Daesh-Isil-Isis: il giudizio di Dio non è di questo mondo / Daesh-Isil-Isis: the judgment of God is not of this world

Alla data della presente pubblicazione, il “Califfato nero”, quello pseudo-Stato chiamato anche Daesh, Isil o Isis, è stato sconfitto, abbattuto. Queste notizie giungono in ogni Landa attraverso qualunque tipo di media, siano questi di parte Occidentale oppure non lo siano affatto.
Si è apparentemente discusso in ogni angolo del Pianeta di questa entità, di questo multietnico agguerrito insieme di persone: dalle sue origini (mai accertate) al suo sviluppo alquanto violento nei territori già per altro massacrati da sanguinose battaglie, sempre e comunque armati dagli Stati più ricchi del mondo i quali producono armamenti e continuano a produrne senza sosta.
Evidentemente, a leggere rivendicazioni di attentati -ultimo ruggito di ferocia da esibire per qualche “soldato solitario” ed in fuga- siamo purtroppo sempre coinvolti in spettacolari dibattiti dove non l’uomo è imputato ma la Religione Islamica è in stato di accusa permanente, (Islamofobia? Clicca per approfondimenti) come se ogni omicida ed assassino scatenato fosse il detentore della ragione islamica.
Ora, non mi voglio dilungare offrendo una nuova prospettiva (QUI un articolo interessante) ma, voglio portare l’attenzione su un grave e gravissimo pericolo in procinto di abbattersi sulla Comunità Islamica, la quale, per altro, dopo le fiacche prese di posizione anche riguardo atrocità disumane ai danni dell’Umanità (pratiche in seguito modificate perché avevano nella loro barbarie inaudita un accertata estrazione non islamica e che forse, poteva compromettere i veri mandanti ed organizzatori di tali aberrazioni…) ha ora la possibilità di un riscatto chiaro e forte, laddove portare alti i valori che Allah ha indicato nei Versi Coranici è imperativo! Senza timore.

SI DEVE ANDARE A PROCESSO!

Guai a voler dimenticare; guai a lasciare correre e quindi lasciare depistare il corso che ha portato alla luce questi feroci esseri umani; guai a non voler ricercare la verità, la giustizia!
E’ necessario, indispensabile, sapere.
Così come s’è fatto nel recente passato per i nazisti, per i gerarchi della ex Jugoslavija, così deve essere per i mandanti, per chi ha supportato ed infine composto il cosiddetto “Califfato nero”. Essi devono potersi difendere dalle accuse; devono dimostrare perché e con quale permesso hanno usato il nome di Dio per compiere quello che è stato fatto, avendo noi certamente in mano prove per dimostrare ciò e dando credito alla difesa come si conviene civilmente.
Dovremmo tutti noi in fine conoscere, giudicare ed infine condannare -se di condanna avremmo da discutere- l’atto umano perpetuato e così riconsegnare all’Umanità l’Islam in maniera tale non si possa mai più accostarlo al terrore o magari fornire inconsapevolmente alibi a chi in vece l’Islam l’ha voluto usare contro la Volontà di Dio, alquanto è sembrato ad oggi e prima di aver varcato la soglia di un Tribunale.


At the date of this publication, the “black Caliphate”, the pseudo-State called also Daesh, Isil or Isis, was defeated, demolished. This news comes to every Land through any kind of media, whether they are on a Western side or not at all.
It has apparently been discussed in every corner of the Planet about this entity, about this multiethnic cluster of people: from its origins (never established) to its rather violent development in territories already massacred by bloody battles, always and in any case armed by the most rich States, who produce weapons and continue to produce them without stopping.
Obviously, reading claims of attacks -the last roar of ferocity to be exhibited for some “solitary soldier” and fleeing- we are unfortunately always involved in spectacular debates where the man is not accused but, the Islamic Religion is, in a state of permanent accusation (Islamophobia? Click for more details) as if every murdered and assassin was the holder of Islamic reason.
Now, I do not want to go by offering a new perspective (HERE an interesting article, if…) but, I want to draw attention to a serious and danger process of knocking on the Islamic Community, which, after all, regarding inhumane atrocities to the damage to humanity (practices later modified because they had in their unheard barbarians of a well-established non-Islamic extraction and perhaps might compromise the true leaders and organizers of such aberrations…) now has the option of a clear and strong redemption , whereas bringing the highest values ​​that Allah has shown in the Koranic Verses is imperative! Without fear.

GO TO TRIAL!

Woe to want to forget; woe to leave running and then leave sidetrack the course that has brought to light these ferocious human beings; woe not wanting to search the truth, the justice! It is necessary, indispensable, to know.
Just as in the recent past for the Nazis, for the hierarchs of the former Yugoslavia, so it must be for the mandates, for those who supported and finally composed the so-called “black Caliphate”. They must be able to defend themselves against accusations; they must demonstrate why and with what permission they have used the name of God to do what has been done, since we have certainly in the hands of evidence the prove and, giving them credit to defense as is normal at the civil Courts.
We should all in order to know, judge and finally condemn the perpetuated human act and thus deliver to Islam humanity in such a way that it can no longer be brought to terror or perhaps unknowingly provide alibi to those who want Islam against God’s Will, like it seemed this days and before crossing the threshold of a Court.

 

 

 

La Mecca e Medina sono l’Islam, nessun rimpianto; mai più lacrime. / Makkah and Medinah are Islam, no regrets; never more tears.

La scellerata dicotomia che ha scisso L’Islam in “terrorismo” nell’opinione pubblica Occidentale, nonostante trattasi di forzatura spinta dai media insistentemente in ricerca di un consenso di pubblico attraverso la cronaca usata in un vortice che avviluppa causa ed effetto, sembra perdere di intensità, di seguito, lasciando l’islamofobia (clicca sul nome per accedere all’articolo dedicato) in pasto ai movimenti di estrema destra come moneta elettorale; le poche e mal organizzate proteste della Comunità islamica (Ummah) che ha cercato di respingere senza dubbio le atrocità disumane mostrate da quelli che sono stati dipinti come “soldati del Califfato”, vedi Daesh, Isil o Isis, sono valse ma, a ben considerare i giuochi di strategia geo-politica e finanziaria globale messi in atto da alcune potenze mondiali, sembrano -questi attacchi- dopo il fallimento del Califfato, avere in serbo un altro attacco destabilizzatore ai danni della Ummah, dell’Islam.

Scrivo Islam e sottolineo Islam, perché le ultime notizie che giungono, vedono al centro dell’attenzione -direttamente ed indirettamente- il territorio dell’Arabia Saudita.
Il Regno Saudita, (senza ora e qui volermi addentrare in un analisi socio-politica in quanto ritengo non sia questa la sede più opportuna considerando il presente testo parte di un sito che ha l’unica intenzione di promuovere la pubblicazione di un saggio; QUI tutte le informazioni necessarie) viene inserito a fasi alterne in contesti che trattano attività guerrafondaie senza spiegazione, di supporto logistico per azioni militari contro popolazioni inermi, includendo presunte alleanze strategiche addirittura con Israele!
Mi voglio ripetere: non sono qui ad analizzare quanto i Governi e quello Saudita in particolare abbiano fatto, facciano o debbano fare, ma, voglio sottolineare ogni possibile conseguenza sia possibile, ricordando a tutti e nessuno escluso che Mecca e Medina sono custodite con onore per quanto oggi ogni essere umano può verificare con gli occhi (con il cuore se islamico) da Re Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, il quale, presenta a noi quanto i suoi predecessori hanno fatto e, Se Dio Vòle, quanto dovranno portare i suoi successori scelti.

Questo mio non è, non vuole essere un tentativo di usare i Luoghi Sacri come fossero riparo per una critica, un idea da rappresentarsi oppure una protesta contro i Sauditi, pur non nascondendo la mia preoccupazione per questo Paese e per una certa “cautela” dimostrata (QUI un approfondimento) ma, trattasi di cruccio per questo Paese che dovrà attraversare una fase economica senza precedenti, quella -per la precisione- che vede il petrolio in assoluto declino mondiale come bene prezioso; questa nuova realtà, essendo manovrata proprio dagli strateghi internazionali Occidentali che non hanno scrupoli e quasi nessun rispetto per i dogmi e le Sacre scritture islamiche, sono esplicitamente indicati, da me avvertiti, potrei osare a dire se, mi darete il giusto supporto.
La “balcanizzazione” con i circa 95.000 morti (1991-1995 ?) in una sanguinosissima guerra civile ed a tratti di religione ed il conseguente smembramento di un Paese (per altro già in atto avanzato se diamo uno sguardo sul nord-Africa, sulle Lande islamiche di Pakistan e Afghanistan ad esempio) è da scongiurarsi, da allontanare con decisione e fermezza, un negativo esempio che nessun essere umano deve dimenticare! E che Dio mi perdoni.

“This is a very good analysis. “I was there”, talking about Jugoslavija.History never come…” — Mashallah_thebook http://disq.us/p/1nve7j0


 The wicked dichotomy that has shaken Islam into “terrorism” in Western public opinion, despite the insistence of media pushing insistently on public consensus through the news used in a vortex that envelops cause and effect, seems to lose intensity, below, leaving Islamophobia (click on the name to access the dedicated article) as a meal to extreme right movements like election currency; the few and ill-organized protests of the Islamic Community (Ummah) which has tried to reject the inhumane atrocities shown by those who were painted as “Caliphate soldiers”, see Daesh, Isil or Isis, were worthwhile but, to consider the games of global geo-political and financial strategy put into effect by some world power Organizations, seem to have -after the Caliphate’s failure- another destabilizing attack on the Ummah and Islam.

I write Islam and emphasize wor(l)d Islam, because the latest news that comes to us is the center of attention -directly and indirectly-  to the territory of Saudi Arabia.
The Kingdom of Saudi Arabia (without here to go into a socio-political analysis as I think this is not the most appropriate place considering this text part of a site that has the only intention of promoting the publication of the essay; HERE all the necessary information) it is inserted on alternate phases (S.A.) in contexts dealing with warfare operations without explanation, logistical support for military action against helpless populations, including alleged strategic alliances with even Israel!
I want to repeat myself: I am not here to analyze how much the governments and the Saudis in particular have done, do or have to do but, I want to emphasize every possible consequence possible, reminding everyone and no one except, that Mecca and Medina are guarded with honor that today every human being can see with his eyes (with heart if Islamic) from King Salman bin’Abd al-‘Azīz Āl Sa’ūd, who presents to us what his predecessors did and, if God Wants, how much the successors will have to carry on.

This is not a think of mine: I do not want to use as an attempt the Sacred Sites like a shelter against criticism, an idea to represent a protest against the Saudis, although I do not hide my concern for this Country and for a certain “cautiousness” (HERE a deepening) but, as a matter of fact, I am worried for this Country which will have to go through an unprecedented economic phase, that -for precision-  sees oil as a world no more precious commodity; this new reality, being tampered with by Western international strategists who have no scruples and almost no respect for dogmas and sacred Islamic scriptures, are explicitly indicated, as I have been warned, I might dare to say, if you will give me the right support.
The “balcanization“, with about 95,000 dead (1991-1995?) in a bloody civil war and at times religion’s war and the consequent dismemberment of a Country (which is already well advanced if we look at North Africa, Pakistan’s Islamic Landmarks, and Afghanistan for example) is to be averted, by moving away with determination and firmness, a negative example that no human being has to forget! And -please- God forgives me.

“This is a very good analysis. “I was there”, talking about Jugoslavija.History never come…” — Mashallah_thebook http://disq.us/p/1nve7j0

 

#MESSICANIZZAZIONE come neologismo italiano per sintetizzare un processo storico-politico di frantumazione delle classi sociali senza precedenti. (Ciò che avete studiato, non ci appartiene!) / #MESSICANIZZAZIONE is an Italian neologism to synthesize a historical-political process of unprecedented social classes crushing . (What you have studied does not belong to us!)

Il saggio (in cerca di consenso, pubblicazione!) “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” riprende e senza esitazione, una eclettica e lucida quanto asettica esternazione usata con arguzia da un noto stratega manageriale del campo della finanza e riassunta dal medesimo nel termine nuovo di conio -alquanto sembra- “messicanizzazione”.
L’autore di questa uscita, Forchielli, si presume data l’onestà intellettuale che si evince dalle sue argomentazioni, non insinua od allude minimamente al Messico quale Stato sovrano e glorioso Paese latino una responsabilità diretta, oggettiva od addirittura una snaturata volontà di repressione ai danni delle classi sociali meno abbienti, no affatto! Egli -deduco dalle letture sui generiis e del tema specifico che circola con insistenza nei testi virtuali (#messicanizzazione è un termine di ricerca sempre più noto su “Twitter”)- adotta questo termine per evidenziare un processo transitorio che si è radicato con evidenza particolare proprio in quelle Lande, laddove “Messico” probabilmente è stata una scelta casuale, perché “Napoli, Italia”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brasile”; “Lagos, Nigeria” e tante altre zone del mondo e senza motivazioni politiche, sarebbero state comunque efficaci per evidenziare realtà di cui mi accingo a scrivere riportando l’analisi fredda nei termini che mi competono maggiormente, cioè quelli che lasciano la ricerca delle motivazioni, per altro sempre attuali da rivedere nei capitoli che la storia ci ha presentato, in favore di una possibile esplicazione del presente, il quale, si deve confrontare con una prospettiva di ragionamento atta a non alimentare appunto la disastrosa messicanizzazione.
Se da un lato le coreografiche presentazioni sono state già ottimamente presentate, vedi in Italia ed oltre da Saviano (“Gomorra”) oppure per il mercato globale da “Narcos”, rimanendo nel campo delle scienze mediatiche sempre così importanti oggi, dall’altro e cioè quello sociale e politico che la storia conserva nei volumi scolastici, la ripresa di motivazioni che possano spiegare questo fenomeno legato alla disparità sociale da combattere attraverso concetti marxisti, socialisti e così via, sembrano “passate”, “superate” o, irrealizzabili, perché sbagliati nei fondamenti praticati; la Cina comunista, ad esempio, il prossimo dominatore del Pianeta in ogni livello a noi dichiarato, sta percorrendo una fase politica che potremmo spiegarla in Occidente come “transitoria”, semplicismo gratuito dovuto alla nostra genetica prospettica visionaria. (Reazionaria, in seguito)

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” interroga in altro modo.
Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” definisce la messicanizzazione come diversificata e diversificante, banalmente in metamorfosi continua; dove lo Stato sociale è allo sbando sarà più celere, accentuata e, dove esiste, questo sarà certamente corroso. L’accusa generalista verso la finanza egemone è superata quanto lo è (fintanto che lo è) il richiamo al socialismo, laddove la finanza certamente favorisce (chiamata a correo) la messicanizzazione ma non in concorso di colpa; la finanza o “potere post-economico”, in somma, non può neppure essere indicata per sopperire alle politiche snaturate, alle vergogne dei politicanti corrotti e corruttibili: impossibile chiedergli questo.
La messicanizzazione è naturalmente “materiale umano”, un attività di risulta, la quale, per la legge dell’entropia, troverà rimedio in altra componente umanoide considerata oggi la politica come evanescenza (spettacolo) e quindi impareremo nuovamente a leggere di Religione.

Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” tenta una spiegazione di questo fondante legame animato e lo fa attraverso temi e capitoli di cui oggi, a parte una nascosta intellighenzia di filosofi di cui non sentiremo parlare, nessuno vuole discorrere se non con sceme pubblicazioni, istantanee di cronaca e macchiette da avanspettacolo da proporre in seconda serata.
Il martirio; l’Islamofobia; il (poco) fascino discreto del capitalismo; il terrorismo islamico ed altri scottanti temi -considerando l’Islam ultima Religione in ordine di tempo rivelata e sviluppo della Fede abramitica definitivo (riprende l’Ebraismo ed il Cristianesimo senza annullarli) nonché Religione -l’Islam- che incorpora schemi finanziari ed economici ma non politici– sono disponibili alla lettura, al confronto ed alla critica. Ora e finché c’è tempo; utile.
(In subordine chiedo asilo, QUI :-O)

NOTA sull’immagine del titolo: scaricata gratuitamente (in attesa di verifica) da Google.com, di Angelo Lopez (@angelolopezart) GRAZIE!

The essay (seeking consensus, publication!) “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” resumes and without hesitation, an eclectic and lucid aseptic externation used wisely by a well-known managerial strategist in the field of finance and summed up by the same in the new term of coinage- it seems to be- “messicanization“.
The author of this outcry, Forchielli, is, presumed he has an intellectual honesty on his own outlined by his arguments, does not insinuate or even allude to Mexico as a sovereign and glorious Latin Country a direct, objective, or even a distorted will to repression damages of less well-off social classes, not at all! He -from the genre readings and the specific theme that circulates with insistence in virtual texts (#messicanizzazione is an increasingly popular search Italian term on “Twitter”)- it uses this term to highlight a transient process that is rooted in particular, precisely in those countries where “Mexico” was probably a random choice because “Naples, Italy”; “Caracas, Venezuela”; “Illinois, USA”; “Salvador, Brazil”; “Lagos, Nigeria” and so many more areas of the world and without political motivations, would still be effective in highlighting the reality I’m here to write about by bringing aseptic analysis into the terms I am most competing with, that is, those that leave the search for motivations and more and more current ones to be reviewed in chapters that history has presented us, in favor of a possible explanation of the present, which must be compared with a perspective of reasoning not to cure the disastrous messicanization.
On the one hand, choreographic presentations have already been well presented, see in Italy by Saviano (“Gomorra“) or for the world market by “Narcos“, remaining in the field of media sciences always so important today, on the other social and political history that the history retains in the school volumes, the resumption of motivations that can explain this phenomenon linked to social inequality to be fought through Marxist, Socialist, and so on, seem to be “past”, “overcome” or unrealizable, because they are wrong in foundations in practice; Communist China, for example, the next ruler of the Planet at any level stated to us, is pursuing a political phase that we could explain to the West as “transient”, free simplicity thought due to our visionary genetic perspective. (Reactionary, subsequently)

“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” interrogates in another way.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” defines messicanization as a diversified and diversifying, banally in continuous metamorphosis; where the social state is on the drift, it will be faster, more accentuated, and where it exists, this will certainly be corroded. The generalist accusation towards hegemony finance is overcome as it is (as long as it is) the call to socialism, where finance certainly favors (called to correct) messicanization but not in blame; finance, in sum, “the post-economic power”, can not be indicated neither to overcome the distorted social policies, the shame of corrupt and corrupt politicians: it is impossible to ask for this.
Messicanization is naturally “human material”, a result of which, by the law of entropy, will find remedy in another humanoid component considered today politics as evanescence (show!) so we will learn again to read about Religion.
“Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” tries an explanation of this foundational link and does it through themes and chapters which today, aside from a hidden intellectual intelligence of philosophers we will not hear about, no one wants to talk except with silly publications, chronicle snapshots and peripheral comedians to be presented.
Martyrdom; Islamophobia; the (less) discrete charm of capitalism; Islamic terrorism and other cruel themes -considering the ultimate Religion of Islam in the order of time revealed and, the development of the definitive Abramitic Faith (resuming Judaism and Christianity without undoing them) as well as Religion –Islam– incorporating financial and economic but non-political schemes– are available reading, confronting and criticizing. Now and as long as there is time; helpful. (In the alternative I ask asylum, HERE: -O)

La #messicanizzazione è realtà citata nel saggio che cerca pubblicazione! #mashallah_book chiede followers, re_tw pic.twitter.com/VhvhmiuIP7
— MāshāʾAllāh_the book (@MshAllh_theBook) 7 novembre 2017

NOTE on title image: downloaded for free (waiting for verification) on Google.com, by Angelo Lopez (@angelolopezart) THANK YOU!

Chiedo venia; anzi no, chiedo asilo! / I apologize; no, no, ask for asylum!

Le recenti vicende seguite alla richiesta di indipendenza della Catalogna, producono, in aggiunta alla massa di notizie più o meno veritiere (le fake news sono costantemente tra noi lettori ed apatici ascoltatori, no?) una serie di movimenti diplomatici di cui e quasi paradossalmente, una vasta platea di persone perseguitate necessitano ma si vedono frequentemente respingere nel principio. Ciò che la Politica ma, meglio dire una generalizzata e distaccata classe di politici internazionali non riesce a comprendere, è il concetto nella sua ratio di origine, il quale contraddistingue e specifica quanto è il sostentamento e linfa vitale per ogni perseguitato: cioè il suo asilo, la sua protezione e difesa ad oltranza.
Sembra che il numero da intendersi come cifra contenitore delle “richieste”, sia il deterrente principale anche per un affronto della questione in termini addirittura umanisti, laddove le Fedi religiose ed in special modo quelle abramitiche come ispirazione, offrono attraverso le loro organizzazioni senza profitto, una specie di pezza ma poco di appoggio e certamente al di fuori da ogni logica politica od Istituizionale.

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INFOGRAFICA Rapporto annuale Global Trends UNHCR

I presenti testi che riempiono questo blog personale atto alla ricerca di un certo spazio editoriale sovvenzionato, nella difficoltà momentanea di non avere un supporto misurato, certamente economico, sono in balìa non di un oblio ma, di un potere per nulla occulto che ostacola, chiude, nasconde e paralizza ogni tentativo di diffusione.
La natura islamica (nel principio) è derisa, sottovalutata, incompresa e limitata non da una violenza verbale di cui dovrei spiegare ma, dalle non motivazioni che seguono ogni affermazione e pubblicazione denigrando, svilendo e banalizzando le argomentazioni anche siano come sono sovente di natura positivistica e con un seguito.
E’ una assurdo-pseudologico che descrive questi atti e di cui il saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” è in qualche modo vittima; un accentramento di poteri illustri definibili come intellettualoidi i quali attanagliano ogni spiegazione o presunta tale offerta da codesto testo.
Non c’è una ragione precisa (sic!) per questa perseveranza destabilizzatrice ma, esiste una sfera geopolitica, ideologica e trasversale, la quale vuole relegare l’Islam (non la Umma, la Comunità di fedeli…) come “testo autorevole datato” assolutamente incompatibile con le strategie geopolitiche transnazionali ed Occidentali in forte espansione in ogni Landa conosciuta e grazie alla “mercificazione”, al consumismo di deriva di cui si compone.

Per tanto il sottoscritto, chiede asilo e, lo fa’ apertamente ed ufficialmente ai Paesi scevri da gioghi di potere prettamente ideologizzati dalle spinte ateiste e connessi con il lucro come ideale massimo, laddove la teocrazia rimane, comunque, un invenzione umana e quindi non accettata come unico aspetto da proporre in discussione.

In Fede,
L.d.N.


The recent events following the request for Catalonia’s independence produce, in addition to the mass of news more or less truthful (fake news are constantly among us readers and apathetic listeners, no?) a series of diplomatic movements of which and almost paradoxically, a large crowd of persecuted people need but they often see themselves being rejected in the beginning. What Politics but, better to say, a generalized and detached class of international politicians fails to understand, is the concept in its ratio of origin, which distinguishes and specifies what is the livelihood and lifeblood for every persecuted person: his or her asylum , his protection and defense to the extreme.
It seems that the number to be understood as the enclosure of “requests”, is the main deterrent also for a confrontation of the issue even in humanistic terms, where the Religious Faiths and especially those abramite as an inspiration, offer through their unprofitable organizations, a kind of piece but little support and certainly out of any political or institutional logic.

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INFOGRAPHIC Annual Report UNHCR Global Trends: “Where are the refugees?”

The present texts that fill this personal blog in search of a subsidized editorial space, in the momentary difficulty of not having a measured, certainly economical support, are at the mercy of not forgetting but of a hidden, obstructing power that closes, hides and paralyzes every attempt to spread. Islamic nature (in the principle) is deranged, underestimated, unmanaged and limited not by verbal violence I should explain but, by the non-motivations following every affirmation and publication denigrating, waving and trivializing the arguments are also as they are, often of positivist nature and with followers.
It is an absurd-pseudo logic who describes these acts and whose essay “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)” is somehow a victim; a centralization of definable powers that can be defined as intellectuals who perceive every explanation or supposed that offer from this text.
There is no precise reason (sic!) for this destabilizing perseverance but there is a geopolitical, ideological and transversal sphere that wants to relegate Islam (not the Ummah, the community of faithful…) as “authoritative text but dated” absolutely incompatible with the rapidly expanding Transnational and Western geopolitical strategies in every known Land and thanks to the “mercification”, the drift consumerism of which they are composed.

