to disturb the origins (highlighted in the essay “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” that seeks particular attention) of the summary Man’s thought and of the Western and Eastern civilization -centered in the Ummah in my particular think- too many unknown factors remain floating in the evolutionary biology, in the behavioral economics.
A first explanation of the contradictions and horrors that since the end of the Second World War have not subsided but have only a different geopolitical framework, in a motion -so speaking…- bastard, led the high thought to a standstill, to a concentric and tautological rather academic movement in its descriptive complexity. The accused has remained alone at the bar: after death and burial in a hurry of real socialism, ideologies (almost) all torn apart in favor of the single and global Market, elevating technology as “secular new religion” to be adopted without exception if not the financial one that openly disdains the balance, capitalism is the only and understandable imputed to the bar, although there are no judges ready to start a real trial.

The dissolution of societies as a particular class, millenarianism, fatalism, utopianism and all the rest, give us exaggerated generational problems, which will result in an epochal substitution and mixing (bastard? -Cit.-) of cultures in the medium term that the only profiteers of thought before all, adducere as “new social perspective”, “possible coexistence of humanity” and so on, fueling a Catholic assistance ineffective and harmful for how the history of the “south of the world” (colonization absolutely understood) teaches us.
The “melting pot” is a historical forgery; a hypocrisy that day after day gives us and widens the separation of the masses, those masses that do not find democratic representation or such a pseudo one, if not in the name of that consumption that the law of the market continues to impose and that very soon will leave rotting grafting on the gangrene, began with the formal naming and social cataloging of the “underclass”.
Leaving aside the developments (literary new reference research on the media channel “Twitter” we, today commonly call hashtag “mexicanization“, -in Italian only-, #messicanizzazione) of these new centralizations/fiefdoms, what I show you, is to indicate “our position” precisely at the apex of that transition indicated above; this is a precise and decisive observation because it perfectly fits the stall indicated in the context just proposed and, explains it equally perfectly: each study examined before the present (the “complete” treatment obviously occurs in the essay that you can support for its publication from this LINK! or this LINK!) happens always and however as “result” or “outcome” of a precise time span that often coincides with “the World Wars and the Holocaust in particular”, “the Cartesian thought”, “Age of the Enlightenment “,” Marxism “,” the Religions enclosed in the temporal space of the living Man and therefore in the narrow liturgical space “…
In addition, the anchor (ballast in some cases) of the thought is hidden in a distant past or past, leaving virtually “all the rest” to the fantasy or science fiction of the novels.

“The games of power” do not interest me at this point: the index is towards the ignorant thought that the globe is populated by all human beings namely, to reveal this small provocation, that there is a Planet called “Earth” stricken by the desire to arrive at a common Humanism, either religiously or agnostically or atheistic. (How -for example- want we to tackle the new value in the scale of compassion and assistance of the kind that in some civil societies of the West the beasts have reached surpassing the human being by an alloy or two?)

Certainly these high points exposed can not and do not have the pretension of indicating a “new path” (Note: the last chapter of the essay is an insuperable example!) but, insert the idea of being able to release the primary link of reasoning and whatever direction, it is and it will be possible to find, raise the anchor from the past, using young and courageous thinkers who have no more and never more oxidized values. This means going beyond the error made and persevering to “modernize”, “sweeten”, “compromise”, “change”, “adapt”, etc. the triggered genetic, cultural and social seed of extradition, etched into the dna, but, to rediscover it and reread it in the pragmatism and rationality of everyday life, the unique and real unattainable value that the masses in movement constantly shift without precedence thanks to the infrastructures, also and above all virtual.

The embarrassment of nineteenth-century ideologies could finally be avoided and, the leftists who pose themselves to the right (often vice versa) would catalog it with some smile of vaudeville; the embarrassment generated today by folkloristic representations of the “Communist Party” will be due and downsized by the audience of the remaining actors (over 40) where biblical numbers will show “New People”.
And… “the embarrassment” of two thirds of humans faithful to the Only God?

Consolidated not the idea but the data of which we have a relief in real time and considered the policies unreliable and ineffective in light of the results achieved so far by each government established in the world, the “transition phase” is beyond the “Biblical history” for the immanence and grandeur of which we do not have a truly “tangible” precedent: within 25 years, the “south of the world”, poor and derelict will be at least tripled and with its fetid and sick breath on the neck of all others lucky few; “the question” will be univocal and deafening:
<< -I WANT what you have! NOW!- >>
There will not be enough tanks to stop this course and, reasoned and reasonable dissuasion can not take place considering the already expired thinking assumptions; the defenses will certainly resist, but for how long?
Will the air be like that already experienced in the Middle Ages?
Some essayists, publishers and even unreasonable politicians (for their conclusions) but endowed with a rather fruitful imagination and sense of work, read of consensus production, do not hide it at all: they have, in the short and very short term, also reason to sell us ( sic!)
(I omit the analysis that will come -G.w.- in my new book entitled “MI GRA RE” -MI GRA TE- and of which there are only annotations for now, money to support always few or zero: the appearance of Neo-medieval societies are -unfortunately- already in the structuring phase, although the migratory wave will be a thousand and a thousand tsunamis put together, it must be said and remembered again).

The nihilistic accent that seems to be noticed is to be held in common -please- the necessary devaluation of Your assumption, useful for concluding this article; from here, from this final part, some disturbing domades will have to arise, to be corrected I might dare to add. The unexpected hope will be found in the chaotic and desperate proposal enclosed precisely in the “question” that will assail our near future, G.w.:
translate that “I WANT” into a mitigation of the instincts immediately delivering (“NOW!”) that more than enough basis to survive, platform that will have (have!) a single explanation, a single recognized representation (I do not wish recognizable) in the Faith in God.
It’s a question of numbers: mind you; to oppose in a few requests of the most, will be shorten -even in the resistance to the bitter end- the decline that is already underway and that has reached precisely the fundamentals of thought that we thought consolidated and impregnable, however never exposed. The pressure and the trigger destabilizing within the religious communities and faithful to the monotheism has already failed, this is also known: although still in the planning phase and victorious for a part – the Catholic one- will never be effective, considering the inadequacy of thought and knowledge about Islam.*
With “the victory” already in hand, (in the fundamentals of infinite thought) the Muslim Community (Ummah) however and will be, G.w., is absolutely not “winning” and completely “winning,” just because “the victory” holds it from the self-consciousness, from the innocent Muslim act from birth that obliges it inexorably to the divine and Final Judgment.
This is my indication that everyone and no one does not remain silent, compliant in the reasoning that is in light and therefore available and for this hypocrites: the commonly called “welfare” must be supported and guaranteed not to be overwhelmed by our own instincts, by clearing them down in past history, economic theories and social policies that deny industrialists and financiers as “responsible” tout court.
The guarantee of common and civil survival will not be this: this is a precarious social respite, compromise with the historical re-reading; “the real request” is always “the usual”: God and God and God again and, in this last analysis, who is most exposed, it is precisely the one who believes in God but manages to set He aside, (settling in the liturgy?) and he does not want to face -with caution- the course of time with extreme courage that God undeniably He gives.
The question then I propose again: where are they and what indicators do they detect (those of the Economic Market? -Question expressly addressed to the Ummah which holds a marked highlighter in the orthopraxis Islamic way of life-) at the light of this epochal transition, the Faithful of the One God?

* Indeed, there is a sensational and incredible planetary attack (of Western drift) against Saudi Arabia; military circumstances are not exactly an example: what is striking and which -in part- can be traced back to “Shi’a” but only for a historical reason, is the insinuation that their power is not derived from oil fields, on the other hand, in the phase of “historical-economic overtaking”, but from the fact that they circumscribe a Sacred area (Mecca and Medina) in defense of their political proposals, (foreign in particular, supported by the United States of America and “a few others”, not to mentioning “other names”… hoping to be wrong for this statement!) today under discussion and which do not provide (it is the founded “accusation”) adequate and targeted “adjustments” in the weak and disastrous (artfully) economies of Muslim Countries, where the dichotomy “Islam-terrorism” is always and darned in every attempt at open dialogue, in contrast to frequent pseudo-discussions in which the”Islamic thought” is always find in the the “interviewee” rather than in the “interlocutor”.
Saudi Arabia is by definition the Country that presents us Islam with its plasticity today; intact.
The stellar wealth of the majority of its inhabitants is by no means a guarantee for what they have delivered to history and best of all: the Saudis need help.
I think I can offer it, and I hope to do it better through these writings, and may God forgive me if I can get anything for the time I have in front of me; I say it honestly and openly, quite aware that they (the writings) will remain available.
 

Spartan shield / Scudo spartano (About X cent. b.C./Circa X sec. a. C.)

Sospensione dell’attività. Essenziale vitalità e ritorno alla famelica origine di registro. Senza blog. (ARRIVEDERCI E GRAZIE!) / Suspension of activity. Essential vitality and return to the famished origin of register. Without blog. (GOODBYE AND THANK YOU!)

Non c’è consultazione; non ci sono ragionamenti dettati dal conto economico e patrimoniale e, non esiste -per questo atto finale- un analisi statistica approfondita da dover produrre ed in seguito proporre.
Questo blog, appositamente creato per la promozione del libro saggio, si conclude con questo articolo, semplicemente ed essenzialmente; uno sguardo poco sostenuto verso la gloriosa tecnica militare spartana la quale, grazie alle formazioni oplitiche influenzò l’ordinamento di quello Stato circa dieci secoli prima di Cristo (diciassette circa prima dell’Islam) tuttavia non è affatto casuale e, denota una personale organizzazione sui generiis per questo fine editoriale: senza fronzoli, a tratti violenta.

La lotta” è parte inscindibile del vivente, in seguito credente: la grazia della vita o, meglio dire del dono della vita, riporta esattamente oppure, ancora, consegna -meglio precisare- il dovere di imparare a lottare.
Ecco un altro aspetto apparentemente “difficile” da affrontare nel pensiero (tutto) Occidentale: la negazione della richiesta di dialogo su una base che separi (non escluda ma…) anche per un istante “il contatto” tra Dio e l’islamico essere umano.
Certamente l’alto pensiero non prettamente “orientale”, ha sviluppato -ad esempio- il panteismo, punto molto elevato di contatto con quanto cerco di esprimere ora; ecco il motivo che mi ha spinto a realizzare il saggio che tenti un prosieguo di questo “contatto” allargando e coinvolgendo il non islamico ed in seguito il non fedele cittadino e cittadini entrambi, escludendo nessun vivente:

Nel limite del possibile questo blog verrà tenuto aperto (non aggiornato con articoli!) e, non è totalmente esclusa la futura possibilità di un “auto-pubblicazione” dell’opera (qui sempre supportata) attraverso i canali informatici oggi di pubblico dominio, sebbene per questo momento, trattasi di una via non praticabile per ragioni non futili.
Al tempo, ogni eventuale intervento qui, in questo luogo virtuale, avrà una risposta per iscritto ed ogni iniziativa atta alla pubblicazione sarà seriamente presa in considerazione: è il mio impegno, un assicurazione che dovrà gestire il mio tempo con quello che vorrò dedicare per ripristinare gli appunti del saggio che verrà (SDV) dedicato alle migrazioni dei Popoli ed alla precaria sedentarietà sociale, leggi integrazione (hashtag per Twitter: #messicanizzazione) di questi, laddove proporrò ed in seguito un altro blog specifico.* 
Il profilo Twitter dedicato (@MshAllh_theBook ) non sarà sottoposto alla condizione del blog, pertanto, rimarrà aperto, utilizzando di tanto in tanto, per ragioni imprescindibili alle “necessità imperanti del momento”, attributi che conducano al blog questo.

L’arte della guerra è, con tutte le attenuanti e diversità di pensiero possibili, un arte: la sconfitta va sempre e comunque scongiurata e disattesa con ogni mezzo ma, a condizione, considerata. (Nulla in Terra è per sempre)
Con immutato affetto; escluso nessuno.

Lucaa del Negro

https://mashallah-book.com/altri-progetti-editoriali-other-publishing-projects/
(Immagine: scudo spartano; circa X sec. A.C.)

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There is no consultation; there are no reasoning dictated by the income statement and balance sheet and, for this final act, there is no detailed statistical analysis to be produced and then proposed.
This blog, specially created for the promotion of the essay book, ends with this article: yes, simply and essentially it ends here; a little look supported towards the glorious Spartan military technique, which thanks to the oplitical formations influenced the organization of that State about ten centuries before Christ (about seventeen before Islam) it is not at all a casuality and, denotes a personal organization over generiis for this editorial purpose: no frills but sometimes violent.

“The struggle” is an inseparable part of the living being, later believer: the grace of life or, still better, the gift of life, accurately reports or, again, delivery -it is better to clarify- the duty to learn to struggle.
Here is another apparently “difficult” aspect to be faced in Western (all) thinking: the denial of the request for dialogue on a basis that separates (it does not exclude but…) even for a moment “the contact” between God and the Islamic human being. 
Certainly the high thought, not purely “oriental”, has developed -for example- pantheism, a very high point of contact with what I am trying to express now; this is the reason that led me to realize this essay that tries a continuation of this “contact” by enlarging and involving the non-Islamic and later the non-faithful citizen and citizens both, excluding any living being:

As far as possible, this blog will be kept open (not updated with articles!) and, the future possibility of a “self-publication” of the work (here always supported) through the IT channels now in the public domain, is not totally excluded, although for this moment, it is a way that is not practicable for non-silly reasons.
At the time, any intervention here, in this virtual place, will have a writing answer and, any initiative suitable for publication, will be seriously considered: it is my commitment, an insurance that will manage my time with what I will dedicate to restore the notes of the essay that will come (God willing) dedicated to the migrations of the Peoples and to the precarious social sedentariness, read integration (hashtag for Twitter: #messicanizzazione) of these,* where I will later soon propose another specific blog.

The dedicated Twitter profile (@MshAllh_theBook) will not be subject to the condition of this blog, therefore, will remain open, using from time to time, for reasons that are essential to the “prevailing needs of the moment”, attributes that lead to this blog.

The art of war is, with all the extenuating and possible differences of thought, an art: the defeat must always be avoided and disregarded by all means but, on condition, considered. (Nothing on Earth is forever)
With unchanged affection; excluded none.

Lucaa del Negro

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(Image: Spartan shield; about X cent. B.C.)

 

P.P.Pasolini dal set "Il Vangelo secondo Matteo"/P.P.Pasolini from the "The Gospel according to Matthew" movie set

Narrazioni Oggettive n.3 / Objective narratives No.3

La proposta, questa proposta, rimanda in una descrizione di carattere tecnico verso un post pubblicato dal sottoscritto sul social “Twitter”; (scorri la pagina in basso per vedere!) e senza troppi preamboli; ritengo siano pillole molto interessanti che possono contribuire alla percezione dell’opera Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man” non pubblicata per ora dalla stampa, la quale viene propagandata da questo sito virtuale.
Non è un mezzo totalmente ad uso esclusivo del mio vantaggio questo fare ma, delinea un dialogo che l’Occidente non percepisce e, confonde, banalizza.
Tutti i ringraziamenti eccetera nella mia “recensione” critica ed autocritica in un aspetto esclusivo teologico ed islamico in particolare (!) che si può intravedere nel tweet sotto e potete e dovreste scaricare in .pdf QUI.  (Anche in italiano)
LINK PER Narrazioni oggettive n.1 -> https://mashallah-book.com/2017/03/14/narrazioni-oggettive/
LINK PER Narrazioni oggettive n.2 -> https://mashallah-book.com/2017/07/15/un-piccolo-grande-atto-di-jihad-narrazioni-oggettive-n-2-a-small-great-act-of-jihad-objective-narratives-no-2/

FOTO: P. P. Pasolini dal set “Il Vangelo secondo Matteo” 

The proposal, this proposal, refers in a technical description, to a post published by myself on the social “Twitter”;  (see below!) without too many preambles; I think these are very interesting pills that can contribute to the perception of the unpublished work “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man” -till now not published- that is propagandized by this virtual site.
It is not a means totally exclusive to my advantage of doing this but, outlines a dialogue that the West does not perceive and confuses, trivializes.
All my thanks and so on, in the “review” I made with positive criticism and self-criticism in an exclusive theological and Islamic aspect in particular (!) that you can see on the tweet  below and you can and should download in .pdf HERE.

LINK TO Objective narratives No.1 -> https://mashallah-book.com/2017/03/14/narrazioni-oggettive/
LINK TO Objective narratives No.2 -> https://mashallah-book.com/2017/07/15/un-piccolo-grande-atto-di-jihad-narrazioni-oggettive-n-2-a-small-great-act-of-jihad-objective-narratives-no-2/

PICT:  P. P. Pasolini from the “The Gospel according to Matthew” movie set



Il link per comprare l’ebook su Amazon.com “Dear Die” di Mustaq GuL/
Amazon’s link to buy the ebook by Mustaq GuL “Dear Die” (click QUI/HERE)

La Democrazia Imperiale. / The Imperial Democracy.

LA DEMOCRAZIA IMPERIALE.
(Cenni di elucubrazione adattiva nel segno parossistico; spicce considerazioni della post distopia orwelliana: situazionismo mediatico in tempo reale come forma reazionaria)

Il tentativo di spiegazione non sarà tale quando i risultati saranno compiuti all’interno delle nuove tecnologie logiche che disarmano il controllo temporale dei risultati stessi; l’istantanea produzione di esiti, nel moto descrittivo di origine situazionista, non è cangiante, variabile o volubile ma, ne prospetta l’intesa ed il fabbisogno. Al di la delle congetture, il tempo a noi ora disponibile, consegna non un prammatismo esistenziale di sorta, una qualche lettura estemporanea ma, una preoccupazione che trova origine nel dialogo scritto da Platone (Politico Πολιτικός) più di 350 anni prima di Cristo, laddove già le prime basi della democrazia trovano instabilità!
Non c’è nessun accenno critico in questa disanima: è la constatazione che l’incognita a cui il sommo pensatore dava parziale risalto, tale fu e, perfettamente definita ne “la cultura democratica”, materia indispensabile per reggere la
perfetta ideologia oltre ogni prammatismo, appunto.

Perfetta lo è, consolidando la storica disfatta marxista nelle sue forme di applicazione sociale a cui abbiamo tutti noi assistito; inapplicabile lo è altrettanto, considerata l’instabilità delle società umane insediatesi nel Pianeta dopo l’aver -esso- sopraffatto.
Aggiungo: la deriva consumista che ha retto per non poco tempo ogni democrazia -oggi nella fase finale- dopo aver considerato il fenomeno delle “aspettative crescenti”, (in integrazione le conflittualità di stabilire e conciliare i “diritti crescenti”) non presenta alcun tipo di analisi soddisfacente da parte di chi l’ha proposta, escogitata oso dire.
L’Occidente, per tanto, è succube; pena!

Il pensiero smithsoniano, l’egocentrismo fondamentale spiegato, sarà quindi ancora una volta salvifico?

Il ricorso alle rimembranze costipate nella “proprietà privata” e l’assenza di quella contrapposizione ideologica che paradossalmente e precocemente indebolisce ed appassisce ogni attore immediatamente dopo l’incoronazione di alloro, non è qui disponibile, in quanto altererebbe -fosse considerata questa una prima conclusione- il concetto di produzione istantanea sopra delineato e, soprattutto, non reggerebbe fedelmente la fiorente, vincente e rinnovata vitalità di quella Società che si colloca nella odierna Cina e che probabilmente, una parte di Oriente ed India si apprestano ad assumere.9e7fc301c24011e6d40ec6dd798bf290_XL
L’obiezione di fondo, l’indicare la potenza orientale cinese quale fucina sì di un innovazione ma discostante dai princìpi democratici, è, senza mezzi termini, un ricorso poco lucido ma consenziente a quelle rappresentazioni statiche ed allo stesso tempo sterili dei perduti più che perdenti, viste le rincorse Occidentali al mantenimento di quell’ordine (democratico) di cui non (ri)conoscono più la sostenibilità, dopo aver digerito nel totale fallimento l’epilogo di ogni guerra che si è svolta e si svolge nel
nostro mondo, “attività produttiva e redditizia” sempre ai vertici economici di ogni Nazione dicasi democratica.

Scansando con precisa stizza ogni defilato silenzio difronte ad una ragionevolezza nel suo compimento, considerando questo silente fare come circostanza di pensiero predisposto ed associato alla delinquenza, nell’attenuazione dall’attività complice di chi si ostina ad ignorare detta logica, come insediare una proposta difronte a cotanta materialità?
Riponendo ogni pensiero nella sopravvivenza della specie che vive dal consumo?
Dando credito al presente in un momento di appagamento fatalista?

Fino ad oggi probabilmente è stato così; nelle “verifiche di attuazione” è stata un efficace panacea dominatrice di ogni Landa conosciuta e baciata dalle attività economiche ed industriali ma, l’intelligenza artificiale non lo permetterà più. Lo sappiamo questo? La coercizione di pensiero è già disponibile, sebbene per il momento le macchine risultano ancora operanti grazie alla nostra umana conduzione ed attività connessa per il loro controllo diretto; “le responsabilità”, qualora vengano ricercate, sono ancora indicate in un adduzione incentrata all’umano, sebbene già da ora la certezza di un dolo non è (più) possibile definirla tale e specifica, indirizzata in somma ad una o più persone. Sarà questo un caso? E’ davvero considerevole pensare che una Persona ricchissima e forse la più ricca abbia una responsabilità oggettiva difronte ad un danno recato dalla macchine che ha progettato?
Si? No?
Per quale scopo: divenire il più ricco dei ricchi? Un attacco improvviso di edonismo schizoide?

Se oggi, anno 2018, questo è pure possibile pensarlo, tra qualche anno questo giudizio non sarà più accettabile e, le “cause perse”, non avranno più locazione: dovremmo urgentemente prenderle in carico e dovremmo riprendere quella originale sapienza generatrice di comodo stallo, la cosiddetta democrazia, la nascente democrazia imperiale immune dalle cure teocratiche.

Tutti hanno paura di Dio!”


THE IMPERIAL DEMOCRACY.
(An overview of adaptive rumination in the paroxysmic sign, petty considerations of the Orwell post distopia: real-time media situationism as a reactionary form)

The attempt at explanation will not be such when the results will be achieved within the new logical technologies that disarm the temporal control of the results themselves; the instantaneous production of outcomes, in the descriptive motion of situationalist origin, is not changing, variable or volatile, but promises its understanding and needs. Beyond the conjecture, the time available to us now, delivery not an existential pragmatism of any kind, some extemporaneous reading but, a concern that originates in the dialogue written by Plato (Politico Πολιτικός) more than 350 years b.C., where already the first bases of democracy find instability!
There is no critical mention in this disanimity: it is the observation that the unknown to which the supreme thinker gave partial emphasis, such was and, perfectly defined in “democratic culture”, indispensable material for holding the perfect ideology beyond all pragmatism… in fact.

Perfect it is, consolidating the historic Marxist defeat in all its forms of social application to which we have all witnessed; inapplicable is the same, considering the instability of the human societies settled in the Planet after having been overwhelmed.
Add: the consumerist drift that has held up for a short time every democracy -today in the final stage- after considering the phenomenon of “increasing expectations”, (in addition to the conflicts of establishing and reconciling the “growing rights”) does not present any kind of satisfactory analysis on the part of those who proposed it, devised I dare say.
The West, therefore, is dominated; pain!

So will the Smithsonian thought, the fundamental egocentricity explained, be once again salvific?

The recourse to constipated remembrances in “private property” and the absence of that ideological opposition that paradoxically and precociously weakens and withers every actor immediately after the coronation of laurel, is not available here, as it would alter
-considered this a first conclusion- the concept of “instantaneous production” outlined above and, above all, would not faithfully sustain the flourishing, winning and renewed vitality of that society that is located in today’s China and that probably a part of the East and India are preparing to take.9e7fc301c24011e6d40ec6dd798bf290_XL 
The basic objection, the indication of the Chinese oriental power as a forge of an innovation but devoid of democratic principles, is, in no uncertain terms, a rather lucid but consenting to those static and at the same time sterile representations of the lost more than losers, given the Western chases to the maintenance of that (democratic) order of which they no longer (re)know sustainability, after having digested in total failure the epilogue of every war that took place and takes place in “our world”, productive and profitable activity always available (at the economic summits) of every Country that calls itself “democratic”.

Precisely dodging each defile silence in front of a reasonableness in its fulfillment, considering this silent act as a condition of thought predisposed and associated with delinquency, in attenuation from the accomplice activity of those who insist on ignoring such logic, how to settle a proposal in front of to such great materiality?
By putting every thought into the survival of the (human) species that lives by consumption?
Giving credit to the present in a moment of fatalistic fulfillment?

Up until now it has probably been like that; in the “implementation verifications” it was an effective panacea dominating every Land known and kissed by economic and industrial activities, but artificial intelligence will not allow it any more. We know this? Thought coercion is already available, although for the moment the machines are still operating thanks to our human conduction and connected activity for their direct control; “responsibilities”, if they are sought, are still indicated in an adduction focused on the human, although even now the certainty of a fraud is not (more) possible to define such and specific, addressed in sum to one or more people. Will this be a case? Is it really considerable to think that a very rich and perhaps the richest person has an objective responsibility in front of a damage caused by the machine he designed?
Yes? No?
For what purpose: to become the richest of the rich? A sudden attack of schizoid hedonism?

If today, year 2018, this is also possible to think of it, in a few years this judgment will no longer be acceptable and, the “lost causes”, will no longer have location: we should urgently take charge of it and we should resume that original wisdom generating a comfortable stall, the so-called democracy, the nascent imperial democracy immune to theocratic care.

“Everyone is afraid of God!”

 

[F]ederal [A] rchive of [K]entucky [E]rmeneutica

-> TO FIND THE ENGLISH TEXT, PLEASE YOU HAVE TO SCROLL (so) DOWN…

A margine dell’evento insolito ed eccezionale svoltosi negli Stati Uniti e di cui seguirà la parziale e significativa trascrizione, sono rilevanti le brevi annotazioni che l’intervistato (il sottoscritto) e la delegazione degli intellettuali sopraggiunta (virtuali) hanno espresso in maniera netta quanto efficace per la comprensione della intervista stessa o, meglio precisare, dell’evento, vista l’esclusività di questa anormale più che anomala forma.Fakke Propaganda
Basandosi su una prospettiva comunemente chiamata “fake” (in italiano “falso”) la modalità espressiva è certamente alterata ma, in questo caso, la consapevolezza di articolare il contesto significativo di reali e verificate


condizioni, la bugia diviene mezzo, strumento ed espediente nello stesso tempo; l’immedesimarsi nella trama mistificatrice rappresenta per questo caso una tecnica di identificazione: antidoto capace di riesumare una realtà compromessa dai poteri che la detengono in ostaggio, vitale orgoglio che rifiuta il paralizzato mondo intellettuale ed i suoi adepti inconsapevoli, i suoi ignoranti attori che popolano i media virtuali.
Poco importa se una certa teatralità quale spreco di energie per questo testo si è inteso riconoscere, poco importa se la finzione consegna un accento volgare: le parole che seguono le dovrete contrastare con la stessa moneta che Vi è stata regalata.

Buona lettura.

 

Nota per la lettura:
CNDT (Edward R. RTW. Murow, Conduttore)
LdN (Lucaa del Negro, Autore)
NDR (Nota del redattore)

CNDT: Il Testo che Lei propone appare ad una prima lettura come fondato su un aspetto preciso della Religione Islamica, in particolare quello che incita verso il proselitismo come un dovere del Mussulmano: se è così, come accettare questo presupposto, questo fine piuttosto marcato per intraprendere un dialogo paritetico con “il resto del mondo secolarizzato”? Considerando pure l’assoluta, irrinunciabile ed inscindibile Fede che l’islamica persona reca in se, come conciliare un ragionamento con chi ha messo in discussione ed ha parzialmente risolto la questione morale, etica nonché teologica da secoli senza comprendere ed addirittura -in un estremo ragionamento- rifiutando l’esistenza divina?
LdN: Le mie sono solamente delle considerazioni, tengo a precisare; si tratta di esigente necessità di ripristinare un civile dialogo tra “la Gente” che si misura in nuove e rinnovate globali densità demografiche, leggi l’epocale spostamento delle masse. Questo tipo di questione sociale oggi è sommessa e denaturata anche dalla logica umanitaria fallimentare, in quanto essa prevede un associazionismo oggi dilaniato dalle metastasi della malavita che in qualche modo sopperisce allo Stato quasi fallimentare. Inoltre, il cosiddetto indispensabile dialogo, è assopito dalla “società dell’immagine” ben delineata dal pensatore francese Debord; significa che il “civile dialogo” che io prospetto ed alle volte invoco, è, come conseguenza diretta delle argute intuizioni del Debord, vaccinato contro ogni immagine anche cruenta e disumana che ci viene proposta quotidianamente, laddove in somma, un bimbo dilaniato dalla bombe che consapevolmente supportiamo nella costruzione attraverso l’indifferenza oppure un “corpicino migrante” di 7 anni gonfio di acqua e sale sulla spiaggia ed in putrefazione, ci colpisce nell’animo per… un giorno? Due? Anche i preziosi contributi mediatici quali ad esempio i lungometraggi così in voga -penso ora al film “I, Daniel Blake” di K. Loach, per esempio- sono senza effetto, nel momento in cui abbiamo una certa possibilità di cambiare; questa non è certamente una colpa che adduco, sia bene inteso: è -lo ripeto- una presa personale di coscienza che personalmente intendo risolvere con le mie osservazioni, con le mie “richieste”.
La Religione e, quella islamica, siccome è generalmente un ortoprassi, conserva e propone e un indicazione di pensiero e, una serie di azioni da intraprendere in un ottica sociale e comunitaria, senza una “colpa in origine”, per semplificare.
A ben analizzare quanto ho scritto in “Mashallah (XXI century schizoyd man)” non c’è mai un esortazione per la scelta di professare fedelmente un Credo; il titolo è esemplare: viviamo un periodo in cui l’attività schizofrenica è il nostro pane quotidiano, siamo cioè pronti a negare quanto abbiamo sottoscritto e siamo preparati a rinnegare la nuova scelta per riprenderla poco dopo, anche considerevolmente edulcorando i valori Cristiani del perdono e, non a caso dico Cristiani. La ritrattazione è divenuta una nostra abilità praticamente indispensabile ad ottenere un fine, in un movimento globale che corre ed insegue il capitale. Siamo -per citare un perfetto slogan- pronti a volere qualcosa!
La conclusione del saggio poi è chiara: l’Uomo non necessita di Religione in quanto è egli stesso Religione. Questo passaggio è fondamentale: ripropone l’Umanesimo in chiave astratta, come a voler disperdere “un seme”, “un corpo”, in favore di una rinascita e prima di avervi introdotto una umana ragione, come a pretendere una razza umana pura (senza colpa) ed una soltanto.
La nostra miseria difronte alla natura, in seguito, ci chiamerà verso un interrogazione alta: solo allora l’ateismo sarà un ricordo da riaffrontare con giudizio e la costruzione del Dio come “pensiero di pensiero” (nóesis noéseos) potrà essere ricomposto. L’Islam, da questo punto di vista è vincente: oltrepassando la metafisica occidentale e rinnovando le Fedi abramitiche in particolare, trapassando tutto ciò, offre una (la) sostanza che nel paradosso del supporto limitante dei suoi fedeli perseguitati dalla ricerca di un umanesimo tratteggiato nell’età moderna non desistono, disponendosi alle invocazioni intercettanti del richiamo alla morte.

