Introduzione/Headline_”Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” ITA/ENG

curata dell’autore

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Abbandonare la metafisica religiosa per lo studente in terra d’Occidente, significa percorrere il proprio desiderio, quasi fosse questo una struttura molecolare in via di definizione ma ancora non rappresentata; questa composizione e risoluzione leggermente azzardata, è comunque significativa: la materializzazione dell’Universo e senza limiti è paradossalmente il limite del pensiero certo dell’Occidente. Oggi.

Il distacco da queste che non sono percezioni, se per un attimo traducessimo questo incipit come atto di invocazione ricercandone questo moto, non è la richiesta prima e, non può tradursi in questo fare perché provocherebbe un trauma, laddove l’arresto (momentaneo) e il riposizionamento della ragione dell’Occidente, è l’unica esigenza quale maniera disponibile al fine di poter iniziare un dialogo paritetico con il pensiero d’Oriente ed islamico in particolare, pensiero che ha subito un arresto senza precedenti.

Ogni tentativo di contrapposizione -non perseguendo il metodo sopra descritto- risulterebbe maldestro, inutile spreco di energie e risorse. E’ violenza -senza usare mezzi termini- che compone l’attualità.

Osservare un aspetto del “pensiero infinito”, cosciente esso o meno, conduce al cospetto di Dio o comunque, se non c’è intesa, a ciò che è divino; non esiste concilio, trattasi di assoluta libertà oltre ogni immaginazione. Non riconoscere una “contesa” sarebbe certamente stupido: ricostruirla nella qualità di parte del processo accademico dello studio filosofico, porterebbe migliori risultati e, tra tutti quelli possibili, l’indifferenza verso l’insistente preoccupazione di ricostruzione di una personalità-Dio, sommo errore del pensiero Occidentale risolto semplicemente nei fondamentali dalla declericalizzazione delle Comunità mussulmane che riconoscono senza patti l’iconoclastia dell’Islam.
In ogni caso, anche in quello più aspro, lo scontro permeerebbe attraverso la diluizione del tempo attraverso la sua 
richiesta che è consistente di una vita, la nostra vita in Terra.

Le vette della filosofia Occidentale e della sua civiltà come valli adiacenti, rimangono assolutamente distinguibili e maestose ma, devono rappresentare un approdo, un punto visivo ed oggi giustamente privilegiato che permetta di scorgere una catena montuosa che esiste, stabile e possente.

Non sia necessario discutere della Parola di Allah -potremmo ben dire- ma di rappresentarla nel nostro tempo, di verificarne la portata e, soprattutto di riconoscerla nella quotidianità, senza attuare compromessi, convenienze e strategie di alcun tipo.
(Lo spazio all’autocritica sarà -considerata l’imperfezione umana- quasi infinito)

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” propone l’alternativa di un pensiero; il saggio presentato ricerca quel fabbisogno pressoché non utile di Religione indicando l’umano essere Religione: lunica prospettiva perseguibile per una comprensione del testo proposto, in definitiva, è quella che prevede una rilettura Occidentale posticipante delle manifestazioni di accoglienza che la persona islamica avrebbe trasmesso, perché solo attraverso l’islamica coscienza il mussulmano può ammettere di voler comprendere e, nello stesso istante, solo attraverso la rilettura Occidentale il mussulmano potrà quindi ammetterlo, presentando così, l’ultima e certa preoccupazione insita in questo testo.

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Headline_Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) ITA


by Author

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Abandoning religious metaphysics for the student on the land of the West, means escalating own desire, as if it were a molecular structure that is being defined but not yet represented; this definition and like a resolution slightly significant, however is the materialization of the universe: paradoxically the limit of the certain thought of the West .Today.

The detachment from these that are not perceptions, if for a moment we translate this incipit as an act of invocation by searching for this motion, is not the first request and, can not translate in this because it would cause trauma, where the arrest (momentary) and the repositioning of the Western reason, is the only need for a new way to begin a joint dialogue with the East and Islamic thinking in particular, a thought that has undergone an unprecedented stoppage.

Any attempt to counteract -not pursuing the above described method- would be miserable, useless waste of energy and resources. It is violence without using half terms that make up the news.

To observe an aspect of “infinite thought”, conscious of it or not, leads to the presence of God or, in any case, if there is no understanding, of what is divine; there is no council, which is absolute freedom beyond any imagination. Not recognizing a “contention” would certainly be stupid: to rebuild it as part of the academic process of the philosophical study, it would bring better results and, of all possible, indifference to the persistent concern of reconstruction of a personality-God, the big mistake of Western thought solved simply in the fundamentals of the declaralisation by the Muslim communities who unceasingly recognize the iconoclastic of Islam.
In any case, even in the harshest one, the clash would permeate through dilution of time through its demand that consists of a life, our life on Earth.

The peaks of Western philosophy and its civilization as adjoining valleys, remain absolutely distinctive and majestic, but they must be a landmark, a point of view, a today rightly privileged place to see a mountainous, stable and powerful mountain range.

There is no need to discuss the Word of Allah -we would say- but only to represent It in our time, to verify its scope and, above all, to recognize it in everyday life, without compromising, convening and any kind of strategy.
(The space for self-criticism will be -considering the human infinite imperfection- almost infinite)

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” proposes the alternative of a thought; the essay presented researches that almost unpractical need of Religion indicating human being Religion: the only perspective for an understanding of the proposed text is, ultimately, the one that provides for a postponing Western revelation of the welcome manifestations that the Islamic person would have transmitted, because only through Islamic consciousness the Muslim can admit that he wants to understand and at the same time only through Western re-reading, the Muslim can then admit it, thus presenting the last and certain concern in this text.

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