So, me undersigned, asks asylum, and makes it openly and officially to the Countries that are free from bonds of purely ideological power driven by atheistic thrusts connected with the profit as the maximum ideal, whereas theocracy remains a human invention and hence unacceptable as the only aspect to be discussed.

Sincerely yours (Faithfully)
L.d.N.

 

AAA intellettuali cercasi / AAA intellectuals Wanted

La storia recente, ci ha presentato, tra scienze e discipline sociali eccetera, anche alcune prospettive che sono state definite come movimenti e correnti di larga partecipazione comunemente denominate “socialismo”… “democrazia”… “moderna psichiatria e scienze sociali”… “cristianesimo sociale”; codeste tendenze, sono oggi il prestito, il lascito che ci accomuna qui, nel mondo -o meglio dire- nella “parte di mondo” dal quale riceviamo massima visibilità e soprattutto attivo sostentamento. Il corso del tempo ha fatto elevare l’edulcorazione degli insiemi ed appena citati, come massima espressione adottando nel mentre il termine “sviluppo”.
Oggi, l’Impero cinese e lo sdoganamento delle dottrine dogmatiche, finalmente lasciate senza strascichi e paure recondite, sono quantomai vicine al teorema marxista, oggi per altro defunto; significa che mai prima di oggi e per quanto riguarda la storia dell’umanità, il capitalista diviene CAPITALISTA scevro da patemi d’animo e, mai prima d’ora lo PSICHIATRA affronta come affronta oggi il primo e radicale incesto.
(La DEMOCRATICA radice mai come oggi è senza terra ed il SOCIALISMO, non per conseguenza ma per scissione, mai come oggi è vincolato nel Popolo stesso che lo assume come forma “populista”)
Nessuno di noi per conseguenza, è mai stato quello che ritiene di essere stato.

Il novo mondo, quello che non capiremo, è già pronto ed incomprensibile; la verità (nascosta od indecifrabile ai titolari di visibilità mediatica) è che la finanza egemone non può venire in soccorso alla politica snaturata ed ora tocca affrontare la Religione, (quella Islamica universalista in particolare) quell’amalgama sociale disperato che non teme di sopravvivere. L’attenzione particolare deve essere posta sopra i tentativi di corporazione che le alte sfere -clericali o no- delle Fedi religiose vorranno indicare alle masse spinte verso una #messicanizzazione per dirla alla Forchielli. Urge quindi una lettura teologica e mai una revisione con i mezzi e le conoscenze che abbiamo oggi a disposizione: i vocaboli vanno addirittura “sprecati”, laddove il silenzio intellettuale è alimento per porci.

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The recent history has introduced some of the perspectives that have been defined as movements and currents of broad participation commonly referred to as “socialism”… “democracy”… “modern psychiatry and social sciences”… “social Christianity”; these tendencies are today the loan, the legacy that unites us here, in the world -or rather- in the “part of the world” from which we get maximum visibility and active livelihood. The course of time has made the edulcoration of the sets and just mentioned, as the maximum expression while adopting the term “development”.
Today, the Chinese empire and the customs clearance of dogmatic doctrines, finally left without traces and dreadful fears, are nearly close to the Marxist theorem, today for another deceased; it means that ever before and with regard to the history of humanity, the capitalist becomes CAPITALIST, with no hesitation and never before has PSYCHIATRY faces the first and radical incest to face today.
(The DEMOCRATIC root never as today is without ground and SOCIALISM, not by consequence but by division, never as it is today bound in the People itself, which assumes it as a populist form)
None of us consequently has ever been what he/she thinks he/she was.

The new world, what we will not understand, is already ready and incomprehensible; the truth (hidden or indecipherable to mass-media visibility holders) is that hegemon finance can not come to the rescue of distorted politics and, now it is up to the Religion, (the universalist Islamic in particular) the desperate social amalgam that is not afraid to survive. Particular attention must be given to attempts by the corporation that the high spheres -clerical or not- of the Religious Faith will want to point to the masses pushed toward the #messicanizzazione (A. Forchielli, financial analyst and managerial strategist). Therefore, urges a theological reading and never a revision with the means and the knowledge we have at our disposal today: words are even “wasted”, where intellectual silence is food for pigs.

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“CHE COSA VUOI ESATTAMENTE DA ME?” (I giovani non fanno domande) / “WHAT DO YOU WANT EXACTLY FROM ME?” (Youth do not ask questions)

Fitra o, Fitrah (Arabo فطرة) è una parola araba che abbraccia i significati “disposizione”, “natura”, “costituzione” od “istinto”; il termine fitrah è sinonimo di creazione, di un esistenza nuova: è la costruzione descrittiva della naturalità per cui ogni bambino è creato nel ventre della madre. Per questa affermazione, il riferimento alla Fede dell’Uomo diviene il singolare sintomo di svezzamento e di “ritorno” e, meglio di qualsiasi altro termine, nella esclusione di fatto da ciò che potrebbe significare “conversione”, in quanto si può ritenere in assenza di comprovata abiura o di una patologia psichica, il ritorno (progressivo) ad uno stato di percepita purezza.
Il Sacro Corano, dunque, afferma la naturalità

فَأَقِمْ وَجْهَكَ لِلدِّينِ حَنِيفًا ۚ فِطْرَتَ اللَّهِ الَّتِي فَطَرَ النَّاسَ عَلَيْهَا ۚ لَا تَبْدِيلَ لِخَلْقِ اللَّهِ ۚ ذَٰلِكَ الدِّينُ الْقَيِّمُ وَلَٰكِنَّ أَكْثَرَ النَّاسِ لَا يَعْلَمُون– 
Rivolgi il tuo volto alla religione come puro monoteista, natura originaria che Allah ha connaturato agli uomini*; non c’è cambiamento nella creazione di Allah. Ecco la vera religione, ma la maggior parte degli uomini non sa.
(*) Il Corano afferma la naturalità (“fitra”) dell’Islàm. Il Profeta (pace e benedizioni su di lui) disse: “Ogni bambino nasce mussulmano, sono i suoi genitori che ne fanno un israelita, un cristiano o uno zoroastriano (adoratori del fuoco)”.
(SAHIH INTERNATIONAL 30:30)

Ciononostante, la naturalità è anche un principio fondamentale per ogni agnostico, il quale, è per sua natura (sic!) incline ad un continuo studio dell’origine
Che cosa significa dunque questa distinzione? (Distinzione? Discriminazione? Uh?)
Per questo preciso ragionamento,
l’interrogativo circoscritto è appunto solo uno, quello che non si opponga attraverso preconcetti allo spiritualismo od al finalismo teologico, in quanto oggi non ci può (più) davvero essere una differenziazione e susseguente separazione tra un essere umano ed un altro su basi naturalistiche di pensiero ma solamente una piattaforma da cui riprendere ogni dissertazione. 
Ricorrono, per tanto, moniti ed indicazioni delle Sacre Sure con alto e stabile riferimento massimo ma, per questo istante e non per comodità o per diplomazia letteraria spiccia, la risposta può essere solamente una e cioè no, non ci sono differenze nell’origine accertando il grado di istruzione e l’esperienza raggiunta dell’Essere, vale a dire che fino ad una poco certa consapevolezza raggiunta,
ogni essere umano è, o meglio ha, la stessa identica coscienza in via di sviluppo, senza distinguo, sia una differente razza presa in esame, il genere, oppure il luogo di origine della creaturaNon è facile riconoscere lo spartiacque, il segno inequivocabile che in seguito segnerà l’individuo abbandonare quella fase comune. (Per nostra comodità, potremmo porre una data per questo scopo, un approssimativa età che dir si voglia…)

I giovani, nella loro minima esperienza di vita, sono tutti uguali; rappresentano e di fatto pretendono di essere -a ragione- il futuro, “lo scopo istintivo”, quello che per ogni non giovane è definibile in vece come “incertezza”. (I giovani che dovranno proseguire a vivere, non consentono una vera separazione tra il concetto di presente e quello di futuro: guai a chi volesse rappresentare il contrario!)

Per tanto: che cosa vogliamo -insisto- esattamente dai giovani?

Quella del titolo di questo blog, non è retorica: è una domanda che ogni adulto dovrebbe ricevere, perché questa domanda, qualora non l’avessimo mai sentita nostra, è l’essenza della nostra adulta pena.
E’ un affronto sano e sincero più che una domanda, perché è una questione aperta, un grido allarmante che spesso e sempre più spesso ascoltiamo ma non vogliamo sentire, impossibilitati noi adulti addirittura a ricercarne una codifica per l’interpretazione.
L’agnostico adulto la sente così come il fedele la sente sovente questa domanda, diventando in molti casi ossessione per entrambi: l’abbigliamento, il cibo, il comportamento moderno e certamente progressista del gruppo in cui il giovine si muove, le nuove questioni sociali ed ambientali che egli propone, la revisione dei costumi, l’estetica e le nuove proposte (sempre più legate al commercio di beni) sono l’ordine del giorno per i giovani, laddove i riferimenti sono sempre più esterni dalle mura famigliari. Le preoccupazioni dei genitori sono normali ma non devono incorporare quella poca fiducia, leggi ambiguità che l’adulto cela nel passato, nella estrema tradizione che il giovane non può riconoscere e soprattutto non vuole per non soccombere tra “i vecchi” che naturalmente lasceranno questa Terra.
Ed allora la domanda ritorna e ritorna ancora:
che cosa vogliamo esattamente dai giovani? E poi: che cosa vogliono loro dalla vita che noi adulti non abbiamo voluto avere?

Non sembra possibile che una prima risposta provenga da una persona non giovane, eppure “i silenzi giovanili” fanno intendere di una maturata progressista coscienza a disposizione per procura; da qui, da questa proposta, si deve edificare o, riedificare, una barriera, un argine che possa contrastare e sconfiggere ogni silenzio che l’adulto presenta come alternativa al silenzio inquieto. I giovani devono sentire oneste e serie proposte! Devono poter riconoscere proposte tra i loro taciti interrogativi; devono poter vedere spiegate le nuove caratteristiche del nostro moderno tempo; devono poter scegliere alternative plausibili nel tempo che riconoscono e, non possedere illusorie pratiche fuori dal contesto progredito e scientifico razionale avute come unica risposta in custodia.
Il Sacro e Divino Corano contiene tutto, il futuro certamente; l’utilizzo del Sacro Libro per ogni fedele mussulmano è certamente benessere ma deve suscitare nel giovane un approvazione che deve essere frutto di ragionamento e non di imposizione, per tanto, gli adulti che sono supportati dal silenzio per interloquire con i giovani, ricerchino la gioia da questi ultimi ed accantonino le loro saggezze mnemoniche oramai anziane, sostituendole addirittura: i giovani, nella loro vitalità (legame celestiale) sono altrettanto saggi ma non lo sanno ancora.

Più che di fiducia e di rispetto, trattasi di temi da proporre in discussione: ogni perplessità sarà stimolo per uno studio approfondito, laddove anche in presenza di una “non risposta” da parte adulta, l’intenzione data sarà la guida salvifica ed esauriente. Il credente e quello non raggiunto da questa “fase umana”, saranno legati indissolubilmente; chi in Dio troverà la guida percepirà le risposte e dovrà condividerle per generare una salubre discussione senza pari con chi non ne sente la presenza.

Ma, al tempo, nella nuova epocale fase di cui siamo partecipi, tra l’inizio di una globalizzazione senza precedenti nella storia dell’Umanità e la primordiale era dell’intelligenza artificiale (IA) in cui l’IT e le scienze computazionali sono pronte e disponibili in larga maggioranza a cambiare il mondo in pressoché esclusiva manipolazione dall’agnostico e dal credente Occidentale non mussulmano, nel mentre si accingono filosofi e teologi a dibattere di aspetti etici, teorici e pratici con e grazie all’attenzione privilegiata dei giovani, che cosa offre in questo momento il mondo islamico?
Coltelli in piazza e questioni di costume tradizionale femminile? Problemi di emarginazione sociale? Studiosi accademici provenienti da lussuose, asettiche ed esclusive scuole private?

Il sole nascente ogni giorno dispensatore di luce disponibile indica la volontà di Dio per ogni credente e quindi fedele, pertanto i giovani credono nel futuro e… in Dio, quasi inconsapevolmente (l’ingenuità gentile); perché possano possedere il futuro e quindi coinvolgersi nella ricerca di esso prendendo parte alla Parola di Dio (coranica) hanno il dovere ed il diritto di pretendere risposte dalla società adulta.
Risposte credibili. Inequivocabili. Attuali. Da ogni fonte, anche dalla strada purché siano pertinenti e soddisfacenti con la Verità del Testo Sacro, mai in contraddizione e mai equivocabili. Da nessuno al mondo.

L’Islam non si può rappresentare in persone silenti perché essi (i silenzi) sono indifesi difronte al malefico che se ne appropria e genera orrore; alcuni fratelli giovani hanno dimostrato apertamente di esserne stati sopraffatti divenendo spietati assassini e noi adulti molto probabilmente non ce ne siamo accorti. Sveglia!
(Allah saprà -sempre- di più)


Fitra or Fitrah (Arabic فطرة) is an Arabic word embracing the meanings of “disposition”, “nature”, “constitution” or “instinct”; the term fitrah is synonymous with creation, a new existence: it is the descriptive construction of the naturalness for which each child is created in the mother’s womb. For this affirmation, reference to the Faith of Man, becomes the singular symptom of weaning and “return”, better than any other term, in the exclusion of fact from what might mean “conversion”, since it can be considered in the absence of proven abiuration or psychological pathology, the return (progressive) to a state of perceived purity.
The Holy Qur’an, therefore, affirms the naturalness…

فَأَقِمْ وَجْهَكَ لِلدِّينِ حَنِيفًا ۚ فِطْرَتَ اللَّهِ الَّتِي فَطَرَ النَّاسَ عَلَيْهَا ۚ لَا تَبْدِيلَ لِخَلْقِ اللَّهِ ۚ ذَٰلِكَ الدِّينُ الْقَيِّمُ وَلَٰكِنَّ أَكْثَرَ النَّاسِ لَا يَعْلَمُون
So direct your face toward the religion, inclining to truth. [Adhere to] the fitrah of Allah upon which He has created [all] people. No change should there be in the creation of Allah . That is the correct religion, but most of the people do not know.
(SAHIH INTERNATIONAL 30:30)

Nevertheless, naturalness is also a fundamental principle for every agnostic, who, by its own nature (sic!) is inclined to a continuous study of origin…
What does this distinction mean, then? (Distinction? Discrimination? Uh?)
For this precise reason, the limited question is only one, one that does not oppose it through preconceived spirituality or theological finalism, because today there can no longer be a differentiation and subsequent separation between a human being and more on naturalistic thought bases but, only a platform from which to resume each dissertation.
There are, therefore, the warnings and indications of the Sacred Sures with a high and stable maximum reference, but for this moment and not for convenience or for literary diplomacy, the answer can only be one and that is, no, there are no differences in origin by ensuring the degree of education and the experience gained in Being, that is, until a certain degree of awareness is reached, every human being is, or rather has, the same evolving consciousness, without distinction, being a different race considered, the gender or the creature‘s place of origin. It is not easy to recognize the watershed, the unmistakable sign that will later mark the individual abandoning that common phase. (For our convenience, we could set a date for this purpose, an approximate age that you want to…)

Young people, in their little experience of life, are all the same; they represent and in fact pretend to be-right-the future, “the instinctive purpose”, which for any non-young person can be defined as “uncertainty”. (Young people who will have to continue to live do not allow a true separation between the concept of present and future: woe to those who want to represent the opposite!)

So, “what do we want – I insist! – exactly from the young people?”

The title of this blog is not rhetorical: it is a question that every adult should receive, because this question, if we had never heard it, is the essence of our adult punishment.
It is a sincere and sincere affront rather than a question, because it is an open question, an alarming cry that we often hear and hear more and more, but we often do not want to hear, impossible for adults to even find a coding for interpretation.
The adult agnostic, feels as well as the faithful, often hear this question, becoming obsession with both of them: clothing, food, modern and certainly progressive behavior of the group where the young man moves, the new social issues and environmental issues that young proposes, the revision of customs, aesthetics and new proposals (increasingly related to the trade in goods) are the agenda for young people, where the references are increasingly outside the family walls. Parents’ concerns are normal but they do not have to incorporate the little trust, the ambiguity laws that the adult lies in the past, the extreme tradition that the young man can not recognize and above all does not want for not succumb to “the old” who will naturally leave this Earth .
And then the question returns and returns again: what exactly do we want from young people? More: what do they want from life we ​​adults did not want to have?

It does not seem possible that a first answer comes from a non-young person, yet “youthful silences” means a mature progressive consciousness available for prosecution; hence, from this proposal, it is necessary to build or rebuild a barrier, an embankment that can counteract and defeat every silence that the adult presents as an alternative to restless silence. Young people must feel honesty and seriousness! They must be able to recognize proposals among their silent questions; they must be able to see the new features of our modern times explained; they must be able to choose plausible alternatives over time they recognize and not have illusory practices out of the rational and rational scientific context that they could have as the only answer in custody.
The Sacred and Divine Coran contains everything, the future certainly; the use of the Sacred Book for every faithful Muslim is certainly wellness, but it must give rise to approval in the youth that must be the result of reasoning and not imposition; therefore, the adults who are supported by silence to talk to the young, should seek the joy from the latter and fix their mnemonic old age, replacing them even: young people in their vitality (celestial bond) are just as wise but they do not know it yet.

More than trust and respect, these are topics to be discussed: any perplexity will be a stimulus for a thorough study, even if there is an “unresponsive” response from the adult, the intention given will be the saving and exhaustive guidance. The believer and the one not reached by this “human phase” will be indissolubly bound; those who will find in God the guide will perceive the answers and share it to create a healthy, unequaled talk with those who do not feel the (HIS) presence.

But at the time, in the new epoch-making phase of which we are involved, between the beginning of unprecedented globalization in the history of humanity and the primordial era of artificial intelligence (MI) in which IT and computational sciences are ready and are largely available to change the world into almost exclusive manipulation by the agnostic and Western believer not Muslim, while philosophers and theologians approach ethical, theoretical and practical issues is running with the privileged attention of young people: what does the Islamic world currently offer?
Knives in the square and issues of traditional female costume? Problems of social exclusion? Academic scholars from luxurious, aseptic and exclusive private schools?

The every day rising sun is a dispenser of available light indicating God’s will for every believer and therefore faithful, so young people believe in the future and… in God, almost unconsciously (gentle ingenuity); so because they may “possess the future” and therefore engage in seeking it by taking part in the Word of God (Qur’anic) they have the duty and the right to claim responses from adult society.
Credible responses. Unequivocal. Current. From every source, even from the street as long as they are pertinent and satisfying with the Truth of the Sacred Text, never in contradiction and never equivocal. From nobody in this world.

Islam can not be represented in silent people because they (silences) are helpless to the evil that it appropriates and creates horror; some young brothers have shown openly that they have been overwhelmed by being merciless assassins and we adults most likely have not noticed it. Wake up!
(Allah will know -always- more)

 

 

L’Islam armato (la Polizia islamica)/Armed Islam (the Islamic Police) /

Quanto rappresento in questo articolo, è una somma di dati e, piuttosto incontrovertibili, mai negando per altro la discussione che non rifiuto mai, nonostante tutto, come si suol dire. E’ un esempio piuttosto specifico, ristretto e, certamente parziale per quanto riguarda l’analisi ma, è simbolico, uno sguardo che pur incentrato in una “piccola zona” e piuttosto “provinciale” (l’Italia) nella sua pur complessa, variegata e multietnica società civile, non ha mai davvero separato dalla sua identità una certa tradizione ed un certo attaccamento al territorio, laddove non ha mai separato del tutto quella cultura religiosa e totalmente cattolica che la contraddistingue, grazie anche agli splendori di Roma-Vaticano, città Stato incastonata nella Capitale dello Stato italiano, simbolo di quella che rimane la Comunità religiosa più grande del nostro Pianeta, il Cristianesimo appunto.
Il simbolico esempio italico proposto, è essenziale per molti versi e soprattutto perché oggi stiamo vivendo il processo di globalizzazione in una fase che si preannuncia critica per le scelte economiche che verranno fatte, epocale per le masse in movimento costante e mai prima d’ora così informatizzate e, consapevoli, facilmente controllabili potremmo anche dire indicando “i nuovi mass-media“.
Questi spostamenti di culture, tradizioni eccetera, Fedi religiose in primo e primissimo piano, sono e saranno al centro non di discussione per un inizio che abbiamo già visto ma, sono e vengono pilotati (in ogni versante!) per raggiungere scopi, posizioni, potere.
Se la enorme Comunità Cristiana (Israele intesa come simbolo dell’Ebraismo è per antonomasia, qualità, oggi, “potere”)  ha definizioni piuttosto consolidate e scontate, anche dal punto strategico della gestione e controllo delle risorse, l’Islam, la Comunità di mussulmani (Ummah) seguaci dell’ultima Religione Rivelata in ordine di tempo e che mai ha negato l’Ebraismo come origine ed il Cristianesimo come fondamentale base anche di sviluppo, risulta da molti punti di vista arretrato ed in balìa di un pensiero Occidentale ormai corrotto o destabilizzato nei suoi fondamentali, vedi la recente riapertura al fascismo, al nazismo alle politiche discriminatorie ed alla forte presenza dell’imperialismo delle super-Nazioni, tutte materie che sembravano sorpassate definitivamente nel segno della civiltà democratica.

Per questo, detto questo, il presente articolo è rivolto espressamente ai “non mussulmani”, a quelle persone che non hanno raggiunto ancora una certa consapevolezza, anche etica o “fondamentale”, passaggio scritto che contiene probabilmente una dose elucubrante ma ininfluente per un ragionamento “aperto”.
Potrebbe trattarsi di una proposta enfatica ed ideale, un indicazione che non si può ma soprattutto non si deve non tenere di conto e per l’Occidentale partigiano e, per il fratello islamico che si appresta a gioire ma anche soffrire al suo cospetto: difronte a noi sulla Terra e finanche siamo vivi, ci sono e possono essere altri esseri umani; talvolta ce ne dimentichiamo e dimentichiamo l’origine della loro vita…
celerino-casco-polizia-reparto-mobile
In Italia, sono circa 250.000 (militari esclusi) le forze cosiddette “dell’ordine”
, la Polizia come internazionalmente si suol dire.
Considerando la statistica come materia scientifica discutibile ma comunque asettica, basata sulla legge dei numeri e comunque non del tutto indifferente alle “sensibilità umane” quando tratta di attività strettamente connesse con la società, potremmo non avere troppi dubbi a conteggiare un 99% di questo numero come una cerchia di persone ligie al dovere e caratterizzate da un uniformità di pensiero politico sui generiis molto
vicino a quello del patriota, della persona attaccata ai valori nazionalisti del Paese che rappresenta, stereotipi o poco partecipativi ragionamenti inclusi. Nessuna critica insita in questa descrizione ed anzi, una constatazione che esalta in qualche maniera una caratteristica seppur parziale che determina e dovrebbe determinare la funzione di questa categoria di persone, utili senz’altro nella composizione di una società che definiremmo civile; “ordinaria amministrazione”.
(99 per cento non è 100 per cento; rimane quindi “uno”, uno per cento).
La statistica, quella seria, prevede anche questo e, certamente non lo nasconde e nemmeno nell’approssimazione. Uno per cento, significa in questa analisi, circa 2500 (duemilacinquecento) persone le quali, senza ricercarne a forza una carenza, una debolezza, una indisposta e maldestra negatività o peggio una corruzione o malvivenza celata, possono ipoteticamente avere e detenere una predisposizione, un sentimento religioso spiccato, un differente approccio alle “questioni morali” regolate -per il loro e presunto pensiero- dalla Fede in Dio, Allah, in questa azzardata ipotesi. L’azzardo, considerando l’Islam come la seconda Religione planetaria per numero di fedeli sparsi in ogni Landa terrestre, (circa 1 miliardo ed 800 mila persone, secondo gli ultimi studi statistici) non è tale se teniamo conto delle cifre.
Ma… da questi “2500 poliziotti” per uno scrupolo eccessivo ma probabilmente utile, togliamo una metà, facendo in modo di contare circa 1250 poliziotti mussulmani e, italiani, certamente cittadini italiani.
Un piccolo battaglione, è indubbia questa militare rappresentazione.
Milleduecentocinquanta islamici armati dallo Stato, i quali, nella consueta pratica islamica, nella liturgia per definire ancora meglio questa pratica, non necessitano di praticare nel luogo sacro la loro Fede e non necessitano di una gerarchia clericale per essere “rappresentati e presenti”, come il Sacro e Divino Corano semplicemente (nella semplicità vincente) prevede e prescrive.
Oggi, ora e proprio ora, senza dover ragionare delle nuove pratiche di richiesta di cittadinanza che consentiranno come deve essere ed è, di acquisire diritti a fronte di doveri da sottoscrivere ed in parte già sottoscritti, senza argomentare delle future Leggi che dovranno regolamentare molti “nuovi cittadini” europei già ora in attesa perché infanti (Italia per questo esempio) qui nati e scolari qui studenti, ci sono oltre mille poliziotti islamici, soldati fedeli -in grazia di Dio!- ad Allah.