CNDT: Quindi, se posso interpretare, Lei non reclama gli “elementi panteistici” ed anzi, individua un accostamento di pensiero con Giordano Bruno e Spinoza oppure Hegel, se mi consente, per ricondurre il tutto al Dio Unico, ad Allah, laddove l’Uomo è comunque sottomesso. Eppure leggo di Marx nel suo testo…
LdN: L’insistente preoccupazione di ricostruzione di una personalità-Dio, è sommo errore del pensiero Occidentale, risolto semplicemente nei fondamentali dalla declericalizzazione delle Comunità mussulmane che riconoscono senza patti l’iconoclastia dell’Islam.
In ogni caso, anche in quello più aspro come appunto quello che vide il marxismo come un ideologia positiva, scienza in favore dell’essere umano libero, lo scontro permeerebbe attraverso la diluizione del tempo attraverso la sua richiesta, la quale è consistente di una vita, la nostra vita terrena; le vette della filosofia Occidentale e della sua civiltà come valli adiacenti, rimangono assolutamente distinguibili e maestose ma, devono rappresentare un approdo, un punto visivo ed oggi giustamente privilegiato che permetta di scorgere una catena montuosa che esiste, stabile e possente. Non sia necessario discutere della Parola di Allah -potremmo ben dire- ma di rappresentarla nel nostro tempo, di verificarne la portata e, soprattutto, di riconoscerla nella quotidianità e senza attuare compromessi, convenienze e strategie di alcun tipo. (Lo spazio all’autocritica sarà -considerata l’imperfezione umana- quasi infinito e comprenderebbe anche il socialismo e l’ideologia comunista, disgraziatamente fallita e non per aver avuto sballati fondamentali). Se dovessi quindi affermare che “credo in Dio” non esiterei a farlo, impegnandomi a dimostrare non l’esistenza di Dio stesso ma adoperandomi a rappresentare il pensiero divino per quello che posso voler fare e con questa esatta sequenza: potere, volere e fare. Oggi e finché vivo. Concretamente, la società civile -mi perdoni se rimarco il mio esordio- è difronte ad una sfida di cui non potremmo sottrarci a differenza di quanto in vece è stato fatto fino ad ora, a causa del radicale cambiamento de “la grammatica della guerra”. Le guerre, prima come contenitore coatto ora sono e saranno permanenti e la fuoriuscita delle popolazioni è inarrestabile; sono dati di fatto che esautorano ogni tentativo di politica sui generiis, anche economica. E poi c’è internet…

CNDT: Capisco…Internet; torniamo “con i piedi per terra” (NDR: Il conduttore sorride e, sembra si respiri nello studio un aria meno drammatica…)
LdN: Certamente e ben volentieri.
“I piedi per terra” è un espressione che mi piace quando viene estrapolata dai miei pensieri: denota una presa coscienziosa ed un rafforzamento della responsabilità che ognuno di noi mai dovrebbe abbandonare ed anzi, l’abbandono volontario di essa, per il mio pensiero, è sintomo di una patologia da curare. Il raziocinio, il prammatismo, specie inquadrato nella responsabilità di governo, dovrebbe essere dogma, laddove una cura inefficace dovrebbe considerarsi per l’ammalato come possibilità di venire accompagnato verso l’oblio, la inesorabile fine. Anche da queste parole leggermente azzardate, si evince che la Religione -qualora la prendessimo per un esempio e meglio astratto oppure come segmento giurisdizionale- ha ben precise parole e, nella fattispecie, quella Islamica non ha equivoci: perdono sì ma non pietà fine ad esso in un circolo -mi permetta- vizioso.
Veniamo ad Internet.

CNDT: (NDR: Breve silenzio in sala; è possibile che l’introduzione in argomento del termine “giurisdizionale” in rapporto con la Religione, abbia fomentato qualche “sospetto di velata teocrazia propositiva”, per esemplificare l’atteggiamento tenuto dagli ospiti e dall’intervistatore nel frangente…) Mi scusi se faccio mente locale e, se ritorno un attimo indietro… Quindi Lei -in una personalissima visione espositiva- mi costringe in qualche modo a fare la domanda che con consuetudine e da me disattesa, si fa’ in genere ad una presentazione in grande stile di un opera che reca la parola di Dio ed Allah nel suo caso in prima pagina: permetta quindi, Lei è Mussulmano praticante?
LdN: Premetto che non voglio sottrarmi a questa domanda seppure mi vedo costretto a chiedere il permesso per una brevissima chiosa: personalmente devo lasciare intendere che questa domanda presuppone una licenza liturgica interconcessa da entrambi e, di preciso, solamente dopo l’assenso reciproco, si deve poter intendere che l’unica risposta possibile è la testimonianza di Fede, in arabo Alhamdulillah!
Nel dubbio sia io il solo ad aver profittato di questa licenza, ritengo quasi superfluo e certamente sterile e poco significante la mia risposta, in quanto la richiesta di una risposta e per cui la domanda possa venire soddisfatta e meglio possa arginare le altrui limitate conoscenze nel merito, pone inevitabilmente l’interrogato e non più l’interlocutore verso una particolare costrizione.
Se la decifrabile (per il tema ivi proposto) richiesta di interrogazione abbia un legame con il voler sapere se un atto sia riconducibile all’Islam oppure se una persona è mussulmana, il dialogo si concluderebbe con l’asserzione di testimonianza della Fede certamente ma, anche con l’erezione di un muro tra le persone schierate, oppure, il consenso di proseguimento del dialogo alloggiando nella rispettiva propria trincea. Per tanto, per questo tentativo di ragionamento, la risposta non sarà il sigillo, l’emblema ed etichetta di consuetudine ma, sarà un sorriso da ricevere oppure all’opposto un attenzione da voler attivare per tenere alta la propria difesa.
Per inciso e per quanto ho appena espresso prima: non ricorrerò a testimoniare l’esistenza di Dio attraverso una sentenza ma, mi accingo a dimostrare che le azioni ed i pensieri conducono al Re dei Re ed ogni essere in Terra sia questi sano, ne ha facoltà di poterlo fare, vale a dire che ognuno di noi è “sottomesso” o, per dirla in una maniera altra, è mussulmano. Detto questo, allora, con rispetto io Le chiedo: Lei non lo è?

CNDT: Devo francamente dire che mi ha “quasi” convinto, nel senso che Lei, onestamente, riporta e riconsegna sì ogni cosa all’Esssere Supremo, per così malamente dire ma, il suo moto è più chiaro se la visione è per un “Universalismo”, un pensiero filosofico sì alto ma sempre connotato di una laicità propria del pensiero moderno Occidentale.
Sbaglio?
LdN: No, non ci sono errori se non quelli irriducibili ed irrisolvibili legati alla nostra umana imperfetta condizione; ciò che in qualche modo contesto e che in verità non è contestazione ma proposizione -in fatti sono qui come vede per uno scopo preciso- è che adesso, nel momento in cui stiamo parlando, l’arresto (momentaneo) e il riposizionamento della ragione dell’Occidente, è l’unica esigenza quale maniera possibile per il fine di poter iniziare un dialogo paritetico con il pensiero d’Oriente ed islamico in particolare, pensiero che ha subito un arresto senza precedenti.
Asserisco questo con determinazione e coerenza, constatando l’evidente fallimento delle Società Occidentali, le quali sono in affanno e soprattutto nella auto-riconsiderazione delle proprie potenze egemoniche imperanti. Oggi e mai come allora, la storia non ci riconsegna nulla: siamo difronte ad un mondo paradossalmente inesplorato che indica addirittura un intelligenza artificiale.
Quali sono i nostri baluardi? Dove li releghiamo, nella rete? Nella filosofia che non apprezziamo, nelle Religioni che demonizziamo, nelle ideologie che ridicolizziamo e confondiamo artatamente? Il presente è il nostro futuro, qualcuno ha detto: l’introspezione non sarà un male e per inizio.

CNDT: Mi sento spiazzato: religioso ma nella “Verità Islamica”; sociale e civile ma nell’ideologia socialista… “Arresto del pensiero Occidentale”? E’ questo che cerca di propagandare?
LdN: Piano, per favore; Lei vorrebbe che svolgo e per intero il mio saggio qui? Ce l’avete qualche giorno di diretta? (NDR: Un brusio dalla platea e dalle prime file è presente; qualche sorriso è visibile ed un accenno di applauso parte dai posti più decentrati. E l’intervistatore e l’intervistato sorseggiano un bicchiere di acqua e si scambiano un delicato sorriso…)
Mi spiego: la mia analisi è profonda e radicale; quando indico “arresto” immediatamente affermo anche “momentaneo”. L’immenso potenziale espresso ma anche esprimibile dell’Occidente è un valore inestimabile, così come la scienza che queste Lande sono in grado di produrre ed hanno prodotto. Addirittura e, non lo dico come fosse una concessione, la scienza finanziaria è, secondo il mio parere, una capacità aggiunta per la convienza civile. Ma…
Proprio in questi momenti, l’abdicare della politica all’economia finanziaria, sta producendo un antropomorfo movimento che fa sì che le politiche sociali (NDR: welfare state) vengano riprese da Organizzazioni le quali sono una costola della “gerarchia ecumenica”, almeno per quanto riguarda l’Europa ed i Paesi che da essa si sono formati, Stati Uniti d’America, Canada ed Australia innanzi a tutto. Questo è un fenomeno incontrollato e devastante per certi versi e lo diviene soprattutto quando è il Papa stesso a citare passaggi di politica socialista in ogni Landa che visita.
Voglio dire: non sono io ad introdurre “la Religione” ed il socialismo; come vede, pochissimi e nessuno sta analizzando questi strani connubi, laddove l’Islam è costretto nell’imposizione subdola che non riesce a scansare, a dover cioè rispondere sempre e comunque di quanto indichiamo con fare mediatico come “terrorismo”.
E poi c’è sempre internet!

CNDT: Internet: sì, ritorniamo con i piedi per terra. Una volta per tutte.
Esiste -secondo Lei- una corresponsabilità, una “Spectre” dietro questa tecnologia e precisamente, esiste un controllo delle menti attraverso i “social”? Quale è la soluzione se abbiamo effettivamente un problema?
LdN: La rete non è un problema oppure, se lo è, dobbiamo tenercelo.
Sto a dire che solo l’accurata analisi ed alcune politiche possono disinnescare l’ordigno che la rete veicola ed è, -una volta per tutte!- si sappia, atomico.
Ogni odierna e futura prossima attività umana sarà compresa in questa tecnologia, mezzo che virtualmente annulla ogni spazio (anche temporale) nelle relazioni, le quali, fino a prima della instaurazione sua -ora non controllabile da nessuna singola potenza al mondo grazie alla condivisione forzata del dominio dell’atmosfera terrestre- erano in qualche modo 
regolamentate e dalla natura e dalla impreparazione dall’uomo stesso in rappresentanza di un autorità: è davvero stupido affrontare oggigiorno qualunque argomento senza tenere conto dell’influenza di questa “presenza” in ogni singolo aspetto da dover considerare.
Inter-Net è tutto il nostro presente; la sua è una permeazione planetaria, all’apparenza intramontabile, ancorché il linguaggio ne è stato assimilato perfettamente e, compreso in ogni latitudine. Porsi la domanda discostante se, se questo “sistema di informazioni” sia non necessario ma almeno utile e non solamente un utilizzo per la evoluzione comunicativa ed espressiva delle masse, non può avere una risposta connotata da perentorietà e riconducibile alla forma “sì” oppure “no” e, nemmeno un giudizio bilanciato da una qualche condizione sociale particolare è garanzia per una risposta che abbia senso compiuto per questo tempo.
Detto questo bisogna prendere “con le pinze” ogni singola deriva che è stata sottoposta dalla rete e, sarà ancora una volta evidente che solamente attraverso il “filtro” di cui prima ho posto grande rilievo -mi riferisco all’umana presa di coscienza della Religione- abbiamo una certa possibilità di sopravvivenza civile;ogni Stato certamente avrà la propria Legislazione in materia, la propria Costituzione che adatterà l’introduzione eccetera di queste “nuove possibilità”.
Prendiamo ad esempio la cripto valuta: da qualche tempo, da non molto per essere precisi, in quanto tecnologica prova di universale chiave criptata e codificata in algoritmo informatico univoco, una sorta di innovativa valuta definita “crypto valuta” 
-semplificando con voluta noncuranza il Bitcoin- soffre, rischia di morire subito dopo essere stata partorita, perché l’uso odierno nella qualità di “moneta scritturale” le viene imposto dal mercato che rimane terreno di scambio. In un verso di Fede disposto dal dogma, tutto è relativamente semplice: l’Islam in quanto Religione ed Ultima Rivelazione, applicazione del diritto universale alla vita comune (pensiero sociale) non ha incertezze di sorta e, diffondendosi attraverso le Sacre Sure del Corano, chiarisce perfettamente la materia. [“Ciò che concedete in usura, affinché aumenti a detrimento dei beni altrui, non li aumenta affatto presso Allah. Quello che invece date in elemosina bramando il volto di Allah, ecco quel che raddoppierà.”] Sura 30; Versetto 39 come primo esempio.
Perché questa lapidaria indicazione che non offre spazio ad alternative?
Gli aspetti correlati al deviato e possibilmente devastante assioma di favore per una sostituzione od affiancamento delle crypto-valute alla natura ed alle caratteristiche della moneta intesa ed accettata globalmente come misura di valore, mezzo di scambio e fondo di valore, nell’indifferenza concettuale tra danaro e moneta, dall’antica origine probabilmente legata ai nostri avi della Roma antica e fino ad arrivare ai giorni che ci vedono protagonisti, deve essere contrastata con ogni mezzo a disposizione e prima ancora di sciogliere il laccio che queste crypto-valute insistono a tenere con ciò che in gergo bancario si definisce “raccolta fondi” (Fundraising).
Ci sono ragioni eclatanti e di una ragionevolezza sconcertante per cui questa affermazione appare forte quanto violenta ed intransigente: la prima ed unica che voglio indicare -per chi non avesse abbastanza Fede- è quella dell’impoverimento, dell’imbarbarimento delle precarie società civili attanagliate dall’epocale confronto con quelle gremite di sotto-proletari e miserabili che stanno spostandosi verso di queste ultime; slegate ed indifferenti dal non sostituito ed insostituibile lavoro che compone la dignità e la libertà dell’individuo, sia “1 oppure 1000000” la remunerazione da considerare, le crypto-valute per come sono state definite dai loro guru (“…dimenticatevi della finanza, del mercato, delle valute per come avete fino ad ora riconosciuto…”) sono un pericoloso atto di sabotaggio verso le precarie società civili. Non è la loro natura volatile, veloce, azzardata, temeraria, evanescente, impalpabile e via dicendo da temere o sottovalutare per la propria garanzia, non è il rischio e l’incertezza da doversi considerare pericolo per il raggiungimento del proprio scopo ma, l’altissima probabilità di dover accettare passivamente l’affronto dei disperati che aggrediranno le mura che ci hanno in qualche modo difeso e protetto; gli Organi predisposti e preposti ed anche quelli di polizia, non saranno capaci di farlo (occasionalmente si renderanno protagonisti di attività doppiogiuochiste) e, soprattutto, non ci saranno luoghi di riparo e da poter definire “sicuri”, in special modo nel momento in cui i risparmi verranno messi in circolazione.
E’ chiara la posizione -se dovessimo così rappresentare per un istante- l’indicazione Coranica di Dio in questo tentativo esegetico che Vi propongo?

CNDT: Una società che non affronta -per usare le sue parole- se stessa e la propria innata Religione (anche nell’aperta contestazione delle “società Occidentali” che la esamina) ed in soccorso alle proprie contraddizioni di natura teologica, rischia di sopperire ed implodere?
LdN: Io non ho indicazioni; allontaniamo l’equivoco possibile.
Chiedo solamente di rileggere i Testi ed anche quelli Sacri e, rileggermi. In questo caso pubblicamente leggermi.
Ciò di cui pavento come fosse l’apocalisse e che per inciso non è e non sarà mai di quella portata per le mie parole espresse e scritte, è una modificazione della società civile verso il peggioramento a tratti gravissimo della natura stessa di cui si compone.
Un validissimo stratega finanziario, nonché grandissimo manager di successo di cui ho l’onore mediatico di qualche piccolissimo apprezzamento, il dottor Forchielli, ha coniato un termine al riguardo: “messicanizzazione”. In particolare, io ho scritto nel mio blog di propaganda per il saggio, ben due articoli e forse tre se includo anche quello specifico delle cripto-valute; “messicanizzazione” -senza nessuna offesa e nemmeno sottintesa verso lo Stato sovrano latino americano- è un movimento, una summa di analisi geopolitiche ed antropologiche. Politiche sociali anche eclatanti come quelle per il rafforzamento della sicurezza interna dei Paesi coinvolti ma non con appunti neo-squadristi, potrebbero addirittura non solo svolgere il delicato compito di equilibrio dei ceti ma, addirittura portare verso un innalzamento della produttività e quindi della ricchezza quei Paesi che adotterebbero una correzione in tal senso.

CNDT: Politiche sociali e Religione: ancora non riesco a percepire questa correlazione che Lei non demorde dal proporre, anche come ragionamento.
LdN: Vede, oggi, la richiesta di Religione da parte delle masse spesso inconsapevoli della natura del progetto divino per questa indagine di parte, è enorme ed abnorme, epocale! La mancanza di politiche sociali trova un equilibrio che è stato spiegato scientificamente: entropia.
La sostituzione di questa essenzialità del vivere, di questa mancanza da parte degli Stati, viene dalla Religione: entro 15 e forse al massimo 20 anni da questa parte, la popolazione mondiale è destinata a raddoppiare, laddove la miseria delle condizioni sarà l’unica evidenza capace di mostrarsi con quella ferocia che è essa stessa natura esistenziale. Chi meglio di ogni altro rappresenta la mano che lenisce le ferite, l’offerta senza contropartita di un servizio?
La destabilizzazione è in atto e, come ho già detto, l’affronto, leggi il soccorso da parte del mondo Cristiano e Cattolico in particolare è inadeguato; la vocazione dello stesso prete è messa in discussione: servitori di Dio oppure assistenti sociali? Avvocati? Operatori all’accoglienza? Anche qui e perdoni se infierisco od almeno mi pare di poterlo fare, l’Islam non avendo un clero risulta vincente, almeno per la non domanda di cui in vece nella persona del prete e rispettiva sua cerchia questi si pone e giustamente si dovrebbe porre.

CNDT: Faccio “l’avvocato del diavolo” ed ancora per un momento, mi perdoni. (NDR: Aperto sorriso da parte dei due attori sul palcoscenico…)
Dunque, in questa rappresentazione, il Mussulmano sarebbe quello vincente in società? Ammettendo e senza remore dalla mia parte e per un istante, la Comunità Islamica (NDR: Ummah) abbia ricevuto il “Libro perfetto”, come mai le società in cui l’Islam è presente sono in quelle condizioni che tutti possiamo verificare? Perché l’emigrazione e la rincorsa al consumismo Occidentale da parte dei cittadini in cui Maometto è il Profeta ultimo, è costante? E per favore, niente vittimismo, senza offesa glielo chiedo…
LdN: Lei deve aver già approfondito un capitolo del mio libro, a quanto sembra… (NDR: ampia risata e dal pubblico e dai due rispettivi protagonisti…)
Ottima domanda, innanzi a tutto.
Con la preoccupazione di non trovare una risposta che la soddisfi ed indicando Lei ma solo come paradigma, se permette, dico senza esitazione che esiste un grande problema. Banale affermazione questa mia, immagino. Ad ogni modo, questa asserzione serve per esprimere e pubblicamente ed è inoltre utile per il dichiarare nuovamente che il sottoscritto ed anche come autore di questo saggio, non ha indicazioni da apporre come fossero strade maestre da percorrere.
Il Libro (Santo) c’è, i testi ci sono: andate a studiare.
Quanto tempo sarà necessario? Quali sono le prove da affrontare e perché non considerare anche questa una prova? Personalmente ritengo il mio libro (NDR: il libro al momento è in cerca di Editore, potete informarVi QUI) sia una prova oggettiva e qualificante: ognuno di noi ha una soluzione; il tempo a disposizione sarà quello che ci vede vivi: ancora più banale? Ovvio?
Non c’è nulla di scontato nel affrontare un problema e non ci sarà quando la soluzione dovesse non essere alla portata; in vece, il problema esiste ed è una cancrena quando non lo si vuol affrontare, quando il vantaggio personale affonda ogni resistente anima.
Uno Stato che non garantisce equità sociale, si presta a ballare con il diavolo!
C’è un Popolo eletto? Il Giudizio essendo divino e Celeste non è dato a svolgersi in Terra; la presunzione di esserlo è -nell’atto di riconoscerlo- positivo segno, segnale di vittoria ma, allo stesso tempo, è indice di responsabilità, di dimostrazione verso chi si sta comunque adoperando, laddove bene è mai dimenticare e bene è ripetere che il Giudizio sta in Cielo ed perfettamente secretato a chi vive in umana condizione.
Lo studio e la conoscenza sono doni destinati all’intelletto umano e solo all’intelletto umano; le bestie seguono solo l’istinto.  L’umana condizione e misera condizione appartiene ad ogni essere in Terra; la Religione non è Dio; Egli non necessita di nulla, men che meno di Religione. Attraverso questa consapevolezza ed attraverso le altre piccole proposte che Vi ho fornito, c’è lo spazio utile per l’autocritica, per il ripristino di una civile convivenza che aspiri non ad un mondo migliore ma verso il mondo nuovo che si sta presentando poco a poco e di cui nulla o poco più di nulla sarà riconoscibile.
Quale sarà quindi il processo storico e meglio il preciso momento storico da leggere e che i nostri posteri potranno leggere? Quello di questi anni, di quelli che hanno visto i Profeti percorrere le tortuose strade o quelli di mezzo? Chi era nel giusto e che cosa ha fatto per dimostrarlo? Chi non lo era? Seppur con amarezza conscio dell’arresto condizionato del pensiero islamico avvitato troppo spesso in plastiche recitazioni mnemoniche e soprattutto difronte alle nuove sfide post tribali di convivenza, molto irritato dalle manovre consumistiche del capitalismo che lo hanno vincolato e raggirato, nutro una ragionevole speranza e, questa è solamente Fede, perché l’istinto produce al momento solo rabbia.
E questo libro.

CNDT: E’ una risposta che voglio poter considerare, mi lasci dire; voglio cioè pretendere di accettarla, sebbene non mi sento ed al momento soddisfatto. Come vede, in vece di rappresentare l’audience, Le sto rispondendo a livello personale e, penso, Lei abbia ragionevolmente colpito nel segno. Complimenti e grazie davvero del suo prezioso tempo Lucaa. Grazie!
(NDR: Il conduttore si alza in piedi e conduce un applauso generalizzato; i riflettori si abbassano)
LdN: Sono io che ringrazio Lei ed il suo pubblico; sono onorato e lusingato allo stesso istante.  Se posso dire ed i microfoni sono spenti… spero in qualche donazione: il biglietto di ritorno e tutto il resto mi ha svenato; il dramma mio è che razzolo davvero male, economicamente parlando.
(NDR: Nell’ambientazione televisiva ormai semibuia si intravedono i due uomini in un accenno di abbraccio; i fari ormai spenti lasciano percepire solo un rumore di passi che si allontanano)

 

Louisville, KY. (La città de: “il più grande”, Muhammad Ali)
29 Feb. 2018

 

Nota del redattore: E’ stata omessa la domanda (quasi retorica) riguardo nuovi ed eventuali progetti dell’autore; è stato fatto questo per la ragione di proporre a Voi lettori un dialogo scorrevole e puntualizzante negli aspetti non sempre così leggeri da doversi considerare. Speriamo di aver fatto cosa gradita e, per completezza di informazione, ricordiamo che l’autore ha dichiarato di aver finito una fiaba per bambini ma da leggersi a cura degli adulti solamente per loro favore: sorprendentemente egli ha chiarito che la stessa, è una formale significativa copia del saggio “Mashallah (XXI century schizoyd man)” per bambini. Stupefacente!
Una nuova opera inoltre è in fase avanzata di scrittura e riguarda le migrazioni dei Popoli e precisamente nell’aspetto dell’esodo verso l’Europa, la cosiddetta immigrazione. Il titolo è: “MI GRA RE”; in fase di stampa su metallo/plastica una raccolta di pensieri (anti-poesia) intitolata: “3STRPOL[A]ZIONi”.


On the sidelines of the unusual and exceptional event held in the United States and of which the partial and significant transcription will follow, the brief notes that the interviewee (the undersigned) and the delegation of the intellectuals (virtual) have clearly expressed, are as important as effective for the understanding of the interview itself or, better to clarify, of the event, given the exclusivity of this abnormal rather than anomalous form.Fakke Propaganda
Based on a perspective commonly called “fake” (in Italian “false”) the expressive modality is certainly altered but, in this case, the awareness of articulating the significant context of real and verified conditions, the lie becomes a means, instrument and expedient in the same time; to identify with

the mystifying plot represents for this case a technique of identification: antidote able to exhume a reality compromised by the powers that hold it hostage, vital pride that rejects the paralyzed intellectual world and its unconscious followers, its ignorant actors that populate “social media”. It matters little if a certain theatricality as waste of energy for this text was intended to recognize, it does not matter if the fiction delivers a vulgar accent: the words that follow will have to counter with the same coin that was given to you.

Enjoy the reading.

 

Note for readers:
ACHR (Edward R. RTW. Murow, Anchorman)

LdN (Lucaa del Negro, Author)
EN (Editor’s note)

 

ACHR: The text that you propose appears at first glance as founded on a precise aspect of Islamic Religion, especially that which incites proselytism as a duty of the Muslim: if so, how to accept this assumption, this rather marked end to undertake a peer dialogue with “the rest of the secularized world”? Considering also the absolute, indispensable and inseparable Faith that the Islamic person carries in himself, how to reconcile a reasoning with those who questioned and has partially solved the moral, ethical and theological question from centuries without understanding and even -at an extreme reasoning- rejecting the divine existence?
LdN: Mine are only considerations, I want to clarify; it is a demanding necessity to restore a civil dialogue between “the People” that is measured in new and renewed global densities demographic, read the epochal shift of the masses. This type of social question today is subdued and denatured even by the humanitarian logic of bankruptcy, as it provides for an association today torn apart by the metastasis of the underworld that somehow compensates for the almost failed State. Moreover, the so-called indispensable dialogue is drowsed by the “Society of the spectacle” well delineated by the French thinker Debord; it means that the “civil dialogue” that I prospect and sometimes invoke, is, as a direct result of the witty intuitions of Debord, vaccinated against every image even bloody and inhuman that is proposed daily, where in addition, a child torn by bombs that do we consciously support in construction through indifference of a 7-year-old “migrant body” swollen with water and salt on the beach and rotting, affects our soul for… one day? Two?
Even the precious media contributions such as the cool feature films -I think now to the film “I, Daniel Blake” by K. Loach, for example- are without effect, when we have a certain chance to change; this is certainly not a fault that I take: it is -I repeat myself- a personal conscience that I personally intend to resolve with my observations, with my “requests”.
Religion, the Islamic one, as it is generally an orthopraxis, preserves and proposes an indication of thought and, a series of actions to be undertaken in a social and community perspective, without a “fault in origin”, to simplify.
To analyze well what I wrote in “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” there is never an exhortation for choosing to faithfully profess a Creed; the title is exemplary: we live a period in which schizophrenic activity is our daily bread, that is, we are ready to deny what we have signed and we are prepared to deny the new choice to resume it shortly thereafter, even considerably by sweetening the Christian values of forgiveness and, not by chance I say Christians.
The retraction has become one of our skills that is practically indispensable for achieving an end, in a global movement that runs and chases the capital. We are -to quote a perfect slogan- ready to want something!
The conclusion of the essay is clear: Man does not need Religion because he is himself  Religion. This passage is fundamental: it reproposes Humanism in an abstract key, as if to disperse “a seed”, “a body”, in favor of a rebirth and before introducing a human reason, as if to claim a pure human race (without fault) and only one. Our misery in front of nature, later, will call us to a high question: only then will atheism be a memory to be faced with judgment and the construction of God as “thought of thought” (nóesis noéseos) can be recomposed. Islam, from this point of view, is a winner: by going beyond Western metaphysics and renewing the Abrahamic faiths in particular, by piercing all this, it offers a substance that in the paradox of the limiting support of its faithful persecuted by the search for a dashed humanism in the modern age they do not desist, disposing themselves to the intercepting invocations of the call to death.