In lingua araba c’è un esclamazione appropriata: Alhamdulillah!


What I represent in this article, it is a sum of data and, quite incontrovertible data; I never deny the discussion of the arguments: I never refuse to talk about. It is a rather specific, narrow, and certainly partial analysis, but it is symbolic, a look that focuses on a “small area” and rather “provincial” (Italy) area in its rather complex, varied and multiethnic civil society, it has never really separated from its identity: a certain tradition and a certain attachment to the territory, where it has never separated completely that religious and totally Catholic culture that distinguishes it, thanks to the splendor of Rome-Vatican City, State embedded in the capital of the Italian State, a symbol of the largest religious Community in our Planet, namely Christianity.
The symbolic proposed Italic example, is essential in many ways and above all because today we are experiencing the globalization process at a critical stage for the economic choices to be made, epochal for the masses in constant movement and never before so computerized (and aware!) easily controllable we could say by pointing out “new mass media”.
These movements of cultures, traditions and so on, Religious Faiths in the first and very first plan, are and will be not at the center of discussion like we have seen but, they are, and are being right now, piloted (on every side!) to attain goals, positions, power.
If the enormous Christian Community (Israel as a symbol of Judaism is by far, quality, today, “power”) has far more consolidated and descriptive definitions, also from the strategic point of resource management and control, Islam, Muslims (Ummah) like followers of the Last Religion Revealed in time that never denied Judaism as origin and Christianity as a fundamental basis for development, it is from many points of view backward and at the mercy of a corrupt Western thought or destabilized in its fundamentals, see the recent reopening of fascism, nazism to discriminatory policies and the strong presence of imperialism in the super-nations, all of which “themes” seemed to have surpassed definitively in the sign of democratic civilization.

For this reason, this article is expressly addressed to “non-Muslims”, those people who have not yet reached a certain level of consciousness, even ethical or “fundamental”, a written passage that probably contains a significant dose of elucubrations but not for this reason not open and useful to an “open” reasoning. This one, it could be an emphatic and ideal proposal, an indication that can not but must not be ignored, and for the Western partisan, and for the Islamic brothers who is about to rejoice but also suffer at his sight. On Earth, in front of us, there are and can be other human beings we sometimes forget to recognize: their life has always a source…

celerino-casco-polizia-reparto-mobileIn Italy, there are about 250,000 (military excluded) so-called “order forces”, the Police as we say internationally.
Considering statistics as a questionable, but aseptic scientific matter, based on the law of numbers, and in any case not entirely indifferent to “human sensibilities” when it comes to activities closely related to society, we might not have too many doubts to count a 99% of this number like a circle of people who are duty-bound and characterized by a uniformity of political thought on generiis, close to that of the patriot men, the persons attached to the nationalist values ​​of the Country that represents, stereotypes or little participatory reasoning included. No criticism is contained in this description, and indeed, a statement that exalts in some way a characteristic, albeit partial, which determines and should determine the function of this category of people, useful in the composition of a society we would define as civil; “ordinary administration”.
(99 per cent is not 100 per cent; it is therefore “one”, one per cent).
The statistic, that serious, also includes this and, of course, does not hide it or even approximate it. One percent, in this analysis, means about 2500 (two thousand five hundred) people who, without looking for a shortage, weakness, indecisive and maladjusted negativity, or worse hidden bribery or malevolence, can hypothetically have and hold a predisposition, a distinct religious sentiment, a different approach to the “moral questions” regulated -for their supposed thought- by the Faith in God, Allah, in this hypocritical hypothesis. These counts are not a risky one, considering Islam as the second planetary Religion for the number of faithful scattered in every Earthland (about one billion and eight hundred thousand, according to recent statistical studies) and this count is not so wrong, if we take into account the figures.
But… of these “2500 policemen” for an excessive but probably useful scruple, we take off half, counting about 1,250 Italian Muslim police officers certainly Italian citizens: a small battalion, this military representation is undeniably…
Thousand two hundred fifty Muslims armed by the State, who, in the traditional Islamic practice, in the liturgy to define this practice even better, do not need to practice their faith in the sacred place only and do not need a clerical hierarchy to be “represented and present” like Sacred and Divine Qur’an simply (in winning simplicity) foresees and prescribes.
Today, now and right now, without having to reason on new citizenship applications that will allow it to be and will be, to acquire rights in the face of obligations to be signed and partly already signed, without arguing for future Laws that will have to regulate many “New European citizens” already waiting because infants (Italy for this example) born here and pupils here students, there are over a thousand Islamic policemen, loyal soldiers -in the grace of God!- to Allah.

In Arabic Language, there is an appropriate exclamation: Alhamdulillah! 

 

Un piccolo, grande atto di Jihad. (Narrazioni oggettive n. 2) / A small, great act of Jihad. (Objective narratives No. 2)

Jihad, letteralmente significa “sforzo”, individua lo slancio per raggiungere un dato obiettivo e può fare riferimento allo sforzo spirituale del singolo individuo per migliorare sé stesso. Nella dottrina islamica indica tanto lo sforzo di miglioramento del credente (lo «jihad superiore»), soprattutto intellettuale, rivolto per esempio allo studio e alla comprensione dei testi sacri o del diritto, quanto la guerra condotta «per la causa di Dio», ossia per l’espansione dell’islam al di fuori dei confini del mondo musulmano (lo «jihad inferiore»).
https://it.wikipedia.org/wiki/Jih%C4%81d

In qualsivoglia interpretazione sia possibile, seguendo il testo “aperto” di Wikipedia, ad esempio, l’esame di coscienza, l’interrogazione somma che distingue l’umano dall’animale essere, è pratica correttiva, salubre ed efficace per comprendere se stessi ed il mondo circostante. Non è questa una enigmatica incitazione, non lo è perché inutile e stupida potrebbe apparire difronte alla più genuina, istintiva e primordiale azione che ognuno di noi, in Terra, compie quotidianamente, grazie a Dio per il significato che ogni fedele vi aggiunge.
Il libro intitolato “Space”, di Hadi Rizvi o, meglio definito “poema lungo” come la breve introduzione presenta, scritto in inglese dal pensatore pakistano e con cui ho avuto l’onore dello scambio di alcune lettere virtuali, ha -secondo il mio pensiero- un accenno, un invito quasi, di cui non possiamo esimerci dal partecipare.
L’invito è appunto rivolto a noi, lettori, verso noi, gli stessi; atto a tratti sublime (estrapolo con il consenso dell’autore“GOD SAYS”, -scorri la pagina per leggere- esemplare poesia che meglio di mille parole descrive ciò di cui vorrei farVi partecipi) per cui l’intervento dello Jihad, appare -se possibile- “migliore” o, “migliorato”. (Una particolare menzione per l’impaginazione del libro e soprattutto per i disegni che accompagnano il lettore tra il testo, a cura di Esen Rizvi, figlia dell’autore).

Discorrendo con il gentile autore, elogiando con mia estrema sincerità il suo alto spirito, devo confessare che le sue parole di commento e probabile supporto al testo, (scansando una decontestualizzazione sempre -ahimè- possibile) mi rimandano verso concetti (non confini) filosofici legati all’utopia, noncurante certamente per questo intervento della intensa e superba definizione di “verità prematura” del fiacco Lamartine, per dirla “alla Mazzini”.
Si badi, non è questo assetto da me prospettato come una “irrealtà” legata con l’assurdo, un modello esasperato ed irrealizzabile e quindi da scansare con fare polemico ma, un indirizzo assolutamente valido che ha valenza esclusiva per realizzare se stessi, nello Jihad appunto, come m’è parso di intravvedere nelle note della prefazione ed in particolare nei termini “to reform humanity” (riformare l’umanità).
E’ molto probabile che il mio commento, questo commento, sia forzato da studi pesantemente coinvolti nell’Occidentale analiticità, nel mondo delle filosofie contemporanee, certamente non studi definitivi e mai di valenza universale ma, consulti che senza pochi dubbi hanno coperto archi temporali in cui l’Islam e meglio dire la Umma, non vi ha potuto serenamente transitare; non c’è stata quindi nessuna proposta da parte della antica saggezza orientale che contempla il riposo e la preghiera e mai indica queste come “ozio” e “perdita di tempo” e non si è potuto vedere un indizio di ragionamento ed almeno debole per contenere il trapasso individuato nella mercificazione, la quale, di fatto, è in procinto di seppellire l’Occidental pensiero critico e tutto il resto. Oggi, la globalizzazione irriducibile delineata dal consumismo capitalista, rappresenta un parziale arresto ideologico; sentitamente, nell’attesa di una smentita, per Dio: “fateVi avanti!”

Nota: Narrazioni oggettive “1” è disponibile anche da questo link; QUI.

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Space” di/by Hadi Rizvi; Published by Paramount Publishing Enterprise  152/O, Block-2, P.E.C.H.S., Karachi-75400, Pakistan Tel: 34310030 Fax: 34553772 E-mail: paramount@cyber.net.pk ISBN: 978-969-494-778-5

(*) Nel ringraziare pubblicamente per il supporto e la disponibilità il caro Hadi, non mi è possibile, attraverso i mezzi di cui dispongo, tradurre il testo originale inglese; per i lettori che non hanno dimestichezza con la lingua, provate per inizio con questo famoso e gratuito traduttore automatico online: https://translate.google.com/m/translate / Note for italian readers only: not possible due to my poor knowledge to translate in italian language the Poem; I thank brother Hadi for his ability to understand. Please, use Google on line! Thank you and all of you…


Jihad is classified into inner (“greater”) jihad, which involves a struggle against one’s own base impulses, and external (“lesser”) jihad, which is further subdivided into jihad of the pen/tongue (debate or persuasion) and jihad of the sword. Most Western writers consider external jihad to have primacy over inner jihad in the Islamic tradition, while much of contemporary Muslim opinion favors the opposite view. Gallup analysis of a large survey reveals considerable nuance in the conceptions of jihad held by Muslims around the world. → https://en.wikipedia.org/wiki/Jihad

In any interpretation may it be possible, following the “open” text of Wikipedia, for example, the examination of consciousness, the sum question that distinguishes human from the animal being, is a corrective, healthy and effective practice to understand ourselves and the surrounding world. This is not an enigmatic incitement, it is not because useless and stupid may appear in front of the most genuine, instinctive and primordial action that each of us, on Earth, performs on a daily basis, thanks to God for the meaning that every faithful adds on.

The book entitled “Space,” by Hadi Rizvi or, better than book defined as “long poem” as the short introduction broach us, written in English by the Pakistani thinker and with whom I had the honor of exchanging some virtual letters, has -according to my thought- a hint, almost an invitation, of which we can not avoid taking part. The invitation is addressed to us, readers, to us, “the reading persons”; at times sublime writing (I extrapolate with the consent of the author “GOD SAYS”, -scroll page above- an exemplary poem that best of a thousand words describes what I would like to share with you) so that Jihad’s intervention appears to be “better” or, “improved.” (One particular mention for book layout and especially for the drawings accompanying the reader between the text, edited by Esen Rizvi, daughter of the author).

By speaking with the gentle author, praising my highest spirit with my sincerity, I must confess that his words of commentary and probable support for the text (by scrapping an always -Alas!- possible discontestualization) point me to philosophical bound concepts (not boundaries) closer to utopia, certainly not this intervention made possible with intense and superficial definition of Lamartine‘s think “premature truth”, to say “like Mazzini” said about him. It is not this arrangement that I have conceived of as an “unreality” (utopia) linked to the absurdity, an exasperated and unrealistic model and therefore to be dispelled with controversy, but an absolutely valid address that has exclusive value to make oneself in Jihad precisely, as I seemed to see in the notes of the preface and in particular in the terms “to reform humanity”. It is very likely that my comment, this commentary, is forced by studies heavily involved myself in Western analyticity, into the world of contemporary philosophies, certainly not definitive studies and never of universal validity, but that, without any doubt, they covered time spans in to which Islam (better to say the Umma) could not serenely pass; there was therefore no proposal from ancient Eastern wisdom that contemplates rest and prayer and never indicates them as “leisure” and “loosing time” and there was no indication of reasoning and at least weakness to contain the trap found in commodification, which, in fact, is about to bury Occidental critical thinking and everything else.
Today, the irreducible globalization outlined by capitalist consumerism is a partial ideological stoppage; in the expectation of a denial, for God: “Come on, talk to me!”

Note: Objective Narratives “1” is also available from this link; HERE.

 

 

 

Il martirio; i martiri; le inevitabili questioni del pensiero umanistico (parte terza) / Martyrdom; martyrs; the inevitable issues of the humanistic thought (part three)

Essendo per la terza volta (QUI la parte 1 e QUI la parte 2) difronte a questo spinoso, complesso ed arduo tema nella manipolazione da dover-voler sostenere, il martirio, quale atto in sé compresa la sua preparazione, fosse codesto sacrificio espressione sentimentale iperbolica, dimostrerebbe l’eccesso (falsificante?) della cognizione del vero e quindi, in ambito di misura della scettica tradizione filosofica, percorso confutativo incluso nel termine di tropo, laddove “vero” è sinonimo di “vita”.
Tenendo scontata la Fede che sostiene il martire religioso quale soggetto attivo, ogni “situazione contraddittoria” prevista nei termini dalla filosofia appena citata, decadrebbe e, nemmeno “le controversie” sarebbero sufficienti per delineare e denigrare simile comportamento.
Già uno splendido ragionamento -sebbene non focalizzante di questo tema- nei primi anni del XVIII secolo circolava tra i pensatori europei (Trattato dell’eloquenza spettante ai tropi); già allora ed anche probabilmente molto prima di allora, rasentare, costeggiare ed estendersi con fermezza e coraggio tra i cigli degli abissi e quindi i precipizi dell’affezione, in questo caso dogmatica, era espressione di una certa libertà intellettuale, autonomia che oggi, per quanto riguarda il coinvolgimento delle Fedi e soprattutto di quella islamica, non è sempre garantita.

Quanto ho decisamente esposto in questi “tre passaggi” (probabilmente ci sarà un arresto dal proseguire questo tema ed almeno per qualche tempo, sicuramente se non ci sarà un confronto aperto) instaura una visione apologetica del martirio, atta all’incitamento per non eccedere nell’ipocrisia di rifiutarlo a priori e rilevare la sua esistenza e possibilità possa questo ripresentarsi ancora nel suo compimento all’interno della sfera delle Religioni abramitiche; questo atto sacrificale, è assolutamente sensato e previsto quando è perfettamente pensato, aspirato e finanche eseguito. (L’ipocrisia da qualsiasi parte provenga la rifiuto categoricamente; la non lettura completa dei tre capitoli è inoltre ed in aggiunta una decontestualizzazione inaccettabile!)

Nello stesso istante in cui indico e quindi declino questo pensiero, consto che l’evidenza di questa nostra realtà, il nostro tempo, la storia che stiamo scrivendo in somma, non ha lasciti solidali con i presupposti necessari per il martirio: impossibile scorgere alcunché possa determinare in ambito certamente religioso non un atto ma, nemmeno un aspirazione martirizzante; nell’Islam, per sommo esempio, un atto di martirio presumerebbe una Comunità islamica (Umma) divisa nei fondamentali ed assediata nei luoghi Sacri da un invasore chiaramente identificato e localizzato; una risposta sui generiis, ammesso ma non concesso si possa intuire “un estensione” di questa reazionaria risposta, dovrebbe considerare una sopraffazione totalitaria in un attività di annientamento della Parola di Dio-Allah.
La grandezza di Dio, invincibile su ogni forza terrena diabolica e non diabolica e di qualunque portata, non necessita delle umane attività per la sua difesa in quanto irrisorie ed infinitamente insufficienti dinanzi alla universale e perfetta sua ascesa sopra ogni cosa, visibile ed invisibile agli umani tutti (ed oltre). L’Uomo, come già indicato dalle mie scritture, non necessita di Religione in quanto egli stesso è Religione; l’Uomo, ciononostante tutte le tesi, deve combattere solo se stesso e non rinunciando nemmeno al martirio ma, dovrà riconoscere e tenere deciso monito che non sarà ammissibile giustificazione per l’ignoranza anche minima in questa delicatissima materia che abbraccia certamente lo Jihad.

Che cosa rimane dunque per un analisi degli avvenimenti che ci circondano e di cui c’è un aspirazione al martirio, alla (quasi) inscrizione nel Martirologio romano se non dovessimo leggere di avvenimenti che sostanzialmente sono di matrice mussulmana?

Non voglio certamente esprimere giudizi e, se mai fosse stato inteso il contrario, -dopo civile discussione- sono pronto a cospargermi il capo di cenere, sia chiaro.
Sottostando all’impegno di non cercare per questa terza parte una risposta od una serie, non intendendo neppure affrontare temi che indichino con certezza delle cause e concause per cui la società globale si ritrova investita da una sorta di delirio capitalista collettivo, sistema che ha affossato la cultura politica ed ha decretato la fine di intere popolazioni e dei loro territori, nonché responsabile di un principio di attacco alla spiritualità dell’Uomo, temo -seriamente- non ci possano ancora essere i presupposti per una semplice analisi, una che definirei “di partenza” per poter iniziare ad affrontare un dialogo assolutamente paritetico con la Umma.
Questo è -per ora- quanto. (Buona lettura)

La sindrome di Cotard, inquadrabile nell’ambito dei Disturbi Deliranti, è caratterizzata da idee di negazione e da una composita costellazione sindromica, comprendente ansietà melanconica, idee di dannazione o di possessione, tendenze autolesive, analgesia e idee di immortalità. Inoltre lo stato di assenza di emozioni domina completamente la ragione.
Caratteristica fondamentale della sindrome di Cotard è il delirio nichilista che consiste nella negazione totale del corpo o dell’esistenza di alcune parti di esso “non ho lo stomaco” “non ho la testa”, o nella loro trasformazione “il mio cuore è diventato di pietra”; dello spirito “sono senza anima”; dei beni materiali “non ho abiti”, “non ho casa”, “non ho cibo” e relazionali “non ho famiglia”; dell’intera persona “non ho nome”, “non ho passato”, “non ho età”. La sensazione di vuoto assoluto può essere tale da arrivare alla negazione delirante della propria persona “non esisto”, “non sono mai nato”. Alcuni sono convinti di essere morti, di sentire il puzzo della loro carne in putrefazione. Il sentimento di attribuzione causale interno, cioè la tendenza ad attribuire a se stessi la responsabilità di eventi esterni, può far assumere al nichilismo connotazioni di tipo cosmico per cui la persona è convinta che il destino del mondo intero è inscindibile dal suo. Spesso al delirio nichilista si associano idee deliranti di enormità fisica, la persona sente ed afferma che il proprio corpo è immenso, non ha più limiti, si è espanso a tutto l’universo; di immortalità e onnipotenza. In quest’ultimo caso il nichilismo di Cotard può assumere la connotazione di una megalomania a rovescio. Essa infatti viene esperita nella negativa accezione di pena, condanna e di dannazione a vivere in eterno per poter soffrire ed espiare così in parte le proprie colpe. L’immortalità qui rappresenta la paura più terribile esperita dalla persona. In questa fase non è rara la messa in atto di condotte autolesive e automutilanti e l’affiorare di idee suicide.

[Tratto da: “Aggiornamenti” del settembre 2008 dal “Portale medicina.it”]


As for the third time (HERE, part 1 and HERE, part 2), this thorny, complex and arduous theme in the manipulation that need-want to be supported, martyrdom, as an act in itself including its preparation, is a sacrifice of hyperbolic sentimental expression that would demonstrate the excess (falsifying?) of the cognition of the true and therefore, in the measure of the skeptical philosophical tradition, the confutation path included in the term tropo, where “true” is synonymous with “life”.
By taking the Faith that supports the religious martyr as it is an active subject, any “contradictory situation” envisaged in the terms of the philosophy just mentioned, would be taken away and even “controversies” would not suffice to delineate and denigrate such conduct.
Already a splendid reasoning -even not focusing on this topic- circulated among the European thinkers in the early eighteenth century (“Treatise for the tropes of eloquence”*); already and probably much before then, stretching with firmness and courage between the eyelashes of the abyss and therefore the precipices of the affection, in this case dogmatic, was an expression of some intellectual freedom, autonomy that today, as far as the involvement of the Faiths and above all the Islamic, is not always guaranteed.

(*)This book was written in 1730 and it is preserved in the Rome‘s library “V.E.”, edited in Bologna. Thank’s to “Google books” you can read it on line for free. (In italian language only).

As I have clearly set out in these “three passages” (probably there will be a halt from continuing this theme and at least for some time, surely if there is no open confrontation) it creates an apologetic view of martyrdom in the incitement not to exceed in the hypocrisy to refuse it first and to point out its existence and possibility that this may still occur in its fulfillment within the sphere of the abramite religions; this sacrificial act is absolutely sensible and foreseen when it is perfectly thought, aspirated and even executed. (Hypocrisy is categorically refusing from any part by myself; incomplete reading of the three chapters is, in addition, an unacceptable decontextualization!)

At the same moment in which I declare this decline, I declare that the evidence of this reality, our time, the story we are writing in sums does not leave us solid with the necessary assumptions for martyrdom: it is impossible to see anything that can to determine in a certain religious context not an act only but not a martyr aspiration, too; in Islam, for the most part, an act of martyrdom presumes an Islamic Community (Umma) divided into the bases and besieged in the sacred places by a clearly identified and localized invader; a response to generiis, admitted but not allowed, can be understood as an “extension” of this reactionary response, should consider totalitarian overthrow in annihilation of the Word of God-Allah.
The greatness of God, invincible over all diabolic and non-diabolical terrestrial forces and of any reach, does not require human activities for his defense as these are infinite and infinitely inadequate in comparison to the universal and perfect ascent above everything of the divine, visible and invisible to humans all (and beyond). Man, as indicated by my scriptures, does not need Religion because he himself is Religion; Man, in spite of all his thesis, must fight only himself and not even renouncing martyrdom, but must acknowledge and hold firm warning that it will not be acceptable justification for ignorance even minimal in this delicate matter that certainly embraces Jihad.

What then remains for an analysis of the events surrounding us and of which there is an aspiration to martyrdom, to (almost) inscription in the Roman Martiology if we are not to read of events that are essentially of a Muslim matrix?