ACHR: So, if I can interpret your words, you do not claim the “pantheistic elements” and indeed, identify a juxtaposition of thought with Giordano Bruno and Spinoza or Hegel -if you allow me and again- to bring everything back to the One God, to Allah, where Man is anyway submissive. Yet I read Marx in your text…
LdN: The insistent concern of reconstructing a personality-God is the great mistake of the Western thought, solved simply in the fundamentals by the declericalization of Muslim communities that recognize without agreement the iconoclasm of Islam.
In any case, even in the most harsh one, precisely what Marxism saw as a positive ideology, a science in favor of free human beings, the conflict would permeate through the dilution of time through its request, which is consistent with a life, our earthly life; the peaks of Western philosophy and its civilization as adjoining valleys, remain absolutely distinguishable and majestic, but must represent a landing place, a visual point and today justifiably privileged that allows to see a mountain range that exists, stable and powerful. It is not necessary to discuss the Word of Allah -we could well say- but to represent it in our time, to verify its scope and, above all, to recognize it in daily life and without compromising any compromises, conveniences or strategies of any kind. (The space for self-criticism will be considered as human imperfection almost infinite and would also include socialism and communist ideology, which has unfortunately failed and not because its ideological foundations).
If I had to say that “I believe in God” I would not hesitate to do so, committing myself to demonstrate not the existence of God Himself, but working to represent the divine thought for what I may want to do and with this exact sequence: might, want and do. Today and as long as I live. 
Concretely, the civil society -forgive me if I remember my debut- is in front of a challenge that we could not avoid, unlike what has been done until now, because of the radical change in the “grammar of war”. Wars, first as a forced container are now and will be permanent and, the outflow of populations is unstoppable; they are facts that expropriate any attempt at politics “on generiis”, also economic. And then there’s internet…

ACHR: I see… the Internet; back “down to Earth” (EN: Anchorman smiles and, it seems to breathe in the studio “fresh air”, or, less dramatic air…)
LdN: Certainly and willingly.
“Feet on the ground; down to Earth” is an expression that I like when it is extrapolated from my thoughts: it denotes a conscientious grip and a strengthening of the responsibility that each of us should never abandon and indeed, the voluntary abandonment of it, for my thought, it is a symptom of a pathology to be treated. The reasoning, the pragmatism, especially framed in the responsibility of government, should be dogma, where an ineffective treatment should be considered for the sick as the possibility of being accompanied towards oblivion, the inexorable end. Even from these slightly risky words, it is clear that the Religion -if we take it for an example and better abstract or as a jurisdictional segment- has precise words and, in this case, the Islamic one has no misunderstanding: forgiveness yes but no pity fine to it in a circle -allow me- vicious.
Ok, now let’s talk about Internet.

ACHR: (EN: Short silence in the hall, it is possible that the introduction in the subject of the term “jurisdiction” in connection with religion, fomented some “suspicion of veiled theocratic proposal”, to exemplify the attitude held by the guests and the interviewer in the juncture…) Excuse me if I mind local and, if I return a moment back… So you -in a very personal expositive view- forces me in some way to ask the question that customarily and disregarded by me, is done in general to a presentation in “grand style” of a work that bears the word of God and Allah in this case on the front page, so: let me, are you a practicing Muslim?
LdN: I do not want to escape this question even if I am forced to ask permission for a very brief gloss: personally I must suggest that this question presupposes a liturgical license interconnected by both and, of course, only after mutual consent, you must be able to understand that the only possible answer is the testimony of Faith, in Arabic Alhamdulillah!
In my doubts, I alone have profited from this license, I consider almost superfluous and certainly sterile and not very significant my answer to you, as the request for an answer and for which the question can be satisfied and better can curb the other limited knowledge in the merit, inevitably puts the questioner and no longer the interlocutor towards a particular constraint.
If the decipherable (for the theme proposed here) request for interrogation has a link with the desire to know if an act is attributable to Islam or if a person is Muslim, the dialogue would end with the assertion of testimony of the Faith but certainly, also with the erection of a wall between the people deployed, or the consent to continue the dialogue by staying in their respective trenches.Therefore, for this reasoning attempt, the answer will not be the seal, the emblem and etiquette of custom, but it will be a smile to be received or, on the contrary, an attention to be activated to keep up the defense of both. For accuracy speaking and for what I have just said before: I will not recollect the existence of God through a sentence but, I am going to show that actions and thoughts lead to the King of Kings and, every being on Earth is healthy, he has the faculty of being able to do it, that is to say that each of us is “submissive” or, to put it another way, is Muslim.
Having said that, then, with respect I ask you: Are you not?

ACHR: I must frankly say that I “almost” convinced, in the sense that you, honestly, bring back and give back everything to the Supreme Being, so badly to say but, its motion is clearer if the vision is for a “Universalism”, a philosophical thought so high but always connoted by a secularism typical of modern Western thought.
Am I wrong?
LdN: No, there are no errors except those irreducible and unsolvable tied with our human imperfect condition; what in some way I context and that in truth is not contestation but proposition -in fact we are here as you see for a specific purpose- is that now, when we are speaking, the (momentary) arrest and the repositioning of the reason of the ‘West, is the only requirement as a possible way for the purpose of being able to start a joint dialogue with the thinking of the East and Islamic in particular, thought that has suffered an unprecedented arrest.
I assert this with determination and coherence, noting the evident failure of the Western Societies, which are in trouble and above all in the self-reconsideration of their dominant hegemonic powers. Today and never as then, history does not give us back anything: we are in front of a paradoxically unexplored world that even indicates an artificial intelligence. What are our bulwarks? Where do we relegate them: to the network? In the philosophy that we do not appreciate, in the religions that we demonize, in the ideologies that we ridicule and confuse artfully?
The present is our future, someone has said: introspection will not be bad and just for to start.

ACHR: I feel displaced: religious but in the “Islamic Truth”; social and civil, but in socialist ideology… “Arrest of Western thought”? Is this what you are trying to propagandize?
LdN: Please slowly…; Would you like me to explain my whole essay here? Do you have a few days of time to broadcast? (EN: A buzz from the audience and from the first rows is present, some smiles are visible and a hint of applause starts from the most decentralized places. And the interviewer and the interviewee sip a glass of water and exchange a delicate smile…)
Let me explain: my analysis is profound and radical; when I say “stop” I immediately say “momentary”. The immense expressed but also expressive potential of the West is invaluable, as is the science that these Landes are able to produce and have produced. Indeed, and I do not say it as a concession, financial science is, in my opinion, an added capacity for civilian co-existence. But…
In these moments, the abdication of politics to the financial economy, is producing an anthropomorphic movement that causes social policies (EN: welfare state) to be taken up again by Organizations which are a rib of the “ecumenical hierarchy”, at least for as regards Europe and the Countries that have formed from it, the United States of America, Canada and Australia in the first place. This is an uncontrolled and devastating phenomenon in some ways and it becomes especially when it is the Pope himself who cites passages of socialist politics in every Land he visits.
I mean: it is not me who introduces “Religion” and “socialism”; as you see, very few and no one is analyzing these strange connubes, where Islam is forced into the subtle imposition that fails to avoid, to always have to respond to what we indicate with media as “terrorism”. And then there is always the internet!

ACHR: Internet: again with our feet on the ground. Once and for all.
Is there -according to You- a co responsibility, a “Spectre” behind this technology and precisely, is there a control of the minds through the “social”? What is the solution if we actually have a problem?
LdN: The Internet is not a problem or, if it is, we must keep it.
I’m saying that only the careful analysis and some policies can defuse the device that the network carries and is, -once and for all!- be known, atomic.
Every present and future human activity will be included in this technology, a medium that virtually cancels any space (even temporal) in relationships, which, up to before its establishment can not be controlled by any single power in the world thanks to the forced sharing of domain of the Earth’s atmosphere were somehow regulated by the nature and by the unpreparedness of the Man himself as representative of an authority: it is really stupid to face today any topic without taking into account the influence of this “presence” in every single aspect to be considered.
Inter-Net is all our present; it is a planetary permeation, apparently timeless, although the language has been assimilated perfectly and understood in every latitude. Ask the question unfair if, if this “information system” is not necessary but at least useful and not just a use for communicative and expressive evolution of the masses, it can not have an answer characterized by peremptory and attributable to the form “yes” or “no” and not even a judgment balanced by any particular social condition is guarantee for an answer that makes sense for this time.
Having said that, we must take “with the pliers” every single drift that has been submitted by the network and, once again it will be evident that only through the “filter” of which I first placed great relief -I refer to the human awareness of the Religion- we have a certain possibility of civil survival, each State will certainly have its own legislation on the subject, its own Constitution that will adapt the introduction and so on of these “new possibilities”. Take for example the crypt currency: for some time, not long to be precise, as technological evidence of universal key encrypted and coded in univocal computer algorithm, a sort of innovative currency called “crypto currency”, -emplifying with deliberate nonchalance the Bitcoin- suffers, risks dying immediately after being given birth, because today’s use in the quality of “scriptural money” is imposed on it by the market which remains a land of exchange. In a verse of Faith prepared by the dogma, everything is relatively simple: Islam as Religion and Last Revelation, application of the universal right to common life (social thought) has no uncertainties whatsoever and, spreading through the Sacred Sure of the Quran, it perfectly clarifies the subject. [“What you indulge in usury, so that it increases to the detriment of the goods of others, does not increase them at all with Allah. Instead, what you give in alms, longing for the face of Allah, here is what will double.”] Surah 30; Verse 39 as the first example.
Why this lapidary indication that does not offer space for alternatives?
The aspects related to the deviated and possibly devastating axiom of favor for a substitution or flanking of the crypto-currencies to the nature and characteristics of the currency understood and accepted globally as a measure of value, means of exchange and value fund, in the conceptual indifference between money and coin, from the ancient origin probably linked to our ancestors of ancient Rome and up to the days that see us protagonists, must be contrasted with every means available and even before dissolving the lace that these crypto-currencies insist on keeping with what in banking jargon is called “fundraising”.
There are striking reasons and a disconcerting reasonableness for which this statement appears as strong as violent and intransigent: the first and only that I want to indicate -for those who did not have enough faith- is that of impoverishment, of barbarity of precarious civil society gripped by ‘epochal confrontation with those crowded with under-proletarians and miserable who are moving towards them; unconnected and indifferent to the unsubstituted and irreplaceable work that makes up the dignity and freedom of the individual, either “1 or 1000000” the remuneration to be considered, the crypto-currencies as defined by their gurus (“… forget about finance, of the market, of the currencies as you have hitherto recognized …”) are a dangerous act of sabotage against precarious civil societies.It is not its volatile, fast, risky, reckless, evanescent, impalpable nature, and so on to be feared or underestimated for its own guarantee, it is not the risk and uncertainty to be considered a danger for the achievement of one’s purpose but, the very high probability of having to passively accept the affront of the desperate who will attack the walls that have somehow defended and protected us; the predisposed and designated organs and even the police ones, will not be able to do so (occasionally they will be protagonists of double-double activities) and, above all, there will be no sheltering places to define “safe”, especially when the savings will be put into circulation.
Is my position clear – if we were to represent for an instant- the indication of the Quranic Word in this exegetical attempt that I propose to you?

ACHR: A society that does not address -to say it as You say- itself and its own innate Religion (even in the open contestation of the “Western societies” that examines it) and in aid of its own theological contradictions, risks to make up for and implode?
LdN: I have no directions; let’s move away the possible misunderstanding.
I only ask to reread the texts and also the Sacred ones and read it again.
In this case, publicly read me.
What I fear as if it were the apocalypse and that incidentally is not and will never be that reach for my express and written words, is a modification of civil society towards the worsening of the very nature of which it is composed. A very valid financial strategist, as well as a very successful international manager of which I have the media honor of very small appreciation, Dr. Forchielli, has coined a term in this regard: “Mexicanization”. In particular, I wrote in my propaganda blog for the essay, two articles and maybe three if I also include the specific one about crypto-currencies; Mexicanization -without any offense or even implied to the Latin American sovereign State- is a movement, a summation of geopolitical and anthropological analysis. Even striking social policies such as those for strengthening the internal security of the Countries involved, but not with nazi-squadron notes, could even not only carry out the delicate task of balancing the classes, but even lead to an increase in productivity and therefore in the wealth of the Countries which would imply a correction to this effect.

ACHR: Social Policies and Religion: I still can not perceive this correlation that you do not give up by proposing, also as reasoning.
LdN: You see, today the request for Religion from the masses often unaware of the nature of the divine plan for this partisan investigation, it is enormous and abnormal, epochal! The lack of social policies finds a balance that has been explained scientifically: entropy.
The substitution of this essentiality of living, of this lack by the States, comes from the Religion: within 15 and perhaps at most 20 years on this side, the world population is destined to double, where the misery of the conditions will be the only evidence capable of showing itself with that ferocity that is itself existential nature.
Who better than any other represents the hand that soothes the wounds, the offer without counterpart of a service?
The destabilization is underway and, as I have already said, the affront from the Christian and Catholic world in particular is inadequate; the vocation of the priest himself is questioned: servants of God or social workers? Lawyers? Reception operators? Even here and forgive if I am pitiless or at least I think I can do it, Islam having no clergy is a winner, at least for the non-question of which in place in the person of the priest and his respective circle is placed and rightly should be.

ACHR: I’m a “devil’s lawyer” and for a moment, forgive me. (EN: Open smile on the part of the two actors on the stage…)
So, in this representation, would the Muslim be the winning one in society? Admitting and without hesitation on my side and for a moment, the Islamic Community (EN: Ummah) has received the “perfect Book”, how is possible that the societies in which Islam is present are in those conditions that we can all verify? Why is emigration and the pursuit of Western consumerism by the citizens in which Mohammed is the last Prophet, is it constant? And please, no victimism, no offense, I’m asking you to understand…
LdN: Well… You must have already deepened a chapter of my book, it seems… (EN: wide laugh and the audience and the two respective protagonists…)
Excellent question, in front of everything.
With the worry of not finding an answer that satisfies you and indicating you but only as a paradigm, if you allow me, I say without hesitation that there is a big problem. Banal statement this mine, I guess. In any case, it serves to express and publicly, it is useful to declare again that the undersigned and also as the author of this essay, I have no indications to indicate how they were main roads to go.
The (Holy) Book is there, the texts are there: go study.
How long will it take? What are the tests to be faced and why not consider this a test as well? Personally I think my book (EN: at the moment the Author is searching for a Publisher; you can find more info HERE) is an objective and qualifying proof: each of us has a solution; the time available will be the one that sees us alive. Even more trivial? Obvious? There is nothing taken for granted in dealing with a problem and it will not be there when the solution is not within reach; instead, the problem exists and is a gangrene when you do not want to deal with it, when the personal advantage sinks into every resistant soul.
A State that does not guarantee social equity, lends itself to dancing with the devil!
Is there an elected People? The Judgment being divine and Celestial is not given to take place on Earth; the presumption of being it is -in the act of recognizing it- a positive sign, a sign of victory but, at the same time, is a sign of responsibility, of demonstration to those who are still working, where good is never to forget and it is good to repeat that the Judgment it is in Heaven and perfectly secreted to those who live in human condition. Study and knowledge are gifts destined for the human intellect and only for the human intellect; the beasts follow only instinct.
The human condition and miserable condition belongs to every being on Earth; Religion is not God; He does not need anything, much less than Religion. Through this awareness and through the other small proposals that I have provided you, there is the space for self-criticism, for the restoration of a civil cohabitation that aspires not to a better world but to the new world that is presenting itself little to little and of which nothing or little more than nothing will be recognizable.
What will then be the historical process and better the precise historical moment to read and which our posterity will be able to read? What of these years, of those who saw the Prophets walk the winding roads or those in the middle? Who was right and what did he do to prove it? Who was not? Even though with bitterness aware of the conditioned arrest of Islamic thought too often screwed in plastic mnemonic recitations and especially in front of new challenges of post tribal coexistence, very irritated by the consumerist maneuvers of capitalism that have bound and cheated it, I have a reasonable hope and this is only Faith, because instinct produces on me only anger at the moment.
And this book.

ACHR: It is an answer that I want to be able to consider, let me say; I want to pretend to accept it, although I do not feel and at the moment I am satisfied. As you see, instead of representing the audience, I am answering my personally and, I think, you have reasonably hit the mark. Congratulations and thank you very much for your precious time Lucaa. Thank you!
(EN: The conductor stands up and leads a general applause, the spotlights are lowered)
LdN: I want to thank you and your audience; I am honored and flattered at the same time.
If I can say and the microphones are off… I hope in some donation: the return ticket and everything else has fainted me; my drama is that I’m scratching really bad, economically speaking.
(EN: In the TV-studio now half-dark we can see the two men in a hint of embrace, the lights now turned off only perceive a sound of steps that go away)

 

Louisville, KY. (The city of “the Greatest”, Muhammad Ali)
Feb. 29th, 2018

 

 

Editor’s note: The question (almost rhetoric) about new and possible projects of the author has been omitted; this has been done for the reason of proposing to you readers a fluent and punctual dialogue in the aspects that are not always so light as to be considered. We hope to have done something pleasant and, for completeness of information, we remember that the author said he had finished a fairy tale for children but to be read by adults only for their favor: surprisingly he made it clear that it is a formal one significant copy of the essay “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” for children. Amazing!
A new work is also at an advanced stage of writing and concerns the migration of the Peoples and precisely in the aspect of the exodus towards Europe, the so-called immigration. The title is: “MI GRA RE”; it is also in print on metal/plastic a collection of thoughts (anti-poetry) entitled: “3STRPOL[A]ZIONi”. (Extrapolations)

Il primo nuovo anno. / The first new year.

Nella civiltà moderna e contemporanea, nelle Società civili sviluppate ed in corso avanzato di sviluppo, il calendario gregoriano è stato ed è, simbolo e perfetto strumento per il progredire commerciale ed in seguito strumento su di cui edificare una programmazione economica a livello globale, planetaria. Oggi, indispensabile ed insostituibile, detto calendario ha assunto un perfetto ruolo ed alquanto asettico,  incolore, certamente condiviso in ogni Landa conosciuta.
La data corrente ed inevitabilmente per quasi ogni aspetto, si presenta utile per un bilancio, una “resa dei conti”, in somma; oltre ogni banalizzazione, anche questo capitolo di mashallah-book.com ha questa natura, seppur poco articolata.
Non ci sono moniti od indicazioni in attesa di essere condivisi ma, ciò che mi preme e traspare, è il personale disappunto ed una latente rabbia difronte all’insensibile quantità di persone potenti, le quali, poche e pochissime nel confronto con le masse da queste controllate, insistono a proporre indirettamente violenza in ragione dei propri interessi.

L’anno che si sta aprendo, piaccia o no, sarà l’anno primo in cui le fondamenta delle Politiche che sono state instaurate e pianificate globalmente da quel esiguo ma potentissimo numero di persone, verranno incrinate; l’erosione in atto ed a partire dall’Europa mediterranea è inarrestabile: l’Africa, considerate finite e morte e sepolte le Politiche che la hanno sequestrata a partire dalla colonizzazione dei secoli scorsi, è in movimento, giacché un disperato e violento esodo epocale, favorito dalla facilità della condivisione delle informazioni grazie alla rete Internet di cui non tutti gli aspetti sono attualmente conosciuti è in atto! (Un accenno è possibile ritrovarlo in questo recente articolo… segui QUESTO LINK)

La Cina, i cinesi, così diversi nell’etica del comportamento e nella ricerca della moralità, inclusa quella spirituale, nel suo progetto globale, è praticamente insensibile ai concetti chiave della abramitica visione che ancora oggi grazie alla Cristianità (succube del nostro tempo ed impreparata al nostro tempo) ed all’Islam (in perenne sonno cautelativo grazie alla Ummah afflitta dal giogo che l’Occidente le ha inflitto) placa le masse e, questo significa che la Cina come potenza chiusa nelle sue alte e forti mura, assisterà impassibile all’imbarbarimento dei Continenti da essa controllati attraverso l’abnorme potenza finanziaria messa in campo, dovendo considerare la destabilizzazione (indotta) del Medio Oriente che pagherà molto caro il crollo di quello che è stato considerato fino ad oggi  come “oro nero”, il fossile ormai passato. In particolare, l’assenza e la demonizzazione delle politiche sociali portate a valore dall’ignorante Potenza statunitense, causa della deriva consumista del Capitalismo e finanche a distruggere la sana finanza, (addirittura in assenza di corruzione ed attività malavitose, vedi le cryptovalute eccetera) impedirà la produzione e lo scambio delle merci per inizio, perché sommosse, proteste generalizzate delle classi sottoproletarie ed indigenti, si faranno sempre più aspre, laddove l’unica proposta sociale ritornerà ad essere quella religiosa, con tutte le sue contraddizioni. Solo così si spiega ciò che il dottor Forchielli (@Forchielli ) ha denominato #Messicanizzazione e solo così si spiega tutta la sua fiducia e bravura di stratega e finanziere nell’individuare le zone asiatiche come “il futuro del mondo”.

La mia, non è e vuol essere una visione nefasta, buia e negativa del nuovo anno e quelli che -Se Dio Vòle- arriveranno ma, è un analisi prospettica, una che cerca di ragionare sul corso e ricorso della storia che propone moltitudini di poco pittoresche caricature di nazisti e fascisti nelle strade dell’Occidente capitalista e sopra di tutto tenta una spiegazione per quell’incessante corsa verso l’inseguimento dei valori Occidentali come fossero il dogma che ricerca compromessi anche con Dio.
Essi, sono Popolo; essi cresceranno per pseudo-sostenere i concittadini sopraffatti da quelle masse in costante arrivo, moltitudini ancora più disperate, nell’anno che vede il Mercato mondiale e le Borse, sfoggiare attivi e punti di rialzo senza precedenti, nonostante “la crisi”, quella che il sottoscritto ha poco velatamente cercato di non mostrare.
Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” cerca la pubblicazione, il sito è stato fatto per questo; l’account TWITTER (@MshAllh_theBookcon la sua ricerca interna (#mashallah_book) è in costante attesa di essere visto, letto, discusso.
Per Dio e, perchè possa io provare un po’ di pace.
Buon Anno a tutti, escluso nessuno.

Lucaa del Negro

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In modern and contemporary civilization, in developed civil societies and in advanced development, the Gregorian calendar has been and is, symbol and perfect instrument for the commercial progress and later a tool on which to build global, planetary economic planning. Today, indispensable and irreplaceable, this calendar has assumed a perfect and somewhat aseptic, colorless role, certainly shared in every known Land.
The current date and inevitably for almost every aspect, is useful for a financial statements, a “showdown”, in sum; beyond any trivialization, this chapter of “mashallah-book.com” also has this nature, even if not very articulated.
There are no warnings or indications waiting to be shared, but what bothers and shines through is, a personal disappointment and a latent rage in front of the insensible number of powerful people, who, very few and very few in comparison with the masses from these controlled, they insist on indirectly proposing violence because of their interests.
The year that is opening, like it or not, will be the first year in which the foundations of Policies that have been established and planned globally by that small but very powerful number of people, will be cracked; erosion in progress and starting from Mediterranean Europe is unstoppable: Africa, considered the end and dead and buried the Policies that have seized it since the colonization of past centuries, is moving, as a desperate and violent epochal exodus, favored by the ease of sharing information thanks to the Internet of which not all aspects are currently known is here. (A hint can be found in this recent article… follow THIS LINK)

China, the Chinese, so different in the ethics of behavior and in the search for morality, including spiritual, in its global project, is practically insensitive to the key concepts of the Abrahamic vision that even today thanks to Christianity (succubus of our time and unprepared in our time) and Islam (in perennial cautionary sleep thanks to the Ummah afflicted by the nooze that the West has inflicted on them) calms the masses and, this means that China as a power closed in its high and strong walls, will assist impassive ‘barbarization of the Continents controlled by it, through the abnormal financial power put on Markets, having to consider the destabilization of the Middle East (induced) that will pay dearly the collapse of what has been considered until today as “black gold”, the fossil now passed. In particular, the absence and demonization of social policies (welfare state) brought to value by the ignorant US power, due to the consumerist drift of Capitalism and even to destroy healthy finance, (even in the absence of corruption and criminal activities, see cryptocurrencies etcetera) it will prevent the production and exchange of goods for the beginning, because riots, general protests of the sub-proletariat and the indigent classes, will become increasingly acute, where the only social proposal will once again be the religious one, with all its contradictions. This is the only way to explain what Dr. Forchielli (@Forchielli ‏) has called #Messicanizzazione, and this is the only way to explain all his trust and skill as a strategist and financier in identifying Asian areas as “the future of the world”.

Mine, it is not and wants not to be a nefarious, dark and negative vision of the new year and those that -God willing- will arrive but, is a “perspective analysis”, one that tries to reason on the course and recourse of history that proposes multitudes of few picturesque caricatures of Nazis and fascists in the streets of the capitalist West and, above all, an explanation for that incessant race towards the pursuit of Western values ​​as if they were the dogma that seeks compromises with God.
They are People; they will grow by pseudo-support the citizens overwhelmed by those masses in constant arrival, multitudes even more desperate, in the year that sees the World Market and the stock exchanges, show off unprecedented assets and positive bullish points, despite “the crisis”, the one that me, has a little veiled trying not to share.
“Mā shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” seeks publication, this site has been made for this; the TWITTER account (@MshAllh_theBook) with its internal search (#mashallah_book) is constantly waiting to be seen, read, discussed.
For God first, so I can try to find a little peace for my soul.
Happy New Year to all of you, excluding nobody.

Lucaa del Negro

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BIT&COIN, LA NON FINANZA ATTIVA (ancora #messicanizzazione?) / BIT&COIN, THE ACTIVE NON FINANCE (still #messicanizzazione?)

Il disordine esistenziale che circonda l’Umanità pensante, caratterizzato da stereotipi deprimenti in linea di massima e generalizzante, viene attutito dal limite esistenziale, accettando questo conflitto interpersonale con consapevolezza; l’innovazione ci spinge, nel progresso inevitabile, a travestire la nostra abilità dall’istinto feroce con una disposizione propria dei “ricercatori di senso”: il compiuto, quindi, diviene compito e, giustificazione del cammino di marcia.
L’essere umano, dall’antico scambio o baratto e commercio delle merci e fino all’attuale incauta e peccaminosa mercificazione di sé stesso, quell’Uomo attore e protagonista di una pratica generalmente chiamata “lavoro” e nominata e regolamentata almeno undici volte nel Sacro e Divino Corano, detiene attraverso questa attività energia vitale, una forma di comunicazione paragonabile nella sua forza all’istinto di conservazione animale, l’origine da cui intraprendere tutte le informazioni per vivere in comunità ed espandersi in nuove altre, laddove una particolare attività legata al territorio, diviene esclusiva forma di mediazione/contrattazione sociale modellante i bisogni e le necessità umane forgianti nel contempo il territorio stesso e, modificandolo pesantemente.

Da qualche tempo, da non molto per essere precisi, in quanto tecnologica prova di universale chiave criptata e codificata in algoritmo informatico univoco, una sorta di innovativa valuta definita “crypto valuta”, -semplificando con voluta noncuranza il Bitcoin– soffre, rischia di morire, perché l’uso odierno nella qualità di “moneta scritturale” le viene imposto dal mercato che rimane terreno di scambio, come volevasi dimostrare nell’introduzione sovrastante.
In questo articolo, in questa aperta richiesta di sostegno per la diffusione del saggio (questo sottolineato è l’accesso diretto alle modalità eccetera) non saranno disponibili ulteriori e precise delucidazioni al riguardo, perché per quanto viene d’obbligo e stabilito, in un verso di Fede disposto dal dogma, tutto è relativamente semplice, rendendo questo scritto praticamente poco utile: l’Islam in quanto Religione ed
Ultima Rivelazione, applicazione del diritto universale alla vita comune (pensiero sociale) non ha incertezze di sorta e, diffondendosi attraverso le Sacre Sure del Corano, chiarisce perfettamente la materia.
[“Ciò che concedete in usura, affinché aumenti a detrimento dei beni altrui, non li aumenta affatto presso Allah. Quello che invece date in elemosina bramando il volto di Allah, ecco quel che raddoppierà.”]
Sura 30; Versetto 39 come primo esempio.

Questo proposito, potrebbe addurre a pensare che la crypto-valuta sia e debba essere consegnata (il premio Nobel, Joseph Stiglitz, pare non usi mezzi termini; vedi QUESTO LINK) come un organizzatissima prova di speculazione, laddove la ricchezza facile e generalizzata che viene ad interdipendere da questa neo-pseudo valuta, è un problema di cui nessuno può esimersi dal voler affrontare perché già presente e devastante.
La prova tecnologica, nella sua essenza di progresso innovativo, non deve però essere ostacolata tout court; per questa ed unica ragione, escludendo l’aspetto funzionale del mezzo nel possibile ed accertato legame con il commercio e la produzione nonché finanza tradizionale, in questo articolo di parte, nella radice teologica salda del saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)”, la crypto-valuta con tutti gli annessi e connessi è motivo di orgoglio, di fierezza per l’ingegno e lo studio dimostrato dall’Uomo in quanto essere pensante.
Gli aspetti correlati al deviato e possibilmente devastante assioma di favore per una sostituzione od affiancamento delle crypto-valute alla natura ed alle caratteristiche della moneta intesa ed accettata globalmente come
misura di valore, mezzo di scambio e fondo di valore, nell’indifferenza concettuale tra danaro e moneta, dall’antica origine probabilmente legata ai nostri avi della Roma antica e fino ad arrivare ai giorni che ci vedono protagonisti, deve essere contrastata con ogni mezzo a disposizione e prima ancora di sciogliere il laccio che queste crypto-valute insistono a tenere con ciò che in gergo bancario si definisce “raccolta fondi” (Fundraising).
Ci sono ragioni eclatanti e di una ragionevolezza sconcertante per cui questa affermazione appare forte quanto violenta ed intransigente: la prima ed unica che voglio indicare -per chi non avesse abbastanza Fede- è quella dell’impoverimento, dell’imbarbarimento delle precarie società civili attanagliate dall’epocale confronto con quelle gremite di sotto-proletari e miserabili che stanno spostandosi verso di queste ultime; slegate ed indifferenti dal non sostituito ed insostituibile LAVORO che compone la dignità e la libertà dell’individuo, sia “1 oppure 1000000” la remunerazione da considerare, le crypto-valute per come sono state definite dai loro guru (“…dimenticatevi della finanza, del mercato, delle valute per come avete fino ad ora riconosciuto…) sono un pericoloso atto di sabotaggio verso le precarie società civili. Non è la loro natura volatile, veloce, azzardata, temeraria, evanescente, impalpabile e via dicendo da temere o sottovalutare per la propria garanzia, non è il rischio e l’incertezza da doversi considerare pericolo per il raggiungimento del proprio scopo ma, l’altissima probabilità di dover accettare passivamente l’affronto dei disperati che aggrediranno le mura che ci hanno in qualche modo difeso e protetto; gli Organi predisposti e preposti ed anche quelli di polizia, non saranno capaci di farlo (occasionalmente si renderanno protagonisti di attività doppiogiuochiste) e, soprattutto, non ci saranno luoghi di riparo e da poter definire “sicuri”, in special modo nel momento in cui i risparmi verranno messi in circolazione.

La #messicanizzazione (informazioni su Twitter nel collegamento) ormai ha alcune definizioni; una forte spinta destabilizzatrice avviene da parte di effetti indiretti e collaterali -indesiderati- del Capitalismo sui generiis ed in particolare da quell’aspetto definito consumismo;

http://it.tinypic.com/view.php?pic=9ir15l&s=9#.WkI-7N_iZPY
#messicanizzazione (schema)

(bozza dello SCHEMA elaborato disponibile QUI) in realtà, in una elaborazione altamente asettica e teorica, esso ha alcuni “contrappesi”: guerre permanenti su piccola scala; corruzione come “status quo”; segregazione ed oscurantismo per (le/alcune) masse. L’avvento nefasto della cyber crypto-valuta cagionerebbe un alterazione di questo “equilibrio”, perché la sua produzione ed il suo scambio -destabilizzando gradatamente le riserve aurifere ed il loro “reale valore” per inizio- oltre a necessitare di un quantitativo enorme di energia qualora “i miners” rimangano vincolati dalle prestazioni, sdoganato che saremmo immuni dagli attacchi degli hackers, (concessione letteraria?) rimuoverebbe riassestando e rimodulando le forze delle potenze geo-politiche in campo e la supremazia degli Stati imperialisti.

  • Che cosa si intende per “energia”, non sottovalutando quella elettrica indispensabile alla produzione della crypto-valuta? Dovremmo o no valutare anche altre informazioni ragionando di crypto-valuta e della possibilità di avvallare la sua diffusione in funzione mondiale? 

Citando da “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)”:

Inter-Net è tutto il nostro presente; la sua è una permeazione planetaria, all’apparenza intramontabile, ancorché il linguaggio ne è stato assimilato perfettamente e, compreso in ogni latitudine. Porsi la domanda discostante se, se questo “sistema di informazioni” sia non necessario ma almeno utile e non solamente un utilizzo per la evoluzione comunicativa ed espressiva delle masse, non può avere una risposta connotata da perentorietà e riconducibile alla forma “sì” oppure “no” e, nemmeno un giudizio bilanciato da una qualche condizione sociale particolare è garanzia per una risposta che abbia senso compiuto per questo tempo.
Senza l’incoraggiamento di una ricerca storica e filosofica attraverso i tempi remoti o prossimi, è sufficiente, per la natura semplicistica del mezzo, (il riferimento è al sistema binario: “0;1”) avvalersi di alcuni concetti ed espressioni di circostanza casuali, presi dal recente passato ed esposti da quei pensatori cosiddetti “moderni” che ne avevano -non direttamente- ipotizzato ed intravisto le relazioni pur senza aver potuto valutarne gli ultimi sviluppi, attestando le loro impressioni in un contesto antropologico ben preciso della società moderna in cui sono vissuti o vivono tutt’ora e cioè quella società Occidentale e capitalista, luogo in cui Inter-Net ha origine certa. L’emulazione, fine caratteristica internettiana, è quindi presa all’inverso nel tempo per quanto concerne la applicazione sua attraverso i media ed è, anche questa, una dimostrazione della figura plasmabile e dilagante e possibile che comporta il suo uso quotidiano.
All’epoca in cui Inter-Net era ancora in una forma di sviluppo avanzato e quindi ad esclusivo appannaggio dei militari statunitensi, il Segretario di Stato americano Henry Kissinger, noto personaggio di spessore politico e dotato di una eccelsa qualità di ragionamento, scriveva in materia di pace e guerra in Asia, alcune interessanti opinioni personali qui estrapolate in qualche maniera con: 
l’elaboratore elettronico, (il computer , ora “personal computer ”) consente l’accesso ad innumerevoli fonti di dati, ma…
-elimina la costrizione di sintesi concettuale;
-restringe la prospettiva;
-rende difficile la valutazione dei singoli eventi.
In quelle parole si può anche leggere con pochi dubbi de: “la descrizione dell’evento”, la “conseguenza”, la “fatale e collaterale analisi del risultato”. Lo spostamento di pensiero -in breve- non è come deve essere ed è sempre stato il “processo storico” ma, viene confermato dall’analisi dell’illustre statista solo dall’evento stesso e, questo modus operandi nasconde piuttosto efficacemente (facendo perdere la percezione alle masse) il dominio dell’educazione all’ineguaglianza economico-sociale. La guerra, ad esempio, continuazione indispensabile agli imperialismi, un tempo sinonimo di “verifica delle forze in campo”, non può essere battuta dall’inefficace pacifismo e semplificata come “catastrofe”, perché se è vero come è vero abbia una sua “grammatica”, è parte perfetta della “logica” di chi intende continuare a dettare a terzi ritmi impositivi di sviluppo o meglio di non-sviluppo forzato imperialista, rincorrendo ed in seguito, le consuete pratiche violente. Inter-Net non si discosta semplicemente da una certa sua “militare caratteristica originale”: la efficace proliferazione di questa “attività digitale”, mette ombra sulle capacità di pensiero (ana)logico dell’Uomo libero-libero.

“La somma materia amorfa” sostenente l’umanità pensante e quindi viva, (filosofia et teologia, identica “richiesta” nell’Umanità cosmica e pensante) prezioso alimento contro di cui l’atroce destino tecnologico scontra la nostra esistenza moderna, è (di)Dio.

Gli altri articoli di #messicanizzazione:
I (segui il collegamento)
II (segui il collegamento)
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Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” e renditi disponibile a contribuire per l’apertura di un tavolo di discussione su #messicanizzazione

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The existential disorder that surrounds thinking Humanity, characterized by depressing stereotypes in general and generalizing, is muted by the existential limit, accepting this interpersonal conflict with awareness; the innovation pushes us, in the inevitable progress, to disguise our ability from the fierce instinct with a disposition proper to the “meaning seekers”: the accomplished, therefore, becomes the task and justification of the “journey of march”.
The human being, from the ancient exchange or barter and trade in goods and up to the current incautious and sinful commodification of himself, that man actor and protagonist of a practice generally called “work”, nominated and regulated at least eleven times in Sacred and Divine Quran, through this vital energy activity, it holds a form of communication comparable in its strength to the instinct of animal conservation, the origin from which to undertake all the information to live in community and expand into new ones, where a particular activity linked to the territory, it becomes the exclusive form of mediation / social bargaining modeling the human needs, that are at the same time forging the territory itself and modifying it heavily.

For some time, not long to be precise, as “technological evidence of universal key encrypted and coded in univocal computer algorithm“, a sort of innovative currency called “crypto currency”, -emplifying with bitter nonchalance the Bitcoin– suffers, risks dying, because today’s use in the quality of “scriptural money” is imposed on it by the market, which remains a medium of exchange, as it was intended to demonstrate in the overlying introduction.
In this article, in this open request for support for the dissemination of the essay (this underlined is the direct access to the modalities etc.) no further and precise clarification will be available in this regard, because as it is obliged and established, in a verse of Faith established by the dogma, everything is relatively simple, making this writing practically useless: Islam as Religion and Last Revelation, application of the universal right to common life (social thought) has no uncertainties whatsoever and, spreading through the Sacred Sure of the Koran, it perfectly clarifies the matter.
[And whatever you give for interest to increase within the wealth of people will not increase with Allah. But what you give in zakah, desiring the countenance of Allah – those are the multipliers.”]
Sura 30; Verse 39 as the first example.

In this regard, it might lead us to think that the crypto-currency is and should be delivered (the Nobel Prize, Joseph Stiglitz, does not seem to use half terms, see THIS LINK) as a very organized speculation, where the easy and generalized wealth that comes to interdict with this neo-pseudo currency, is a problem that no one can exempt from wanting to deal with, because it is already present and devastating.
Technological proof, in its essence of innovative progress, must not however be hindered tout court; for this and only reason, excluding the functional aspect of the medium in the possible and established link with trade and production as well as traditional finance, in this part article, in the theological root firm of the essay “Mā shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)”, the crypto-currency and all the annexes and connected is a source of pride for the talent and the study shown by Man as a thinking being.
The aspects related to the deviated and possibly devastating axiom of favor for a substitution or flanking of the crypto-currencies to the nature and characteristics of the “traditional currency” understood and accepted globally as a “measure of value”, “means of exchange” and “value fund”, in the conceptual indifference between money and coin, from the ancient origin probably linked to our ancestors of ancient Rome and up to the days that see us protagonists, must be contrasted with every means available and even before dissolving the lace that these crypto-currencies insist on keeping with what in banking jargon is called “fundraising”.
There are striking reasons and a disconcerting reasonableness for which this statement appears as strong as violent and intransigent: the first and only that I want to indicate -for those who did not have enough faith- is that of impoverishment, of barbarity of precarious civil society gripped by ‘epochal confrontation with those crowded with under-proletarians and miserable who are moving towards them; unconnected and indifferent to the unsubstituted and irreplaceable WORK that composes the dignity and freedom of the individual, either “1 or 1000000” the remuneration to be considered, the crypto-currencies for how they have been defined by their gurus (“…forget about finance, of the market, of currencies as you have until now recognized…) are a dangerous act of sabotage against civil societies. It is not their volatile, fast, risky, reckless, evanescent, impalpable nature and so on to be feared or underestimated for their own guarantee, it is not the risk and uncertainty to be considered a danger for the achievement of one’s purpose but, the very high probability of having to passively accept the affront of the desperate who will attack the walls that have somehow defended and protected us; the predisposed and designated organs and even the police ones, will not be able to do so (occasionally they will become protagonists of double-activities) and, above all, there will be no sheltering places, to be defined as “safe”.

#Messicanizzazione (information -ITA only- on Twitter in the link) now has some definitions; a strong destabilizing push, takes place on the part of indirect and collateral-undesidered effects of Capitalism on generiis and in particular from that aspect defined as consumerism; (draft of the elaborated DIAGRAM available HERE)

#messicanizzazione_schema
#messicanizzazione (ITA_scheme)

in reality, in a highly aseptic and theoretical elaboration, it has some “counterweights”: small-scale permanent wars; corruption as a “status quo”; segregation and obscurantism for (the / some) masses. The nebulous advent of the cyber crypto-currency would cause an alteration of this “equilibrium”, because its production and its exchange -gradually destabilizing the gold reserves and their “real value” for the beginning- in addition to needing a huge quantity of energy if “the miners” remain bound by the performances, cleared by customs that we would be immune from hacker attacks, (literary concession?) would remove by resetting and reshaping the forces of the geo-political powers in the field and the supremacy of the imperialist States.

  • What do we mean by “energy”, not underestimating the electrical one that is indispensable for the production of the crypto-currency? Should we also evaluate “another informations” by reasoning about crypto-currency and the possibility of endorsing its diffusion in a worldwide function?

Quoting (automatic translation, please do not consider the translation under this lines as an excellent quality one, thanks) from “Mā shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)”:

Inter-Net is all our present; it is a planetary permeation, apparently timeless, although the language has been assimilated perfectly and understood in every latitude. Ask the question unfair if, if this “information system” is not necessary but at least useful and not just a use for communicative and expressive evolution of the masses, it can not have an answer characterized by peremptory and attributable to the form “yes” or ” no “and not even a judgment balanced by any particular social condition is a guarantee for an answer that makes sense for this time.
Without the encouragement of historical and philosophical research through remote or near times, it is sufficient, due to the simplistic nature of the medium, (the reference is to the binary system: “0; 1”) to make use of some concepts and expressions of casual circumstances, taken from the recent past and exposed by those so-called “modern” thinkers who had -not directly- hypothesized and glimpsed the relationships without having been able to evaluate the latest developments, attesting their impressions in a very specific anthropological context of modern society in which they have lived or are still living, that is Western and capitalist society, a place where Inter-Net has certain origins. The emulation, a fine Inter-Net characteristic, is therefore taken in the opposite time as regards its application through the media and is, also this, a demonstration of the pliable and invasive and possible shape that involves its daily use.
At the time when Inter-Net was still in a form of advanced development and therefore exclusively for the US military, the US Secretary of State Henry Kissinger, a well-known figure of political importance and endowed with an excellent reasoning quality, wrote on the subject of peace and war in Asia, some interesting personal opinions here extrapolated in some way with: the computer, (now “personal computer”) allows access to countless data sources, but…
– eliminates the constriction of conceptual synthesis;
– restricts the perspective;
– it is difficult to evaluate individual events.
In those words we can also read with few doubts about: “the description of the event”, the “consequence”, the “fatal and collateral analysis of the result”. The shift of thought -in short – is not as it should be and has always been the “historical process” but, confirmed by the analysis of the illustrious statesman only by the event itself, this “modus operandi” hides rather effectively (making the perception to the masses) the domination of education to economic and social inequality. The war, for example, an indispensable continuation of imperialism, once synonymous with “verification of the forces in the field”, can not be beaten by ineffective pacifism and simplified as “catastrophe”, because if it is true it is true that it has its own “grammar”, is a perfect part of the logic of those who intend to continue to dictate to third parties the impositive rhythms of development or rather of imperialist forced non-development, chasing and following, the usual violent practices. Inter-Net does not simply depart from a certain “military original feature”: the effective proliferation of this “digital activity”, puts a shadow on the ability of (ana)logical thinking of the free-free Man.

“The sum amorphous matter” supporting the thinking and therefore living humanity, (philosophy and theology, identical “demand” in the cosmic and thinking Humanity) precious food against which the atrocious technological destiny clashes our modern existence, is (of )God.

Other articles about #messicanizzazione:
→ I (follow this link)
→ II (follow this link)
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Religione, Religione! / Religion, Religion!

Il senso di un significato superiore dell’esistenza è ciò che innalza l’uomo al di sopra della sua condizione elementare” scriveva Carl Gustav Jung; oggi, come allora, questa analisi viscerale e limitante del pensiero umano inserito nel contesto fallimentare biochimico a mo’ di cancrena riemerge con forza, in una trasformazione energetica molecolare che surclassa l’attività cerebrale, intellettuale, di pensiero puro.
Oggi, la richiesta di Religione da parte delle masse spesso inconsapevoli della natura del progetto divino per questa indagine di parte, è enorme ed abnorme, epocale!

Già inserito e contestualizzato l’incipt in “materiale umano”, attività di risulta, la quale, per la legge dell’entropia, troverà rimedio in altra componente umanoide considerata oggi la politica sociale come evanescenza (spettacolo) e quindi ricerca delle masse esasperata di Religione, (vedi articolo “messicanizzazione” su questo stesso blog) ogni movimento umano di cui ci apprestiamo alla verifica, è per la sua natura una richiesta di religiosità o, identità umanistica da porsi come condizione per la Religione stessa.
Le funzioni degli operatori sociali, dei medici seguaci di Ippocrate e professionisti del settore dell’aiuto solidale eccetera, oggi adoperati nella commistione operativa e di emergenza con i religiosi, non sono sufficienti a garantire ciò che la Religione in qualche maniera ha garantito e garantisce.

Entro 15 e forse al massimo 20 anni da questa parte, la Popolazione mondiale è destinata a raddoppiare, laddove la miseria delle condizioni sarà l’unica evidenza capace di mostrarsi con quella ferocia che è essa stessa natura esistenziale. 

Dove giacciono i teologi ed i rappresentanti dell’intellighenzia della nostra razza?
Perché essi si nascondono dietro ai carnali fallimenti?

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” si presta ad un primo soccorso, a tratti oltraggioso. (Ogni sostegno atto alla pubblicazione del testo sponsorizzato da questo blog, potrà definire di quale entità l’oltraggio si compone; QUI puoi dimostrarlo onorevolmente. Dona!)

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Medusa di Caravaggio, 1597, Galleria degli Uffizi, Firenze.


“The sense of a higher meaning of existence is what raises man above his elementary condition,” wrote Carl Gustav Jung; today, as then, this visceral and limiting analysis of human thought inserted in the biochemical bankruptcy context as a gangrene, resurfaces with force in a molecular energy transformation that outperforms the cerebral, intellectual, pure thought activity.
Today, the request for Religion by the masses often unaware of the nature of the divine plan for this partisan investigation, is enormous and abnormal, epochal!

Already inserted and contextualized the incipt in “human material”, resulting activity, which, by the law of entropy, will find a remedy in other humanoid component considered today the social policy as evanescence (show-business) and then search of the exasperated masses of Religion, (see article “messicanizzazione” on this blog) every human movement we are about to verify, is by its nature a request for religiosity or humanistic identity to be a condition for Religion itself.
The functions of the social workers, of the followers of Hippocrates (doctors) and professionals in the solidarity aid sector, today used in the operational and emergency mix with the religious, are not sufficient to guarantee what the Religion somehow guaranteed and guarantees.
Within 15 and perhaps at most 20 years on this side, the world population is destined to double, where the misery of conditions will be the only evidence capable of showing itself with that ferocity that is itself existential nature.

Where do theologians and representatives of the “intellighenzia” of our race lie?
Why do they hide behind the carnal failures?

“Mā shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” lends itself to first aid, sometimes outrageous. (Any support for the publication of the text sponsored by this blog will define the extent of the outrage, HERE you can prove it honorably. Donate!)

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Medusa by Caravaggio, 1597, Galleria degli Uffizi, Florence, Italy.

 

 

 

#MESSICANIZZAZIONE (Ultima attività)_parte 2di2 / #MESSICANIZZAZIONE (Last activity)_part 2of2

Il consenso popolare, leggi clamore levato dalla moltitudine commossa che esprime entusiasmo, ammirazione, augurio, esortazione ed in ultimo speranza, è fondato sulla propria sicurezza: giustizia, legalità, organizzazione e sviluppo come prospettiva di incremento del benessere, vengono sempre in soccorso e spesso in subordine a questo naturale ed umano primo istinto irrinunciabile.
Il presente articolo che segue e completa #messicanizzazione (cliccare QUI per accedervi) sterza con vigore verso il lato spirituale del grave problema, il quale è stato esposto nella parte precedente; considerato che per ottenere sicurezza l’essere umano ha unicamente due vie o prospettive da seguire per il corso della vita, cioè la ragione materiale e fisica e, quella di risoluzione per lo spirito, quest’ultima diviene una ma non esclusiva e condivisibile, in quanto il male deve esistere ed essere identificato perché il bene possa essere esaltato a valore di conquista. Il male, inoltre, serve a mantenere una chiara divisione da ciò che è terreno a quanto è paradisiaco, privilegio assoluto da conquistare.

Ebbene, sicurezza materiale e sicurezza spirituale, sono ed appaiono due vie distinte: in realtà lo sono e senza dubbio; la prima è assolutamente condivisibile in ogni angolo del Pianeta e da ogni elemento umano sano, la seconda intende di una scelta, una (in seguito) partecipazione anche esclusiva ed alle volte discriminante che la distingue. (Va da sé che l’elemento agnostico, positivista ed ateizzante, appartiene de facto al primo insieme, anzi: la sua costituzione è indice di rigetto e quindi lo separa nettamente dal gruppo secondo).
Oggi, nell’era della condivisione delle informazioni globale ed immediata, la sicurezza materiale è regolamentata nelle società da differenti legislazioni ed Ordinamenti, le quali Società, si riconoscono in una diffidenza mediata dall’interesse commerciale, sebbene l’intento è il medesimo; lo scarto e solo questo -anche umano- (non deve per questa analisi intendersi affronto od una accondiscesa idea alla disumanità, perché dall’origine della storia dell’umanità, è una sorta di selezione naturale devastante da considerarsi prima di ogni giudizio: questo è -infine- umana essenzialità al cospetto di Dio, il male da considerare per glorificare il bene, ultima e definitiva prova di Dio!) va non distrutto come un tempo, oppure diviso e soggiogato (culturalmente) come da una lectio magistralis di geo-politica abbiamo in seguito studiato ma, confinato.
Muri, carceri, ghetti: questi sono oggi gli unici e certi elementi della messicanizzazione, non ideologie oppure manifestazioni di demagogia ad opera di romantici proletari e dei loro sfruttatori coalizzati nei Governi monopolisti che credono di rappresentarli.

La messicanizzazione -espressione umana di ricerca di sicurezza materiale- una volta chiarite alcune delle sue particolarità, è quindi utile? La messicanizzazione, quindi, è irrinunciabile nonostante il ridimensionamento anche estremo e del mondo del lavoro e dell’etica e morale? Quale impatto consegna alla religiosità dell’individuo? Gli Stati devono combattere la messicanizzazione oppure adeguarsi?

Prima di tutto bisogna studiarla a fondo, non banalizzarla o renderla parte di qualche stereotipo diffusosi in ambienti di show business mediatico e radiotelevisivo in particolare attirati dalla cronaca; la messicanizzazione è un movimento moderno, modernissimo.
Non sono possibili conclusioni e prese di parte certe, al momento; stupido è indicarne ora e forse anche irresponsabile. La messicanizzazione dilagante e planetaria, probabilmente effetto di un capitalismo affetto da mercificazione esasperata, certamente prosciuga, esautora dalla legalità necessaria alcune attività umane e ne accresce altre, a cominciare da quelle -benemerite- che si estendono dall’interesse per la sicurezza dell’anima (le Onlus, ad esempio, a partire dalle Caritas) a quello -dato di fatto- della gestione materiale del problema.

Il ridimensionamento anche estremo del fallimento delle Aziende (e di conseguenza delle politiche sociali degli Stati in ricerca di soluzioni dalle stesse) le quali cercano sviluppo nelle piattaforme affette dal problema messicanizzazione è realtà, così come è e deve essere realtà il considerare la sicurezza dello spirito (la seconda via) nell’affido all’unica Fede che affronta deliberatamente questioni materiali e di coscienza sullo stesso piano e con precisione: l’Islam declericalizzato.
Questa affermazione non indica un atto di proselitismo: affidarsi, verbo riflessivo, è qui sinonimo per un affronto onesto alla lettura della necessità (di sicurezza) degli altri, di quella enorme religiosa massa che è in procinto di invadere i recinti che verranno costruiti; Cristiano o Mussulmano (l’invocazione al Dio Unico è la stessa!) è -per questa analisi- denominazione quasi irrilevante: l’unica certezza è che ognuno di noi non potrà esimersi dal fare la propria parte, piaccia questo fare oppure no, scelga di stare al di qua del muro oppure dall’altra parte.


L’appello per la diffusione di questo sito e del tema proposto non è nascosto, (UN “LIKE” E’ ADDIRITTURA TROPPO POCO): potrebbe divenire una necessità economica, anche vile per il suo mantenimento; un sentito ringraziamento all’autore e mai inconsapevole autore del neologismo in questione sarà sempre disponibile: grazie @Forchielli 

 

#messicanizzazione ( termine di ricerca per Twitter)
#mashallah_book (termine di ricerca per Twitter per seguire brevi sviluppi in tema da parte dell’autore del presente testo)

ESCLUSIVO! La video presentazione dello schema: https://twitter.com/MshAllh_theBook/status/941650769027174401


The popular consensus, clamor laws raised by the agitated crowd who expresses enthusiasm, admiration, wishes, exhortation and ultimately hope, is based on the own security: justice, lawfulness, organization and development as a prospect for increased wellbeing, are always in relief and often subordinate to this natural and human first indispensable instinct.
This article follows and completes the first one #messicanization (click HERE to access it) steadily vigorously towards to the spiritual side of this serious problem, which was discussed in the previous section; given that for human security there are only two ways or perspectives to follow for the course of life, that is, material and physical reason and the resolution for the spirit, the latter becomes one but not exclusive and shared because evil must exist and be identified so that good can be exalted to the value of conquest. Evil also serves to maintain a clear division of what is earthly to heavenly, an absolute privilege to conquer.

Well, material safety and spiritual security are and appear two distinct ways: in reality they are and without a doubt; the first is absolutely shared in every corner of the Planet and from every healthy human element, the second one is intended to be a choice, a (later) participation even exclusive and at times discriminating that distinguishes it. (It goes without saying that the agnostic, positivist and atheistic element belongs de facto to the first set; indeed, its constitution is a rejection basis and therefore separates it clearly from the second group).
Today, in the era of the sharing of global and immediate informations, material security is regulated in societies of different laws and ordinances, which the Society recognizes in a mistrust mediated by commercial interest, although the intent is the same; the scrap and only this -albeit human- (it is not necessary for this analysis to mean an affront or an ignorant idea of ​​inhumanity, because from the origin of the history of humanity, it is a sort of devastating natural selection to be considered before any judgment: this is -at the end- essential essence in the sight of God, the evil to be considered to glorify the good, the last and final proof of God!) is not destroyed as a time, or divided and subdued (culturally) as from a “lectio magistralis” of geo-politics we later studied but, confined.
Walls, prisons, ghettos: these are today the only and certain elements of messicanization, not ideologies or demonstrations of demagoguery by romantic proletarians and their coalition exploits in monopolistic governments who believe to represent them.

The messicanization -human expression of material security research- once you clarify some of its peculiarities, is it useful? Messicanization is therefore indispensable despite the extreme rejection of the world of work and ethics and moral? What impact does it give to the individual’s religiousness? Does the States have to fight messicanizzazione or adapt?

First of all, it is necessary to study it thoroughly, not trivialize it or make it part of some stereotype diffused in media and television show environments particularly attracted by the news; messicanization is a modern movement, modern one.
Certain conclusions and assumptions are not possible at this time; stupid is to point it now and perhaps irresponsible. The rampant and planetary messicanisation, probably the effect of a capitalism with exasperated merchandise, certainly dry, exempts from the legality necessary certain human activities and increases others, starting with those praiseworthy one which extend from the interest of the soul’s safety (non-profit organization, for example, starting with Caritas) to the fact of the material management of the problem.

The extreme extent of the failure of Companies (and as a consequence of the social policies of the States that seek solutions from them) seeking development in the platforms affected by the messicanization problem is reality, as is and must be a reality to consider the security of the spirit (the second way) I entrust myself to the one Faith who deliberately faces material matters and conscience on the same desk and with precision: Islam with no clergy.
This affirmation does not indicate an act of proselytizing: trusting, reflective verb, is here synonymous with an honest affront to the reading of the necessity (of security) of others, of that huge religious mass that is about to invade the enclosures that will be built; Christian or Muslim (the invocation to the One God is the same!) is -for this analysis- almost irrelevant denomination: the only certainty is that each of us can not escape from doing his part, like this or not, choose to stand on one side of the wall or on the other.