I certainly do not want to make judgments, and if the opposite is to be misunderstood -after civil discussion- I am ready to spread the ash on my head, be it clear.
By underlining the commitment not to look for this
third chapter for a response or series, not even intending to address issues with certainty of cause that global society finds itself invested by a sort of collective capitalist delirium, a system that has tossed political culture and has decreed the end of entire populations and their territories, and is responsible for a principle of attack on the spirituality of man, I’m afraid -seriously- there can still be no presuppositions for a simple analysis, one that I would call “starting” in order to start addressing an absolutely equal dialogue with the Ummah.
This is -for now- how much. (Enjoy the reading)

Cotard Syndrome, framed within Delirious Disorders, is characterized by negation ideas and a composite constellation constellation, including melancholic anxiety, damaging or possessing ideas, self-tendential tendencies, analgesia, and immortality ideas. Moreover, the state of absence of emotions fully dominates the reason.
The fundamental feature of Cotard syndrome is the nihilistic delusion that consists in total body negation or the existence of some parts of it “I have no stomach” “I have no head”, or in their transformation “my heart has become Stone”; Of the spirit “are without soul”; Material goods “I do not have clothes”, “I have no home”, “I do not have food” and relational “I have no family”; Of the whole person “I have no name”, “I did not pass”, “I have no age”. The absolute void of feeling can be such as to reach the delusional negation of one’s own person “does not exist”, “I have never been born”. Some are convinced of being dead, hearing the stench of their flesh in rotting. The sentiment of internal causal attribution, that is, the tendency to attribute to itself the responsibility of external events, can make nihilism cosmic type connotations for which the person is convinced that the fate of the whole world is inseparable from its own. Often nihilistic delirium associates delusional ideas of physical enormity, the person feels and states that his body is immense, no longer limits, has expanded to the whole universe; Immortality and omnipotence. In the latter case, Cotard’s nihilism can assume the connotation of a backward megalomania. In fact, it is experienced in the negative meaning of punishment, condemnation and damnation to live forever in order to suffer and thus expiate its own faults in part. Immortality here represents the most terrible fear experienced by the person. At this stage, it is not uncommon to put into practice self-healing and self-destructive conduct and the emergence of suicidal ideas.
NOTE:
This translation is from a psychiatric medicine site. Since translation is quite complicated because of my personal difficulties, what is read is copied without further verification by “Google Translator”; there are obviously similar English-language descriptions available. This is a link to the free Encyclopedia Wikipedia:https://en.wikipedia.org/wiki/Cotard_delusion

Il (poco) discreto fascino del capitalismo / The (less) discrete charm of capitalism

La “civiltà meccanica” come fulcro, paradigma, archetipo di pensiero Occidentale che si stabilisce in un moto all’apparenza dei fatti inarrestabile e senza ostacoli, è in via di degenerazione materialista e consumista, considerate appunto (al momento) “finite le spinte marxiste” che ne tentarono un contrasto, certamente dapprima ideologico. Tutto ciò, questa “modernità” in somma, sta uccidendo lo spirito e la giustizia, in primo luogo quella divina.
Non solamente.
Il “dinamismo”, caratteristica determinante di questa imperante ideologia, ha reso l’impazienza una pseudo virtù, ha reso il riposo “perdita di tempo”, il silenzio, la contemplazione e la preghiera “tempi morti”. Questi valori apparentemente non negati, sono e rimangono custoditi nell’animo dell’Uomo, nel sentimento. Mai domo. La religiosità e prima della Religione, per tanto, è immanente nell’Uomo, tale che in esso tutti gli uomini sono uguali e comunicano.

Inevitabilmente, la globalizzata società (è una e sempre una la società nella ricerca dell’Assoluto) va’ incontro ad un autocritica: non può essere esente, in somma; nessuna società civile è immune da questa attività del tutto umana. Proprio da qui, anzi, qui, Cristianesimo ed Islam, nell’ordine cronistorico fioriscono. (A guardare bene ma solo per un attimo, sono la stessa Religione, includendo anche l’ebraismo; da Mosè, in somma). In realtà, la grande ed assoluta differenza è che il mussulmano non potrà mai convertirsi al Cristianesimo oppure all’Ebraismo, perché l’Islam già li “comprende”, li “definisce”; oggi, semplificando, le Comunità islamiche devono necessariamente svincolarsi proprio da quell’Occidente del capitale che le manovra; oggi come allora e nonostante per questo tempo c’è un problema aggiuntivo che riguarda le masse in movimento e fuori controllo, le masse che oggi compiono guerre alla pari degli eserciti.
“Il comunismo divino“, quell’unità indiscutibile della Umma di origine, potrebbe fallire come quello di Marx ha fallito difronte al capitalismo, non considerando le intercettazioni che l’Islam in qualità di Fede imbattibile verrebbe a dover sostenere; per tanto: quali saranno le conseguenze nell’evidenza islamica che “lo spazio per Dio” non sarà mai “una concessione”?
Il sincretismo generico, la “filosofia accettabile”, negli ambienti di politica e cultura internazionale, ripete che “la conoscenza reciproca” porta alla “mutua intesa”: che significa dal punto di vista mussulmano, capitalismo e democrazia über alles?


The “mechanical civilization”, fulcrum, paradigm, an archetype of Western thought that is established in a motion in the appearance of unstoppable and unimpeded facts, is in the process of materialist and consumerist degeneration, considered precisely (at the moment) “ended the Marxist pushes”, that tried a contrast, certainly at first ideological. All this, this “modernity” in sum, is killing the spirit and the justice, first of all, the divine one?
Not just that one.
The “dynamism”, the decisive feature of this dominant ideology, has made impatience a pseudo-virtue, made rest “loosing time”, silence, contemplation and prayer “dead times”. These values seemingly not denied, are and remain guarded in the soul of man, in feeling. Never bend. Religiousness and before of Religion is so immanent in Man, so that all men are equal in it and communicate.

Inevitably, a globalized society (one and only one is always a society in the search for the Absolute) is confronted with self-criticism: it can not be exempt, in sum; no civil society is immune to this all-human activity. Right from here, indeed, here, Christianity and Islam, in the chronological order flourish. (Just for a moment, these two are the same Religion, including Judaism; Moses, in sum). The great and absolute difference is that Muslim can never convert to Christianity or to Judaism, because Islam already “understands”, “defines” both the two; today, by simplifying, Islamic communities must necessarily be released from that West of the capital that maneuvered them; today as it is then and despite this time, there is an additional problem concerning the masses in motion and out of control, the masses that now make armed struggles like the armies.
“Divine Communism”, that unquestionable unity of the Ummah of origin, could fail as Marx‘s failure to capitalism, not considering the interceptions that Islam as unbeatable Faith would have to sustain; so, what are the consequences in Islamic evidence that “space for God” will never be a “concession”?
Generic syncretism, “acceptable philosophy” in the context of international politics and culture, repeats that “mutual knowledge” leads to “mutual understanding”; meaning from the Muslim point of view, what does it mean: capitalism and democracy über alles?

Il martirio; i martiri; le inevitabili questioni del pensiero umanistico (parte seconda) / Martyrdom; martyrs; the inevitable issues of the humanistic thought (part two) [shahīd شَهيد]

Nella precedente disquisizione riguardo questo tema sempre evanescente e soprattutto pericoloso da trattare, (QUI la prima parte) ho terminato la scrittura con una domanda; la ripropongo come riallaccio: <<Essendo il martirio fondato nel dogma religioso, riconoscendo questa verità, quali sono le direttive, le pratiche di formazione, di ammaestramento e culturali di cui e per cui c’è fabbisogno?>>
Sia chiaro: non ho risposte lapidarie e nette e, non ce ne sono per questa seconda (ma non ultima, Se Dio Vòle) parte. (Spingendomi in un territorio zeppo di insidie e di difficilissima argomentazione, senza un particolare tatto, ho la speranza esse -le risposte- possano nascere nella nostra coscienza…)

Il martirio di matrice religiosa, atto che si è imposto nell’opinione pubblica e mediatica in questi ultimi tempi in questo termine perché così è stata descritta l’azione terroristica, sebbene dal mio punto di vista e per quanto ho cercato di spiegare nella parte prima non è, appunto, martirio*, ha in qualche modo influenzato una minima discussione, laddove l’aggettivo che sopra ho usato, quello appunto di “evanescente”, lo ripropongo con fermezza per descrivere i dibattiti svolti ed in svolgimento in tal senso qui in Occidente, dove ora mi ritrovo.
Le due Religioni che si spartiscono oltre la metà ed anche di più degli umani in Terra, il Cristianesimo e l’Islam, nell’adorazione dello stesso Dio, hanno visto, nel corso della loro esistenza, certamente azioni di martirio; una sostanziale differenza va però segnata: la Religione Cristiana indica il martirio sempre come uno stadio (umano) passivo e cioè un sacrificio massimo che equivale a morire ed a farsi ammazzare per la causa; il martirio islamico, in vece, aggiunge anche uno stadio attivo, la possibilità cioè di innescare l’azione che sfoci nel sacrificio ultimo. (Questo in linea di massima e senza tentare ora e qui un analisi su quanto sia ignobile per l’Islam considerare Dio crocefisso e quindi martire).
Mi chiedo, pur essendo pratiche dissimili, modalità che non possono venire confuse: sono o no, comunque, “due facce della stessa moneta?
Sebbene da parte del martire “la preparazione” sia un requisito “speciale”, “serissima” e, non possa prevedere “inadeguatezza” e/o “imperfetto portamento coscienzioso” od addirittura una “superficialità” o “condotta precedente deplorevole”, entrambi, mai indotti e sempre consapevoli e lucidi nel ragionamento, risultano impossibilitati nella esecuzione pianificata (mai casuale!) se non hanno a disposizione un altra e differente vita come ostacolo. Attivo o passivo, il martire, non può agire isolandosi e senza coinvolgere “umana resistenza” e “vitale resistenza”, pena l’inefficacia della azione ed il conseguente discredito come martire, laddove l’appellativo di terrorista, non è nulla di più, nulla di meno, è il ricordo che resterà di lui se fosse stato un uomo; ogni atto sui generiis, quindi, consegnerebbe ogni “attività” non specchiata quantomeno in alcuni dettami sopra esposti, alla comune criminalità, alle attività malavitose, crudeli e barbare; all’omicidio. Disumano.
(L’Islam, ultima Religione rivelata, addirittura prevede e distingue modus operandi; senza qui addentrarci in descrizioni particolareggiate, possiamo almeno non dimenticare che “il fuoco” e la chimica –assoggettabile per ciò che si può ottenere da essa oggi-, è “affare di Dio” e non umano?)

Cattura
Horror in Mosul, Isil used prisoners as guinea pigs for chemical weapons. [https://goo.gl/ZbhvUI]

Sopra un articolo di un quotidiano nazionale italiano che ci illustra (col beneficio del dubbio) una serie di cruenti accadimenti apparsi di recente, un articolo che offre o dovrebbe offrire una serie di inquietudini ma, ciò che è più efficace per questa analisi è evidenziare perché servirebbe fare tutte queste distinzioni, quale senso avrebbe approfondire questi atti violenti se non dopo aver preso una posizione inequivocabile “contro tutte le violenze”, a priori. E perché farlo in questo modo.
Ebbene, la ricerca di pace, il bene per tutti e comune, oggi, è solo un altra formula mediatica; le discussioni per questi temi oramai tengono la scena focalizzando su “bombe intelligenti”, “madri delle bombe”, “guerra preventiva”, “azione di pace” e via di seguito, ragionamenti che comunque allontanano e portano a decontestualizzare il martirio, tema di cui dovremmo accettare l’esistenza ma soprattutto una paternità religiosa senza false ed ipocrite rappresentazioni e, senza vergogna, perché il predominio del pensiero unico, nascondendo questa arcaica verità, ci consegna deviate considerazioni che lo collocano maldestramente in una sfera bestiale e non eroica come è stato, quella dell’islamofobia, pseudo-argomentazione che potete analizzare QUA.

* Sulla base dei dati che possiedo, dati incontrovertibili e disponibili a chiunque li voglia ricercare ed in attesa di smentita, sono convinto che non solo non vi sia traccia alcuna di martiri ma, risultino quelle azioni essere pratiche assassine e sanguinarie, praticamente espressioni de “IL NULLA” (Vedi QUI).

In the previous dissertation regarding this ever-evanescent and especially dangerous topic to be treated, (HERE the first part) I ended my writing with a question; I propose to bring it back: <<Being martyrdom founded in religious dogma, recognizing this truth, what are the directives, the training and cultural practices for which and why is it necessary?>>
To be clear: I do not have lapidary and certain answers, and there is not one for this second (last but not least, if God Wants) part. (Pushing myself into a territory full of pitfalls and difficult arguments, without a special touch, I have the hope -the answers- can be born in our consciousness…)

The martyrdom like a religious matrix, an act that has been imposed on public opinion and media in recent times in this term because terrorist action has been described -though from my point of view and as far as I have tried to explain in the first part it is not martyrdom*– it has somehow influenced a minimal discussion, where the adjective above I used, namely, “evanescent,” I reiterate it firmly to describe the debates that have been carried out and take place here in West, where I am, now.
The two religions that spread more than half and even more than humans in the Earth, Christianity and Islam, in worshiping the same God, have witnessed, during their existence, certain acts of martyrdom; a substantial difference must be noted: Christian Religion always indicates martyrdom as a passive (human) stage, that is, a maximum sacrifice that is equivalent to dying and being killed for the cause; Islamic martyrdom, in addition, adds an active stage, the possibility of triggering the action that leads to the ultimate sacrifice. (This in principle and without trying now and here an analysis of how ignoble it is for Islam to consider God crucified and therefore martyred).
I wonder, albeit dissimilar practices, that they can not be confused: are they or not, anyway, “two faces of the same coin?”
Although the “preparation” is a “special”, “very serious” requirement, and can not foresee “inadequacy” and/or “imperfect conscientiousness” or even “superficiality” or “deplorable previous conduct”, never induced and always aware and lucid in reasoning, are impossible in the planned execution (never random!) if they have no other and different life as an obstacle. Active or passive, the martyr, can not act by isolating himself and without involving “human resistance” and “vital resistance”, because it could become something “different”, punishing the ineffectiveness of action, and the consequent discredit as a martyr, where terrorist is the only name and nothing more, nothing less will remain in our memory; each act on generiis would therefore pass on any “activity”, when not at least mirrored in certain dictates above, will remain only common crime, murder, cruel and barbaric activities. Inhuman.
(Islam, the last revealed Religion, even envisages and distinguishes modus operandi: without going into detailed descriptions, can we at least not forget that “fire” and chemistry -which is subordinate to what can be obtained from it today- is “God’s deal” and not human?)

Catturaeng
[https://goo.gl/NIGU1y]

Above an article in a UK national newspaper (same news as the italian one, see above) that illustrates (with the benefit of doubt) a series of bloody occurrences recently appeared, an article that offers or should offer a series of anxieties but what’s most effective for this analysis is highlighting why it would serve to make all these distinctions, what sense would it be to deepen these violent acts if not after taking an unequivocal position “against all violence”, at first. And why do it in this way.
Well, the pursuit of peace, good times for everyone and common, today, is just another media formula; the discussions on these themes now hold the scene focusing on “intelligent bombs”, “bomber mothers”, “preventive war”, “peace action,” and so forth, arguments that nevertheless distract and lead to decontextualizing martyrdom, we should accept the existence but above all a religious paternity without false and hypocritical representations and, without shame, because the dominance of the single thought, hiding this archaic truth, gives us deviating considerations that place martyrdom in an unkindly bestial and non-heroic sphere as it is, that “islamophobia”, pseudo-argument that you can analyze HERE.

* Based on the data I have, incontrovertible and available to anyone looking for them and, waiting to be denied, I am convinced that not only there is not any traces of martyrs, but those actions can be murderous and bloody practices, practically expressions of ” NOTHINGNESS” (See HERE).

Essere vivi, vivere, è una ragione comportamentale degna di elogio del pensiero Occidentale? / Being alive, living, is a behavioral reason worthy of praise of Western thought?

Elogiare, in molti aspetti, è sinonimo di rendere aperto, visibile e quindi condivisibile ciò che è meritevole, quanto risulta chiaramente qualità, servigio portato a compimento.
L’evoluzione del pensiero Occidentale -tratteggiato dalla secolarizzazione- ha surclassato le Fede, non lo si può negare; in una maniera od in un altra, ogni abitante o meglio, ogni residente in Occidente ne trae consapevolezza, nella gioia (di saperlo) ma anche nel dolore di non trovare comunque una pace. (Talvolta ed oso indicare sovente, ambedue le situazioni coesistono, nel continuo dello scorrere della vita).

Eppure, se dal lato del buon fedele, della pia persona oggi sono o sembrano proprio le parole a mancare, le nozioni che latitano anche per la propria difesa, laddove la cautela viene sempre più usata per sottrarsi agli impegni che comunque Dio indica ai suoi fedeli senza dubbio alcuno, eppure… un punto chiaro che accomuna, rinfranca e solidifica la fratellanza nell’imperfezione difronte agli elementi di ogni essere umano e vivente, si può semplicemente trovare nell’arresto del netto pensiero proprio di chi ha pensato di aver superato la teologia con le nozioni sistematiche e relativiste, proponendo lo studio scientifico e solamente esso come soluzione.
Tralasciamo per un attimo agnosticismo e ateismo: il pensiero umano libero può volare ancora più in alto e senza la necessità di abbandonare Dio; esso è possibile identificarlo (e non voglio nascondere il mio profondo rispetto, la mia ammirazione verso il più grande scrittore in lingua inglese di tutti i tempi e di conseguenza verso gli anglosassoni in genere) nel terzo atto (la prima “famosissima” scena) della tragedia “Amleto“, l’essere o non essere, appunto, l’opera che William Shakespeare scrisse tra il 1600 ed il 1602 in quel di Londra, se non sbaglio.

L’arresto del pensiero totale ed universale dell’Occidente è esattamente (ancora) identificato qua, con buona pace degli illustri e stimati trattati di Parmenide di Elea, di Platone, Aristotele, Hegel, Avicenna, Nietzsche e Sartre e di tutti gli altri lavori immensi degli eruditi e colti pensatori cui l’umanità tutta deve molto. La logica la vogliate trovare nelle magnifiche e superlative inquietudini umane pronunciate nel soliloquio del principe Amleto.

NOTA: I VIDEO CHE SEGUITANO LA VISIONE DEL TRAILER SOPRASTANTE NON SONO ACCREDITATI ALLA VOLONTÀ DELLO SCRIVENTE: ESSI SONO CARICATI IN MANIERA AUTOMATICA.

ADDENDUM:
Quando nel 641 il califfo Omar occupò l’Egitto, davanti alla celebre biblioteca di Alessandria fu lapidario: <<O questi libri>> disse <<contengono ciò che già c’è nel Corano ed allora sono inutili, oppure dicono qualche cosa che nel Corano non c’è ed allora sono pericolosi>>. La grande biblioteca dei Tolomei venne così distrutta ma, ciò non impedì che nei decenni successivi le arti e le scienze (umane) conoscessero in Egitto e nel mondo arabo una fioritura eccezionale, al punto che molte opere della Grecia classica ci sono pervenute solo attraverso la loro traduzione araba. L’episodio è ricordato da Hegel nelle “Lezioni sulla filosofia della storia” per dimostrare che il fanatismo consustanziale al mondo islamico può prendere, sul piano storico, le direzioni più impensate ed imprevedibili. Per Hegel, infatti, l’Islam <<è la vera e propria patria della mutevolezza>>, un <<mare infinito>> che <<ondeggia sempre>> e dove <<nulla vi è di saldo>>.
CIT. F. Monteforte (postfazione a “Processo dell’Islam alla civiltà occidentale” di G. Piovene. 1957 Mondadori Ed.)


Praise, in many respects, is synonymous with making what is deserving open, visible and therefore shared, as clearly as it is clear that is a quality, an accomplished service .
The evolution of Western thought -credited by secularization- has surpassed the Faith, it can not be denied; in one way or another, every inhabitant or better, every resident in the West takes it from awareness and joy (to know), but also in the pain of never finding peace. (Sometimes and sometimes I can point out, both situations coexist, in the continuation of the flow of life).

And yet, if on the side of the good faithful, of the pious person, today, the words are or seem missing, the notions that lie also for their own defense, where caution is increasingly used in order to escape the commitments that God nevertheless indicates to His faithful without doubt, some, yet, a clear point that unites, strengthens and solidifies brotherhood in imperfection to the elements of every human being with the act of living, can simply be outlined in the arrest of the clean thinking of those who thought to have passed theology with the systematic and relativistic notions, proposing scientific study and solely as a solution. Let’s leave for a while agnosticism and atheism: free human thought can fly even higher and without give up God; it is possible to identify it (and I do not want to hide my deep respect, my admiration for the greatest English-speaking writer of all time and consequently to Anglo-Saxons in general) in the third act (the first “famous” scene) of tragedy “Hamlet”, “to be or not to be“, precisely, the work that William Shakespeare wrote between 1600 and 1602 in London, if I am not mistaken.

The arrest of the total and universal thought of the West is exactly (yet) identified here, with good pardon of the illustrious and esteemed treaties of Parmenide of Elea, Plato, Aristotle, Hegel, Avicenna, Nietzsche and Sartre and all the other immense works of learned and educated thinkers which all humanity owes much. You may want to find the logic in the magnificent and superlative human anxieties pronounced in the soliloquy of Prince Hamlet. 

NOTE: VIDEOS THAT FOLLOW THE PREVIEW OF THE OVERLYING TRAILER ARE NOT CREDITED TO THE WRITER’S WISH: THEY ARE UPLOADED AUTOMATICALLY.

ADDENDUM:
When the Caliph Omar occupied Egypt in 641, he was a lapidary in front of the famous Alexandria library: “These books,” he said, “contain what’s already in the Koran, and then they are useless, or they say anything in the Qur’an is not written and then it is dangerous”. The great library of the Ptolemies was thus destroyed, but this did not prevent the arts and the sciences (human) knowing in Egypt and in the Arab world have an exceptional flowering, to the point that many works of classical Greece came to us only through (thanks to) the arabic translation. The episode is recalled by Hegel in the “Lectures on the Philosophy of History” to show that consubstantial fanaticism in the Islamic world can take the most unseen and unforeseeable directions on a historical level. For Hegel, in fact, <<Islam is the true homeland of changeability>>, an “endless sea” that <<always waves>> and where <<nothing is in balance>>.
CIT. F. Monteforte (Postponement to “The Process of Islam to Western Civilization” by G. Piovene. 1957 Mondadori Ed.)

Il nulla. / Nothingness.

Gli atti terroristici e stragisti che si susseguono nel Pianeta vengono e spesso rivendicati.
Il nome di Dio (Allah come IL Dio, l’Uno) è comunque e nonostante poco o nulla che possa portare ad un ragionamento -vedi ad esempio il martirio (QUI di più)- portato costantemente alla ribalta, in primissimo piano.
E… se… dietro a tutta questa maledetta violenza non ci fosse nulla? Se… si trattasse solamente di “devastazione socio-culturale” di una massa di sottoproletari che si prestano alla violenza?
Una “crisi di identità”, una sorta di (“giuoco”) adulto “blu-whale” !?
Purtroppo abbiamo precluso ogni ragionamento “serio” e, una base di partenza per un isolamento di questi “insani comportamenti”; senza una base, “questa base”, mi permetto di dire, fondamentale pensiero il quale deve e dovrebbe diventare una chiamata per la Umma, l’Islam, oggi, si presterebbe al servizio di questo orrore, presterebbe il fianco all’islamofobia. Tenetevi tutto il resto per Voi…


The terrorist and straggy acts that follow in the Planet come and are often claimed.
The name of God (Allah as THE God, the One) is, however, in spite of little or nothing that can lead to a reasoning -see, for example, martyrdom (HERE more)- constantly brought to the forefront.
And… if… behind all this damned violence there was nothing? If… it was only a “socio-cultural devastation” of a mass of underclass who lend themselves to violence?
A “crisis of identity”, a kind of (“play”) adult “blue-whale“!?
Unfortunately, we have forbidden any “serious” reasoning and a starting point for isolating these “insane behaviors”; without a base, “this base,” let me say, the fundamental thought that must and should become a call to the Ummah, Islam today would lend itself to the service of this horror, lending it to islamophobia. Take everything else for you…

Islamofobia, la “sacra sindrome” / Islamophobia, “the sacred syndrome”

Alla luce degli avvenimenti di cronaca terroristica che hanno avviluppato a partire probabilmente da quel 11 settembre tristemente famoso New York (U.S.A.) e che ora abbracciano mortalmente l’Europa, si è largamente diffusa un opinione basata su stereotipi di pensiero generalizzato, una cosiddetta corrente di pensiero (mediatico e divulgativo innanzi a tutto) che è riassumibile nel termine Islamofobia“.
Senza mezzi termini voglio ora dichiarare apertamente che è un assurdo ideologico, un errore trasversale inaudito da voler considerare, uno spregevole tentativo di adoperarsi nell’odio razziale! Ma… c’è sempre nelle attività umane un “ma“, purtroppo e per l’appunto: se da un lato esiste ed è in atto una propaganda in favore dell’uso del termine, una che segna un attività e ricerca di profitto per una parte della “società globale”, dall’altra bisogna considerare che la cautela, la debole risposta a questi atti cruenti e terribili e così via di chi si vede in qualche modo “imputato”, in qualche modo anche inconsapevole, legittima oppure autorizza oppure ancora supporta “il deviante pensiero (malato)” attraverso la permissiva associazione dicotomica “Religione-terrorismo”, oggi presente e presentata. Questo potrebbe far pensare ad una volontà indotta. Maledettamente indotta, devo dire.