The call for the dissemination of this site and the proposed theme is not hidden, (“LIKE” IS EVEN NOT MUCH) indeed: it could become an economic necessity, even defective for its maintenance; a thank you to the author and never aware of the neologism in question, will always be available: thanks 
@Forchielli 

#messicanizzazione (search term for Twitter)
#mashallah_book (search term for Twitter to follow up on the subject’s short story by the author of this text)

Exclusive! The video presentation of the scheme (ITA_only): https://twitter.com/MshAllh_theBook/status/941650769027174401

 

La Mecca e Medina sono l’Islam, nessun rimpianto; mai più lacrime. / Makkah and Medinah are Islam, no regrets; never more tears.

La scellerata dicotomia che ha scisso L’Islam in “terrorismo” nell’opinione pubblica Occidentale, nonostante trattasi di forzatura spinta dai media insistentemente in ricerca di un consenso di pubblico attraverso la cronaca usata in un vortice che avviluppa causa ed effetto, sembra perdere di intensità, di seguito, lasciando l’islamofobia (clicca sul nome per accedere all’articolo dedicato) in pasto ai movimenti di estrema destra come moneta elettorale; le poche e mal organizzate proteste della Comunità islamica (Ummah) che ha cercato di respingere senza dubbio le atrocità disumane mostrate da quelli che sono stati dipinti come “soldati del Califfato”, vedi Daesh, Isil o Isis, sono valse ma, a ben considerare i giuochi di strategia geo-politica e finanziaria globale messi in atto da alcune potenze mondiali, sembrano -questi attacchi- dopo il fallimento del Califfato, avere in serbo un altro attacco destabilizzatore ai danni della Ummah, dell’Islam.

Scrivo Islam e sottolineo Islam, perché le ultime notizie che giungono, vedono al centro dell’attenzione -direttamente ed indirettamente- il territorio dell’Arabia Saudita.
Il Regno Saudita, (senza ora e qui volermi addentrare in un analisi socio-politica in quanto ritengo non sia questa la sede più opportuna considerando il presente testo parte di un sito che ha l’unica intenzione di promuovere la pubblicazione di un saggio; QUI tutte le informazioni necessarie) viene inserito a fasi alterne in contesti che trattano attività guerrafondaie senza spiegazione, di supporto logistico per azioni militari contro popolazioni inermi, includendo presunte alleanze strategiche addirittura con Israele!
Mi voglio ripetere: non sono qui ad analizzare quanto i Governi e quello Saudita in particolare abbiano fatto, facciano o debbano fare, ma, voglio sottolineare ogni possibile conseguenza sia possibile, ricordando a tutti e nessuno escluso che Mecca e Medina sono custodite con onore per quanto oggi ogni essere umano può verificare con gli occhi (con il cuore se islamico) da Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, il quale, presenta a noi quanto i suoi predecessori hanno fatto e, Se Dio Vòle, quanto dovranno portare i suoi successori scelti.

Questo mio non è, non vuole essere un tentativo di usare i Luoghi Sacri come fossero riparo per una critica, un idea da rappresentarsi oppure una protesta contro i Sauditi, pur non nascondendo la mia preoccupazione per questo Paese e per una certa “cautela” dimostrata (QUI un approfondimento) ma, trattasi di cruccio per questo Paese che dovrà attraversare una fase economica senza precedenti, quella -per la precisione- che vede il petrolio in assoluto declino mondiale come bene prezioso; questa nuova realtà, essendo manovrata proprio dagli strateghi internazionali Occidentali che non hanno scrupoli e quasi nessun rispetto per i dogmi e le Sacre scritture islamiche, sono esplicitamente indicati, da me avvertiti, potrei osare a dire se, mi darete il giusto supporto.
La “balcanizzazione” con i circa 95.000 morti (1991-1995 ?) in una sanguinosissima guerra civile ed a tratti di religione ed il conseguente smembramento di un Paese (per altro già in atto avanzato se diamo uno sguardo sul nord-Africa, sulle Lande islamiche di Pakistan e Afghanistan ad esempio) è da scongiurarsi, da allontanare con decisione e fermezza, un negativo esempio che nessun essere umano deve dimenticare! E che Dio mi perdoni.

“This is a very good analysis. “I was there”, talking about Jugoslavija.History never come…” — Mashallah_thebook http://disq.us/p/1nve7j0

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Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)

possa essere pubblicato! (QUI come fare, grazie!)

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 The wicked dichotomy that has shaken Islam into “terrorism” in Western public opinion, despite the insistence of media pushing insistently on public consensus through the news used in a vortex that envelops cause and effect, seems to lose intensity, below, leaving Islamophobia (click on the name to access the dedicated article) as a meal to extreme right movements like election currency; the few and ill-organized protests of the Islamic Community (Ummah) which has tried to reject the inhumane atrocities shown by those who were painted as “Caliphate soldiers”, see Daesh, Isil or Isis, were worthwhile but, to consider the games of global geo-political and financial strategy put into effect by some world power Organizations, seem to have -after the Caliphate’s failure- another destabilizing attack on the Ummah and Islam.

I write Islam and emphasize wor(l)d Islam, because the latest news that comes to us is the center of attention -directly and indirectly-  to the territory of Saudi Arabia.
The Kingdom of Saudi Arabia (without here to go into a socio-political analysis as I think this is not the most appropriate place considering this text part of a site that has the only intention of promoting the publication of the essay; HERE all the necessary information) it is inserted on alternate phases (S.A.) in contexts dealing with warfare operations without explanation, logistical support for military action against helpless populations, including alleged strategic alliances with even Israel!
I want to repeat myself: I am not here to analyze how much the governments and the Saudis in particular have done, do or have to do but, I want to emphasize every possible consequence possible, reminding everyone and no one except, that Mecca and Medina are guarded with honor that today every human being can see with his eyes (with heart if Islamic) from King Salman bin’Abd al-‘Azīz Āl Sa’ūd, who presents to us what his predecessors did and, God Willing, what will bring his chosen successors.

This is not a think of mine: I do not want to use as an attempt the Sacred Sites like a shelter against criticism, an idea to represent a protest against the Saudis, although I do not hide my concern for this Country and for a certain “cautiousness” (HERE a deepening) but, as a matter of fact, I am worried for this Country which will have to go through an unprecedented economic phase, that -for precision-  sees oil as a world no more precious commodity; this new reality, being tampered with by Western international strategists who have no scruples and almost no respect for dogmas and sacred Islamic scriptures, are explicitly indicated, as I have been warned, I might dare to say, if you will give me the right support.
The “balcanization“, with about 95,000 dead (1991-1995?) in a bloody civil war and at times religion’s war and the consequent dismemberment of a Country (which is already well advanced if we look at North Africa, Pakistan’s Islamic Landmarks, and Afghanistan for example) is to be averted, by moving away with determination and firmness, a negative example that no human being has to forget! And -please- God forgives me.

“This is a very good analysis. “I was there”, talking about Jugoslavija.History never come…” — Mashallah_thebook http://disq.us/p/1nve7j0

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Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)

can be published! (HERE how to do it, thank you!)

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#MESSICANIZZAZIONE come neologismo italiano per sintetizzare un processo storico-politico di frantumazione delle classi sociali senza precedenti. (Ciò che avete studiato, non ci appartiene!) / #MESSICANIZZAZIONE is an Italian neologism to synthesize a historical-political process of unprecedented social classes crushing . (What you have studied does not belong to us!)

Il saggio (in cerca di consenso, pubblicazione!) “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” riprende e senza esitazione, una eclettica e lucida quanto asettica esternazione usata con arguzia da un noto stratega manageriale del campo della finanza e riassunta dal medesimo nel termine nuovo di conio -alquanto sembra- “messicanizzazione”.
L’autore di questa uscita, Forchielli, si presume data l’onestà intellettuale che si evince dalle sue argomentazioni, non insinua od allude minimamente al Messico quale Stato sovrano e glorioso Paese latino una responsabilità diretta, oggettiva od addirittura una snaturata volontà di repressione ai danni delle classi sociali meno abbienti, no affatto! Egli -deduco dalle letture sui generiis e del tema specifico che circola con insistenza nei testi virtuali (#messicanizzazione è un termine di ricerca sempre più noto su “Twitter”)- adotta questo termine per evidenziare un processo transitorio che si è radicato con evidenza particolare proprio in quelle Lande, laddove “Messico” probabilmente è stata una scelta casuale, perché “Napoli, Italia”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brasile”; “Lagos, Nigeria” e tante altre zone del mondo e senza motivazioni politiche, sarebbero state comunque efficaci per evidenziare realtà di cui mi accingo a scrivere riportando l’analisi fredda nei termini che mi competono maggiormente, cioè quelli che lasciano la ricerca delle motivazioni, per altro sempre attuali da rivedere nei capitoli che la storia ci ha presentato, in favore di una possibile esplicazione del presente, il quale, si deve confrontare con una prospettiva di ragionamento atta a non alimentare appunto la disastrosa messicanizzazione.
Se da un lato le coreografiche presentazioni sono state già ottimamente presentate, vedi in Italia ed oltre da Saviano (“Gomorra”) oppure per il mercato globale da “Narcos”, rimanendo nel campo delle scienze mediatiche sempre così importanti oggi, dall’altro e cioè quello sociale e politico che la storia conserva nei volumi scolastici, la ripresa di motivazioni che possano spiegare questo fenomeno legato alla disparità sociale da combattere attraverso concetti marxisti, socialisti e così via, sembrano “passate”, “superate” o, irrealizzabili, perché sbagliati nei fondamenti praticati; la Cina comunista, ad esempio, il prossimo dominatore del Pianeta in ogni livello a noi dichiarato, sta percorrendo una fase politica che potremmo spiegarla in Occidente come “transitoria”, semplicismo gratuito dovuto alla nostra genetica prospettica visionaria. (Reazionaria, in seguito)

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” interroga in altro modo.
Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” definisce la messicanizzazione come diversificata e diversificante, banalmente in metamorfosi continua; dove lo Stato sociale è allo sbando sarà più celere, accentuata e, dove esiste, questo sarà certamente corroso. L’accusa generalista verso la finanza egemone è superata quanto lo è (fintanto che lo è) il richiamo al socialismo, laddove la finanza certamente favorisce (chiamata a correo) la messicanizzazione ma non in concorso di colpa; la finanza o “potere post-economico”, in somma, non può neppure essere indicata per sopperire alle politiche snaturate, alle vergogne dei politicanti corrotti e corruttibili: impossibile chiedergli questo.
La messicanizzazione è naturalmente “materiale umano”, un attività di risulta, la quale, per la legge dell’entropia, troverà rimedio in altra componente umanoide considerata oggi la politica come evanescenza (spettacolo) e quindi impareremo nuovamente a leggere di Religione.

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” tenta una spiegazione di questo fondante legame animato e lo fa attraverso temi e capitoli di cui oggi, a parte una nascosta intellighenzia di filosofi di cui non sentiremo parlare, nessuno vuole discorrere se non con sceme pubblicazioni, istantanee di cronaca e macchiette da avanspettacolo da proporre in seconda serata.
Il martirio; l’Islamofobia; il (poco) fascino discreto del capitalismo; il terrorismo islamico ed altri scottanti temi -considerando l’Islam ultima Religione in ordine di tempo rivelata e sviluppo della Fede abramitica definitivo (riprende l’Ebraismo ed il Cristianesimo senza annullarli) nonché Religione -l’Islam- che incorpora schemi finanziari ed economici ma non politici– sono disponibili alla lettura, al confronto ed alla critica. Ora e finché c’è tempo; utile.
(In subordine chiedo asilo, QUI :-O)

NOTA sull’immagine del titolo: scaricata gratuitamente (in attesa di verifica) da Google.com, di Angelo Lopez (@angelolopezart) GRAZIE!

-> MESSICANIZZAZIONE, PARTE 2 (QUI)


The essay (seeking consensus, publication!) “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” resumes and without hesitation, an eclectic and lucid aseptic externation used wisely by a well-known managerial strategist in the field of finance and summed up by the same in the new term of coinage- it seems to be- “messicanization“.
The author of this outcry, Forchielli, is, presumed he has an intellectual honesty on his own outlined by his arguments, does not insinuate or even allude to Mexico as a sovereign and glorious Latin Country a direct, objective, or even a distorted will to repression damages of less well-off social classes, not at all! He -from the genre readings and the specific theme that circulates with insistence in virtual texts (#messicanizzazione is an increasingly popular search Italian term on “Twitter”)- it uses this term to highlight a transient process that is rooted in particular, precisely in those countries where “Mexico” was probably a random choice because “Naples, Italy”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brazil”; “Lagos, Nigeria” and so many more areas of the world and without political motivations, would still be effective in highlighting the reality I’m here to write about by bringing aseptic analysis into the terms I am most competing with, that is, those that leave the search for motivations and more and more current ones to be reviewed in chapters that history has presented us, in favor of a possible explanation of the present, which must be compared with a perspective of reasoning not to cure the disastrous messicanization.
On the one hand, choreographic presentations have already been well presented, see in Italy by Saviano (“Gomorra“) or for the world market by “Narcos“, remaining in the field of media sciences always so important today, on the other social and political history that the history retains in the school volumes, the resumption of motivations that can explain this phenomenon linked to social inequality to be fought through Marxist, Socialist, and so on, seem to be “past”, “overcome” or unrealizable, because they are wrong in foundations in practice; Communist China, for example, the next ruler of the Planet at any level stated to us, is pursuing a political phase that we could explain to the West as “transient”, free simplicity thought due to our visionary genetic perspective. (Reactionary, subsequently)

“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” interrogates in another way.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” defines messicanization as a diversified and diversifying, banally in continuous metamorphosis; where the social state is on the drift, it will be faster, more accentuated, and where it exists, this will certainly be corroded. The generalist accusation towards hegemony finance is overcome as it is (as long as it is) the call to socialism, where finance certainly favors (called to correct) messicanization but not in blame; finance, in sum, “the post-economic power”, can not be indicated neither to overcome the distorted social policies, the shame of corrupt and corrupt politicians: it is impossible to ask for this.
Messicanization is naturally “human material”, a result of which, by the law of entropy, will find remedy in another humanoid component considered today politics as evanescence (show!) so we will learn again to read about Religion.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” tries an explanation of this foundational link and does it through themes and chapters which today, aside from a hidden intellectual intelligence of philosophers we will not hear about, no one wants to talk except with silly publications, chronicle snapshots and peripheral comedians to be presented.
Martyrdom; Islamophobia; the (less) discrete charm of capitalism; Islamic terrorism and other cruel themes -considering the ultimate Religion of Islam in the order of time revealed and, the development of the definitive Abramitic Faith (resuming Judaism and Christianity without undoing them) as well as Religion –Islam– incorporating financial and economic but non-political schemes– are available reading, confronting and criticizing. Now and as long as there is time; helpful. (In the alternative I ask asylum, HERE: -O)

La #messicanizzazione è realtà citata nel saggio che cerca pubblicazione! #mashallah_book chiede followers, re_tw pic.twitter.com/VhvhmiuIP7
— MāshāʾAllāh_the book (@MshAllh_theBook) 7 novembre 2017

Exclusive! The video presentation of the scheme (ITA_only): https://twitter.com/MshAllh_theBook/status/941650769027174401

NOTE on title image: downloaded for free (waiting for verification) on Google.com, by Angelo Lopez (@angelolopezart) THANK YOU!

-> MESSICANIZATION PART TWO, HERE.

Chiedo venia; anzi no, chiedo asilo! / I apologize; no, no, ask for asylum!

Le recenti vicende seguite alla richiesta di indipendenza della Catalogna, producono, in aggiunta alla massa di notizie più o meno veritiere (le fake news sono costantemente tra noi lettori ed apatici ascoltatori, no?) una serie di movimenti diplomatici di cui e quasi paradossalmente, una vasta platea di persone perseguitate necessitano ma si vedono frequentemente respingere nel principio. Ciò che la Politica ma, meglio dire una generalizzata e distaccata classe di politici internazionali non riesce a comprendere, è il concetto nella sua ratio di origine, il quale contraddistingue e specifica quanto è il sostentamento e linfa vitale per ogni perseguitato: cioè il suo asilo, la sua protezione e difesa ad oltranza.
Sembra che il numero da intendersi come cifra contenitore delle “richieste”, sia il deterrente principale anche per un affronto della questione in termini addirittura umanisti, laddove le Fedi religiose ed in special modo quelle abramitiche come ispirazione, offrono attraverso le loro organizzazioni senza profitto, una specie di pezza ma poco di appoggio e certamente al di fuori da ogni logica politica od Istituizionale.

unhcr-rifugiati-nel-mondo
INFOGRAFICA Rapporto annuale Global Trends UNHCR

I presenti testi che riempiono questo blog personale atto alla ricerca di un certo spazio editoriale sovvenzionato, nella difficoltà momentanea di non avere un supporto misurato, certamente economico, sono in balìa non di un oblio ma, di un potere per nulla occulto che ostacola, chiude, nasconde e paralizza ogni tentativo di diffusione.
La natura islamica (nel principio) è derisa, sottovalutata, incompresa e limitata non da una violenza verbale di cui dovrei spiegare ma, dalle non motivazioni che seguono ogni affermazione e pubblicazione denigrando, svilendo e banalizzando le argomentazioni anche siano come sono sovente di natura positivistica e con un seguito.
E’ una assurdo-pseudologico che descrive questi atti e di cui il saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” è in qualche modo vittima; un accentramento di poteri illustri definibili come intellettualoidi i quali attanagliano ogni spiegazione o presunta tale offerta da codesto testo.
Non c’è una ragione precisa (sic!) per questa perseveranza destabilizzatrice ma, esiste una sfera geopolitica, ideologica e trasversale, la quale vuole relegare l’Islam (non la Umma, la Comunità di fedeli…) come “testo autorevole datato” assolutamente incompatibile con le strategie geopolitiche transnazionali ed Occidentali in forte espansione in ogni Landa conosciuta e grazie alla “mercificazione”, al consumismo di deriva di cui si compone.

Per tanto il sottoscritto, chiede asilo e, lo fa’ apertamente ed ufficialmente ai Paesi scevri da gioghi di potere prettamente ideologizzati dalle spinte ateiste e connessi con il lucro come ideale massimo, laddove la teocrazia rimane, comunque, un invenzione umana e quindi non accettata come unico aspetto da proporre in discussione.

In Fede,
L.d.N.


The recent events following the request for Catalonia’s independence produce, in addition to the mass of news more or less truthful (fake news are constantly among us readers and apathetic listeners, no?) a series of diplomatic movements of which and almost paradoxically, a large crowd of persecuted people need but they often see themselves being rejected in the beginning. What Politics but, better to say, a generalized and detached class of international politicians fails to understand, is the concept in its ratio of origin, which distinguishes and specifies what is the livelihood and lifeblood for every persecuted person: his or her asylum , his protection and defense to the extreme.
It seems that the number to be understood as the enclosure of “requests”, is the main deterrent also for a confrontation of the issue even in humanistic terms, where the Religious Faiths and especially those abramite as an inspiration, offer through their unprofitable organizations, a kind of piece but little support and certainly out of any political or institutional logic.

unhcr-rifugiati-nel-mondo
INFOGRAPHIC Annual Report UNHCR Global Trends: “Where are the refugees?”

The present texts that fill this personal blog in search of a subsidized editorial space, in the momentary difficulty of not having a measured, certainly economical support, are at the mercy of not forgetting but of a hidden, obstructing power that closes, hides and paralyzes every attempt to spread. Islamic nature (in the principle) is deranged, underestimated, unmanaged and limited not by verbal violence I should explain but, by the non-motivations following every affirmation and publication denigrating, waving and trivializing the arguments are also as they are, often of positivist nature and with followers.
It is an absurd-pseudo logic who describes these acts and whose essay “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” is somehow a victim; a centralization of definable powers that can be defined as intellectuals who perceive every explanation or supposed that offer from this text.
There is no precise reason (sic!) for this destabilizing perseverance but there is a geopolitical, ideological and transversal sphere that wants to relegate Islam (not the Ummah, the community of faithful…) as “authoritative text but dated” absolutely incompatible with the rapidly expanding Transnational and Western geopolitical strategies in every known Land and thanks to the “mercification”, the drift consumerism of which they are composed.

So, me undersigned, asks asylum, and makes it openly and officially to the Countries that are free from bonds of purely ideological power driven by atheistic thrusts connected with the profit as the maximum ideal, whereas theocracy remains a human invention and hence unacceptable as the only aspect to be discussed.

Sincerely yours (Faithfully)
L.d.N.

 

AAA intellettuali cercasi / AAA intellectuals Wanted

La storia recente dell’Occidente, ci ha presentato, tra scienze e discipline sociali eccetera, anche alcune prospettive che sono state definite come movimenti e correnti di larga e catalizzante partecipazione comunemente denominate nel “socialismo”… nella “democrazia”… “moderna psichiatria e scienze sociali”… “esperienze religiose e psicoanalitiche: il cristianesimo sociale”… ed ancora eccetera; codeste tendenze, sono oggi il prestito, il lascito che ci accomuna qui, nel mondo -o meglio dire- nella “parte di mondo” dal quale riceviamo massima visibilità e soprattutto attivo sostentamento. Il corso del tempo ha fatto elevare l’edulcorazione degli insiemi ed appena citati, come massima espressione adottando nel mentre il termine “sviluppo”.
Oggi, l’irraggiungibile Impero cinese e lo sdoganamento delle dottrine dogmatiche, finalmente quest’ultime lasciate senza strascichi e paure recondite, sono quantomai vicini al rientro della visione marxista, oggi per altro defunta ma in fase riesumante, vedi i teoremi Glucksmanniani del “Fa’ quel che vorrai!” (Fay ce que vouldras!“); significa che mai prima di oggi e per quanto riguarda la storia dell’umanità, il capitalista diviene CAPITALISTA scevro da patemi d’animo e, mai prima d’ora lo PSICHIATRA affronta come affronta oggi il primo e radicale problema dell’incesto.
(La DEMOCRATICA radice mai come oggi è senza terra ed il SOCIALISMO, non per conseguenza ma per scissione, mai come oggi è vincolato nel Popolo stesso che lo assume come forma “populista”)
Nessuno di noi per conseguenza, è mai stato quello che ritiene di essere stato.

Il novo mondo, quello che non capiremo, è già pronto ed incomprensibile; la verità (nascosta od indecifrabile ai titolari di visibilità mediatica) è che la finanza egemone non può venire in soccorso alla politica snaturata ed ora tocca affrontare la Religione, (quella Islamica universalista in particolare) quell’amalgama sociale disperato che non teme di sopravvivere. L’attenzione particolare deve essere posta sopra i tentativi di corporazione che le alte sfere -clericali o no- delle Fedi religiose vorranno indicare alle masse spinte verso una #messicanizzazione per dirla alla Forchielli. Urge quindi una lettura teologica e mai una revisione con i mezzi e le conoscenze che abbiamo oggi a disposizione: i vocaboli vanno addirittura “sprecati”, laddove il silenzio intellettuale è alimento per porci.

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The recent history of the West, has presented us, between science and social disciplines etc., also some perspectives that have been defined as movements and currents of broad and catalyzing participation commonly referred to in “socialism” … in “democracy” … “modern psychiatry and social sciences” … “religious and psychoanalytic experiences: social Christianity” … and again and so on; the course of time has made the edulcoration of the sets and just mentioned, as the maximum expression while adopting the term “development”.
Today, the unattainable Chinese Empire and the customs clearance of dogmatic doctrines, finally the latter left without trace backs and fears, are close to the return of the Marxist theorem, today deceased but in the exhuming phase, see the Glucksmannian vision of “Do what you want!” (Fay ce que vouldras!); it means that ever before and with regard to the history of humanity, the capitalist becomes CAPITALIST, with no hesitation and never before has PSYCHIATRY faces the first and radical incest to face today.
(The DEMOCRATIC root never as today is without ground and SOCIALISM, not by consequence but by division, never as it is today bound in the People itself, which assumes it as a populist form)
None of us consequently has ever been what he/she thinks he/she was.

The new world, what we will not understand, is already ready and incomprehensible; the truth (hidden or indecipherable to mass-media visibility holders) is that hegemon finance can not come to the rescue of distorted politics and, now it is up to the Religion, (the universalist Islamic in particular) the desperate social amalgam that is not afraid to survive. Particular attention must be given to attempts by the corporation that the high spheres -clerical or not- of the Religious Faith will want to point to the masses pushed toward the #messicanizzazione (A. Forchielli, financial analyst and managerial strategist). Therefore, urges a theological reading and never a revision with the means and the knowledge we have at our disposal today: words are even “wasted”, where intellectual silence is food for pigs.

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“CHE COSA VUOI ESATTAMENTE DA ME?” (I giovani non fanno domande) / “WHAT DO YOU WANT EXACTLY FROM ME?” (Youth do not ask questions)

Fitra o, Fitrah (Arabo فطرة) è una parola araba che abbraccia i significati “disposizione”, “natura”, “costituzione” od “istinto”; il termine fitrah è sinonimo di creazione, di un esistenza nuova: è la costruzione descrittiva della naturalità per cui ogni bambino è creato nel ventre della madre. Per questa affermazione, il riferimento alla Fede dell’Uomo diviene il singolare sintomo di svezzamento e di “ritorno” e, meglio di qualsiasi altro termine, nella esclusione di fatto da ciò che potrebbe significare “conversione”, in quanto si può ritenere in assenza di comprovata abiura o di una patologia psichica, il ritorno (progressivo) ad uno stato di percepita purezza.
Il Sacro Corano, dunque, afferma la naturalità

فَأَقِمْ وَجْهَكَ لِلدِّينِ حَنِيفًا ۚ فِطْرَتَ اللَّهِ الَّتِي فَطَرَ النَّاسَ عَلَيْهَا ۚ لَا تَبْدِيلَ لِخَلْقِ اللَّهِ ۚ ذَٰلِكَ الدِّينُ الْقَيِّمُ وَلَٰكِنَّ أَكْثَرَ النَّاسِ لَا يَعْلَمُون– 
Rivolgi il tuo volto alla religione come puro monoteista, natura originaria che Allah ha connaturato agli uomini*; non c’è cambiamento nella creazione di Allah. Ecco la vera religione, ma la maggior parte degli uomini non sa.
(*) Il Corano afferma la naturalità (“fitra”) dell’Islàm. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Ogni bambino nasce mussulmano, sono i suoi genitori che ne fanno un israelita, un cristiano o uno zoroastriano (adoratori del fuoco)”.
(SAHIH INTERNATIONAL 30:30)

Ciononostante, la naturalità è anche un principio fondamentale per ogni agnostico, il quale, è per sua natura (sic!) incline ad un continuo studio dell’origine
Che cosa significa dunque questa distinzione? (Distinzione? Discriminazione? Uh?)
Per questo preciso ragionamento,
l’interrogativo circoscritto è appunto solo uno, quello che non si opponga attraverso preconcetti allo spiritualismo od al finalismo teologico, in quanto oggi non ci può (più) davvero essere una differenziazione e susseguente separazione tra un essere umano ed un altro su basi naturalistiche di pensiero ma solamente una piattaforma da cui riprendere ogni dissertazione. 
Ricorrono, per tanto, moniti ed indicazioni delle Sacre Sure con alto e stabile riferimento massimo ma, per questo istante e non per comodità o per diplomazia letteraria spiccia, la risposta può essere solamente una e cioè no, non ci sono differenze nell’origine accertando il grado di istruzione e l’esperienza raggiunta dell’Essere, vale a dire che fino ad una poco certa consapevolezza raggiunta,
ogni essere umano è, o meglio ha, la stessa identica coscienza in via di sviluppo, senza distinguo, sia una differente razza presa in esame, il genere, oppure il luogo di origine della creaturaNon è facile riconoscere lo spartiacque, il segno inequivocabile che in seguito segnerà l’individuo abbandonare quella fase comune. (Per nostra comodità, potremmo porre una data per questo scopo, un approssimativa età che dir si voglia…)

I giovani, nella loro minima esperienza di vita, sono tutti uguali; rappresentano e di fatto pretendono di essere -a ragione- il futuro, “lo scopo istintivo”, quello che per ogni non giovane è definibile in vece come “incertezza”. (I giovani che dovranno proseguire a vivere, non consentono una vera separazione tra il concetto di presente e quello di futuro: guai a chi volesse rappresentare il contrario!)

Per tanto: che cosa vogliamo -insisto- esattamente dai giovani?

Quella del titolo di questo blog, non è retorica: è una domanda che ogni adulto dovrebbe ricevere, perché questa domanda, qualora non l’avessimo mai sentita nostra, è l’essenza della nostra adulta pena.
E’ un affronto sano e sincero più che una domanda, perché è una questione aperta, un grido allarmante che spesso e sempre più spesso ascoltiamo ma non vogliamo sentire, impossibilitati noi adulti addirittura a ricercarne una codifica per l’interpretazione.
L’agnostico adulto la sente così come il fedele la sente sovente questa domanda, diventando in molti casi ossessione per entrambi: l’abbigliamento, il cibo, il comportamento moderno e certamente progressista del gruppo in cui il giovine si muove, le nuove questioni sociali ed ambientali che egli propone, la revisione dei costumi, l’estetica e le nuove proposte (sempre più legate al commercio di beni) sono l’ordine del giorno per i giovani, laddove i riferimenti sono sempre più esterni dalle mura famigliari. Le preoccupazioni dei genitori sono normali ma non devono incorporare quella poca fiducia, leggi ambiguità che l’adulto cela nel passato, nella estrema tradizione che il giovane non può riconoscere e soprattutto non vuole per non soccombere tra “i vecchi” che naturalmente lasceranno questa Terra.
Ed allora la domanda ritorna e ritorna ancora:
che cosa vogliamo esattamente dai giovani? E poi: che cosa vogliono loro dalla vita che noi adulti non abbiamo voluto avere?

Non sembra possibile che una prima risposta provenga da una persona non giovane, eppure “i silenzi giovanili” fanno intendere di una maturata progressista coscienza a disposizione per procura; da qui, da questa proposta, si deve edificare o, riedificare, una barriera, un argine che possa contrastare e sconfiggere ogni silenzio che l’adulto presenta come alternativa al silenzio inquieto. I giovani devono sentire oneste e serie proposte! Devono poter riconoscere proposte tra i loro taciti interrogativi; devono poter vedere spiegate le nuove caratteristiche del nostro moderno tempo; devono poter scegliere alternative plausibili nel tempo che riconoscono e, non possedere illusorie pratiche fuori dal contesto progredito e scientifico razionale avute come unica risposta in custodia.
Il Sacro e Divino Corano contiene tutto, il futuro certamente; l’utilizzo del Sacro Libro per ogni fedele mussulmano è certamente benessere ma deve suscitare nel giovane un approvazione che deve essere frutto di ragionamento e non di imposizione, per tanto, gli adulti che sono supportati dal silenzio per interloquire con i giovani, ricerchino la gioia da questi ultimi ed accantonino le loro saggezze mnemoniche oramai anziane, sostituendole addirittura: i giovani, nella loro vitalità (legame celestiale) sono altrettanto saggi ma non lo sanno ancora.

Più che di fiducia e di rispetto, trattasi di temi da proporre in discussione: ogni perplessità sarà stimolo per uno studio approfondito, laddove anche in presenza di una “non risposta” da parte adulta, l’intenzione data sarà la guida salvifica ed esauriente. Il credente e quello non raggiunto da questa “fase umana”, saranno legati indissolubilmente; chi in Dio troverà la guida percepirà le risposte e dovrà condividerle per generare una salubre discussione senza pari con chi non ne sente la presenza.

Ma, al tempo, nella nuova epocale fase di cui siamo partecipi, tra l’inizio di una globalizzazione senza precedenti nella storia dell’Umanità e la primordiale era dell’intelligenza artificiale (IA) in cui l’IT e le scienze computazionali sono pronte e disponibili in larga maggioranza a cambiare il mondo in pressoché esclusiva manipolazione dall’agnostico e dal credente Occidentale non mussulmano, nel mentre si accingono filosofi e teologi a dibattere di aspetti etici, teorici e pratici con e grazie all’attenzione privilegiata dei giovani, che cosa offre in questo momento il mondo islamico?
Coltelli in piazza e questioni di costume tradizionale femminile? Problemi di emarginazione sociale? Studiosi accademici provenienti da lussuose, asettiche ed esclusive scuole private?

Il sole nascente ogni giorno dispensatore di luce disponibile indica la volontà di Dio per ogni credente e quindi fedele, pertanto i giovani credono nel futuro e… in Dio, quasi inconsapevolmente (l’ingenuità gentile); perché possano possedere il futuro e quindi coinvolgersi nella ricerca di esso prendendo parte alla Parola di Dio (coranica) hanno il dovere ed il diritto di pretendere risposte dalla società adulta.
Risposte credibili. Inequivocabili. Attuali. Da ogni fonte, anche dalla strada purché siano pertinenti e soddisfacenti con la Verità del Testo Sacro, mai in contraddizione e mai equivocabili. Da nessuno al mondo.

L’Islam non si può rappresentare in persone silenti perché essi (i silenzi) sono indifesi difronte al malefico che se ne appropria e genera orrore; alcuni fratelli giovani hanno dimostrato apertamente di esserne stati sopraffatti divenendo spietati assassini e noi adulti molto probabilmente non ce ne siamo accorti. Sveglia!
(Allah saprà -sempre- di più)


Fitra or Fitrah (Arabic فطرة) is an Arabic word embracing the meanings of “disposition”, “nature”, “constitution” or “instinct”; the term fitrah is synonymous with creation, a new existence: it is the descriptive construction of the naturalness for which each child is created in the mother’s womb. For this affirmation, reference to the Faith of Man, becomes the singular symptom of weaning and “return”, better than any other term, in the exclusion of fact from what might mean “conversion”, since it can be considered in the absence of proven abiuration or psychological pathology, the return (progressive) to a state of perceived purity.
The Holy Qur’an, therefore, affirms the naturalness…

فَأَقِمْ وَجْهَكَ لِلدِّينِ حَنِيفًا ۚ فِطْرَتَ اللَّهِ الَّتِي فَطَرَ النَّاسَ عَلَيْهَا ۚ لَا تَبْدِيلَ لِخَلْقِ اللَّهِ ۚ ذَٰلِكَ الدِّينُ الْقَيِّمُ وَلَٰكِنَّ أَكْثَرَ النَّاسِ لَا يَعْلَمُون
So direct your face toward the religion, inclining to truth. [Adhere to] the fitrah of Allah upon which He has created [all] people. No change should there be in the creation of Allah . That is the correct religion, but most of the people do not know.
(SAHIH INTERNATIONAL 30:30)

Nevertheless, naturalness is also a fundamental principle for every agnostic, who, by its own nature (sic!) is inclined to a continuous study of origin…
What does this distinction mean, then? (Distinction? Discrimination? Uh?)
For this precise reason, the limited question is only one, one that does not oppose it through preconceived spirituality or theological finalism, because today there can no longer be a differentiation and subsequent separation between a human being and more on naturalistic thought bases but, only a platform from which to resume each dissertation.
There are, therefore, the warnings and indications of the Sacred Sures with a high and stable maximum reference, but for this moment and not for convenience or for literary diplomacy, the answer can only be one and that is, no, there are no differences in origin by ensuring the degree of education and the experience gained in Being, that is, until a certain degree of awareness is reached, every human being is, or rather has, the same evolving consciousness, without distinction, being a different race considered, the gender or the creature‘s place of origin. It is not easy to recognize the watershed, the unmistakable sign that will later mark the individual abandoning that common phase. (For our convenience, we could set a date for this purpose, an approximate age that you want to…)

Young people, in their little experience of life, are all the same; they represent and in fact pretend to be-right-the future, “the instinctive purpose”, which for any non-young person can be defined as “uncertainty”. (Young people who will have to continue to live do not allow a true separation between the concept of present and future: woe to those who want to represent the opposite!)

So, “what do we want – I insist! – exactly from the young people?”

The title of this blog is not rhetorical: it is a question that every adult should receive, because this question, if we had never heard it, is the essence of our adult punishment.
It is a sincere and sincere affront rather than a question, because it is an open question, an alarming cry that we often hear and hear more and more, but we often do not want to hear, impossible for adults to even find a coding for interpretation.
The adult agnostic, feels as well as the faithful, often hear this question, becoming obsession with both of them: clothing, food, modern and certainly progressive behavior of the group where the young man moves, the new social issues and environmental issues that young proposes, the revision of customs, aesthetics and new proposals (increasingly related to the trade in goods) are the agenda for young people, where the references are increasingly outside the family walls. Parents’ concerns are normal but they do not have to incorporate the little trust, the ambiguity laws that the adult lies in the past, the extreme tradition that the young man can not recognize and above all does not want for not succumb to “the old” who will naturally leave this Earth .
And then the question returns and returns again: what exactly do we want from young people? More: what do they want from life we ​​adults did not want to have?

It does not seem possible that a first answer comes from a non-young person, yet “youthful silences” means a mature progressive consciousness available for prosecution; hence, from this proposal, it is necessary to build or rebuild a barrier, an embankment that can counteract and defeat every silence that the adult presents as an alternative to restless silence. Young people must feel honesty and seriousness! They must be able to recognize proposals among their silent questions; they must be able to see the new features of our modern times explained; they must be able to choose plausible alternatives over time they recognize and not have illusory practices out of the rational and rational scientific context that they could have as the only answer in custody.
The Sacred and Divine Coran contains everything, the future certainly; the use of the Sacred Book for every faithful Muslim is certainly wellness, but it must give rise to approval in the youth that must be the result of reasoning and not imposition; therefore, the adults who are supported by silence to talk to the young, should seek the joy from the latter and fix their mnemonic old age, replacing them even: young people in their vitality (celestial bond) are just as wise but they do not know it yet.

More than trust and respect, these are topics to be discussed: any perplexity will be a stimulus for a thorough study, even if there is an “unresponsive” response from the adult, the intention given will be the saving and exhaustive guidance. The believer and the one not reached by this “human phase” will be indissolubly bound; those who will find in God the guide will perceive the answers and share it to create a healthy, unequaled talk with those who do not feel the (HIS) presence.

But at the time, in the new epoch-making phase of which we are involved, between the beginning of unprecedented globalization in the history of humanity and the primordial era of artificial intelligence (MI) in which IT and computational sciences are ready and are largely available to change the world into almost exclusive manipulation by the agnostic and Western believer not Muslim, while philosophers and theologians approach ethical, theoretical and practical issues is running with the privileged attention of young people: what does the Islamic world currently offer?
Knives in the square and issues of traditional female costume? Problems of social exclusion? Academic scholars from luxurious, aseptic and exclusive private schools?

The every day rising sun is a dispenser of available light indicating God’s will for every believer and therefore faithful, so young people believe in the future and… in God, almost unconsciously (gentle ingenuity); so because they may “possess the future” and therefore engage in seeking it by taking part in the Word of God (Qur’anic) they have the duty and the right to claim responses from adult society.
Credible responses. Unequivocal. Current. From every source, even from the street as long as they are pertinent and satisfying with the Truth of the Sacred Text, never in contradiction and never equivocal. From nobody in this world.

Islam can not be represented in silent people because they (silences) are helpless to the evil that it appropriates and creates horror; some young brothers have shown openly that they have been overwhelmed by being merciless assassins and we adults most likely have not noticed it. Wake up!
(Allah will know -always- more)

 

 

L’Islam armato (la Polizia islamica)/Armed Islam (the Islamic Police) /

Quanto rappresento in questo articolo, è una somma di dati e, piuttosto incontrovertibili, mai negando per altro la discussione che non rifiuto mai, nonostante tutto, come si suol dire. E’ un esempio piuttosto specifico, ristretto e, certamente parziale per quanto riguarda l’analisi ma, è simbolico, uno sguardo che pur incentrato in una “piccola zona” e piuttosto “provinciale” (l’Italia) nella sua pur complessa, variegata e multietnica società civile, non ha mai davvero separato dalla sua identità una certa tradizione ed un certo attaccamento al territorio, laddove non ha mai separato del tutto quella cultura religiosa e totalmente cattolica che la contraddistingue, grazie anche agli splendori di Roma-Vaticano, città Stato incastonata nella Capitale dello Stato italiano, simbolo di quella che rimane la Comunità religiosa più grande del nostro Pianeta, il Cristianesimo appunto.
Il simbolico esempio italico proposto, è essenziale per molti versi e soprattutto perché oggi stiamo vivendo il processo di globalizzazione in una fase che si preannuncia critica per le scelte economiche che verranno fatte, epocale per le masse in movimento costante e mai prima d’ora così informatizzate e, consapevoli, facilmente controllabili potremmo anche dire indicando “i nuovi mass-media“.
Questi spostamenti di culture, tradizioni eccetera, Fedi religiose in primo e primissimo piano, sono e saranno al centro non di discussione per un inizio che abbiamo già visto ma, sono e vengono pilotati (in ogni versante!) per raggiungere scopi, posizioni, potere.
Se la enorme Comunità Cristiana (Israele intesa come simbolo dell’Ebraismo è per antonomasia, qualità, oggi, “potere”)  ha definizioni piuttosto consolidate e scontate, anche dal punto strategico della gestione e controllo delle risorse, l’Islam, la Comunità di mussulmani (Ummah) seguaci dell’ultima Religione Rivelata in ordine di tempo e che mai ha negato l’Ebraismo come origine ed il Cristianesimo come fondamentale base anche di sviluppo, risulta da molti punti di vista arretrato ed in balìa di un pensiero Occidentale ormai corrotto o destabilizzato nei suoi fondamentali, vedi la recente riapertura al fascismo, al nazismo alle politiche discriminatorie ed alla forte presenza dell’imperialismo delle super-Nazioni, tutte materie che sembravano sorpassate definitivamente nel segno della civiltà democratica.

Per questo, detto questo, il presente articolo è rivolto espressamente ai “non mussulmani”, a quelle persone che non hanno raggiunto ancora una certa consapevolezza, anche etica o “fondamentale”, passaggio scritto che contiene probabilmente una dose elucubrante ma ininfluente per un ragionamento “aperto”.
Potrebbe trattarsi di una proposta enfatica ed ideale, un indicazione che non si può ma soprattutto non si deve non tenere di conto e per l’Occidentale partigiano e, per il fratello islamico che si appresta a gioire ma anche soffrire al suo cospetto: difronte a noi sulla Terra e finanche siamo vivi, ci sono e possono essere altri esseri umani; talvolta ce ne dimentichiamo e dimentichiamo l’origine della loro vita…
celerino-casco-polizia-reparto-mobile
In Italia, sono circa 250.000 (militari esclusi) le forze cosiddette “dell’ordine”
, la Polizia come internazionalmente si suol dire.
Considerando la statistica come materia scientifica discutibile ma comunque asettica, basata sulla legge dei numeri e comunque non del tutto indifferente alle “sensibilità umane” quando tratta di attività strettamente connesse con la società, potremmo non avere troppi dubbi a conteggiare un 99% di questo numero come una cerchia di persone ligie al dovere e caratterizzate da un uniformità di pensiero politico sui generiis molto
vicino a quello del patriota, della persona attaccata ai valori nazionalisti del Paese che rappresenta, stereotipi o poco partecipativi ragionamenti inclusi. Nessuna critica insita in questa descrizione ed anzi, una constatazione che esalta in qualche maniera una caratteristica seppur parziale che determina e dovrebbe determinare la funzione di questa categoria di persone, utili senz’altro nella composizione di una società che definiremmo civile; “ordinaria amministrazione”.
(99 per cento non è 100 per cento; rimane quindi “uno”, uno per cento).
La statistica, quella seria, prevede anche questo e, certamente non lo nasconde e nemmeno nell’approssimazione. Uno per cento, significa in questa analisi, circa 2500 (duemilacinquecento) persone le quali, senza ricercarne a forza una carenza, una debolezza, una indisposta e maldestra negatività o peggio una corruzione o malvivenza celata, possono ipoteticamente avere e detenere una predisposizione, un sentimento religioso spiccato, un differente approccio alle “questioni morali” regolate -per il loro e presunto pensiero- dalla Fede in Dio, Allah, in questa azzardata ipotesi. L’azzardo, considerando l’Islam come la seconda Religione planetaria per numero di fedeli sparsi in ogni Landa terrestre, (circa 1 miliardo ed 800 mila persone, secondo gli ultimi studi statistici) non è tale se teniamo conto delle cifre.
Ma… da questi “2500 poliziotti” per uno scrupolo eccessivo ma probabilmente utile, togliamo una metà, facendo in modo di contare circa 1250 poliziotti mussulmani e, italiani, certamente cittadini italiani.
Un piccolo battaglione, è indubbia questa militare rappresentazione.
Milleduecentocinquanta islamici armati dallo Stato, i quali, nella consueta pratica islamica, nella liturgia per definire ancora meglio questa pratica, non necessitano di praticare nel luogo sacro la loro Fede e non necessitano di una gerarchia clericale per essere “rappresentati e presenti”, come il Sacro e Divino Corano semplicemente (nella semplicità vincente) prevede e prescrive.
Oggi, ora e proprio ora, senza dover ragionare delle nuove pratiche di richiesta di cittadinanza che consentiranno come deve essere ed è, di acquisire diritti a fronte di doveri da sottoscrivere ed in parte già sottoscritti, senza argomentare delle future Leggi che dovranno regolamentare molti “nuovi cittadini” europei già ora in attesa perché infanti (Italia per questo esempio) qui nati e scolari qui studenti, ci sono oltre mille poliziotti islamici, soldati fedeli -in grazia di Dio!- ad Allah.

In lingua araba c’è un esclamazione appropriata: Alhamdulillah!


What I represent in this article, it is a sum of data and, quite incontrovertible data; I never deny the discussion of the arguments: I never refuse to talk about. It is a rather specific, narrow, and certainly partial analysis, but it is symbolic, a look that focuses on a “small area” and rather “provincial” (Italy) area in its rather complex, varied and multiethnic civil society, it has never really separated from its identity: a certain tradition and a certain attachment to the territory, where it has never separated completely that religious and totally Catholic culture that distinguishes it, thanks to the splendor of Rome-Vatican City, State embedded in the capital of the Italian State, a symbol of the largest religious Community in our Planet, namely Christianity.
The symbolic proposed Italic example, is essential in many ways and above all because today we are experiencing the globalization process at a critical stage for the economic choices to be made, epochal for the masses in constant movement and never before so computerized (and aware!) easily controllable we could say by pointing out “new mass media”.
These movements of cultures, traditions and so on, Religious Faiths in the first and very first plan, are and will be not at the center of discussion like we have seen but, they are, and are being right now, piloted (on every side!) to attain goals, positions, power.
If the enormous Christian Community (Israel as a symbol of Judaism is by far, quality, today, “power”) has far more consolidated and descriptive definitions, also from the strategic point of resource management and control, Islam, Muslims (Ummah) like followers of the Last Religion Revealed in time that never denied Judaism as origin and Christianity as a fundamental basis for development, it is from many points of view backward and at the mercy of a corrupt Western thought or destabilized in its fundamentals, see the recent reopening of fascism, nazism to discriminatory policies and the strong presence of imperialism in the super-nations, all of which “themes” seemed to have surpassed definitively in the sign of democratic civilization.

For this reason, this article is expressly addressed to “non-Muslims”, those people who have not yet reached a certain level of consciousness, even ethical or “fundamental”, a written passage that probably contains a significant dose of elucubrations but not for this reason not open and useful to an “open” reasoning. This one, it could be an emphatic and ideal proposal, an indication that can not but must not be ignored, and for the Western partisan, and for the Islamic brothers who is about to rejoice but also suffer at his sight. On Earth, in front of us, there are and can be other human beings we sometimes forget to recognize: their life has always a source…

celerino-casco-polizia-reparto-mobileIn Italy, there are about 250,000 (military excluded) so-called “order forces”, the Police as we say internationally.
Considering statistics as a questionable, but aseptic scientific matter, based on the law of numbers, and in any case not entirely indifferent to “human sensibilities” when it comes to activities closely related to society, we might not have too many doubts to count a 99% of this number like a circle of people who are duty-bound and characterized by a uniformity of political thought on generiis, close to that of the patriot men, the persons attached to the nationalist values ​​of the Country that represents, stereotypes or little participatory reasoning included. No criticism is contained in this description, and indeed, a statement that exalts in some way a characteristic, albeit partial, which determines and should determine the function of this category of people, useful in the composition of a society we would define as civil; “ordinary administration”.
(99 per cent is not 100 per cent; it is therefore “one”, one per cent).
The statistic, that serious, also includes this and, of course, does not hide it or even approximate it. One percent, in this analysis, means about 2500 (two thousand five hundred) people who, without looking for a shortage, weakness, indecisive and maladjusted negativity, or worse hidden bribery or malevolence, can hypothetically have and hold a predisposition, a distinct religious sentiment, a different approach to the “moral questions” regulated -for their supposed thought- by the Faith in God, Allah, in this hypocritical hypothesis. These counts are not a risky one, considering Islam as the second planetary Religion for the number of faithful scattered in every Earthland (about one billion and eight hundred thousand, according to recent statistical studies) and this count is not so wrong, if we take into account the figures.
But… of these “2500 policemen” for an excessive but probably useful scruple, we take off half, counting about 1,250 Italian Muslim police officers certainly Italian citizens: a small battalion, this military representation is undeniably…
Thousand two hundred fifty Muslims armed by the State, who, in the traditional Islamic practice, in the liturgy to define this practice even better, do not need to practice their faith in the sacred place only and do not need a clerical hierarchy to be “represented and present” like Sacred and Divine Qur’an simply (in winning simplicity) foresees and prescribes.
Today, now and right now, without having to reason on new citizenship applications that will allow it to be and will be, to acquire rights in the face of obligations to be signed and partly already signed, without arguing for future Laws that will have to regulate many “New European citizens” already waiting because infants (Italy for this example) born here and pupils here students, there are over a thousand Islamic policemen, loyal soldiers -in the grace of God!- to Allah.

In Arabic Language, there is an appropriate exclamation: Alhamdulillah! 

 

Un piccolo, grande atto di Jihad. (Narrazioni oggettive n. 2) / A small, great act of Jihad. (Objective narratives No. 2)

Jihad, letteralmente significa “sforzo”, individua lo slancio per raggiungere un dato obiettivo e può fare riferimento allo sforzo spirituale del singolo individuo per migliorare sé stesso. Nella dottrina islamica indica tanto lo sforzo di miglioramento del credente (lo «jihad superiore»), soprattutto intellettuale, rivolto per esempio allo studio e alla comprensione dei testi sacri o del diritto, quanto la guerra condotta «per la causa di Dio», ossia per l’espansione dell’islam al di fuori dei confini del mondo musulmano (lo «jihad inferiore»).
https://it.wikipedia.org/wiki/Jih%C4%81d

In qualsivoglia interpretazione sia possibile, seguendo il testo “aperto” di Wikipedia, ad esempio, l’esame di coscienza, l’interrogazione somma che distingue l’umano dall’animale essere, è pratica correttiva, salubre ed efficace per comprendere se stessi ed il mondo circostante. Non è questa una enigmatica incitazione, non lo è perché inutile e stupida potrebbe apparire difronte alla più genuina, istintiva e primordiale azione che ognuno di noi, in Terra, compie quotidianamente, grazie a Dio per il significato che ogni fedele vi aggiunge.
Il libro intitolato “Space”, di Hadi Rizvi o, meglio definito “poema lungo” come la breve introduzione presenta, scritto in inglese dal pensatore pakistano e con cui ho avuto l’onore dello scambio di alcune lettere virtuali, ha -secondo il mio pensiero- un accenno, un invito quasi, di cui non possiamo esimerci dal partecipare.
L’invito è appunto rivolto a noi, lettori, verso noi, gli stessi; atto a tratti sublime (estrapolo con il consenso dell’autore“GOD SAYS”, -scorri la pagina per leggere- esemplare poesia che meglio di mille parole descrive ciò di cui vorrei farVi partecipi) per cui l’intervento dello Jihad, appare -se possibile- “migliore” o, “migliorato”. (Una particolare menzione per l’impaginazione del libro e soprattutto per i disegni che accompagnano il lettore tra il testo, a cura di Esen Rizvi, figlia dell’autore).

Discorrendo con il gentile autore, elogiando con mia estrema sincerità il suo alto spirito, devo confessare che le sue parole di commento e probabile supporto al testo, (scansando una decontestualizzazione sempre -ahimè- possibile) mi rimandano verso concetti (non confini) filosofici legati all’utopia, noncurante certamente per questo intervento della intensa e superba definizione di “verità prematura” del fiacco Lamartine, per dirla “alla Mazzini”.
Si badi, non è questo assetto da me prospettato come una “irrealtà” legata con l’assurdo, un modello esasperato ed irrealizzabile e quindi da scansare con fare polemico ma, un indirizzo assolutamente valido che ha valenza esclusiva per realizzare se stessi, nello Jihad appunto, come m’è parso di intravvedere nelle note della prefazione ed in particolare nei termini “to reform humanity” (riformare l’umanità).
E’ molto probabile che il mio commento, questo commento, sia forzato da studi pesantemente coinvolti nell’Occidentale analiticità, nel mondo delle filosofie contemporanee, certamente non studi definitivi e mai di valenza universale ma, consulti che senza pochi dubbi hanno coperto archi temporali in cui l’Islam e meglio dire la Umma, non vi ha potuto serenamente transitare; non c’è stata quindi nessuna proposta da parte della antica saggezza orientale che contempla il riposo e la preghiera e mai indica queste come “ozio” e “perdita di tempo” e non si è potuto vedere un indizio di ragionamento ed almeno debole per contenere il trapasso individuato nella mercificazione, la quale, di fatto, è in procinto di seppellire l’Occidental pensiero critico e tutto il resto. Oggi, la globalizzazione irriducibile delineata dal consumismo capitalista, rappresenta un parziale arresto ideologico; sentitamente, nell’attesa di una smentita, per Dio: “fateVi avanti!”

Nota: Narrazioni oggettive “1” è disponibile anche da questo link; QUI.

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Space” di/by Hadi Rizvi; Published by Paramount Publishing Enterprise  152/O, Block-2, P.E.C.H.S., Karachi-75400, Pakistan Tel: 34310030 Fax: 34553772 E-mail: paramount@cyber.net.pk ISBN: 978-969-494-778-5

(*) Nel ringraziare pubblicamente per il supporto e la disponibilità il caro Hadi, non mi è possibile, attraverso i mezzi di cui dispongo, tradurre il testo originale inglese; per i lettori che non hanno dimestichezza con la lingua, provate per inizio con questo famoso e gratuito traduttore automatico online: https://translate.google.com/m/translate / Note for italian readers only: not possible due to my poor knowledge to translate in italian language the Poem; I thank brother Hadi for his ability to understand. Please, use Google on line! Thank you and all of you…


Jihad is classified into inner (“greater”) jihad, which involves a struggle against one’s own base impulses, and external (“lesser”) jihad, which is further subdivided into jihad of the pen/tongue (debate or persuasion) and jihad of the sword. Most Western writers consider external jihad to have primacy over inner jihad in the Islamic tradition, while much of contemporary Muslim opinion favors the opposite view. Gallup analysis of a large survey reveals considerable nuance in the conceptions of jihad held by Muslims around the world. → https://en.wikipedia.org/wiki/Jihad

In any interpretation may it be possible, following the “open” text of Wikipedia, for example, the examination of consciousness, the sum question that distinguishes human from the animal being, is a corrective, healthy and effective practice to understand ourselves and the surrounding world. This is not an enigmatic incitement, it is not because useless and stupid may appear in front of the most genuine, instinctive and primordial action that each of us, on Earth, performs on a daily basis, thanks to God for the meaning that every faithful adds on.

The book entitled “Space,” by Hadi Rizvi or, better than book defined as “long poem” as the short introduction broach us, written in English by the Pakistani thinker and with whom I had the honor of exchanging some virtual letters, has -according to my thought- a hint, almost an invitation, of which we can not avoid taking part. The invitation is addressed to us, readers, to us, “the reading persons”; at times sublime writing (I extrapolate with the consent of the author “GOD SAYS”, -scroll page above- an exemplary poem that best of a thousand words describes what I would like to share with you) so that Jihad’s intervention appears to be “better” or, “improved.” (One particular mention for book layout and especially for the drawings accompanying the reader between the text, edited by Esen Rizvi, daughter of the author).

By speaking with the gentle author, praising my highest spirit with my sincerity, I must confess that his words of commentary and probable support for the text (by scrapping an always -Alas!- possible discontestualization) point me to philosophical bound concepts (not boundaries) closer to utopia, certainly not this intervention made possible with intense and superficial definition of Lamartine‘s think “premature truth”, to say “like Mazzini” said about him. It is not this arrangement that I have conceived of as an “unreality” (utopia) linked to the absurdity, an exasperated and unrealistic model and therefore to be dispelled with controversy, but an absolutely valid address that has exclusive value to make oneself in Jihad precisely, as I seemed to see in the notes of the preface and in particular in the terms “to reform humanity”. It is very likely that my comment, this commentary, is forced by studies heavily involved myself in Western analyticity, into the world of contemporary philosophies, certainly not definitive studies and never of universal validity, but that, without any doubt, they covered time spans in to which Islam (better to say the Umma) could not serenely pass; there was therefore no proposal from ancient Eastern wisdom that contemplates rest and prayer and never indicates them as “leisure” and “loosing time” and there was no indication of reasoning and at least weakness to contain the trap found in commodification, which, in fact, is about to bury Occidental critical thinking and everything else.
Today, the irreducible globalization outlined by capitalist consumerism is a partial ideological stoppage; in the expectation of a denial, for God: “Come on, talk to me!”

Note: Objective Narratives “1” is also available from this link; HERE.

 

 

 

Il martirio; i martiri; le inevitabili questioni del pensiero umanistico (parte terza) / Martyrdom; martyrs; the inevitable issues of the humanistic thought (part three)

Essendo per la terza volta (QUI la parte 1 e QUI la parte 2) difronte a questo spinoso, complesso ed arduo tema nella manipolazione da dover-voler sostenere, il martirio, quale atto in sé compresa la sua preparazione, fosse codesto sacrificio espressione sentimentale iperbolica, dimostrerebbe l’eccesso (falsificante?) della cognizione del vero e quindi, in ambito di misura della scettica tradizione filosofica, percorso confutativo incluso nel termine di tropo, laddove “vero” è sinonimo di “vita”.
Tenendo scontata la Fede che sostiene il martire religioso quale soggetto attivo, ogni “situazione contraddittoria” prevista nei termini dalla filosofia appena citata, decadrebbe e, nemmeno “le controversie” sarebbero sufficienti per delineare e denigrare simile comportamento.
Già uno splendido ragionamento -sebbene non focalizzante di questo tema- nei primi anni del XVIII secolo circolava tra i pensatori europei (Trattato dell’eloquenza spettante ai tropi); già allora ed anche probabilmente molto prima di allora, rasentare, costeggiare ed estendersi con fermezza e coraggio tra i cigli degli abissi e quindi i precipizi dell’affezione, in questo caso dogmatica, era espressione di una certa libertà intellettuale, autonomia che oggi, per quanto riguarda il coinvolgimento delle Fedi e soprattutto di quella islamica, non è sempre garantita.