La dicotomia “Islam e terrorismo” (come concetto dapprima) in vece di essere respinta, nel proporre argomentazioni banali e/o troppo leggere, troppo liturgiche potremmo anche dire per la società Occidentale che non le può comprendere nell’immediatezza quando presentate con il Messaggio coranico, si assesta, si stabilisce quale “base di discussione”. Tralasciando ogni aspetto di cronaca, di attività pseudo-commerciale, non è difficile intravvedere per esempio nell’ultima visita del Presidente USA nel Regno Saudita –culla dell’Islam– tutta una serie di dichiarazioni (anche buone nelle intenzioni, perché no…) che di fatto hanno una base di partenza sempre incentrata sull’Islam e sul terrorismo, come se sempre e solo da qui, da questa associazione, bisogna partire.
Questo non va bene e non va proprio bene perché il terrore deve essere registrato come un atto a sé stante, un azione deliberatamente eseguita al di fuori dei dogmi e dalla Fede, in questo caso islamica. L’Islam -in e per questo caso- non ha necessità di essere difeso, perché l’Islam in qualità di Fede-Verità è immune da sé e non deve assolutamente essere posto nello stato di accusa: mai! Le responsabilità del singolo fedele, della Umma, in vece potrebbero e possono essere prese in considerazione, questo sì e questo, come per qualunque essere umano che compie un atto non lecito, non rispettoso delle leggi eccetera è, sarà “normale” ma, una presa di posizione netta che non permetta alla Religione islamica di essere inserita nel contesto di principio correlato con il terrorismo è un azione che va’ presa immediatamente e, con ogni forma possibile, nella misura che ogni persona mussulmana ha nelle proprie forze. Aiutiamo ed aiutiamoci. Aiutatemi a farlo! (Un nemmeno troppo velato ringraziamento preventivo è per i gentili lettori di “Arab News“, tra i quali, certamente, c’è e ci deve essere qualcuno che di forza ne ha, anche più del sottoscritto. Sħukrân! [شُكْراً])

Aggiornamento: C’è, esiste e mi permetto di coinvolgerVi in una lettura per tal proposito, la possibilità che dietro ai terrificanti avvenimenti di queste ultime ore ci sia… Il nulla.
(In realtà mai “il nulla” può essere confuso con qualche cosa che in vece esiste, tralasciando ora ogni considerazione filosofica, sia questa concettualizzata nel pensiero di Parmenide, Platone, Avicenna, Hegel, Sartre ed ogni altro grande pensatore). QUI una parte di ragionamento…


In the light of terrorist chronicle events that have probably begun since that “September 11”, sadly famous event in New York (USA), and now hugely embracing Europe, there has largely spread a view of stereotypes of generalized thinking, a so-called current of thought (media and divulgative before everything) that can be summed up in the term “Islamophobia”.

Undoubtedly, I want to declare openly that it is an ideological absurdity, an unprecedented transversal mistake to be considered, a despicable attempt to engage in racial hatred! But … there is always a “but” in human activities, unfortunately and precisely: if there is a propaganda on the one hand and the use of the term exists, one that marks an activity and a search for profit for a part of the “global society”, on the other hand, one must consider that the caution, the weak response to these cruel and terrible acts and so on, of those who see somehow “imputed”, somehow even unconscious, legitimate or authorizes or still supports “devious thought (sick)” through the permissive dichotomous “Religion-Terrorism” association, present and presented today. This could lead to an induced will. Damned, I must say.

The dichotomy “Islam and Terrorism” (as a concept, first) instead of being rejected, in proposing trivial and/or too light, too liturgical arguments, we could also say about Western society that can not understand it in the immediate when presented with the Qur’anic Message, it is established as a “forum for discussion”. Aside from all aspects of chronicle, pseudo-commercial activity, it is not difficult to see, for example, in the last visit of the US President in the Saudi Kingdom -the cradle of Islam- a series of declarations (also good in intentions, why not…) which in fact have a starting point always centered on Islam and terrorism, as if always and only from here, from this association, we must start.
This is not good and it is not good because terror must be recorded as an act in its own right, an action deliberately performed outside the dogmas and the Faith, in this case Islamic. Islam -inside and in this case- do not need to be defended, because Islam as a Faith of True, is immune to itself and must not be placed in the state of accusation: never! The responsibilities of the single faithful, of the Umma, may and may be taken into account, yes and this, as with any human being who does an unlawful act, not respecting the laws, is, it will be “normal” but, a clear position that does not allow Islamic religion to be included in the context of terrorism-related principle, is an action that must be taken immediately and, in every possible way, to the extent that each Muslim person has in his and in his own strength. Let’s help them and help each other. Help me to do it! (Not even too veiled thanksgiving is for the kind readers of “Arab News“, among which, there is certainly and there must be somebody who has the strength, even more than me. Sħukrân! [شكرا])

Update: There is, it exists and I allow you to engage in a reading for that purpose, the possibility that behind the last terrifying events of these hours there is… Nothing.
(In reality, never “nothingness” can be confused with something that exists in itself, leaving now no philosophical consideration, both conceptualized in the thought of Parmenides, Plato, Hegel, Avicenna, Sartre and every other great thinker). HERE a part of reasoning…

RI-GENESI: I bambini non sono colpevoli / RE-GENESIS: Children are not guilty

Ogni tentativo di analisi, sociale e culturale, ogni approfondimento antropologico eccetera eccetera ed ancora eccetera non ha dato il più pallido risultato, non lo darà (mai) insistendo ad argomentare grazie “ai soliti” personaggi della borghesia bianca ed altolocata attraverso i “salotti mediatici” (televisivi per lo più) diretti dai “soliti” opinionisti che insistono a parlare senza ascoltare […]

La battaglia di Algeri / The Battle of Algiers (Cinema!) / (معركة الجزائر (فيلم

In un articolo precedente, mi sono permesso di trattare (sommariamente, nel libro c’è un capitolo completo al riguardo!) di “Cinema”, di un arte minore, in somma. Bene, dopo avrete letto o, riletto l’articolo (Click QUI) mi preme di segnalarVi un uscita per “l’Home Cinema” di assoluto valore e riferimento, anche tecnico per gli appassionati di […]

Signore e signori… “Il terrorismo islamico!” (Applausi e fischi) / Ladies and gentleman… “the Islamic terrorism!” (Applause and whistles)

Non si dovrebbe scherzare troppo, questo è assolutamente vero: il dolore che purtroppo molte persone hanno dovuto ed ancora portano in sé, difronte anche a titoli come questo in calce, è sempre troppo, specie se esiste in qualche maniera una matrice, una riconducibilità accertata verso un gruppo di fanatici, disperati, pazzi, soggiogati o come li volete chiamare, senza nessuna limitazione di giudizio possa volere ora chiedere. Sebbene un inizio di ragionamento lo ho posto in alcuni articoli che trattano la cosiddetta “radicalizzazione religiosa estremista”, (clik QUI, per esempio) e niente affatto per “comprendere” inteso come “accettazione” ma solo per “sconnettere” presunte ed effettive corresponsabilità ideologiche e/o teocratiche in quelle maledette azioni, ora vorrei sottolineare un aspetto mediatico, la particolarità prettamente Occidentale e vincente di diffondere le notizie su larga scala: di più, le tecniche di risulta che si vanno a ricercare per effettivamente combattere il problema. Sì, l’azione repressiva che si rende necessaria in ogni Comunità che si è data una Costituzione -perdonate questa esemplificazione di comodo- è alle strette dipendenze dei media e, questo è un rilievo da non sottovalutare, se per un altro esempio consideriamo l’opera debordiana, quella “Società dello spettacolo“, mai così “profetica” potremmo col senno di poi oggi dire. Posto che parte del problema sono certamente soggetti-persone invocanti Dio-Allah (stupido è nasconderlo o farlo passare come inezia od insignificante elemento probatorio) la reazione poliziesca ed investigativa dopo le consuete analisi e gli interventi eccetera, affida lo studio per la prevenzione (importante novità assoluta) nell’esclusiva cerchia che non comprende chi di fatto è stato usato, discriminato ed offeso da quelle azioni e cioè il “99,9%” dei mussulmani, fino a prova contraria.
L’Occidental visione“, i media che ne interpretano onestamente e non sempre onestamente il pensiero (comunque sempre capitalista/consumista) e, l’intellighenzia pressoché totale, rimane in affanno generale; teme di mettersi in discussione per ragioni quasi sempre di natura economica, generalizzando e focalizzando gli avvenimenti su stereotipi di cronaca nera del passato. La confusione è altissima: ci sono “macchiette” islamiche ogni giorno in TV, studiosi della psiche e pure islamici portati “sotto i riflettori” quasi a forza i quali ingenuamente cercano una difesa nella teocratica visione cattolica (pace ed amore) e, questo è un pericoloso fare. Due esempi (immagini a seguito) davvero di rilievo:
1. La presidenza del Consiglio italiano che promuove ed inaugura un studio sullo Jihad dove non c’è una, dicasi una, persona islamica;
2. Una discussione promossa dal “Centro Studi Internazionali” sempre incentrata sullo Jihad “estremista” (quanti ce ne saranno, secondo questi sapienti?) dove i relatori sono: un Onorevole situato alla NATO, un Comandante dei Carabinieri e la Presidente de “European Foundation for Democracy“. Stimatissime ed illustrissime personalità, non lo posso e voglio negare…

Cattura_3
https://cesi-italia.org/index.php?page=eventi&id=392
Cattura2
https://goo.gl/nJVTFa

Note for English language-readers: the two documents presented (above) are the official web pages where the “study programs” on the topic “extremist Jihad and terrorism” are exposed. These are programs coordinated by the Italian State Government but which include the Countries of European Community.

We should not be joking too much, this is absolutely true: the pain that unfortunately many people have had and still carry in them, also reading main titles like this one in topic, is always too much, especially if there is some sort of matrix, a re-feasibility for a group of fanatics, desperate, crazy , subjugated or as you want to call them, without any limitation of judgment you may want to ask me now. Although a beginning of reasoning I have put it in some articles dealing with the so-called “extremist religious radicalization” (clik HERE, for example) and nothing to “comprehend/understood” as “acceptance” but only to “distinguish, to separate” if there is actually a Ideological and/or theocratic co-responsibility in those damn actions, now I would like to emphasize a media aspect, the peculiar and winner Western feature of spreading the news on a large scale: moreover, the techniques of finding that go to seek to actually fight the problem. Yes, the repressive action that is needed in every Community that has been given itself a Constitution -sorry for this exemplification- is to the close dependencies of the media and, this is a relief not to be underestimated, if for another example we consider the ‘ Debord work, that “Society of the Spectacle“, never so “prophetic” we might be able to say today. Since part of the problem are certainly subjects-people invoking God-Allah (stupid is hiding it or making him pass as trifle or insignificant evidence) the police and investigative reaction after the usual analysis and interventions etcetera, entrusts the study for prevention (important and absolute novelty in EU) in the exclusive circle that does not understand who has in fact been used, discriminated and offended by those actions, that is, the “99.9%” of the Muslims, to the contrary.
“The Western Vision”, the media that interpret honestly and not always honestly (but always capitalist/consumerist) thinking, and the whole intelligence, remains in general turmoil; it is tempted to question for reasons almost always of an economic nature, generalizing and focusing on recent stereotypes of the “black news” of the past. The confusion is very high: there are Islamic “spotters” (stereotypes) every day on TV, psychiatrists, and even Muslims who are almost forcefully naively looking for a defense in theocratic Catholic vision and this is a dangerous thing to do. Two examples (images above) are really important:
1. The Presidency of the Italian Council that promotes and inaugurates a study on Jihad where there is no one, said one, Islamic person;
2. A discussion promoted by the “International Studies Center” always centered on the “extremist” Jihad (how many will be, according to these scholars?) where the speakers are: a Honorable Member of NATO, a Commander of the Carabinieri (an italian Police division) and the President of “European Foundation for Democracy“. Estimated and illustrious personalities, I do not want to deny it…

La cautela come disturbo islamico modernista. / Caution as a modernist Islamic disorder.

Per quanto ne sappiamo oggi, nella  sfera islamica marchiata da una cautela che ha generato una grave assunzione di smarrita consapevolezza con il primo effetto di ignorare le basilari tecniche di esercizio civile di facciata e che, nello specifico, preclude essa stessa anche il semplice distinguo dalle azioni terroristiche che coinvolgono la sua stessa comunità, un indipendente evoluzione positiva nella differente e riconoscibile diversità dalle altre Fedi ed in special misura dalla cristianità e dal cattolicesimo costantemente in ritardo all’opposto della coranica scrittura eterna e perfetta, si è tradotta comunque in un eccezione moderna e disponibile come evoluto processo di proselitismo di automazione.
L’assoluto islamico, nel costruito, in quanto tale (Dio è perfezione come lo è) comporta nuove opportunità per la Umma pur non esente dal pericolo del peccato; è quindi chiaro come dovrebbe esserlo, l’assunto che il movimento e meglio lo spostamento di tutte le persone “graziate” ed unite nella Umma, non avviene nella solitudine e nell’alienazione culturale, essendo esso accompagnato dalla invincibilità della Religione islamica portatrice della ultima Verità, religione che si offre in probo contagio senza colpo ferire nonostante l’insensato umano offra un controproducente affresco macchiato inutilmente e peccaminosamente con il colore rosso del sangue umano. Il mondo terreno è finalmente un pianeta non più misterioso e buio, così come ci è stato prospettato da qualche forza “anti-islamica”, ovvero è quel mondo che conosciamo e riconosciamo, dove ogni singola creatura, compreso l’universo animale e vegetale e fino all’ultimo granello di sabbia compresi tutti i fiumi con i laghi ed i mari e gli oceani, sono gli stessi dell’origine e non saranno mai tetri nell’Ordine di Dio, Luce disponibile nel Creato.
(Questa “chiave di lettura”, impossibile da non comprendere nel personale proprio giudizio, qualunque esso sia, rileva ogni impresa umana come “artefatta”, in cui la privazione della “naturalezza dell’istinto di sottomissione” è da intendersi nella differenza che comporta il pensiero libero dell’Uomo dal sistema percettivo dell’Universo che gli esseri viventi animali e vegetali hanno, includendo le cose inanimate che presentano anch’esse un ordine e realizzano dei tipi e si formano secondo le Leggi di Dio, senza mai ribellarsi, nemmeno per comprendere).
La cautela del mussulmano, quel silenzio disponibile in così tanti siti virtuali o meno e, per l’aggiunta, quei timidi approcci verso l’esterno che ammiccano ad un verso religioso troppo Cristiano, indicano un arresto ideologico del pensiero islamico, dove la conformata società civile che ne interpreta perfettamente il senso, così come il presunto margine per cui ogni non fedele debba ricercarne la tolleranza, in realtà, non è un inclinazione immobilista oppure di prammatica cautela della Umma pensante che ne ricerca una condotta, sebbene un certa salvezza fatalista scambiata erroneamente dall’occidentale visione filosofica con il determinismo (comunque sempre differente dalla Cristiana Divina Provvidenza) sia predestinata, sempre disponibile e saldata artificialmente al vittimismo sui generiis oggi identificato con le genti ebraiche del 1940; uno sguardo attento anche provocatoriamente connotato da laicismo, riconduce l’attività umana in una fase che scientificamente si enuncia “sperimentale”, dove le relazioni e le scienze dell’Uomo assumono andamenti piuttosto ciclici con conseguenti scoperte che depauperate degli aggettivi stupefacenti del primo momento, fanno riemergere la assoluta distanza del pensiero umano con l’infinito, luogo sempre presente nelle strutture teocratiche avanzate, in special menzione in quelle islamiche.
L’Islam, la Umma meglio sottolineare, disgiunta e confinata in diverse entità giuridiche, adottando l’atto della sottomissione ad Allah e muovendosi nella presunta immobilità cautelativa dove ogni processo a cui non ci si potrà volontariamente sottrarre, sarà regolata dalle spinte di secolarizzazione nella forma già conosciuta dalle altre religioni?
Saprà edificare un ipotesi, soprattutto di politica condivisa in uno svincolo ulteriore dal pensiero Occidentale quando questo è corroborante non dello spirito positivo illuminista ma, della finanza capitalista?

FOTO del Titolo: Denkmal für die ermordeten Juden Europas (Berlin Mitte).
Foto elaborata dig. di L.d.N. [https://it.wikipedia.org/wiki/Memoriale_per_gli_ebrei_assassinati_d%27Europa]


As far as we know today in the Islamic sphere marked by caution that has generated a serious assumption of lost awareness with the first effect of ignoring the basic techniques of civilian façade practice and which, in particular, itself precludes the simple distinction from Terrorist actions involving his own community, an independent positive evolution in the distinct and recognizable diversity of the other Faiths, and in particular by Christianity and Catholicism, which is constantly behind the opposite of Coranic eternal and perfect writing, has, however, translated in one exception Modern and available as an evolved process of automation proselytizing.
The absolute Islamic in the built, as such (God is perfection as He is) brings new opportunities for the Ummah, though not exempt from the danger of sin; it is thus clear how it should be, assuming that the movement and the better movement of all “graceful people” and united in the Ummah does not occur in solitude and cultural alienation, being accompanied by the invincibility of the Islamic Religion carrying the last Truth, religion that is offered in probe contagion without hitting hurt despite the human senseless offers a counterproductive stained stain unnecessarily and sincerely with human red blood. Finally the earthly world is not more mysterious and dark Planet, as has been suggested by some “anti-Islamic” force, that is, the world we know and recognize, where every single creature, including the animal and vegetable universe up to the last grain of sand, including all rivers with lakes and seas and oceans, are the same as originals and will never be tetrious in the Order of God, Light available in Creation.
(This “key of reading”, which can not be understood in personal judgment, whatever it is, detects every human enterprise as “artifacts”, in which the deprivation of the “naturalness of the instinct of submission” is to be understood in the difference that entails the free thought of man from the perceptive system of the universe that animal and plant living beings have, including the inanimate things that also present an order and realize types and are formed according to the Laws of God without ever rebelling even to understand).
The caution of the Muslim, that silence available on so many virtual sites or not and, additionally, the timid outward approaches that adhere to a too Christian religious direction point to an ideological strife of Islamic thought, where the conformed society Civilian who perfectly interprets the meaning, as well as the alleged margin for any non-faithful to seek tolerance, in fact, is not an immobilized inclination or pragmatic caution of the thinking Ummah seeking a conduct, although a certain fatalist salvation exchanged wrongly from the Western philosophical vision with determinism (though always different from the Christian Divine Providence) is predestined, always available and artificially welded to the victimization today identified with the Jewish people of 1940; a careful look also provocatively consecrated by secularism, leads human activity to a stage that is scientifically “experimental” where human relationships and sciences take on rather cyclical trends with subsequent discoveries that deplete the astonishing adjectives of the first moment, Make the absolute distance between human thought and the infinite, always present in advanced theocratic structures, in particular Islamic ones.
Islam, the Ummah better emphasize, dissociate and confine itself to different juridical entities, adopting the act of submitting to Allah and moving in the supposed precautionary immobility where any process that can not be voluntarily subtracted will be governed by the thrust of secularization in a form already known by other religions?
Will the Ummah build a hypothesis, especially of shared politics in a further junction from Western thought when this is corroborating not the positive enlightenment but the capitalist finance?

TITLE’S IMAGE: Denkmal für die ermordeten Juden Europas (Berlin Mitte).
Digital processing pict by L.d.N.
[https://en.wikipedia.org/wiki/Memorial_to_the_Murdered_Jews_of_Europe]

La “caritas” destabilizzante nel concetto è un veleno nuovo. (Anche appropriarsene) / The destabilizing “caritas” like concept itself is a new poison. (Even approve it)

Caritas è un termine in lingua latina che traduce, in ambito cristiano, il greco antico agápē nel significato di “amore”; le due parole di affine significato nella cultura greco-romana (agápē e caritas) si uniscono, nell’età cristiana, per esprimere una virtù teologale, acquistando un significato assai più alto ed insieme più intimo nella partecipazione dello stato soprannaturale.

Una nota assai dolente e per cui corre l’obbligo di un esternazione in stretta correlazione alle lucrose attività finanziarie del nostro tempo globalizzato ed allargante ai principi etici e religiosi, è riferita al “traffico umano”, leggi anche emigrazione od immigrazione se lo sguardo avviene dal territorio in cui arrivano le disperate genti, allorché una scontata denunzia verso ogni deprecabile attività abbia come oggetto la mercificazione dell’essere umano è, e dovrebbe assolutamente essere, automatica, certa e non discutibile. Le Religioni abramitiche, per principio e senza addentrarci qui sulla prima vergogna peccaminosa delle schiavitù ricordando che il secolare processo di abolizione dello schiavismo non è ancora del tutto stato completato facendo precipitare nel paradossale questo ragionamento, (nel libro saggio questo capitolo è sottolineato) indicano il valore sommo della vita, rivendicando a sé, pur con qualche differenza ma non di sostanza tra Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, la percezione incomparabile della stessa, valori per così dire affini alla scienza della morale.
Stretto quindi nell’ovvietà della condanna e finanche nella retorica manifestazione di contrarietà, l’atto schiavista e la mercificazione della vita umana in ogni forma di declinazione, soprattutto oggi che l’associazione esodo e schiavitù è un imposizione accettata culturalmente quando il lavoro è il tema del componimento su cui argomentare e quindi questione regolamentata dal potere finanziario in qualità di dosatore economico su larga scala, (movimento di sopraffazione, sopruso e barbaro, incivile e maledetto allora come oggi) il partecipare ad una logica di mercato con oggetto l’essere umano e/o la sua tratta, (anche non legata allo sfruttamento del lavoro assistendo attivamente alla detenzione e coatta attesa dicasi fermo di una persona in attesa di una collocazione giuridica, ovvero persona privata della libertà nella logica burocratica) fosse anche una semplice retribuzione per un impegno lavorativo che ne legittimi tale energia, non può esser degno di islamica approvazione, a meno a che non trattasi di momentanea e così esattamente definita attività lavorativa, la quale, per uno scopo ben preciso e dichiarato, si avvalga di questo fare per un fine (altrettanto apertamente dichiarato) di remissione del soggetto, di aiuto verso costui che sta subendo tale impositivo trattamento.
Sono innumerevoli oggidì, per esempio, le attività pseudo-commerciali definitesi in “cooperative di servizio sociale”, “associazioni senza profitto”, “onlus umanitarie” eccetera eccetera ed eccetera, le quali, elargiscono compensi e retribuzioni ed emolumenti vari agli addetti (operai e dirigenti) che hanno assunto e consolidato con un fare continuativo questo che è un modo complice per dominare (anche indirettamente attraverso attività di spionaggio o supporto in favore all’inquisizione attiva) giudicando le persone, le quali, non hanno commesso peccato davanti a Dio.

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Islam moderato, Islam non moderato… Islam moderato, Islam non moderato……. (Islam!) / Moderate Islam, not moderate Islam… Moderate Islam, not moderate Islam……. (Islam!)

Escludendo eventuali reati del malcapitato e con le garanzie attenuanti quando previste, (reati penali od infrazioni amministrative essi possano essere) anche svolgere nel continuo e senza scadenza pubblicamente condivisa ed accettata un servizio dicasi prestazione retributiva che forzi negativamente i diritti di esistenza della persona, legittimando in pratica un profitto sulla sua pelle, grande o piccolo, materiale o no sia questo utile, nell’ottica umanista e religiosa presenta gravi anomalie e, in special misura anomalie nel perseguimento delle Leggi coraniche, le quali, sembrano voler estendersi, per questo preciso contesto in esame, come pesante monito nettamente al di sopra delle sovranità degli Stati e delle Leggi, dove il Popolo di Dio è uno e libero!


Caritas is a Latin term that translates, in the Christian domain, the ancient Greek “agapas” in the meaning of “love”; the two related words in Greek-Roman culture (agápē and caritas) unite in the Christian age to express a theological virtue, acquiring a much greater and more intimate meaning in the participation of the supernatural condition.