Quanto ho decisamente esposto in questi “tre passaggi” (probabilmente ci sarà un arresto dal proseguire questo tema ed almeno per qualche tempo, sicuramente se non ci sarà un confronto aperto) instaura una visione apologetica del martirio, atta all’incitamento per non eccedere nell’ipocrisia di rifiutarlo a priori e rilevare la sua esistenza e possibilità possa questo ripresentarsi ancora nel suo compimento all’interno della sfera delle Religioni abramitiche; questo atto sacrificale, è assolutamente sensato e previsto quando è perfettamente pensato, aspirato e finanche eseguito. (L’ipocrisia da qualsiasi parte provenga la rifiuto categoricamente; la non lettura completa dei tre capitoli è inoltre ed in aggiunta una decontestualizzazione inaccettabile!)

Nello stesso istante in cui indico e quindi declino questo pensiero, consto che l’evidenza di questa nostra realtà, il nostro tempo, la storia che stiamo scrivendo in somma, non ha lasciti solidali con i presupposti necessari per il martirio: impossibile scorgere alcunché possa determinare in ambito certamente religioso non un atto ma, nemmeno un aspirazione martirizzante; nell’Islam, per sommo esempio, un atto di martirio presumerebbe una Comunità islamica (Umma) divisa nei fondamentali ed assediata nei luoghi Sacri da un invasore chiaramente identificato e localizzato; una risposta sui generiis, ammesso ma non concesso si possa intuire “un estensione” di questa reazionaria risposta, dovrebbe considerare una sopraffazione totalitaria in un attività di annientamento della Parola di Dio-Allah.
La grandezza di Dio, invincibile su ogni forza terrena diabolica e non diabolica e di qualunque portata, non necessita delle umane attività per la sua difesa in quanto irrisorie ed infinitamente insufficienti dinanzi alla universale e perfetta sua ascesa sopra ogni cosa, visibile ed invisibile agli umani tutti (ed oltre). L’Uomo, come già indicato dalle mie scritture, non necessita di Religione in quanto egli stesso è Religione; l’Uomo, ciononostante tutte le tesi, deve combattere solo se stesso e non rinunciando nemmeno al martirio ma, dovrà riconoscere e tenere deciso monito che non sarà ammissibile giustificazione per l’ignoranza anche minima in questa delicatissima materia che abbraccia certamente lo Jihad.

Che cosa rimane dunque per un analisi degli avvenimenti che ci circondano e di cui c’è un aspirazione al martirio, alla (quasi) inscrizione nel Martirologio romano se non dovessimo leggere di avvenimenti che sostanzialmente sono di matrice mussulmana?

Non voglio certamente esprimere giudizi e, se mai fosse stato inteso il contrario, -dopo civile discussione- sono pronto a cospargermi il capo di cenere, sia chiaro.
Sottostando all’impegno di non cercare per questa terza parte una risposta od una serie, non intendendo neppure affrontare temi che indichino con certezza delle cause e concause per cui la società globale si ritrova investita da una sorta di delirio capitalista collettivo, sistema che ha affossato la cultura politica ed ha decretato la fine di intere popolazioni e dei loro territori, nonché responsabile di un principio di attacco alla spiritualità dell’Uomo, temo -seriamente- non ci possano ancora essere i presupposti per una semplice analisi, una che definirei “di partenza” per poter iniziare ad affrontare un dialogo assolutamente paritetico con la Umma.
Questo è -per ora- quanto. (Buona lettura)

La sindrome di Cotard, inquadrabile nell’ambito dei Disturbi Deliranti, è caratterizzata da idee di negazione e da una composita costellazione sindromica, comprendente ansietà melanconica, idee di dannazione o di possessione, tendenze autolesive, analgesia e idee di immortalità. Inoltre lo stato di assenza di emozioni domina completamente la ragione.
Caratteristica fondamentale della sindrome di Cotard è il delirio nichilista che consiste nella negazione totale del corpo o dell’esistenza di alcune parti di esso “non ho lo stomaco” “non ho la testa”, o nella loro trasformazione “il mio cuore è diventato di pietra”; dello spirito “sono senza anima”; dei beni materiali “non ho abiti”, “non ho casa”, “non ho cibo” e relazionali “non ho famiglia”; dell’intera persona “non ho nome”, “non ho passato”, “non ho età”. La sensazione di vuoto assoluto può essere tale da arrivare alla negazione delirante della propria persona “non esisto”, “non sono mai nato”. Alcuni sono convinti di essere morti, di sentire il puzzo della loro carne in putrefazione. Il sentimento di attribuzione causale interno, cioè la tendenza ad attribuire a se stessi la responsabilità di eventi esterni, può far assumere al nichilismo connotazioni di tipo cosmico per cui la persona è convinta che il destino del mondo intero è inscindibile dal suo. Spesso al delirio nichilista si associano idee deliranti di enormità fisica, la persona sente ed afferma che il proprio corpo è immenso, non ha più limiti, si è espanso a tutto l’universo; di immortalità e onnipotenza. In quest’ultimo caso il nichilismo di Cotard può assumere la connotazione di una megalomania a rovescio. Essa infatti viene esperita nella negativa accezione di pena, condanna e di dannazione a vivere in eterno per poter soffrire ed espiare così in parte le proprie colpe. L’immortalità qui rappresenta la paura più terribile esperita dalla persona. In questa fase non è rara la messa in atto di condotte autolesive e automutilanti e l’affiorare di idee suicide.

[Tratto da: “Aggiornamenti” del settembre 2008 dal “Portale medicina.it”]


As for the third time (HERE, part 1 and HERE, part 2), this thorny, complex and arduous theme in the manipulation that need-want to be supported, martyrdom, as an act in itself including its preparation, is a sacrifice of hyperbolic sentimental expression that would demonstrate the excess (falsifying?) of the cognition of the true and therefore, in the measure of the skeptical philosophical tradition, the confutation path included in the term tropo, where “true” is synonymous with “life”.
By taking the Faith that supports the religious martyr as it is an active subject, any “contradictory situation” envisaged in the terms of the philosophy just mentioned, would be taken away and even “controversies” would not suffice to delineate and denigrate such conduct.
Already a splendid reasoning -even not focusing on this topic- circulated among the European thinkers in the early eighteenth century (“Treatise for the tropes of eloquence”*); already and probably much before then, stretching with firmness and courage between the eyelashes of the abyss and therefore the precipices of the affection, in this case dogmatic, was an expression of some intellectual freedom, autonomy that today, as far as the involvement of the Faiths and above all the Islamic, is not always guaranteed.

(*)This book was written in 1730 and it is preserved in the Rome‘s library “V.E.”, edited in Bologna. Thank’s to “Google books” you can read it on line for free. (In italian language only).

As I have clearly set out in these “three passages” (probably there will be a halt from continuing this theme and at least for some time, surely if there is no open confrontation) it creates an apologetic view of martyrdom in the incitement not to exceed in the hypocrisy to refuse it first and to point out its existence and possibility that this may still occur in its fulfillment within the sphere of the abramite religions; this sacrificial act is absolutely sensible and foreseen when it is perfectly thought, aspirated and even executed. (Hypocrisy is categorically refusing from any part by myself; incomplete reading of the three chapters is, in addition, an unacceptable decontextualization!)

At the same moment in which I declare this decline, I declare that the evidence of this reality, our time, the story we are writing in sums does not leave us solid with the necessary assumptions for martyrdom: it is impossible to see anything that can to determine in a certain religious context not an act only but not a martyr aspiration, too; in Islam, for the most part, an act of martyrdom presumes an Islamic Community (Umma) divided into the bases and besieged in the sacred places by a clearly identified and localized invader; a response to generiis, admitted but not allowed, can be understood as an “extension” of this reactionary response, should consider totalitarian overthrow in annihilation of the Word of God-Allah.
The greatness of God, invincible over all diabolic and non-diabolical terrestrial forces and of any reach, does not require human activities for his defense as these are infinite and infinitely inadequate in comparison to the universal and perfect ascent above everything of the divine, visible and invisible to humans all (and beyond). Man, as indicated by my scriptures, does not need Religion because he himself is Religion; Man, in spite of all his thesis, must fight only himself and not even renouncing martyrdom, but must acknowledge and hold firm warning that it will not be acceptable justification for ignorance even minimal in this delicate matter that certainly embraces Jihad.

What then remains for an analysis of the events surrounding us and of which there is an aspiration to martyrdom, to (almost) inscription in the Roman Martiology if we are not to read of events that are essentially of a Muslim matrix?

I certainly do not want to make judgments, and if the opposite is to be misunderstood -after civil discussion- I am ready to spread the ash on my head, be it clear.
By underlining the commitment not to look for this
third chapter for a response or series, not even intending to address issues with certainty of cause that global society finds itself invested by a sort of collective capitalist delirium, a system that has tossed political culture and has decreed the end of entire populations and their territories, and is responsible for a principle of attack on the spirituality of man, I’m afraid -seriously- there can still be no presuppositions for a simple analysis, one that I would call “starting” in order to start addressing an absolutely equal dialogue with the Ummah.
This is -for now- how much. (Enjoy the reading)

Cotard Syndrome, framed within Delirious Disorders, is characterized by negation ideas and a composite constellation constellation, including melancholic anxiety, damaging or possessing ideas, self-tendential tendencies, analgesia, and immortality ideas. Moreover, the state of absence of emotions fully dominates the reason.
The fundamental feature of Cotard syndrome is the nihilistic delusion that consists in total body negation or the existence of some parts of it “I have no stomach” “I have no head”, or in their transformation “my heart has become Stone”; Of the spirit “are without soul”; Material goods “I do not have clothes”, “I have no home”, “I do not have food” and relational “I have no family”; Of the whole person “I have no name”, “I did not pass”, “I have no age”. The absolute void of feeling can be such as to reach the delusional negation of one’s own person “does not exist”, “I have never been born”. Some are convinced of being dead, hearing the stench of their flesh in rotting. The sentiment of internal causal attribution, that is, the tendency to attribute to itself the responsibility of external events, can make nihilism cosmic type connotations for which the person is convinced that the fate of the whole world is inseparable from its own. Often nihilistic delirium associates delusional ideas of physical enormity, the person feels and states that his body is immense, no longer limits, has expanded to the whole universe; Immortality and omnipotence. In the latter case, Cotard’s nihilism can assume the connotation of a backward megalomania. In fact, it is experienced in the negative meaning of punishment, condemnation and damnation to live forever in order to suffer and thus expiate its own faults in part. Immortality here represents the most terrible fear experienced by the person. At this stage, it is not uncommon to put into practice self-healing and self-destructive conduct and the emergence of suicidal ideas.
NOTE:
This translation is from a psychiatric medicine site. Since translation is quite complicated because of my personal difficulties, what is read is copied without further verification by “Google Translator”; there are obviously similar English-language descriptions available. This is a link to the free Encyclopedia Wikipedia:https://en.wikipedia.org/wiki/Cotard_delusion

Il (poco) discreto fascino del capitalismo / The (less) discrete charm of capitalism

La “civiltà meccanica” come fulcro, paradigma, archetipo di pensiero Occidentale che si stabilisce in un moto all’apparenza dei fatti inarrestabile e senza ostacoli, è in via di degenerazione materialista e consumista, considerate appunto (al momento) “finite le spinte marxiste” che ne tentarono un contrasto, certamente dapprima ideologico. Tutto ciò, questa “modernità” in somma, sta uccidendo lo spirito e la giustizia, in primo luogo quella divina.
Non solamente.
Il “dinamismo”, caratteristica determinante di questa imperante ideologia, ha reso l’impazienza una pseudo virtù, ha reso il riposo “perdita di tempo”, il silenzio, la contemplazione e la preghiera “tempi morti”. Questi valori apparentemente non negati, sono e rimangono custoditi nell’animo dell’Uomo, nel sentimento. Mai domo. La religiosità e prima della Religione, per tanto, è immanente nell’Uomo, tale che in esso tutti gli uomini sono uguali e comunicano.

Inevitabilmente, la globalizzata società (è una e sempre una la società nella ricerca dell’Assoluto) va’ incontro ad un autocritica: non può essere esente, in somma; nessuna società civile è immune da questa attività del tutto umana. Proprio da qui, anzi, qui, Cristianesimo ed Islam, nell’ordine cronistorico fioriscono. (A guardare bene ma solo per un attimo, sono la stessa Religione, includendo anche l’ebraismo; da Mosè, in somma). In realtà, la grande ed assoluta differenza è che il mussulmano non potrà mai convertirsi al Cristianesimo oppure all’Ebraismo, perché l’Islam già li “comprende”, li “definisce”; oggi, semplificando, le Comunità islamiche devono necessariamente svincolarsi proprio da quell’Occidente del capitale che le manovra; oggi come allora e nonostante per questo tempo c’è un problema aggiuntivo che riguarda le masse in movimento e fuori controllo, le masse che oggi compiono guerre alla pari degli eserciti.
“Il comunismo divino“, quell’unità indiscutibile della Umma di origine, potrebbe fallire come quello di Marx ha fallito difronte al capitalismo, non considerando le intercettazioni che l’Islam in qualità di Fede imbattibile verrebbe a dover sostenere; per tanto: quali saranno le conseguenze nell’evidenza islamica che “lo spazio per Dio” non sarà mai “una concessione”?
Il sincretismo generico, la “filosofia accettabile”, negli ambienti di politica e cultura internazionale, ripete che “la conoscenza reciproca” porta alla “mutua intesa”: che significa dal punto di vista mussulmano, capitalismo e democrazia über alles?


The “mechanical civilization”, fulcrum, paradigm, an archetype of Western thought that is established in a motion in the appearance of unstoppable and unimpeded facts, is in the process of materialist and consumerist degeneration, considered precisely (at the moment) “ended the Marxist pushes”, that tried a contrast, certainly at first ideological. All this, this “modernity” in sum, is killing the spirit and the justice, first of all, the divine one?
Not just that one.
The “dynamism”, the decisive feature of this dominant ideology, has made impatience a pseudo-virtue, made rest “loosing time”, silence, contemplation and prayer “dead times”. These values seemingly not denied, are and remain guarded in the soul of man, in feeling. Never bend. Religiousness and before of Religion is so immanent in Man, so that all men are equal in it and communicate.

Inevitably, a globalized society (one and only one is always a society in the search for the Absolute) is confronted with self-criticism: it can not be exempt, in sum; no civil society is immune to this all-human activity. Right from here, indeed, here, Christianity and Islam, in the chronological order flourish. (Just for a moment, these two are the same Religion, including Judaism; Moses, in sum). The great and absolute difference is that Muslim can never convert to Christianity or to Judaism, because Islam already “understands”, “defines” both the two; today, by simplifying, Islamic communities must necessarily be released from that West of the capital that maneuvered them; today as it is then and despite this time, there is an additional problem concerning the masses in motion and out of control, the masses that now make armed struggles like the armies.
“Divine Communism”, that unquestionable unity of the Ummah of origin, could fail as Marx‘s failure to capitalism, not considering the interceptions that Islam as unbeatable Faith would have to sustain; so, what are the consequences in Islamic evidence that “space for God” will never be a “concession”?
Generic syncretism, “acceptable philosophy” in the context of international politics and culture, repeats that “mutual knowledge” leads to “mutual understanding”; meaning from the Muslim point of view, what does it mean: capitalism and democracy über alles?

Essere vivi, vivere, è una ragione comportamentale degna di elogio del pensiero Occidentale? / Being alive, living, is a behavioral reason worthy of praise of Western thought?

Elogiare, in molti aspetti, è sinonimo di rendere aperto, visibile e quindi condivisibile ciò che è meritevole, quanto risulta chiaramente qualità, servigio portato a compimento.
L’evoluzione del pensiero Occidentale -tratteggiato dalla secolarizzazione- ha surclassato le Fede, non lo si può negare; in una maniera od in un altra, ogni abitante o meglio, ogni residente in Occidente ne trae consapevolezza, nella gioia (di saperlo) ma anche nel dolore di non trovare comunque una pace. (Talvolta ed oso indicare sovente, ambedue le situazioni coesistono, nel continuo dello scorrere della vita).

Eppure, se dal lato del buon fedele, della pia persona oggi sono o sembrano proprio le parole a mancare, le nozioni che latitano anche per la propria difesa, laddove la cautela viene sempre più usata per sottrarsi agli impegni che comunque Dio indica ai suoi fedeli senza dubbio alcuno, eppure… un punto chiaro che accomuna, rinfranca e solidifica la fratellanza nell’imperfezione difronte agli elementi di ogni essere umano e vivente, si può semplicemente trovare nell’arresto del netto pensiero proprio di chi ha pensato di aver superato la teologia con le nozioni sistematiche e relativiste, proponendo lo studio scientifico e solamente esso come soluzione.
Tralasciamo per un attimo agnosticismo e ateismo: il pensiero umano libero può volare ancora più in alto e senza la necessità di abbandonare Dio; esso è possibile identificarlo (e non voglio nascondere il mio profondo rispetto, la mia ammirazione verso il più grande scrittore in lingua inglese di tutti i tempi e di conseguenza verso gli anglosassoni in genere) nel terzo atto (la prima “famosissima” scena) della tragedia “Amleto“, l’essere o non essere, appunto, l’opera che William Shakespeare scrisse tra il 1600 ed il 1602 in quel di Londra, se non sbaglio.

L’arresto del pensiero totale ed universale dell’Occidente è esattamente (ancora) identificato qua, con buona pace degli illustri e stimati trattati di Parmenide di Elea, di Platone, Aristotele, Hegel, Avicenna, Nietzsche e Sartre e di tutti gli altri lavori immensi degli eruditi e colti pensatori cui l’umanità tutta deve molto. La logica la vogliate trovare nelle magnifiche e superlative inquietudini umane pronunciate nel soliloquio del principe Amleto.

NOTA: I VIDEO CHE SEGUITANO LA VISIONE DEL TRAILER SOPRASTANTE NON SONO ACCREDITATI ALLA VOLONTÀ DELLO SCRIVENTE: ESSI SONO CARICATI IN MANIERA AUTOMATICA.

ADDENDUM:
Quando nel 641 il califfo Omar occupò l’Egitto, davanti alla celebre biblioteca di Alessandria fu lapidario: <<O questi libri>> disse <<contengono ciò che già c’è nel Corano ed allora sono inutili, oppure dicono qualche cosa che nel Corano non c’è ed allora sono pericolosi>>. La grande biblioteca dei Tolomei venne così distrutta ma, ciò non impedì che nei decenni successivi le arti e le scienze (umane) conoscessero in Egitto e nel mondo arabo una fioritura eccezionale, al punto che molte opere della Grecia classica ci sono pervenute solo attraverso la loro traduzione araba. L’episodio è ricordato da Hegel nelle “Lezioni sulla filosofia della storia” per dimostrare che il fanatismo consustanziale al mondo islamico può prendere, sul piano storico, le direzioni più impensate ed imprevedibili. Per Hegel, infatti, l’Islam <<è la vera e propria patria della mutevolezza>>, un <<mare infinito>> che <<ondeggia sempre>> e dove <<nulla vi è di saldo>>.
CIT. F. Monteforte (postfazione a “Processo dell’Islam alla civiltà occidentale” di G. Piovene. 1957 Mondadori Ed.)


Praise, in many respects, is synonymous with making what is deserving open, visible and therefore shared, as clearly as it is clear that is a quality, an accomplished service .
The evolution of Western thought -credited by secularization- has surpassed the Faith, it can not be denied; in one way or another, every inhabitant or better, every resident in the West takes it from awareness and joy (to know), but also in the pain of never finding peace. (Sometimes and sometimes I can point out, both situations coexist, in the continuation of the flow of life).

And yet, if on the side of the good faithful, of the pious person, today, the words are or seem missing, the notions that lie also for their own defense, where caution is increasingly used in order to escape the commitments that God nevertheless indicates to His faithful without doubt, some, yet, a clear point that unites, strengthens and solidifies brotherhood in imperfection to the elements of every human being with the act of living, can simply be outlined in the arrest of the clean thinking of those who thought to have passed theology with the systematic and relativistic notions, proposing scientific study and solely as a solution. Let’s leave for a while agnosticism and atheism: free human thought can fly even higher and without give up God; it is possible to identify it (and I do not want to hide my deep respect, my admiration for the greatest English-speaking writer of all time and consequently to Anglo-Saxons in general) in the third act (the first “famous” scene) of tragedy “Hamlet”, “to be or not to be“, precisely, the work that William Shakespeare wrote between 1600 and 1602 in London, if I am not mistaken.

The arrest of the total and universal thought of the West is exactly (yet) identified here, with good pardon of the illustrious and esteemed treaties of Parmenide of Elea, Plato, Aristotle, Hegel, Avicenna, Nietzsche and Sartre and all the other immense works of learned and educated thinkers which all humanity owes much. You may want to find the logic in the magnificent and superlative human anxieties pronounced in the soliloquy of Prince Hamlet. 

NOTE: VIDEOS THAT FOLLOW THE PREVIEW OF THE OVERLYING TRAILER ARE NOT CREDITED TO THE WRITER’S WISH: THEY ARE UPLOADED AUTOMATICALLY.

ADDENDUM:
When the Caliph Omar occupied Egypt in 641, he was a lapidary in front of the famous Alexandria library: “These books,” he said, “contain what’s already in the Koran, and then they are useless, or they say anything in the Qur’an is not written and then it is dangerous”. The great library of the Ptolemies was thus destroyed, but this did not prevent the arts and the sciences (human) knowing in Egypt and in the Arab world have an exceptional flowering, to the point that many works of classical Greece came to us only through (thanks to) the arabic translation. The episode is recalled by Hegel in the “Lectures on the Philosophy of History” to show that consubstantial fanaticism in the Islamic world can take the most unseen and unforeseeable directions on a historical level. For Hegel, in fact, <<Islam is the true homeland of changeability>>, an “endless sea” that <<always waves>> and where <<nothing is in balance>>.
CIT. F. Monteforte (Postponement to “The Process of Islam to Western Civilization” by G. Piovene. 1957 Mondadori Ed.)

Il nulla. / Nothingness.

Gli atti terroristici e stragisti che si susseguono nel Pianeta vengono e spesso rivendicati.
Il nome di Dio (Allah come IL Dio, l’Uno) è comunque e nonostante poco o nulla che possa portare ad un ragionamento -vedi ad esempio il martirio (QUI di più)- portato costantemente alla ribalta, in primissimo piano.
E… se… dietro a tutta questa maledetta violenza non ci fosse nulla? Se… si trattasse solamente di “devastazione socio-culturale” di una massa di sottoproletari che si prestano alla violenza?
Una “crisi di identità”, una sorta di (“giuoco”) adulto “blu-whale” !?
Purtroppo abbiamo precluso ogni ragionamento “serio” e, una base di partenza per un isolamento di questi “insani comportamenti”; senza una base, “questa base”, mi permetto di dire, fondamentale pensiero il quale deve e dovrebbe diventare una chiamata per la Umma, l’Islam, oggi, si presterebbe al servizio di questo orrore, presterebbe il fianco all’islamofobia. Tenetevi tutto il resto per Voi…


The terrorist and straggy acts that follow in the Planet come and are often claimed.
The name of God (Allah as THE God, the One) is, however, in spite of little or nothing that can lead to a reasoning -see, for example, martyrdom (HERE more)- constantly brought to the forefront.
And… if… behind all this damned violence there was nothing? If… it was only a “socio-cultural devastation” of a mass of underclass who lend themselves to violence?
A “crisis of identity”, a kind of (“play”) adult “blue-whale“!?
Unfortunately, we have forbidden any “serious” reasoning and a starting point for isolating these “insane behaviors”; without a base, “this base,” let me say, the fundamental thought that must and should become a call to the Ummah, Islam today would lend itself to the service of this horror, lending it to islamophobia. Take everything else for you…

Signore e signori… “Il terrorismo islamico!” (Applausi e fischi) / Ladies and gentleman… “the Islamic terrorism!” (Applause and whistles)

Non si dovrebbe scherzare troppo, questo è assolutamente vero: il dolore che purtroppo molte persone hanno dovuto ed ancora portano in sé, difronte anche a titoli come questo in calce, è sempre troppo, specie se esiste in qualche maniera una matrice, una riconducibilità accertata verso un gruppo di fanatici, disperati, pazzi, soggiogati o come li volete chiamare, senza nessuna limitazione di giudizio possa volere ora chiedere. Sebbene un inizio di ragionamento lo ho posto in alcuni articoli che trattano la cosiddetta “radicalizzazione religiosa estremista”, (clik QUI, per esempio) e niente affatto per “comprendere” inteso come “accettazione” ma solo per “sconnettere” presunte ed effettive corresponsabilità ideologiche e/o teocratiche in quelle maledette azioni, ora vorrei sottolineare un aspetto mediatico, la particolarità prettamente Occidentale e vincente di diffondere le notizie su larga scala: di più, le tecniche di risulta che si vanno a ricercare per effettivamente combattere il problema. Sì, l’azione repressiva che si rende necessaria in ogni Comunità che si è data una Costituzione -perdonate questa esemplificazione di comodo- è alle strette dipendenze dei media e, questo è un rilievo da non sottovalutare, se per un altro esempio consideriamo l’opera debordiana, quella “Società dello spettacolo“, mai così “profetica” potremmo col senno di poi oggi dire. Posto che parte del problema sono certamente soggetti-persone invocanti Dio-Allah (stupido è nasconderlo o farlo passare come inezia od insignificante elemento probatorio) la reazione poliziesca ed investigativa dopo le consuete analisi e gli interventi eccetera, affida lo studio per la prevenzione (importante novità assoluta) nell’esclusiva cerchia che non comprende chi di fatto è stato usato, discriminato ed offeso da quelle azioni e cioè il “99,9%” dei mussulmani, fino a prova contraria.
L’Occidental visione“, i media che ne interpretano onestamente e non sempre onestamente il pensiero (comunque sempre capitalista/consumista) e, l’intellighenzia pressoché totale, rimane in affanno generale; teme di mettersi in discussione per ragioni quasi sempre di natura economica, generalizzando e focalizzando gli avvenimenti su stereotipi di cronaca nera del passato. La confusione è altissima: ci sono “macchiette” islamiche ogni giorno in TV, studiosi della psiche e pure islamici portati “sotto i riflettori” quasi a forza i quali ingenuamente cercano una difesa nella teocratica visione cattolica (pace ed amore) e, questo è un pericoloso fare. Due esempi (immagini a seguito) davvero di rilievo:
1. La presidenza del Consiglio italiano che promuove ed inaugura un studio sullo Jihad dove non c’è una, dicasi una, persona islamica;
2. Una discussione promossa dal “Centro Studi Internazionali” sempre incentrata sullo Jihad “estremista” (quanti ce ne saranno, secondo questi sapienti?) dove i relatori sono: un Onorevole situato alla NATO, un Comandante dei Carabinieri e la Presidente de “European Foundation for Democracy“. Stimatissime ed illustrissime personalità, non lo posso e voglio negare…

Cattura_3
https://cesi-italia.org/index.php?page=eventi&id=392
Cattura2
https://goo.gl/nJVTFa

Note for English language-readers: the two documents presented (above) are the official web pages where the “study programs” on the topic “extremist Jihad and terrorism” are exposed. These are programs coordinated by the Italian State Government but which include the Countries of European Community.

We should not be joking too much, this is absolutely true: the pain that unfortunately many people have had and still carry in them, also reading main titles like this one in topic, is always too much, especially if there is some sort of matrix, a re-feasibility for a group of fanatics, desperate, crazy , subjugated or as you want to call them, without any limitation of judgment you may want to ask me now. Although a beginning of reasoning I have put it in some articles dealing with the so-called “extremist religious radicalization” (clik HERE, for example) and nothing to “comprehend/understood” as “acceptance” but only to “distinguish, to separate” if there is actually a Ideological and/or theocratic co-responsibility in those damn actions, now I would like to emphasize a media aspect, the peculiar and winner Western feature of spreading the news on a large scale: moreover, the techniques of finding that go to seek to actually fight the problem. Yes, the repressive action that is needed in every Community that has been given itself a Constitution -sorry for this exemplification- is to the close dependencies of the media and, this is a relief not to be underestimated, if for another example we consider the ‘ Debord work, that “Society of the Spectacle“, never so “prophetic” we might be able to say today. Since part of the problem are certainly subjects-people invoking God-Allah (stupid is hiding it or making him pass as trifle or insignificant evidence) the police and investigative reaction after the usual analysis and interventions etcetera, entrusts the study for prevention (important and absolute novelty in EU) in the exclusive circle that does not understand who has in fact been used, discriminated and offended by those actions, that is, the “99.9%” of the Muslims, to the contrary.
“The Western Vision”, the media that interpret honestly and not always honestly (but always capitalist/consumerist) thinking, and the whole intelligence, remains in general turmoil; it is tempted to question for reasons almost always of an economic nature, generalizing and focusing on recent stereotypes of the “black news” of the past. The confusion is very high: there are Islamic “spotters” (stereotypes) every day on TV, psychiatrists, and even Muslims who are almost forcefully naively looking for a defense in theocratic Catholic vision and this is a dangerous thing to do. Two examples (images above) are really important:
1. The Presidency of the Italian Council that promotes and inaugurates a study on Jihad where there is no one, said one, Islamic person;
2. A discussion promoted by the “International Studies Center” always centered on the “extremist” Jihad (how many will be, according to these scholars?) where the speakers are: a Honorable Member of NATO, a Commander of the Carabinieri (an italian Police division) and the President of “European Foundation for Democracy“. Estimated and illustrious personalities, I do not want to deny it…

Islam moderato, Islam non moderato… Islam moderato, Islam non moderato……. (Islam!) / Moderate Islam, not moderate Islam… Moderate Islam, not moderate Islam……. (Islam!)