A very painful note, and therefore the obligation of an extermination in close correlation with the lucrative financial activities of our globalized time, extending to ethical and religious principles, refers to “human trafficking”, also emigration or immigration if the look is done from the territory where the desperate people arrive, when a despicable denunciation towards every despicable activity is the object of the commodification of the human being, it should be absolutely automatic, certain and uncontroversial. The Abramic Religions, on principle and without going into the first sinful sinfulness of slavery, recalling that the centuries-old process of abolition of slavery has not yet been fully completed, causing this reasoning to fall into paradoxical terms (in the book this chapter is underlined) the supreme value of life, claiming to itself, albeit with some difference but not substance between Judaism, Christianity and Islam, the incomparable perception of the same, values ​​so closely related to the science of morality.
Strictly in the vagueness of condemnation and even in the rhetorical manifestation of contrition, the slave act and the commodification of human life in all forms of declination, especially today that association exodus and slavery is a culturally accepted imposition when work is the the topic of the argument on which to argue, and hence the issue governed by the financial power as a large-scale economic analyst, (a movement of overwhelming, overwhelming and barbaric, uncivilized and cursed then as it is today) to participate in a market logic with the object of being Human being and/or trafficking (also not related to labor exploitation by actively assisting the detention and the expected waiting for a person to stand for a legal placement, or a private person of freedom in bureaucratic logic) was also a simple remuneration for a work commitment that legitimizes this energy can not be worthy of Islamic approval One, except that it is not a momentary and precisely defined work activity, which, for a well-defined and declared purpose, makes use of this for an end (as openly stated) of the subject’s remission, of aid to him which is undergoing such tax treatment.
There are innumerable such things, for example, pseudo-commercial activities defined in “social service cooperatives”, “unprofitable associations”, “humanitarian onluss”, etcetera and so on, which give compensations and remuneration and emoluments to employees (workers and executives) who have assumed and consolidated with a continuum this is an auxiliary way to dominate (also indirectly through espionage or support activities in favor of active ingestion) by judging people who did not sin in front of God .

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Islam moderato, Islam non moderato… Islam moderato, Islam non moderato……. (Islam!) / Moderate Islam, not moderate Islam… Moderate Islam, not moderate Islam……. (Islam!)

Excluding any offenses of the defendant and with the mitigating guarantees when provided (criminal offenses or administrative offenses they may be) also carry out, in a continuous and unpaid manner, publicly shared and accepted a service which is a remunerative provision that negatively impairs the rights of the person’s legitimacy in practice, a profit on his or her skin, large or small, whether material or not, is useful in the human and religious perspective, it has serious anomalies and, in particular, abnormalities in the pursuit of the Quranic Laws, which seem to be extending to this very precise the context under consideration as a heavy warning well above the sovereignty of States and Laws, where the People of God is one and free!

Tra un atto terroristico ed un altro (già: Aspettando un atto terroristico) / Among a terrorist act and another (it was: Waiting for a terrorist act)

La sopraffazione degli eventi di cronaca nera che ci sommerge non può essere trascurata come forza determinante o, solamente scansata da parole di “pace ed amore”. In un contesto teologico, l’accettazione di questa prova di umanità dicasi anche risvolto umanistico e professione di Fede, comunque, non può essere contestualizzata all’interno del pensiero islamico, laddove questo è fare Cristiano e poco oltre. Le Comunità islamiche ed in particolare quelle europee sembrano “scimmiottare” questo atteggiamento quando esposte ai media nazionali ed è proprio un induzione forzata per un preciso scopo alla quale sono esposti taluni e forse tutti gli esponenti sotto i riflettori, costretti ad argomentare difendendo l’Islam dalle responsabilità presunte ed in continuo accertamento di correlazione con gli atti di terrore a cui tristemente dobbiamo dare l’onore della cronaca.
C’è dunque un complotto in atto? Ai danni di chi? Esiste un macchinoso piano destabilizzante nel quadro geopolitico di cui siamo tutti noi cittadini ignavi partecipanti?

Certamente ci sono delle prove a suffragio di queste che rimangono illazioni con poco dubbio e, molte -lo possiamo senza dubbio riferire- sono segretate e nascoste; talvolta esse fuoriescono perché le “orchestrazioni mediatiche”, vedi tweet ed altri social media che dimostrano quanto non è dato dimostrare senza queste sofisticate tecnologie, vedi curatissimi video e vedi inoltre l’ultima frontiera della (dis)informazione asservita chiamata fake news (false informazioni; disinformazioni) a cui siamo esposti, sono davvero troppo assurde per poterle nascondere, capire e francamente seguire. Sicuramente non qui, non ora e non io personalmente posso offrire chiarimenti ed indicazioni di pensiero e ragionamento possano farVi cambiare idea e, questa non è un ovvietà alla quale voglio appellarmi per esternare comunque altre informazioni o, disinformazioni se Vi pare di queste si possa trattare. Non mi pare possibile ed utile nemmeno riesumare video interviste di fantomatici “lupi solitari” che somigliano più a frichettoni oppure di novi convertiti che sembrano vivere (ma non lo fanno certamente e nemmeno per 10 minuti!) nel XV secolo per dimostrare che l’Islam non è “questa roba”, no davvero, dove -lo ripeto!- nemmeno le dichiarazioni anche sofferte di qualche Imam o rappresentante di Comunità pubbliche sono efficaci e pertinenti oso dire, quando ripetono la solfa “della pace e dell’amore” e dello scontato ripudio della guerra. Queste buone intenzioni (intenzioni!) lasciamole al buon Papa Cristiano per favore: releghiamole alla Chiesa Cristiana perché non rappresentano l’Islam, sebbene questa diversa e distintiva posizione non significa affatto avallare il terrorismo!
Martirio (approfondire QUA, se possibile) guerra (QUA il link) e possibili scenari politici (QUA il link) sono argomentazioni certamente nella disposizione della Umma ma, richiedono studio e ragionamento scevro da preconcetti laddove per inizio ed anche all’infuori dal seguire ciò che indico dettagliatamente nel saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” la prima regola dovrà essere per ogni serio e fedele mussulmano che rappresenta sempre sé stesso e senza gerarchiche posizioni, CONDIVIDERE LA CERTEZZA CHE LO STATO ISLAMICO, IL CALIFFATO ISIS od ISIL o DAESH NON ESISTE, NON E’ MAI ESISTITO!
Lo si chieda a chi ci è dovuto a forza rimanere per qualche tempo e non certamente a quei giovani derelitti umani (nel pensiero innanzi a tutto) che sono stati forgiati nella droga, nell’alcool ed in società capitaliste ed iper-consumiste che sperano ancora di recuperare.

Nota: L’ex segretario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton rivendica la creazione della guerriglia islamista, in funzione anti Assad. Poi accusa Obama di averne perso il controllo a causa della sua posizione troppo attendista. «Avrebbe dovuto fare come Netanyahu, affondando il colpo». (Da un intervista al giornale Web “The Atlantic” febbraio 2014. https://goo.gl/bjGncs)
I VIDEO CARICATI CHE POSSONO SEGUIRE LA VISIONE NON SONO SUPPORTATI OD INSERITI DALL’AUTORE DEL PRESENTE SCRITTO: SONO CARICATI AUTOMATICAMENTE DAL SERVER CHE GESTISCE LA VISIONE GRATUITA ONLINE.Note: Former US Secretary of State Hillary Rodham Clinton claims the creation of Islamist guerrillas, in anti-Assad function. Then she accuses Obama of losing control because of his over-attending position. “It should have been like Netanyahu, sinking the shot.” (From an interview with “The Atlantic”  Web-newspaper in February 2014. https://goo.gl/bjGncs)
VIDEO LOADS WHICH YOU CAN SEE AFTER THE VISION ARE NOT SUPPORTED OR INCLUDED BY THE AUTHOR OF THIS WRITTEN: THEY ARE CHARGED AUTOMATICALLY BY THE SERVER MANAGING OF FREE ONLINE VISION. 

AGGIORNAMENTO DEL 3 OTTOBRE 2017, dopo il cruento massacro di Las Vegas, USA (QUI la notizia)

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Fonti: TG LA7 / Wikipedia

In particolare “la rivendicazione” presunta ma comunque fatta scorrere in ogni media tramite un tweet dal ISIS/ISIL/DAESH; notare la fonte. No Comment?


 The overwhelming black news events that flood us can not be neglected or just scrapped by words of “peace and love”. In a theological context, the acceptance of this test also means humanistic twist, however, can not be contextualized within Islamic thought, where this is a Christian making and just beyond. The Islamic communities, and especially the European ones, seem to “outsmart” this attitude when exposed to the national media and it is just a forced induction for a precise purpose to which some and perhaps all the exponents under the spotlight are exposed, forced to argue defending Islam from the alleged assumptions and on the constant determination of correlation with acts of terror to which sadly we must give the honor of the news.
So is there a conspiracy in place? To whom? Is there a destabilizing plan in the geopolitical context of which we are all slander citizens?

Certainly, there are some evidences of these that remain the definitions, and many, of course, -we can say- are secret and hidden; sometimes, however, they emerge because “media orchestrations” see tweets and other social media that demonstrate what is not being demonstrated without these sophisticated technologies, see videos, and see also the last frontier of the (dis)information service called fake news, to which we are exposed, are really too absurd to be able to understand and sincerely follow. Certainly not here, not now and not personally I can offer you clarifications and thoughts and thoughts that can make you change your mind and this is not an obviousness to which I want to appeal to externalize any other information or misinformation if you think of them you can deal with. I do not think it’s possible to get video interviews with fantastic “lone wolves” that look more like frippers or new converts who seem to live (but they do not, of course, for 10 minutes!) In the fifteenth century to show that Islam is not ” this stuff “, not really, where – I repeat- even the statements that some Imams or representatives of public Communities they are suffering are effective and relevant to say when they repeat the “peace and love” dirge and the repudiated repudiation of war. Please leave these good intentions (intentions!) to the good Christian Pope. Let us relegate them to the Christian Church because they do not represent Islam, although this different and distinctive (islamic) position does not mean to support terrorism at all!
Martyrdom (deepening HERE, if possible) war (HERE link) and possible political scenarios (HERE the link) are certainly arguments in the disposition of the Ummah but require study and reasoning out of preconceptions where in the beginning and also beyond to follow that which I give in detail in the essay “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)”, the first rule must be for every serious and faithful Muslim who always represents himself and without hierarchical positions, SHARING SURENESS THAT ISLAMIC STATE, ISIS CALIFFATE or ISIL or DAESH IS NOT EXISTING, IT IS NOT EVEN EXIST!
Ask him who is forced to stay for some time there, and certainly not to those young people who are derelict (in the mind before everything) who have been forged in drugs, alcohol, and capitalist and hyper-consumerist societies that still they hope to recover.

UPDATE NEWS FROM Las Vegas, USA the 3rd of October 2017
(HERE the news)

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Sources: TG LA7 (Italian national TV broadcast)/ Wikipedia

In particular, the alleged “claim” but nevertheless slid in every media through a tweet by ISIS / ISIL / DAESH; note the source. No Comment?

La parola e la preghiera agli onorevoli Sauditi / Word and prayer to the honorable Saudis

Il sito internet ufficiale in italiano del Governo dell’Arabia Saudita, nella sezione http://www.arabia-saudita.it/page.php?id=116, riporta un esaustiva descrizione dell’Islam e dei suoi valori e principi di Fede. Per ogni Uomo di Fede e quasi esclusivamente per quelli islamici, quell’appendice è un notevole merito ed orgoglio, un altro potremmo ben dire; la mole di attività che questo […]

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Guerra (di) e Religione / War (of) and Religion

Le crude immagini (ed il video* -in basso-) che scorrono, appartengono alla nostra umanità e sono parte di essa accettando una descrizione piuttosto nichilista: indubbiamente sono parte della realtà che conosciamo e sopportiamo tutti. L’obiezione non trascurabile è, potrebbe essere, quella di variare la terminologia, dove “disumanità” sembra più consona come parola per descrivere queste […]

Islam moderato, Islam non moderato… Islam moderato, Islam non moderato……. (Islam!) / Moderate Islam, not moderate Islam… Moderate Islam, not moderate Islam……. (Islam!)

Tenendo una particolare attenzione e possibilmente scevra da preconcetti, non è difficile scorgere una macchinosa opera dei media Occidentali incentrata sulla catalogazione od etichettatura che dir si voglia, atta a classificare, organizzare e raccogliere vicende ed accadimenti di cronaca entro certi limiti, dove, per inciso, si intende insinuare con questa precisazione non una delimitazione tematica degli argomenti ma una vera attività pilotata e limitante dei dovuti ragionamenti necessari, attraverso slogan e decontestualizzazioni spinte. Questo fare non è -in termini generali e specifici di ordine professionale- un male assoluto ma, presuppone o meglio, dovrebbe sempre presupporre iniziative correlate per approfondire scientificamente la storia delle società, il pensiero umano e gli orizzonti teologici, rimarcando le notizie senza aggiungere elementi insinuanti e supposti, i quali, dovrebbero rimanere confinati nei pubblici Tribunali e non nei media. Questo è fondamentale; un accentramento di notizie sullo sfondo del “pensiero unico”, dove è piuttosto chiara l’egemonia del capitale e della finanza globalizzata e globalizzante, dove il controllo -leggi proprietà- della maggior parte dei media è in mano a Corporazioni, diviene spinta pseudo-ideologica nella direzione della destra xenofoba, razzista e fascista. Certamente, l’arresto di pensiero immediatamente disponibile da questi movimenti non è esclusiva occidentale e capitalista, infatti anche le società che contrastano queste correnti con la teocrazia, il comunismo oppure attraverso una dittatura più o meno camuffata non sono assolutamente da meno; questo non toglie e non ci deve distogliere da dover percepire l’effetto di un ragionamento più accurato da farsi, uno riflessivo e critico allo stesso tempo, iniziando proprio dal “nostro versante”, quello che appunto ci permette di scrivere e leggere queste poche righe. “A noi“, dunque; sfatiamo ogni “neologismo”.
La lettura di questo blog, cosicché anche quella del saggio per cui questo sito virtuale è stato concepito, riporta comunque al lettore come evidenza un apologetica islamica. A leggere con più attenzione (nel libro è più volte chiarito!) non è questo il lato da prendere in considerazione, altrimenti viene perso ed abbandonato il significato di tutto il lavoro svolto, opera di costrizione comune al percorso della vita, per così dire. Rimane quindi aperta la discussione sugli effetti che le testate mediatiche insistono a diffondere con i presupposti accertati ed in corso di accertamento che ho esposto al principio di questo articolo e, precisamente, su quella “catalogazione forzosa” che deve in qualche modo spiegare e probabilmente spiegare a sé stessa assecondando un principio meccanico ed amorfo in contrapposizione alle esigenze umane il nostro tempo, la realtà di oggi, in somma. (Potrebbe facilmente divenire un pericolo assoluto, irreversibile).
Non si tratta di paranoia; la spiegazione è alquanto semplice: ciò che pochi anni or sono e precisamente quando non vi era una manipolazione delle informazioni così enorme, globale, istantanea e frenetica, il rimando per opinioni precostituite era nei meandri dello “stereotipo”, dello schema pre-concettuale post-logico eccetera, mentre oggi viene ricondotto nella finzione, nell’approssimazione della realtà, nella superficialità più estrema che si fonde con lo show, lo spettacolo, laddove -per semplificare e ridurre ai minimi termini- la vita umana è un gioco comandato. (Agghiacciante -in un eclatante esempio- un video trasmesso da un importante media nazionale nei primi minuti dopo l’attentato terroristico a Bruxelles del 2016 che è risultato “falso”, in quanto -lo si è saputo dopo qualche giorno, dopo che alcuni free-lance videomakers-bloggers lo hanno scoperto- era un filmato di repertorio di un altro drammatico evento accorso in Russia mesi o forse anni prima: l’importanza assoluta è stata quella di mandare in onda prima degli altri “il contributo”!)
Ecco che per esempio un atto terroristico non riceve un attenzione sull’origine dell’atto stesso, non se ne ricava una responsabilità, una motivazione qualora presente e, il focalizzarsi dell’opinione pubblica è indirizzato sulla cifra, il numero delle vittime, laddove anche queste possono avere un importanza oppure nessuna. Il problema, il pericolo evidenziato poco sopra, non è una questione di vittime, di nazionalità delle vittime come si potrebbe supporre onestamente ma, del giudizio veicolato dalla notizia stessa che è suffragata di quel pressapochismo e scarso interesse destabilizzante. Ecco che termini come “Jihad” sono sbattuti “comunque” in prima pagina; l’atto terrorista è solamente quello compiuto dall’islamico e prima di accertamenti, mentre ogni altro è “danno collaterale”, “errore” oppure “disastro inevitabile”. Non voglio difendere nulla e nessuno, nessuna accusa in particolare; attenzione: le responsabilità vanno chiarite e l’iter che ogni Paese ha adottato va’ perseguito, anche supportato; la diffusione delle notizie però ha delle responsabilità anche oggettive che non possono essere sottovalutate. Nell’attuale situazione mondiale, sembra che per separare gli atti terroristici e chiaramente di matrice islamica oppure meglio, da quelli che vengono propagandati chiaramente come “Islam”, c’è un richiamo mediatico verso un Islam che non adotta il terrorismo, come se ci fosse una differenza ma non sostanziale tra quel mussulmano che ha rivendicato l’attentato e quello che deve rispondere all’opinione pubblica. Per ricorrere a questo “filone”, a questa “catalogazione”, ecco apparire l’Islam “moderato”, quello che non compie attentati dinamitardi e che dovrà presto o tardi imparare a dissociarsi in un modo che verrà previsto nei modi e nei termini. Il pericolo appunto, secondo il mio pensiero.
A parte il termine “moderato” -termine che aborro!- che presume “una moderazione”, (da parte di chi? Su che basi?) il germe che si instaura senza voler capire (e così dicendo introduco una enorme responsabilità della Umma tutta) e cioè senza una riflessione che non sia quella realtà deviata (aumentata), fiction o stereotipo di cui ho accennato sopra, rimane il problema “del giorno dopo”, il problema cioè del moderato che non avendo risolto il suo problema potrebbe rivalersi sul moderatore o peggio raccogliere l’odio e l’ignoranza del disumano terrorista (un approfondimento QUI) che ancora vive e lo cerca. Una “bomba ad orologeria”.

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Muhammad Ali (The greatest) https://muhammadali.com

L’Islam non è “una Religione di pace”; altra assurdità questa. L’Islam non è quell’Islam catalogato nei ‘sessanta come “black Islam” quella forma reazionaria che nelle carceri U.S.A. è stato ed è ancora giustamente e naturalmente assimilato da una generazione di persone notoriamente discriminate per il colore della pelle. L’Islam non può essere quelle forme quasi folcloristiche o comiche, “post-hippy” (devo dirlo questo… mi rendo conto di non essere in questo caso “liberale” ma… mi si perdonerà, spero…) delle “donne Imam danesi” (il link). L’Islam non può essere nemmeno quello denominato “Euroislam“, neologismo che indica la possibile emergenza di un Islam in Europa, così definito per la sua vicinanza alle culture europee contemporanee ed affini ai diritti umani, dello stato di diritto, della democrazia e l’uguaglianza di genere, come Wikipedia bene descrive: basterebbe segnalare apertamente il ministro europeo italiano Franco Frattini che ha perseguito un personale sondaggio in tutti i Paesi della comunità europea e l’ex premier francese Nicolas Sarkozy, già fautore dell’Unione Mediterranea come personalità politiche “interessate” all’argomento, persone prima di essere personalità le quali hanno dato l’avallo e l’assenso alla distruzione a ferro e fuoco della Libia, Paese fondato nella Religione di Allah.


Due to a particular attention and possibly free from preconceptions, it is not difficult to discern a cumbersome work of Western media focused on cataloging or labeling -if you prefer this facilitated definition- adapted to classify, organize and collect events and news within certain limits, where, by the way, we intend to insinuate with this clarification, this is not a thematic delimitation of the arguments but a real piloted activities that is limiting the necessary reasoning through slogans and decontextualization thrusts. This is not to associate with -in general and specific terms of the professional order- an absolute evil stuff,  but it must provide, or rather, should always take into account, related initiatives to scientifically explore the history of society, human thought and theological horizons: never adding news with elements of insinuating and supposed, which should remain confined to civil Courts and not in the media. This is critical; to centralize the informations on the background of the “single thought”, which is quite clear hegemony of the capitalist world and global (globalizing) finance, where property and control of most of the media is in the hands of the same Corporations, becomes pushed pseudo-ideological thought in the direction of the right xenophobic, racist and fascist. Certainly, the arrest of thought immediately available from these movements is not exclusively of the Western capitalist, in fact, even Countries that oppose these currents with the theocracy, communism or through a more or less disguised dictatorship, are absolutely no less; this does not mean and must not deter us from having to feel the effect of a more accurate reasoning to do, a reflective and critical at the same time, starting from “our side”, precisely the side allows us to write and read these few lines . “To us,” therefore; we dispel any “neologism”.
Reading this blog, so even the book Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) however, shows the reader how I highlight an Islamic apologetics. (NOTE: there is no English translation for “Islamic apologetics” until now of the italian Wikipedia’s link: this is an automated Google one translation made by myself: “The Islamic apologists have defended the Quran using rationalist and empiricist arguments and using the cosmological argument to prove the existence of God. The main targets of Islamist apologists were the Jewish and Christian doctrines. The South African scholar Ahmed Deedat was a prolific author who argued against the evangelical Christians against discrepancies in the Bible, and affirmed that the Gospel of Barnabas was the only authentic historical narrative of the life of Jesus. The Muslims have now developed their own form of creationism, the so-called “). To read more carefully (in the book it is repeatedly wrote it clear!) this side is not to be taken into account, otherwise it will be lost and abandoned the meaning of all the work done that must be read as the common constraint to the path of life. This leaves open the discussion on the effects of media publications insists on spreading with the conditions established and in the course of assessment I have outlined at the beginning of this article and, specifically, on that “cataloging forced” which must somehow explain and probably explain in itself favoring a mechanical principle and amorphous one, as opposed to human needs “our time”, the reality of today, in sum. (It could easily become an absolute danger, irreversible).
This is not paranoia; the explanation is quite simple: what a few years ago and precisely when there was not a manipulation of information so huge, global, instantaneous and frenetic, the reference to preconceived opinions was twisted and turned in the “stereotype”, the pre-conceptual post scheme-logical etc., while today it is brought back in fiction, in the approximation of reality (augmented), in the most extreme shallowness which merges with the show, the spectacle, where -to simplify and reduce to a minimum terms- human life is a controlled game. (Chilling -in a striking example- a video broadcast by a major national average in the first minutes after the terrorist attack in Brussels of 2016, was “false”, as it became known -the few days later, after some videomakers-bloggers freelance found- have had an archive video of another dramatic event in Russia rushed months or perhaps years before: the absolute importance was to broadcast before the other this “contribution”!)
Here for example a terrorist act does not receive a focus on the origin of the act, no one get a responsibility, motivation if present, the focus of public opinion is addressed to the digit, the number of victims, including these like can have an importance or absolutely none. The problem, the danger highlighted above, it is not a matter of victims, the nationality of the victims as one might assume but honestly; the problem is the judgment conveyed by the news itself that is supported by the carelessness, lack of interest in destabilizing. Here terms like “Jihad” have beaten “still” on the front page; a terrorist act is “the only one” taken from the Islamic and before investigations, while every other is  accepted, reported, but like a “collateral damage”, “error” or “inevitable disaster.” I will not defend anything or anyone, no charges in particular; attention please: the responsibilities should be clarified and the process that each Country has adopted must be ‘pursued, also supported; but the diffusion of the news also has the objective responsibility that can not be underestimated. In the current world situation, it seems to separate acts of terrorism and clearly Islamic, or better, those that are clearly touted as “Islam,” there is a media appeal to an Islam that does not take terrorism as if there should be a difference but not substantially between the Muslim who claimed responsibility for the bombing and guiltless Muslim that should respond to public opinion. To resort to this “trend” to this “catalog”, here comes the “moderate” Islam, one that does not make bombings and which must sooner or later learn to dissociate themselves in a way that will be provided in the manner and terms. The danger of course, as I see it.
The term “moderate” -term that I abhor!- assumes a “moderation” (by whom? On what basis?). The germ that develops itself when there is “no need to understand” (and so  I introduce a huge responsibility for the whole “Umma of today”!) and that became stronger when there is no reflection that is not the one actually diverted (increased), fiction or stereotype which I mentioned above, ends to the main problem which remains “the morning-after”, the problem of the moderate that not having solved his problem(s) could recourse the moderator or worse collect the hatred and ignorance of the inhuman terrorist who still live and look at him. (HERE more). “Ticking time bomb men”.

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Muhannad Ali (The greatest) https://muhammadali.com


Islam is not a “religion of peace”; this is another media nonsense. Islam is not that Islam cataloged in the ‘sixties as “black Islam” that form reactionary in U.S. prisons, where it was and still is justly and naturally assimilated by a generation of people notoriously  against discriminated because of the color of the skin. Islam can not be those forms almost folk and comedy, “post-hippie” (I have to say this… I realize I am not so “liberal”, if you will forgive me please, but…) the “Danish Imam women” (the link). Islam can not be even one called “Euroislam“, a neologism that indicates the possible emergence of Islam in Europe, so called because of its proximity to contemporary European cultures and related to human rights, the rule of law, democracy and the ‘gender equality, as Wikipedia well describes: it should be enough to report the European Italian Minister Franco Frattini who has pursued a personal survey in all countries of the European community and the former French Prime Minister Nicolas Sarkozy, former supporter of the Mediterranean Union as a political personality “affected” subject, (Euroislam) which gave the approval and assent to the destruction on fire Libya, a country founded in the Religion of Allah.

L’Islam alla porta / Islam at the door

Un tempo e, non molto tempo fa, in Europa come in ogni Landa conosciuta ed anche in tempo di pace, ogni villaggio che distava più di 100 km. dal proprio era considerato “mondo straniero” e nell’aria si respirava sempre e comunque “diffidenza” quando si era in qualche maniera “visitati” da quelli che erano sempre chiamati “forestieri” ma che  di fatto erano unicamente degli abitanti che vivevano 100 Km. più in la. Oggi, continuando a discorrere con fare romanzato, potremmo dire che quelle posizioni pregiudizievoli erano dettate da esperienze non sempre a lieto fine, dove i conflitti anche sanguinosi avevano ancora un ricordo molto e troppo fresco. Sgomberando il campo per un momento da sentimentalismi, coloriture artistiche e da concetti filosofici ed anche religiosi, ad onor di cronaca e soprattutto tenendo un baricentro fisso su dati e cifre che assecondino un fare scientifico, è quasi ovvio riconoscere che “la distanza dei 100 km.” è saltata, inesistente ed irrilevante, così come lo sono quei confini delimitati da nuovi e rinnovati fili spinati, praticamente meri palliativi. Sebbene questo “parametro” non è più quello di un tempo, i sentimenti delle persone no, non sono cambiati più di tanto: in maniera regolare -amministrativamente parlando- o no, le genti si piazzano -per così dire- in un luogo e, rimangono ferme per un certo periodo; soprattutto sono pronte a lasciarlo per uno più favorevole. Ogni percorso storico con le sue motivazioni eccetera eccetera ed ancora eccetera, è, rimane, un accadimento da rileggere certamente ma su di cui non fare affidamento per una “riproposta”, in quanto la storia non si ripete: se lo fa, è sempre un altra storia, dove l’unica certezza che non cambia, è quella diffidenza che spesso si fonde con il pregiudizio che non conosce patria.
Fermiamoci con le generalizzazioni: diamo uno sguardo sui motivi e sulle ragioni per cui oggi, nel mondo che abbiamo voluto con coraggio e soddisfazione voluto ottenere “globale”, siamo circondati da “forestieri”, laddove i forestieri siamo anche noi stessi, tenendo conto della storia che andrebbe sempre riletta a mo’ di cronaca. Rileggendo seriamente anche di brevi periodi appena trascorsi, non sarà difficile seguire questo tentato ragionamento laddove alcune certezze potrebbero sciogliersi come neve al sole e dove per esempio, “un italiano” abitante in Trieste, (dal 1954 italiana) deve constatare che se lì fosse davvero nato, il suo nonno non era affatto italiano ma sloveno oppure austriaco o forse tedesco, ungherese, chissà. Allo stesso modo, un cittadino pakistano, magari scorrendo qualche libro storico, noterebbe che suo nonno era esattamente indiano, un tunisino magari si ritrova sudanese, un marocchino molto probabilmente è il nipote sanguigno di un berbero e quindi algerino oppure…
Ciò che ci identifica, soppesando certamente anche i documenti e le giuste naturalizzazioni eccetera, probabilmente è la cultura, la nostra tradizione famigliare ma, se dobbiamo approfondire con estrema serietà e determinazione questo pensiero, non possiamo naturalmente escludere l’appartenenza religiosa, laddove le forme di ateismo ed agnosticismo -per questo ragionamento almeno- sono sullo stesso piano.
Un ottimo articolo apparso in Italia su “Repubblica” da qualche settimana, articolo firmato da Daniele Castellani Perelli, ci presenta una ricerca basata su studi dell’americana Pew Research Center, (questo il sito che specifica quanto questa Organizzazione sia indipendente ecc.: http://www.pewresearch.org/about/) in cui si evince che l’Italia, ad esempio, nei prossimi cinquant’anni, sarà ancora un Paese a maggioranza Cristiana; in Europa non ci sarà nessuna ‘invasione islamica’ e, secondo questi dati statistici, ci sarà un aumento di atei ed agnostici. Questi freddi dati ci consegnano una prospettiva atta a favorire un ragionamento ma, il dato che è quasi eclatante leggendo l’articolo, è che in generale crescerà il peso della religione nella società. 

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Mussulmani nei Territori europei.  Tra i Paesi europei, Germania e Francia contengono il maggior numero di mussulmani.

L’Islam è sicuramente un attore principale di questa opera di crescita e lo è, perché è indubbio il suo carattere di “aggregatore sociale”; in verità, questo è uno dei lati (il “riscatto sociale”) ma, bisogna riconoscere che è quello più letto e perseguito nella ragione del dogma salvifico che compone questa Religione, sebbene viene appunto perseguito (sovente è dato di fatto, bisogna ammetterlo almeno per quanto riguarda la non-politica sociale riconoscibile in Europa) in malo modo. La tabella -per essere precisi- segna i mussulmani in Europa oggi come il 6% dell’intera Popolazione (44 milioni circa) ed ipotizza un 10,2% nel 2050; in USA/Canada 1%, (oggi circa 3,5 milioni) per arrivare nel 2050 ad oltre 10 milioni (2,4%). Senza mezzi termini, questa crescita, nella sua complessità ha una chiara matrice, una che una certa parte dicasi la maggioranza assoluta dell’Occidente non vuole in qualche modo accettare e, nell’attualizzazione di questo (sbagliato) fare addirittura ne ricerca una destabilizzazione trovando pseudo-ragioni nella Religione di Allah. L’unica e certa e comprovabile motivazione che oggi e come allora spinge le persone a migrare in massa anche disordinata, è una MOTIVAZIONE ECONOMICA. Punto. Le famiglie ed i giovani che seguono questa naturale forma di vita collettiva, nella disperazione economica, scappano e se non bastasse questa ragione, non si dovrebbe mai dimenticare l’aggravante di questi esodi, quelle atroci guerre che colpiscono i civili in massa, guerre che poi si realizzano e si innescano nell’architettura globale e finanziaria che ho definito or ora “sommo problema”. A conti fatti, l’unica soluzione rimane la convivenza, la cosiddetta “integrazione” ma, l’errore sarebbe come lo è, quello di dimenticare quella “diffidenza di origine”, di assecondare in somma i pregiudizi anche come forma di cautela instaurando un pericolosissimo assetto personale che escluda a priori un apertura basata sull’umanesimo, su una “fonte” -per così malamente dire- condivisibile nelle caratteristiche di specie, laddove ogni ufficiale trattato è un fallimento, “Carta dei Diritti dell’Uomo” compresa. (Nel Libro Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) la questione è trattata in particolare). Il principale sbaglio -per il versante Occidentale- è cercare l’esclusione dalla politica dell’Islam come Religione e quindi come principio; va da sé, che per il versante islamico, lo sbaglio parrebbe poter essere l’accettazione forzata di questa imposizione da dover considerare.
Uso (spero di non essere sgradevole utilizzando -pur cancellando ogni riferimento che intacchi la privacy– questa pubblicazione come pretesto) un post preso da un pubblico forum virtuale che appare online da parte di un grande giornale nazionale (Il Fatto Quotidiano.it) e dove c’è inscritta una critica onesta ed aperta verso l’Islam come movimento da usare in supporto o sostituzione (forse anche apporto) al sistema Occidentale. Certamente ci sono delle ragioni documentate da parte dell’autore del post ma, ritengo che queste siano dettate soprattutto da un certo sentimento (giustificabile!) che accorre quando -nostro malgrado- siamo purtroppo attenti su avvenimenti di cronaca nera, leggi terrorismo, dove le blande, sbiadite, poco ferme risposte che la Umma propone, in fine prestano il fianco a derive razziste, fasciste e di comodo elettorale di una certa brutta politica. Valutato il ragionamento critico, in quei termini, assolutamente condivisibile in generale, questo si rafforza quando una certa parte della Umma si adatta alla cautela non rispondendo o, maggiormente quando la risposta non è convincente, fare pericoloso questo perché non utilizza o non è in grado di farlo, l’esegesi coranica che ha ogni risposta per organizzare un dialogo con la cosiddetta “controparte”.
Leggiamo:

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Post n. 1 (domanda)

La mia risposta, (sotto inserita) richiede ed in special modo vuole riportare verso una lettura dei fatti, degli avvenimenti e soprattutto di quelli storici ma, solo per una lettura in cui si evinca che non ci sono “assoluzioni” di principio e di parte per quanto riguarda il pensiero umano, infatti, ognuno di noi ha “responsabilità” e pochissime certezze da portare e consegnare apertamente. In particolare, serve “una riscrittura” comune dei codici civili anche se non dovessero questi dover andare a riscrivere “una Costituzione”; è necessario fare “un passo indietro”, dicasi questo anche “arresto”. “Il fermo” non significa smettere di ragionare, in quanto questo atto vuole presumere un utile “assestamento”, una logica posizione da tenere riconoscendo che non è possibile prevedere ed indicare un percorso all’interlocutore, al “forestiero” di turno sulla base di quanto si è stabilito in precedenza autonomamente e discrezionalmente; questo modo maldestro ipotizzato non condurrebbe in un verso utile, non in uno che è già accaduto e che si suppone debba accadere nuovamente. Per concludere questo pensiero dai tratti astratti, Vi esorto per una “trasposizione” delle frasi appena espresse verso il concetto di “Rivoluzione”, azione prospettata dal gentile forumer: sono convinto che questa “romantica pratica”, sempre nobile, non sia considerata da parte della consistente Comunità islamica emigrata ed in movimento, in quanto una sistemazione pure precaria ed in assenza di diritti di queste persone, nel disagio sociale anche dilagante ed in alcuni casi virale, portatrice di malsana di reazioni anche violente, leggi analfabetismo di ritorno, leggi di aberrazioni di pensiero e di mancata riflessione teologica come concezione basilare, sarebbe (lo è!?) considerata come “forma di vita temporanea” aspettando il Paradiso, dove il discapito per queste miserie terrene, il degrado circostante ed i problemi destabilizzanti che pensavamo in Occidente superati, sarebbero da doversi condividere senza speranza di trovare un qualche supporto, piaccia questo o no.
La riflessione è urgente, aggiungo: la Umma è in una fase “critica”, assolutamente e politicamente inadeguata, racchiusa nel proprio passato; l’Occidente guarda ciò che ha fatto ma non trova la forza di una reazione che non sia quella che lo ha destabilizzato.

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Post n. 2 (risposta)

One time, not so long time ago, in Europe as in every Land known and even in peace time, every village which lay more than 100 miles away from another, was considered “alien world” and always, in any case, “distrust” was on the air when it was in some way “visited” by those who were always known as “foreigners” but which in fact were only the inhabitants who lived 100 miles away. Today, continuing to talk with making fictional, we could say that those damaging positions were dictated by experience was not always a happy ending, where also the bloody conflict had a lot and still too fresh memory avaiable for all. Clearing the field for a moment of sentimentality, artistic colorings and philosophical and even religious concepts, to tell the truth, taking a fixed center of gravity of the facts and figures furthering a doing science, it is almost obvious to recognize that “the distance of 100 miles”, today, is blown, non-existent and irrelevant, as are those boundaries delimited by new and renewed barbed wire, virtually mere palliatives. Although this “parameter” is no longer what it once was but, people’s feelings not, they have not changed too much: on a regular basis -legally- or not, the people are placed in one place and, they remain stationary for a certain period; above all, they are ready to leave for a more favorable. Every historical journey with his motives and so on, and even so, it remains an event to be reinterpreted certainly but of which do not rely on a “revived”, as history does not repeat itself: if it does, it is always an another story, where the only certainty that does not change, is the mistrust that often blends and the prejudice that has no homeland.
Let’s stop making generalizations: we take a look out the reasons and the reasons why in the world today that we wanted with brave and satisfaction to get “global,” we are surrounded by “foreigners”, where strangers are also ourselves, taking into account the history that should always be read back like a record. Re-reading seriously and just the passed periods, it will not be difficult to follow this tried reasoning where some certainties could melt like snow in the sun and where, for example, “an italian” resident in Trieste, (united in Italy from 1954) should be recognize that he, if there was indeed born, his grandfather was not italian but maybe slovenian or austrian or maybe german, hungarian, who knows. Similarly, a pakistani citizen, perhaps scrolling some historical book, would notice that his grandfather was exactly indian, a tunisian perhaps finds himself sudanese, a moroccan most likely blood grandson of a berber algerian or…
What identifies us, weighing certainly the documents and the right of naturalization, probably is the culture, our family tradition, but if we have to investigate with extreme seriousness and determination that thought, we can not of course exclude religious affiliation, whereas the forms atheism and agnosticism at least -for this reasoning- are on the same plane.
An excellent article published in Italy in the national newspaper “Republic“, article by Daniele Castellani Perelli, presents a research-based studies of the American Pew Research Center, (this is the site that specifies about this independent organization etc. http://www.pewresearch.org/about/) in which it appears that Italy, for example, over the next fifty years, will still be a Christian majority Country; in Europe there will be no ‘Islamic invasion’ and, according to these statistics, there will be an increase of atheists and agnostics. These cold data they deliver a prospect likely to encourage an argument but the data that is almost sensational reading the article, is that in general will increase the weight of religion in society. muslimEUIslam is definitely a major player in this growing work and it is, there is no doubt because his character of “social aggregator”; indeed, this is one of the sides, (the “social redemption”) but we must recognize that it is the most read and prosecuted in reason of the saving dogma that makes this religion, although it is rightly pursued (often it is given, at least regarding the non-recognized social policy in Europe) in the wrong way. The table -to be precise- marks Muslims in Europe today as 6% of the population (44 million) and assumed a 10.2% in 2050; in USA / Canada 1% (now 3.5 million) in 2050 to reach over 10 million (2.4%). In no uncertain terms, this growth in its complexity has a clear matrix, one that applies a certain absolute majority of the West does not want in any way to accept and, in discounting this (wrong) Western thought, makes it even a destabilization research finding pseudo-reasons inside the Religion of Allah. The only certain, verifiable and motivation that today (as then) drives people to migrate en masse too messy, is an ECONOMIC REASON. No way out. Families and young people in this serach of natural form of collective life, in economic despair, escape and to make matters worse this reason, we should never forget the aggravation of these exoduses: atrocious wars that target civilians en masse, wars then they make trigger global financial architecture which I called just now “supreme problem.” On balance, the only solution is to live together, the so-called “integration” but the error would be as it is, to forget that “distrust of origin”, the prejudices also indulge in short way, as a form of care by establishing a dangerous personal structure that excludes  the base of  humanism, opening “source” in the particular characteristics, with each official treaty, today is a failure, “Charter of Human rights” included. (In the Book Ma sha Allah (XXI century schyzoid man) the issue is dealt with in particular). The main mistake -for Western side- is trying to exclude from political Islam as a religion and therefore as a principle; it goes without saying too much, that for the Islamic side, the mistake would seem to be the forced acceptance of this imposition like a must to consider.
Using (I hope not to be unpleasant using -while deleting any reference that would affect the Privacy- this publication as an excuse) a post taken from a virtual public forum appearing online as part of a large national newspaper (Il Fatto Quotidiano.it/Dayly news -NEWS IN IT. ONLY-) and where there is inscribed an honest and open criticism towards Islam as a movement to be used in support or replacement (perhaps even contribution) to the Western system. Certainly there are reasons documented by the author of the post, but I think that these are dictated primarily by a certain feeling (justified!) who rushed when -we are so sorry- we are unfortunately aware of incidents of crime, terrorism laws, where mild, faded, slightly firm answers that the Umma proposes, in the end inevitably provide drifts racist, fascist and comfortable election of some ugly politics. Rated critical thinking in those terms, fully agree in general, this is strengthened when a certain part of the Umma fits caution, not responding or even more worst when the answer is not convincing, do dangerous because it does not use or can not to do so, the Koranic exegesis which has answer(s) to everything and everybody, starting a first start of internal reflection to argue.
Please, read “the question”: 

[NOTE: A -short!- GOOGLE TRANSL. FROM THE POST (see above the pict. n.1)]


Caution? From the time of Marx that we expects the collapse of capitalism. Capitalism, with all its problems of inequality that creates, however, makes us live well enough, with a minimum of well-being even in those Countries that were starving. You, with all this talk of theology, does not seem to want to adapt! You do not want to be assimilated! I can also understand it but, if you think you should present replace this system with that of medieval theocracies of any religion (Christian or Muslim it is indifferent) you are naive. Religions theorize dogmas and absolute faith; the modern world (Western) is based on doubt, research and then science. If so many diseases have almost disappeared and if we are distributing food to some 8 billion human beings, this is the result of science, intelligence of Man. The world and the innovations you can not stop or go back, also the Umma they will soon understand it.

My answer, reports and wants to return to the reading of the facts, the events and especially the historical ones, but only for a reading in which it is inferred that there are “no acquittals” principle and partial regarding the human thought, in fact , everyone has “responsibilities” and very few certainties to carry and deliver openly. In particular, it needs a “rewriting” of the common civil code even if these do not have to go to rewrite “a Constitution”; you need to “step back”, this is true and also we could call it “arrest.” “The stop” does not mean stop to reason, since it would become a useful “settling”, logical position to keep recognizing that it is not possible to predict and indicate a path to the interlocutor, the “stranger” on duty on the basis of what has been established earlier and this clumsy way does not lead to a useful, not one that has already happened and what is supposed to happen again. To conclude this thought from abstract traits, I urge for a “transposition” of the sentences just expressed towards the concept of “Revolution” proposed action by the kind forumer: I am convinced that this “practical romantic”, always noble, is not considered by the large Muslim community emigrated and moving, as an accommodation also precarious, and in the absence of rights in the social unrest also rampant and in some viral cases, the bearer of unhealthy even violent reactions, read illiteracy, laws of thought aberrations and lack of theological reflection as a basic concept, because it would be considered (it is!?) as a “form of temporary life,” waiting Paradise, where the expense for these earthly misery, the surrounding degradation and destabilizing problems that we thought in the West they exceeded, they would be having to share, hopeless to find some support, like this or not.
The reflection is urgent, I add: the Umma is in a “critical” phase, and politically absolutely inadequate, enclosed in its own past; the West looks at what he has done but can not find the strength of a reaction that is not the one that destabilized himself.


[NOTE: B -short!- GOOGLE TRANSL. FROM MY REPLY POST (see above the pict. n.2)]

Unfortunately you’re drawing conclusions dictated by the usual slope of Western history and thought (especially ideological) that sees the “real truth” in the acts which the West has practiced. (The question “hunger” is objectively irrelevant today). I do not “replace” anything, mind you! I do not theorize anything because the Islamic dogma is firmly fixed: if anything, I “actualize” it. I try to make aware that the dogma is here and it is salvific. Its application (for various reasons) is characterized by the Umma Islamic thought, thought that applied it is inadequate, yes, I agree in some way. This does not mean that the underclass “the suffering People” follows or should follow, however, “the Revolution” like you studied and this should make us think…

L’anarchica risposta politica della Umma alle ragioni dell’Islam. Avventato atto sacrificale indotto?/The anarchist politic response to the reasons of the islamic Ummah. Sacrifical reckless act induced?

L’anarchia, movimento ideologico e politico che abbraccia la radicale ed intransigente libertà (politica) come principio, ha delle particolari ragioni; ci sono centinaia di testi e migliaia di studi che raccolgono il pensiero anarchico e la sua applicazione che rifiuta ogni tipo di imposizione ed ordine come Stato, compresa quella di Dio o di qualsiasi divinità.
L’odierno e moribondo capitalismo consumista che impera nel globo terrestre ha le sue spiegate ragioni e soprattutto dimostrate ragioni e modelli che si avvalgono della disfatta
ideologica del socialismo e comunismo che ha combattuto con ogni mezzo, anche vile considerando la supposta ragione di essere la risposta ai problemi delle società moderne e di ispirazione sociale ed assistenzialista (Welfare State). Le religioni abramitiche o monoteiste, contenitore di quasi il 60% degli umani, nel corso della loro millenaria storia hanno per così dire “scelto” di assestarsi in un ideale contesto socio-politico piuttosto preciso e favorevole potremmo anche aggiungere considerando non solamente la possibile efficacia dell’attività di proselitismo da poter usare ma anche quella di rimanere stabilmente presenti e soprattutto tollerati. Riconoscendo un 10% circa di atei nel mondo (perfettamente integrati nel sistema globalizzato), rimane un 30% circa di fedeli che non si riconoscono in Abramo ma che comunque hanno in primissimo piano un ideale di vita compreso nei tratti politici del capitale, sebbene (vedi la Cina) si trovino in una fase di transizione non così esposta al consumo. Questi sono numeri incontrovertibili.
Analizzando anche sommariamente le cifre, sembra possibile riconoscere che ogni essere umano dotato di un minimo di intelligenza e di facoltà di decidere sulla base di sue esigenze, personali o collettive siano queste, rappresentative di un suffragio avvenuto o no, si riconosce in qualche modo all’interno di una società che ha adottato una qualche politica, manifestando le proprie opinioni nell’assenso oppure nel dissenso, nell’adesione a determinate scelte oppure nell’opposizione. Centro di questo ragionamento è quanto accade all’interno delle società in cui “i figli di Abramo” vivono oggi, in particolare riguardo la Umma, contenitore anch’essa degli islamici, il 44,5% circa dei fedeli del Dio unico. Gli Ebrei (non considerando per ragioni strettamente di numero i seguaci della Fede Bahá’í, cioè lo 0,2% del totale della “Gente del Libro”) pur nella modesta cifra che li rappresenta sul totale dei monoteisti (0,4%) ma in virtù della loro potenza industriale ed economica, hanno un circoscritto (discutibile) territorio che li rappresenta e sono insediati nel resto del mondo con politiche assolutamente condivise nei principi, politiche che perseguono con ogni mezzo; i Cristiani, la maggioranza monoteista, (54,5%) nelle differenti Confessioni frutto di scismi anche violenti del passato, oltre ad avere uno Stato rappresentativo (lo Stato Vaticano rappresenta i Cattolici, oltre il 50% dei Cristiani, il 25% dei monoteisti tutti) sono perfettamente integrati nel Pianeta adattandosi in ogni contesto politico e sociale, anche molto distante l’uno dall’altro instauratosi nel tempo, prendendo in considerazione dittature e nazionalismi in contrasto con le democrazie e non dimenticando la permanenza (smorzata) della Chiesa addirittura nelle società socialiste e comuniste. La Comunità mussulmana (Umma) scissa principalmente tra sciismo e sunnismo, oggi, alla luce della “chiamata alle armi” dello “Stato islamico” definito come “Isis“, principalmente perché questo grido violento non è stato raccolto dalle decine di milioni di fedeli del Profeta Maometto (l.P.s.d.L.) stabilitisi in Europa nella misura del 4% circa del totale e nella misura di circa 7 milioni di fedeli tra USA e Canada, non sembra aver decifrato una politica comune sebbene ne invochi un instaurazione o quantomeno una articolata su principi riconoscibili; non sembra riconoscersi nemmeno al suo interno nulla di simile nella costante implosione che consuma questo pseudo Stato islamico nell’assenza di adeguato ed aperto supporto anche dai Paesi in cui la Religione mussulmana è indiscutibilmente una ragione di Stato. Senza cercare argomentazioni e richiami agli avvenimenti e circostanze seguenti la cronaca, pare assai difficile ed anche onestamente impossibile, riconoscere una politica comune che accompagni la Fede islamica; tolta di mezzo la “proposta politica” dell’Isis, (oggi risulta evidente solo una di matrice militare che nelle ultime ore è divenuta guerriglia urbana) rimangono vive alquanto differenti politiche sociali, economiche ed industriali, spesso addirittura in aperto conflitto tra di loro: dal lusso a tratti sfrenato dei Paesi del Golfo che legittimamente attraggono persone dichiaratamente “anti-Islam” per quanto riguarda il codice comportamentale dell’individuo e sostenendo nel contempo una forza lavoro (islamica) con pochissimi diritti, possiamo riconoscere una società islamica che fatica a sopravvivere e che malamente ha inseguito principi socialisti (vedi il Maghreb), una incastonata nella teocrazia (Iran sciita) ed almeno un altra (in crescita) in apparente confusione ideologica che è sparsa in Occidente. (Pakistan, Turchia, Indonesia e pochi altri Stati sovrani sembrano dover dirottare i loro sforzi verso attenzioni di ordine pubblico più che altro). A ben vedere, con una certa approssimazione che non voglio nascondere, sembrano tratti anarcoidi ma, un anarchia più legata al “disordine politico ideologico” che ai sommi principi del russo Michail Bakunin, noto intellettuale, filosofo e rivoluzionario padre del’anarchia moderna vissuto a metà dell’800.