Tenendo una particolare attenzione e possibilmente scevra da preconcetti, non è difficile scorgere una macchinosa opera dei media Occidentali incentrata sulla catalogazione od etichettatura che dir si voglia, atta a classificare, organizzare e raccogliere vicende ed accadimenti di cronaca entro certi limiti, dove, per inciso, si intende insinuare con questa precisazione non una delimitazione tematica degli argomenti ma una vera attività pilotata e limitante dei dovuti ragionamenti necessari, attraverso slogan e decontestualizzazioni spinte. Questo fare non è -in termini generali e specifici di ordine professionale- un male assoluto ma, presuppone o meglio, dovrebbe sempre presupporre iniziative correlate per approfondire scientificamente la storia delle società, il pensiero umano e gli orizzonti teologici, rimarcando le notizie senza aggiungere elementi insinuanti e supposti, i quali, dovrebbero rimanere confinati nei pubblici Tribunali e non nei media. Questo è fondamentale; un accentramento di notizie sullo sfondo del “pensiero unico”, dove è piuttosto chiara l’egemonia del capitale e della finanza globalizzata e globalizzante, dove il controllo -leggi proprietà- della maggior parte dei media è in mano a Corporazioni, diviene spinta pseudo-ideologica nella direzione della destra xenofoba, razzista e fascista. Certamente, l’arresto di pensiero immediatamente disponibile da questi movimenti non è esclusiva occidentale e capitalista, infatti anche le società che contrastano queste correnti con la teocrazia, il comunismo oppure attraverso una dittatura più o meno camuffata non sono assolutamente da meno; questo non toglie e non ci deve distogliere da dover percepire l’effetto di un ragionamento più accurato da farsi, uno riflessivo e critico allo stesso tempo, iniziando proprio dal “nostro versante”, quello che appunto ci permette di scrivere e leggere queste poche righe. “A noi“, dunque; sfatiamo ogni “neologismo”.
La lettura di questo blog, cosicché anche quella del saggio per cui questo sito virtuale è stato concepito, riporta comunque al lettore come evidenza un apologetica islamica. A leggere con più attenzione (nel libro è più volte chiarito!) non è questo il lato da prendere in considerazione, altrimenti viene perso ed abbandonato il significato di tutto il lavoro svolto, opera di costrizione comune al percorso della vita, per così dire. Rimane quindi aperta la discussione sugli effetti che le testate mediatiche insistono a diffondere con i presupposti accertati ed in corso di accertamento che ho esposto al principio di questo articolo e, precisamente, su quella “catalogazione forzosa” che deve in qualche modo spiegare e probabilmente spiegare a sé stessa assecondando un principio meccanico ed amorfo in contrapposizione alle esigenze umane il nostro tempo, la realtà di oggi, in somma. (Potrebbe facilmente divenire un pericolo assoluto, irreversibile).
Non si tratta di paranoia; la spiegazione è alquanto semplice: ciò che pochi anni or sono e precisamente quando non vi era una manipolazione delle informazioni così enorme, globale, istantanea e frenetica, il rimando per opinioni precostituite era nei meandri dello “stereotipo”, dello schema pre-concettuale post-logico eccetera, mentre oggi viene ricondotto nella finzione, nell’approssimazione della realtà, nella superficialità più estrema che si fonde con lo show, lo spettacolo, laddove -per semplificare e ridurre ai minimi termini- la vita umana è un gioco comandato. (Agghiacciante -in un eclatante esempio- un video trasmesso da un importante media nazionale nei primi minuti dopo l’attentato terroristico a Bruxelles del 2016 che è risultato “falso”, in quanto -lo si è saputo dopo qualche giorno, dopo che alcuni free-lance videomakers-bloggers lo hanno scoperto- era un filmato di repertorio di un altro drammatico evento accorso in Russia mesi o forse anni prima: l’importanza assoluta è stata quella di mandare in onda prima degli altri “il contributo”!)
Ecco che per esempio un atto terroristico non riceve un attenzione sull’origine dell’atto stesso, non se ne ricava una responsabilità, una motivazione qualora presente e, il focalizzarsi dell’opinione pubblica è indirizzato sulla cifra, il numero delle vittime, laddove anche queste possono avere un importanza oppure nessuna. Il problema, il pericolo evidenziato poco sopra, non è una questione di vittime, di nazionalità delle vittime come si potrebbe supporre onestamente ma, del giudizio veicolato dalla notizia stessa che è suffragata di quel pressapochismo e scarso interesse destabilizzante. Ecco che termini come “Jihad” sono sbattuti “comunque” in prima pagina; l’atto terrorista è solamente quello compiuto dall’islamico e prima di accertamenti, mentre ogni altro è “danno collaterale”, “errore” oppure “disastro inevitabile”. Non voglio difendere nulla e nessuno, nessuna accusa in particolare; attenzione: le responsabilità vanno chiarite e l’iter che ogni Paese ha adottato va’ perseguito, anche supportato; la diffusione delle notizie però ha delle responsabilità anche oggettive che non possono essere sottovalutate. Nell’attuale situazione mondiale, sembra che per separare gli atti terroristici e chiaramente di matrice islamica oppure meglio, da quelli che vengono propagandati chiaramente come “Islam”, c’è un richiamo mediatico verso un Islam che non adotta il terrorismo, come se ci fosse una differenza ma non sostanziale tra quel mussulmano che ha rivendicato l’attentato e quello che deve rispondere all’opinione pubblica. Per ricorrere a questo “filone”, a questa “catalogazione”, ecco apparire l’Islam “moderato”, quello che non compie attentati dinamitardi e che dovrà presto o tardi imparare a dissociarsi in un modo che verrà previsto nei modi e nei termini. Il pericolo appunto, secondo il mio pensiero.
A parte il termine “moderato” -termine che aborro!- che presume “una moderazione”, (da parte di chi? Su che basi?) il germe che si instaura senza voler capire (e così dicendo introduco una enorme responsabilità della Umma tutta) e cioè senza una riflessione che non sia quella realtà deviata (aumentata), fiction o stereotipo di cui ho accennato sopra, rimane il problema “del giorno dopo”, il problema cioè del moderato che non avendo risolto il suo problema potrebbe rivalersi sul moderatore o peggio raccogliere l’odio e l’ignoranza del disumano terrorista (un approfondimento QUI) che ancora vive e lo cerca. Una “bomba ad orologeria”.

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Muhammad Ali (The greatest) https://muhammadali.com

L’Islam non è “una Religione di pace”; altra assurdità questa. L’Islam non è quell’Islam catalogato nei ‘sessanta come “black Islam” quella forma reazionaria che nelle carceri U.S.A. è stato ed è ancora giustamente e naturalmente assimilato da una generazione di persone notoriamente discriminate per il colore della pelle. L’Islam non può essere quelle forme quasi folcloristiche o comiche, “post-hippy” (devo dirlo questo… mi rendo conto di non essere in questo caso “liberale” ma… mi si perdonerà, spero…) delle “donne Imam danesi” (il link). L’Islam non può essere nemmeno quello denominato “Euroislam“, neologismo che indica la possibile emergenza di un Islam in Europa, così definito per la sua vicinanza alle culture europee contemporanee ed affini ai diritti umani, dello stato di diritto, della democrazia e l’uguaglianza di genere, come Wikipedia bene descrive: basterebbe segnalare apertamente il ministro europeo italiano Franco Frattini che ha perseguito un personale sondaggio in tutti i Paesi della comunità europea e l’ex premier francese Nicolas Sarkozy, già fautore dell’Unione Mediterranea come personalità politiche “interessate” all’argomento, persone prima di essere personalità le quali hanno dato l’avallo e l’assenso alla distruzione a ferro e fuoco della Libia, Paese fondato nella Religione di Allah.


Due to a particular attention and possibly free from preconceptions, it is not difficult to discern a cumbersome work of Western media focused on cataloging or labeling -if you prefer this facilitated definition- adapted to classify, organize and collect events and news within certain limits, where, by the way, we intend to insinuate with this clarification, this is not a thematic delimitation of the arguments but a real piloted activities that is limiting the necessary reasoning through slogans and decontextualization thrusts. This is not to associate with -in general and specific terms of the professional order- an absolute evil stuff,  but it must provide, or rather, should always take into account, related initiatives to scientifically explore the history of society, human thought and theological horizons: never adding news with elements of insinuating and supposed, which should remain confined to civil Courts and not in the media. This is critical; to centralize the informations on the background of the “single thought”, which is quite clear hegemony of the capitalist world and global (globalizing) finance, where property and control of most of the media is in the hands of the same Corporations, becomes pushed pseudo-ideological thought in the direction of the right xenophobic, racist and fascist. Certainly, the arrest of thought immediately available from these movements is not exclusively of the Western capitalist, in fact, even Countries that oppose these currents with the theocracy, communism or through a more or less disguised dictatorship, are absolutely no less; this does not mean and must not deter us from having to feel the effect of a more accurate reasoning to do, a reflective and critical at the same time, starting from “our side”, precisely the side allows us to write and read these few lines . “To us,” therefore; we dispel any “neologism”.
Reading this blog, so even the book Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) however, shows the reader how I highlight an Islamic apologetics. (NOTE: there is no English translation for “Islamic apologetics” until now of the italian Wikipedia’s link: this is an automated Google one translation made by myself: “The Islamic apologists have defended the Quran using rationalist and empiricist arguments and using the cosmological argument to prove the existence of God. The main targets of Islamist apologists were the Jewish and Christian doctrines. The South African scholar Ahmed Deedat was a prolific author who argued against the evangelical Christians against discrepancies in the Bible, and affirmed that the Gospel of Barnabas was the only authentic historical narrative of the life of Jesus. The Muslims have now developed their own form of creationism, the so-called “). To read more carefully (in the book it is repeatedly wrote it clear!) this side is not to be taken into account, otherwise it will be lost and abandoned the meaning of all the work done that must be read as the common constraint to the path of life. This leaves open the discussion on the effects of media publications insists on spreading with the conditions established and in the course of assessment I have outlined at the beginning of this article and, specifically, on that “cataloging forced” which must somehow explain and probably explain in itself favoring a mechanical principle and amorphous one, as opposed to human needs “our time”, the reality of today, in sum. (It could easily become an absolute danger, irreversible).
This is not paranoia; the explanation is quite simple: what a few years ago and precisely when there was not a manipulation of information so huge, global, instantaneous and frenetic, the reference to preconceived opinions was twisted and turned in the “stereotype”, the pre-conceptual post scheme-logical etc., while today it is brought back in fiction, in the approximation of reality (augmented), in the most extreme shallowness which merges with the show, the spectacle, where -to simplify and reduce to a minimum terms- human life is a controlled game. (Chilling -in a striking example- a video broadcast by a major national average in the first minutes after the terrorist attack in Brussels of 2016, was “false”, as it became known -the few days later, after some videomakers-bloggers freelance found- have had an archive video of another dramatic event in Russia rushed months or perhaps years before: the absolute importance was to broadcast before the other this “contribution”!)
Here for example a terrorist act does not receive a focus on the origin of the act, no one get a responsibility, motivation if present, the focus of public opinion is addressed to the digit, the number of victims, including these like can have an importance or absolutely none. The problem, the danger highlighted above, it is not a matter of victims, the nationality of the victims as one might assume but honestly; the problem is the judgment conveyed by the news itself that is supported by the carelessness, lack of interest in destabilizing. Here terms like “Jihad” have beaten “still” on the front page; a terrorist act is “the only one” taken from the Islamic and before investigations, while every other is  accepted, reported, but like a “collateral damage”, “error” or “inevitable disaster.” I will not defend anything or anyone, no charges in particular; attention please: the responsibilities should be clarified and the process that each Country has adopted must be ‘pursued, also supported; but the diffusion of the news also has the objective responsibility that can not be underestimated. In the current world situation, it seems to separate acts of terrorism and clearly Islamic, or better, those that are clearly touted as “Islam,” there is a media appeal to an Islam that does not take terrorism as if there should be a difference but not substantially between the Muslim who claimed responsibility for the bombing and guiltless Muslim that should respond to public opinion. To resort to this “trend” to this “catalog”, here comes the “moderate” Islam, one that does not make bombings and which must sooner or later learn to dissociate themselves in a way that will be provided in the manner and terms. The danger of course, as I see it.
The term “moderate” -term that I abhor!- assumes a “moderation” (by whom? On what basis?). The germ that develops itself when there is “no need to understand” (and so  I introduce a huge responsibility for the whole “Umma of today”!) and that became stronger when there is no reflection that is not the one actually diverted (increased), fiction or stereotype which I mentioned above, ends to the main problem which remains “the morning-after”, the problem of the moderate that not having solved his problem(s) could recourse the moderator or worse collect the hatred and ignorance of the inhuman terrorist who still live and look at him. (HERE more). “Ticking time bomb men”.

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Muhannad Ali (The greatest) https://muhammadali.com


Islam is not a “religion of peace”; this is another media nonsense. Islam is not that Islam cataloged in the ‘sixties as “black Islam” that form reactionary in U.S. prisons, where it was and still is justly and naturally assimilated by a generation of people notoriously  against discriminated because of the color of the skin. Islam can not be those forms almost folk and comedy, “post-hippie” (I have to say this… I realize I am not so “liberal”, if you will forgive me please, but…) the “Danish Imam women” (the link). Islam can not be even one called “Euroislam“, a neologism that indicates the possible emergence of Islam in Europe, so called because of its proximity to contemporary European cultures and related to human rights, the rule of law, democracy and the ‘gender equality, as Wikipedia well describes: it should be enough to report the European Italian Minister Franco Frattini who has pursued a personal survey in all countries of the European community and the former French Prime Minister Nicolas Sarkozy, former supporter of the Mediterranean Union as a political personality “affected” subject, (Euroislam) which gave the approval and assent to the destruction on fire Libya, a country founded in the Religion of Allah.

Il martirio; i martiri: le inevitabili questioni del pensiero umanistico (parte prima) / Martyrdom; martyrs: the inevitable issues of the humanistic thought (part one) [shahīd شَهيد]

Le motivazioni alla base dell’Umanesimo, sono la consapevolezza della posizione privilegiata dell’Uomo nel mondo della natura.

Questi studi filosofici ed alla base della filosofia Occidentale che interpreta i pensieri dei grandi filosofi dell’antica Grecia, Socrate, Platone, Aristotele ed altri, vissuti all’incirca 400 anni prima di Cristo oppure tenendo conto del calendario islamico circa 1000 anni prima dell’inizio dell’egira islamica, sono intrisi fortemente nello studio dell’anima umana. Senza percorrere ora ed in questo spazio un tentativo di studio di questa umana scienza che si è sviluppata in seguito nella filologia moderna (chi fosse tentato può fare riferimento a questo link: https://it.wikipedia.org/wiki/Umanesimo) non dovrebbe essere difficile scorgere un approssimazione dell’umano ragionamento nelle analisi di rilettura della propria storia con un Versetto del Sacro e Divino Corano, esattamente il LXXII della XXXIII Sura (33:72) che ho riportato in HOME PAGE, esemplare passaggio in cui si può scorgere tutta l’imperfezione dell’umana specie difronte al Cielo. La generosità che il Creatore ha comunque concesso alla nostra specie -continuando questo pensiero- e nello specifico il privilegio della vita che abbiamo ricevuto, pone l’evidenza di un richiamo all’esclusiva superiorità che ci contraddistingue da ogni altro essere, “privilegio” che l’Umanesimo come pensiero ha poi ed in seguito in qualche modo raccolto e probabilmente sviluppato con grande dettaglio.

Tutta questa premessa scritta, è utile, dovrebbe esserlo e soprattutto oggi che abbiamo un accesso alle informazioni sbalorditivo, per dimostrare e richiedere attenzione verso un comune sentimento che indiscutibilmente affiora in ogni Essere umano quando coinvolto (anche quando suo malgrado) nella arbitraria decisione (a tratti egoista) di spezzare una vita, fosse anche la propria, quell’Essenza e Bene che tutti, fedeli religiosi o no, nessuno escluso che sia sano di mente, in questa Terra vorrebbe lasciare in balia del caso, dell’ignoranza e peggio ancora della insensata stupidità. Osando concludere questa dissertazione affermando che il suicidio in qualunque forma esso si compia, assistito oppure no, appartiene e generalizzando alla screziata tipologia dell’omicidio, (tralasciando ogni tipo di analisi giuridico normativa) il martirio, nonostante alcune apparenze e superficialità che ne testimoniano le gesta, rimane un altra cosa, insinuando nelle persone che continuano a vivere aperte importanti questioni, appunto inevitabili.
Il martirio, in ogni caso, è una pratica religiosa umana prevista e designata dalla storia, praticata all’interno delle Comunità di fedeli, in special modo da quelli che in Abramo si sono riconosciuti, dicasi Ebrei, Cristiani ed infine Mussulmani. Il termine e meglio i protagonisti di queste gesta -i martiri- hanno avuto un estensione di significato, forse solo nel lessicale, con gli “eroi” delle guerre, con i “rivoluzionari” che per una causa si sono immolati offrendo la vita; da non dimenticare nella maniera più assoluta i “Kamikaze” e quelli che hanno osato perpetuare il “Harakiri”, una schiera di valorose persone (opinione condivisa dalla collettività che li riconosce) appartenenti alle Civiltà Orientali che potremmo ben definire senza grandi patemi d’animo martiri religiosi. Rimangono alla fine e probabilmente al principio di questa personale riflessione, quelle questioni che ovviamente sono di appannaggio di chi vive, nonostante tutto.
E’ davvero molto complesso proseguire questo articolo e, lo è per tanti ed ovvi motivi; purtroppo l’attualità e la cronaca ci spaventano, ci obbligano quasi a soffermare lo sguardo sull’evento stretto nella materialità di cui esso si compone, costringendo i nostri pensieri verso un idea, un approssimazione anche religiosa, tralasciando di fare attenta verifica di pensiero verso l’insistente attività del vivere, comprendendo in questa astrazione sensoriale anche la nostra stessa vita, il nostro ego, la nostra anima e le motivazioni che ci inducono a vivere, tralasciando e volutamente ogni attività animale ed istintiva come ci è stato ordinato di riconoscere.
Non trovando una conclusione, una fine per questo specifico articolo, voglio fare una pubblica richiesta che si dissolve in un interrogazione da non confondersi con una richiesta di condivisione a priori di logica, dove ogni personale conclusione dovrebbe essere tenuta in alta considerazione e prima di ogni altra umana esigenza. Voglio in somma proporVi un immagine, una telefoto di un agenzia giornalistica relativa ad un accadimento verificatosi nelle scorse ore, uno non portato verso una conclusione che è stata probabilmente auspicata, disegnata in qualche modo nel pensiero umano: trattasi di un gruppo di persone che grazie a Dio, alla “fortuna”, in un vocabolo licenziato nel laico pensiero di molte società civili che comprendono anche i fedeli del Dio Unico, oggi vive grazie ad un “blitz” delle forze di Polizia francesi che all’aereoporto di Parigi ha fermato uccidendo una persona che invocava al martirio nel nome di Dio; essi vivono potremmo con poca approssimazione affermare quest’oggi. (In tutta evidenza, sono umani nostri fratelli, sorelle, padri e madri, figli eppure conoscenti, amici).
La domanda che pongo e, sia chiaro, mi pongo, rinnegando l’ovvietà e le circostanze di argomentazione di bassa lega che possono nascere, dunque è questa: essendo il martirio fondato nel dogma religioso, riconoscendo questa verità, quali sono le direttive, le pratiche di formazione, di ammaestramento e culturali di cui e per cui c’è fabbisogno?
S.D.V., questo articolo continuerà; onestamente non ho ben sentore di quando sarà possibile questo, però e nella maniera più esaustiva possibile, voglio dedicare ancora una volta e con tutta la calma possibile il mio sguardo sulla fotografia già ampiamente citata. Sì, lo voglio fare e fatelo anche Voi, per favore…

-> PARTE 2: clikka su questo link…

-> PARTE 3: clikka su questo link…


The basic grounds of humanism, are aware of Man’s privileged position in the world of nature.

These philosophical studies are the foundation of Western philosophy that interprets the thoughts of the great philosophers of ancient Greece, Socrates, Plato, Aristotle and others, lived about 400 years before Christ, or taking into account the Islamic calendar, about 1000 years before the Islamic Hejira, they are heavily steeped in the study of the human soul. Without focusing on its now and in this blog an attempt to study this human science that developed later in modern philology (who may be tempted to refer ceck this link: https://en.wikipedia.org/wiki/Renaissance_humanism) it should not be difficult to discern a human reasoning approximation in the reinterpretation of its history analysis with a verse of the Holy and Divine Quran, 72th Verse of the 33rd Sura (33:72) I reported on the HOME PAGE, exemplary step where you can see all the imperfections of the human species in front of the Sky. The generosity that the Creator has granted to our species -in the continuous of this thought- and specifically the privilege of life that we have received, puts the evidence of a recall to the exclusive superiority that distinguishes us from every other, “privilege” that Humanism as thought, then and then somehow picked up and probably developed in great detail.

All this introduction, it is useful, it should be, and especially now that we have access to the stunning information, to demonstrate and require attention toward a common sentiment that undoubtedly emerges in every human being when involved (even if unwillingly) in the arbitrary decision (to selfish traits) to break a life, even his own, that Essence (life) on every kind, religious believers or not, with exception of the mentally insane people, in this Earth would like not to leave at the mercy of the case, ignorance and even worse to the mindless stupidity. Daring to conclude this discourse by stating that suicide in whatever form it may be fulfilled, assisted or not, belongs to mottled and generalizing type of murder, (leaving out any kind of legal analysis of legislation) martyrdom, despite some appearances and superficiality that testify to the deeds, remains one other and different thing, that is insinuating important questions in people who continue to live, indeed inevitable questions. Martyrdom, in any case, is a human religious practice allowed and designated by history, practiced within the community of the faithful, especially those that are recognized Abraham: Jews, Christians and Muslims finally. This term, better to say the protagonists of these feats -the martyrs- have had a meaningful extension, perhaps only in the vocabulary, with the “heroes” of the war, with “revolutionaries” who have sacrificed themselves for a cause by offering his life; not to be forgotten in the strongest terms the “Kamikaze” and those who dared to perpetuate the “Harakiri”, a band of brave people (a shared view by the community that recognizes them) belonging to the Eastern Civilization we might consider like religious martyrs.
Remain at the end and probably at the biginning of this personal reflection, those issues which are obviously the prerogative of those who live in spite of everything.
It ‘really very complex continuing this article and it is for many and obvious reasons; unfortunately, current events and the news that scare us, force us to dwell almost the close event look in the materiality of which it is composed, forcing our thoughts towards an idea, even a religious approximation, neglecting to do a thorough check thought to the persistent activities of living, including in this sensory abstraction also our own lives, our ego, our soul and the reasons that lead us to live and deliberately ignoring each animal and instinctive activity that we have been ordered to recognize within human’s aspects.
Not finding a conclusion, an end to this particular article, I will make a public request that dissolves in a question not to be confused with a request to share to a priori logic, where each end personal think should be held in high esteem and before each other human needs. So, I want to propose an image in sum, a telephoto of a news agency relating to an event that occurred in the past few hours, one not led to a conclusion that it was probably hoped, designed in some way in human thought: it is a group of people who thanks God, the “luck”, in a word fired in secular thought of many civil society that includes the faithful of the believers in one God, now lives thanks to a “blitz” of French police forces at the airport in Paris that had stopped killing a person who invoked to martyrdom in the name of God; they could live with little approximation to say today. (In all evidence, those humans are our brothers, sisters, fathers and mothers, sons and yet acquaintances, friends).
The question I ask and, mind you, I ask myself, denying the obvious and low alloy argument circumstances that can arise, therefore, is: being martyrdom founded in religious dogma and recognizing this truth, what are the guidelines, practices training, instruction and culture of which and for which there is demand?
If God Want, this article will continue; I honestly did not really hint of when this will be possible, however and in the most exhaustive possible, I want to dedicate more time and as calmly as possible, my eye on the photograph already widely cited.
Yes, I want to do it for sure as well as you should do. Please…

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La lunga notte delle Religioni / The long night of Religions

6. Lange Nacht der Religionen 2017 – 25. Mai 2017

L’esordio in questo sito-blog è esattamente questo e, me ne rallegro.
Le teutonica massiccia dose di pragmatismo  nella gestione del sociale dovrebbe sempre essere considerata un ottimo viatico (discutibile) per ogni seria Amministrazione locale od estesa, soprattutto consapevole. Al di là di ogni considerazione e soprattutto per “bilanciare” un enorme mole di dati, articoli ed attività mediatiche sempre così solerti a raggiungere la notizia di cronaca e soprattutto nera, scopriamo un Evento davvero interessante e da applaudire, sebbene le opinioni rimangono e probabilmente devono rimanere custodite nella propria sfera personale prima di essere estese con troppo zelo. Avendo personalmente partecipato ad una passata edizione, posso senz’altro dire onestamente che è una “formula” ormai consolidata questa delle “porte aperte”; molto distante da quei tratti melodrammatici che assumono inevitabilmente i  (pochissimi) confronti tra religiosi in Italia, c’è, si assimila partecipando alla “Nacht der Religionen” (la notte delle Religioni) una sobrietà ed austerità che è capace di generare solo una città grande e solidale ed organizzatissima come la Capitale tedesca. Tutto ciò è traducibile in partecipazioni collettive scolaresche mattutine ma anche pomeridiane e fino a notte tarda, dove sono numerose le visite da parte di cittadini privati ed anche in rappresentanza di una Impresa personale, di un Associazione eccetera. Dio è, rimane, il centro di tutto ma, sovente, le dissertazioni teologiche vengono accompagnate da richieste di preventivi per qualche rifacimento del minareto della Moschea, di una pitturazione di qualche Chiesa minore, di una sistemazione di un impianto idrico di qualche Tempietto. Richieste ma anche e soprattutto offerte di preventivi e sopralluoghi vari: l’impegno che non manca mai in questa occasione è sottolineato dal lavoro, prestato, richiesto e così via.
Se non vado errato, la giornata (si ripete in Settembre…) è praticamente un obbligo che ogni luogo di culto deve soddisfare per la richiesta dell’Amministrazione della Città di Berlino, la quale, certifica, fotografa, redige e via dicendo molti documenti, producendo una raccolta di dati che spaziano dalla verifica dell’immobile fino alle attività che il Prete, l’Imam, il Rabbino o chi è preposto a condurre la preghiera nel Tempio compie nell’arco dei mesi.
“La normalità” che si respira è disarmante; termini come “integrazione” e “Stato”, per esempio, sembrano essere davvero fuori luogo in questo contesto. Alla base di queste considerazioni finali, sono certo, ci sono una serie di diritti che ogni cittadino ha e deve avere: poco o nulla si può edificare se una base di diritto di cittadinanza non è disponibile, dove certamente i problemi restano e si annidano dietro ogni angolo.
(La “Notte delle Religioni” rimane un piccolo esempio, uno che non mi avventuro ora di criticare, nemmeno in maniera costruttiva).


6. Lange Nacht der Religionen 2017 – 25. Mai 2017

The onset in this blog-site is exactly this one and, I am pleased about.
The Teutonic massive dose of pragmatism in the social management should always be considered a good omen (questionable) for any serious local or big administration and, above all aware. Beyond any consideration and especially for “balance” a huge amount of data, articles and media activities always so diligent to reach the bad news story and especially the crime, we discover a very interesting event, to applaud it, even so opinions remain and probably must be kept in the personal sphere before extending them with too much zeal. Having personally participated in a previous edition, I can definitely say honestly that it is a “formula” now consolidated this “open door”; far from those melodramatic traits, which are usually the (very few) comparisons of religious in Italy, here, it is assimilated by participating in the “Nacht der Religionen” (the night of Religions) a sobriety and austerity that is capable of generating only a big and supportive city, well organized as the German capital. All this is translated into collective morning schoolchildren investments but also afternoon and late into the night, where there are numerous visits by private citizens as well as representatives of a personal enterprise, an association and so on. God is and remains the center of everything but, often, theological dissertations are accompanied by requests for quotes for some rebuilding of the Mosque minaret, of a whitewashed Church of some minor, of an arrangement of a water system of some Temple. Demands but also offers various budgets and inspections: the commitment that never fails on this occasion is focused on work, provided, required and so on.
If I am not mistaken, the day (it will be repeated in September …) is pretty much a requirement that every place of worship must meet the Administration’s request of the City of Berlin, which certifies, photographs, drafts so many documents, producing a collection of data that range from verification of the property up to the activities that the Priest, Imam, Rabbi, or who is responsible to lead the prayer in the Temple accomplished over the months.
“Normality” we breathe is disarming; terms such as “integration” and “State,” for example, seem to really be out of place in this context. Underlying these final thoughts, I am sure, there are rights that every citizen has and must have: little or nothing can be established if a base of the right of citizenship is not available; certainly the problems remain and are hidden behind every corner.
(The “Night of Religions” is a small example, one that now I don’t want to criticize, even in a constructive manner).