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Rappresentazione mistica dell’Islam

L’Islam è dunque principalmente un movimento mistico personale ed introspettivo del e per l’Uomo? L’Islam non indica una politica per la sua Comunità oppure è l’Uomo talmente imperfetto da non riuscire a praticare l’Islam in un contesto politico moderno sebbene ci siano tutti gli indici per farlo all’interno della Sacra Scrittura dicasi l’inimitabile Sacro e Divino Corano? Ciò che in conclusione, in una delle proposte conclusioni appare chiaro, discutibile ma sempre chiaro nella spietata ed asettica legge dei numeri, è il numero che compone la maggioranza dei fratelli mussulmani formanti una massa enorme e, certamente sproporzionata: un insieme di sottoproletari e poveri esseri umani lasciati di proposito nel marasma dell’ignoranza, ossia la non esplicazione delle proprie capacità sebbene Dio (l’Unico Dio) ha richiesto senza dubbio alcuno di ricercare nella vita la conoscenza attraverso l’istruzione. A seguito di questo, dovremmo condannare la “deriva anarchica disordinata” delle politiche islamiche coincidenti e probabilmente saldanti in un immobilismo di opinione, da una cautela condivisibile per alcune porzioni di ragionamento? Meglio non farsi coinvolgere e rimanere stretti nelle proprie isole tutto sommato più o meno felici?

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Tratteggi di lusso sfrenato (tigre al guinzaglio, auto di oro)

Non tentare un ragionamento politico è -si deve sapere!- molto ma molto pericoloso perché destabilizza poco a poco una società umana dall’interno, società oggi per tanti versi globale, anche nel pensiero. Un alternativa politica anche come espediente è assolutamente necessaria per contrastare le posizioni che adducono insistentemente la Fede di una qualche responsabilità oggettiva che appartiene unicamente all’Uomo: un operaio di origine afghana e fedele di Allah, per un esempio, avrà tutte le ragioni di questo mondo nella scelta di lavorare alla “Volkswagen” piuttosto che in un cantiere edile di Dubai e questa scelta avrà una motivazione politica in ogni caso possibile, nella buona o cattiva o maledetta sorte; il Popolo palestinese, in un altro esempio, riceverebbe un solidale sostegno attivo ed aperto per favorire la necessaria ricerca di stabilità della sua politica di Stato sovrano, politica oggi riconosciuta in primo luogo dalle direttive che le Organizzazioni governative mondiali accordano attraverso organismi come l’O.N.U., ad esempio, carta straccia potremmo ben dire considerando l’assenza di un concetto preciso di politica nazionale della Palestina impegnata a difendersi “casa per casa”.

“Dio ci protegga” è sempre valido viatico per ogni fedele, un esortazione doverosa ma, dobbiamo sempre ricordare che ci è stato imposto di vivere da Dio stesso partecipando attivamente alle “manovre vitali”, usando la lucidità, l’ingegno e la passione oltre la Fede.


The anarchy, ideological and political movement that embraces the radical and uncompromising freedom (political) as a principle, has special reasons; there are hundreds of books and thousands of studies that collect anarchist thought and its application which rejects any form of taxation and order like State, even and including that one of God or any deity.
Today’s moribund consumer capitalism social system that prevails in the globe, has its reasons explained and proven reasons and models that make use of his ideological view defeat of socialism and communism that has fought with every means, even vile considering the supposed reason to be the answer to the problems of modern societies of socialist and welfarist inspiration. The Abrahamic monotheistic religions, container by almost 60% of humans, in the course of their long history, has “chosen” to settle in an ideal socio-political context fairly accurate and favorable we could add not only considering the possible effectiveness the activity of proselytism to be able to use but, also to remain present stably and especially tolerated. Recognizing an about 10% of atheists in the world (seamlessly integrated into the globalized system), remains an about 30% of believers who do not identify with Abraham but who have in the foreground an ideal of life including in the capital political overtones, although ( see China) are in a transitional phase not as exposed to the consumer. These numbers are incontrovertible.
Analyzing also summarily figures, it seems possible to recognize that every human being with a minimum of intelligence and discretion to decide on the basis of its needs, is it personal or collective, representative of a suffrage took place or not, it is recognized in some way to ‘interior of a company that has adopted some policy, expressing their opinions in assent or in dissent, in adherence to certain choices or in the opposition. The core of this reasoning is what happens within the society in which “the children of Abraham” live today, in particular concerning the Ummah, the container also of Muslims, 44.5% of the worshipers of the one God. Jews (not counting for number reasons strictly the followers of the Baha’i Faith, ie 0.2% of the total of the “People of the Book”) despite the modest figure that represents them on the total of monotheists (0.4%), by virtue of their industial and economic power, they have a circumscribed (questionable) territory that represents them and have settled in the rest of the world with absolutely shared policies in the principles, policies pursuing by any means; Christians monotheistics, (54.5%) in different even violent past of the Confessions of schisms, as well as having one representative State (the Vatican State is a Catholict State, more than 50% Christian, 25% of monotheists all) are perfectly integrated into Planet suiting every political and social context, even far from one another, taking into account dictatorships and nationalisms in contrast to democracies, not forgetting that the Church remained (muffled) even in socialist and communist society. The Muslim community (Ummah) split mainly between Shiism and Sunnism, today, focusing to the “calling to arms” made from the “isalmic State” defined as “Isil/Daesh”, mainly because this violent shout was not picked up by the tens of millions of the faithful prophet Muhammad (P.u.H.) settled in Europe (4% of the total) and to the extent of about 7 million members in the U.S. and Canada, it does not seem to have deciphered a common policy invoked by this rough entity and at least one articulated on recognizable principles; it does not seem to even recognize themselves in it constantly implosion because the islamic State does not receive adequate and open support even from Countries where the Muslim Religion is indisputably a reason of State. Without trying arguments and references to the following events and circumstances of the news, it seems very difficult and even impossible to honestly recognize a policy accompanying the Islamic faith; done away with the “proposal Isil policy”, (today is noticeable only like a military matrix that in the last hours has become urban warfare) remain alive only quite different social, economic and industrial one, often in fact in open conflict with each other: from the unbridled luxury one of the Gulf Countries as they required legitimately attraction for the people avowedly “against-Islam” talking about the individual’s behavioral code and while supporting a workforce (islamic) with very few rights, we can also recognize an islamic society that struggles to survive inside badly chased socialist principles (see the Maghreb), or set in a theocracy (Iran Shiite); at least we can see one other (growing one) in apparent ideological confusion that has spread in the West with the forced emigration. (Pakistan, Turkey, Indonesia and a few other sovereign States seem to have to divert their efforts towards public policy attention more than anything else). A closer look, with some approximation that I will not hide, traits seem anarchic, but an anarchy more related to “ideological political disorder” than the russian chief principles’ Michail Bakunin, known intellectual, philosopher and anarchy’s modern revolutionary father lived in the mid of ‘800. 

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Mystical reprentation of Islam


So, Islam is thus mostly a Man and mystic personal movement? Introspective? Islam does not indicate a policy for his Community or is the Man so flawed that he could not practice Islam in a modern political context, although there are all the indexes to make it and written in the Holy Divine Quran?
What at the end, in one of the proposals conclusion seems it is clear, controversial but always clear in the merciless law of numbers, is the number of course, the majority of Muslim brothers that make up a huge and certainly disproportionate mass: a set of proletarians (underclass) and poor human beings purposely left in the chaos of ignorance, that is, no explanation of our capabilities though God (the One) requested no doubt to seek knowledge in life. Following this, should we condemn the “drift disorganized anarchic” of coincident Islamic policies and probably sealing a stagnation of opinion, shared by a caution for some portions of reasoning? Is it the best not to get involved and stay tight in our own happy or not so much happy islands?

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Hatches of unbridled luxury (tiger on a leash, gold car)

Not groped a political reasoning is -you must know!- very, very dangerous, because it destabilizes slowly a human society from within, today so called “global society”, even in thought. A political alternative as an expedient (makeshift) is also absolutely necessary to counter the positions that persistently allege the Faith of some strict liability: a worker of Afghan origin and faithful of Allah, for example, will have all the world’s reasons in, choosing to work at “Volkswagen” rather than on a construction site in Dubai and, this choice will have a political motivation in any case possible, in good or bad or cursed fate; the Palestinian People, in another example, would receive a sympathetic active and open support to encourage the necessary research the stability of its political sovereign State, today primarily recognized policy from the directives that the world agree through U.N. for example, waste paper could we say today, considering the absence of Palestinian’s precise national politics committed to defend themselves “house to house”.

“God, please, protect us” is always a useful summary like viaticum, a dutiful exhortation for the believer, but we must always remember that we have been forced to live by God himself actively participating in the “vital maneuvers”, using intelligence and passion beyond Faith.

Il martirio; i martiri; le inevitabili questioni del pensiero umanistico (parte prima) / Martyrdom; martyrs; the inevitable issues of the humanistic thought (part one) [shahīd شَهيد]

Le motivazioni alla base dell’Umanesimo, sono la consapevolezza della posizione privilegiata dell’Uomo nel mondo della natura.

Questi studi filosofici ed alla base della filosofia Occidentale che interpreta i pensieri dei grandi filosofi dell’antica Grecia, Socrate, Platone, Aristotele ed altri, vissuti all’incirca 400 anni prima di Cristo oppure tenendo conto del calendario islamico circa 1000 anni prima dell’inizio dell’egira islamica, sono intrisi fortemente nello studio dell’anima umana. Senza percorrere ora ed in questo spazio un tentativo di studio di questa umana scienza che si è sviluppata in seguito nella filologia moderna (chi fosse tentato può fare riferimento a questo link: https://it.wikipedia.org/wiki/Umanesimo) non dovrebbe essere difficile scorgere un approssimazione dell’umano ragionamento nelle analisi di rilettura della propria storia con un Versetto del Sacro e Divino Corano, esattamente il LXXII della XXXIII Sura (33:72) che ho riportato in HOME PAGE, esemplare passaggio in cui si può scorgere tutta l’imperfezione dell’umana specie difronte al Cielo. La generosità che il Creatore ha comunque concesso alla nostra specie -continuando questo pensiero- e nello specifico il privilegio della vita che abbiamo ricevuto, pone l’evidenza di un richiamo all’esclusiva superiorità che ci contraddistingue da ogni altro essere, “privilegio” che l’Umanesimo come pensiero ha poi ed in seguito in qualche modo raccolto e probabilmente sviluppato con grande dettaglio.

Tutta questa premessa scritta, è utile, dovrebbe esserlo e soprattutto oggi che abbiamo un accesso alle informazioni sbalorditivo, per dimostrare e richiedere attenzione verso un comune sentimento che indiscutibilmente affiora in ogni Essere umano quando coinvolto (anche quando suo malgrado) nella arbitraria decisione (a tratti egoista) di spezzare una vita, fosse anche la propria, quell’Essenza e Bene che tutti, fedeli religiosi o no, nessuno escluso che sia sano di mente, in questa Terra vorrebbe lasciare in balia del caso, dell’ignoranza e peggio ancora della insensata stupidità. Osando concludere questa dissertazione affermando che il suicidio in qualunque forma esso si compia, assistito oppure no, appartiene e generalizzando alla screziata tipologia dell’omicidio, (tralasciando ogni tipo di analisi giuridico normativa) il martirio, nonostante alcune apparenze e superficialità che ne testimoniano le gesta, rimane un altra cosa, insinuando nelle persone che continuano a vivere aperte importanti questioni, appunto inevitabili.
Il martirio, in ogni caso, è una pratica religiosa umana prevista e designata dalla storia, praticata all’interno delle Comunità di fedeli, in special modo da quelli che in Abramo si sono riconosciuti, dicasi Ebrei, Cristiani ed infine Mussulmani. Il termine e meglio i protagonisti di queste gesta -i martiri- hanno avuto un estensione di significato, forse solo nel lessicale, con gli “eroi” delle guerre, con i “rivoluzionari” che per una causa si sono immolati offrendo la vita; da non dimenticare nella maniera più assoluta i “Kamikaze” e quelli che hanno osato perpetuare il “Harakiri”, una schiera di valorose persone (opinione condivisa dalla collettività che li riconosce) appartenenti alle Civiltà Orientali che potremmo ben definire senza grandi patemi d’animo martiri religiosi. Rimangono alla fine e probabilmente al principio di questa personale riflessione, quelle questioni che ovviamente sono di appannaggio di chi vive, nonostante tutto.
E’ davvero molto complesso proseguire questo articolo e, lo è per tanti ed ovvi motivi; purtroppo l’attualità e la cronaca ci spaventano, ci obbligano quasi a soffermare lo sguardo sull’evento stretto nella materialità di cui esso si compone, costringendo i nostri pensieri verso un idea, un approssimazione anche religiosa, tralasciando di fare attenta verifica di pensiero verso l’insistente attività del vivere, comprendendo in questa astrazione sensoriale anche la nostra stessa vita, il nostro ego, la nostra anima e le motivazioni che ci inducono a vivere, tralasciando e volutamente ogni attività animale ed istintiva come ci è stato ordinato di riconoscere.
Non trovando una conclusione, una fine per questo specifico articolo, voglio fare una pubblica richiesta che si dissolve in un interrogazione da non confondersi con una richiesta di condivisione a priori di logica, dove ogni personale conclusione dovrebbe essere tenuta in alta considerazione e prima di ogni altra umana esigenza. Voglio in somma proporVi un immagine, una telefoto di un agenzia giornalistica relativa ad un accadimento verificatosi nelle scorse ore, uno non portato verso una conclusione che è stata probabilmente auspicata, disegnata in qualche modo nel pensiero umano: trattasi di un gruppo di persone che grazie a Dio, alla “fortuna”, in un vocabolo licenziato nel laico pensiero di molte società civili che comprendono anche i fedeli del Dio Unico, oggi vive grazie ad un “blitz” delle forze di Polizia francesi che all’aereoporto di Parigi ha fermato uccidendo una persona che invocava al martirio nel nome di Dio; essi vivono potremmo con poca approssimazione affermare quest’oggi. (In tutta evidenza, sono umani nostri fratelli, sorelle, padri e madri, figli eppure conoscenti, amici).
La domanda che pongo e, sia chiaro, mi pongo, rinnegando l’ovvietà e le circostanze di argomentazione di bassa lega che possono nascere, dunque è questa: essendo il martirio fondato nel dogma religioso, riconoscendo questa verità, quali sono le direttive, le pratiche di formazione, di ammaestramento e culturali di cui e per cui c’è fabbisogno?
S.D.V., questo articolo continuerà; onestamente non ho ben sentore di quando sarà possibile questo, però e nella maniera più esaustiva possibile, voglio dedicare ancora una volta e con tutta la calma possibile il mio sguardo sulla fotografia già ampiamente citata. Sì, lo voglio fare e fatelo anche Voi, per favore…


The basic grounds of humanism, are aware of Man’s privileged position in the world of nature.

These philosophical studies are the foundation of Western philosophy that interprets the thoughts of the great philosophers of ancient Greece, Socrates, Plato, Aristotle and others, lived about 400 years before Christ, or taking into account the Islamic calendar, about 1000 years before the Islamic Hejira, they are heavily steeped in the study of the human soul. Without focusing on its now and in this blog an attempt to study this human science that developed later in modern philology (who may be tempted to refer ceck this link: https://en.wikipedia.org/wiki/Renaissance_humanism) it should not be difficult to discern a human reasoning approximation in the reinterpretation of its history analysis with a verse of the Holy and Divine Quran, 72th Verse of the 33rd Sura (33:72) I reported on the HOME PAGE, exemplary step where you can see all the imperfections of the human species in front of the Sky. The generosity that the Creator has granted to our species -in the continuous of this thought- and specifically the privilege of life that we have received, puts the evidence of a recall to the exclusive superiority that distinguishes us from every other, “privilege” that Humanism as thought, then and then somehow picked up and probably developed in great detail.

All this introduction, it is useful, it should be, and especially now that we have access to the stunning information, to demonstrate and require attention toward a common sentiment that undoubtedly emerges in every human being when involved (even if unwillingly) in the arbitrary decision (to selfish traits) to break a life, even his own, that Essence (life) on every kind, religious believers or not, with exception of the mentally insane people, in this Earth would like not to leave at the mercy of the case, ignorance and even worse to the mindless stupidity. Daring to conclude this discourse by stating that suicide in whatever form it may be fulfilled, assisted or not, belongs to mottled and generalizing type of murder, (leaving out any kind of legal analysis of legislation) martyrdom, despite some appearances and superficiality that testify to the deeds, remains one other and different thing, that is insinuating important questions in people who continue to live, indeed inevitable questions. Martyrdom, in any case, is a human religious practice allowed and designated by history, practiced within the community of the faithful, especially those that are recognized Abraham: Jews, Christians and Muslims finally. This term, better to say the protagonists of these feats -the martyrs- have had a meaningful extension, perhaps only in the vocabulary, with the “heroes” of the war, with “revolutionaries” who have sacrificed themselves for a cause by offering his life; not to be forgotten in the strongest terms the “Kamikaze” and those who dared to perpetuate the “Harakiri”, a band of brave people (a shared view by the community that recognizes them) belonging to the Eastern Civilization we might consider like religious martyrs.
Remain at the end and probably at the biginning of this personal reflection, those issues which are obviously the prerogative of those who live in spite of everything.
It ‘really very complex continuing this article and it is for many and obvious reasons; unfortunately, current events and the news that scare us, force us to dwell almost the close event look in the materiality of which it is composed, forcing our thoughts towards an idea, even a religious approximation, neglecting to do a thorough check thought to the persistent activities of living, including in this sensory abstraction also our own lives, our ego, our soul and the reasons that lead us to live and deliberately ignoring each animal and instinctive activity that we have been ordered to recognize within human’s aspects.
Not finding a conclusion, an end to this particular article, I will make a public request that dissolves in a question not to be confused with a request to share to a priori logic, where each end personal think should be held in high esteem and before each other human needs. So, I want to propose an image in sum, a telephoto of a news agency relating to an event that occurred in the past few hours, one not led to a conclusion that it was probably hoped, designed in some way in human thought: it is a group of people who thanks God, the “luck”, in a word fired in secular thought of many civil society that includes the faithful of the believers in one God, now lives thanks to a “blitz” of French police forces at the airport in Paris that had stopped killing a person who invoked to martyrdom in the name of God; they could live with little approximation to say today. (In all evidence, those humans are our brothers, sisters, fathers and mothers, sons and yet acquaintances, friends).
The question I ask and, mind you, I ask myself, denying the obvious and low alloy argument circumstances that can arise, therefore, is: being martyrdom founded in religious dogma and recognizing this truth, what are the guidelines, practices training, instruction and culture of which and for which there is demand?
If God Want, this article will continue; I honestly did not really hint of when this will be possible, however and in the most exhaustive possible, I want to dedicate more time and as calmly as possible, my eye on the photograph already widely cited.
Yes, I want to do it for sure as well as you should do. Please…

Cinema: l’arte è minore. / Cinema: the art is minor.

L’arte è materia effimera: attraverso tendenze e variegati profili è pur presente nella creatività che l’Uomo non può celare, in quanto è esattamente porzione del vissuto, del quotidiano impegno che la vita richiede. In altri termini, l’arte è un tipo di linguaggio dell’umano essere, uno apparentemente speciale oppure differente, se vogliamo essere più precisi; il negare o proibire alla persona di comunicare, in qualunque forma vogliamo definire questa cosa, è esattamente impossibile, perché una specie di ribellione interiore, probabilmente istintiva, non permette l’accettazione di un imposizione simile: la storia conosciuta e riconosciuta dell’umanità, dalla notte dei tempi e fino ad ora, ci dimostra che questa affermazione, piaccia o no, è la semplice verità che non possiamo nascondere.
Come qualunque forma di espressione umana, anche l’arte produce certamente degli eccessi che necessitano di moderazione, di educazione per la sua diffusione, di una sottomissione alle Leggi e normative che vengono imposte dalla società in cui l’artistica espressione viene in somma diffusa.
Per questo articolo, voglio proporre a chiunque abbia la bontà di leggermi, una riflessione verso il Cinema ed in particolare un approccio leggermente differente riguardo i suoi contenuti, i films ovviamente. Se da un lato questa arte (comunemente considerata “minore” rispetto alla Scrittura, alla Pittura, alla Musica eccetera) è stata ottimamente portata a fare cassa dall’industria americana (Hollywood) che produce una ricchezza esagerata per pochi, esiste e rimane ancora in una forma artistica che rispetti questa caratteristica in un limitato numero di produzioni, dove però la distribuzione di queste opere è alquanto scarsa. Hollywood, pressoché per ogni suo prodotto, rappresenta l’arte come una busta di patatine fritte e spesso anche avariate rappresentano un sano nutrimento, facendo sì che una prima censura avvenuta agli inizi del secolo scorso per alcuni lungometraggi, oggi sia divenuta un ossessione in molti Paesi che contrastano (a fatica) la diffusione di queste immagini patinate. L’arte, intesa come espressione umana, in ogni caso, non si può arrestare: anche grandi Paesi come il Pakistan, ad esempio, oppure l’Indonesia e la Turchia, notoriamente Stati molto attenti alle provocazioni ed agli oltraggi in materia religiosa, abbassano la guardia, come si dice in gergo pugilistico; il seguito delle produzioni indiane di “Bollywood” (industria che al giorno d’oggi viaggia allo stesso ritmo di Hollywood) per essere realistici, è enorme e soprattutto in forte crescita, sebbene i contenuti sono ancora non così espliciti come quelli che oggi compongono i films made in USA. Dov’è allora ancora possibile trovare qualche traccia artistica, qualche scorcio di umanità e senza dover supporre o cercare distinzioni che debbano a forza recarci un piacere estetico? Perché negare l’esistenza di questa arte che per qualche motivo asseconda ed affascina l’immaginazione dei nostri giovani? Possiamo o no trovare beneficio attraverso la visione di un buon film e stimolare una sensibilità che stiamo forse già perdendo o peggio tralasciando per nostra noncuranza? Attraverso gli occhi di un altra persona, il film come piccola opera d’arte permette questo fare; se l’effetto di una visione è, potrebbe essere, uno sguardo verso ciò che nella realtà ci viene oscurato dalle nostre frenetiche abitudini egoiste, allora, che Dio mi perdoni, anche un buon film deve essere visto!
Le mie oneste proposte per ora spaziano dall’Europa poco conosciuta (quella dell’Est) alle Lande islamiche dell’Iran di oggi; si passa dai primi anni settanta dove nella fiorente ed in fortissima crescita economica Germania arrivavano i primi emigranti a lavorare, a finire nelle periferie francesi di oggi, dove la vita a fatica scorre ma non si arresta mai. Spaccati di vita, di umanità che soffre ma non demorde, come se si potesse scorgere in questo l’Ordine Supremo, l’Ordine di Dio che sa e meglio sa.

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Toata lumea din familia noastra (Romania, Olanda 2012)
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La ragazza senza nome (Belgio, Francia 2016)
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Una separazione (Iran, 2011)
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La paura mangia l’anima (Germania, 1974)

 

 

 

 

 

 

 

 

LINK IMDB:
https://goo.gl/knahwY
https://goo.gl/g0uaoO
https://goo.gl/ti4u4
https://goo.gl/kECGMi


The art is ephemeral matter: through trends and varied profiles is yet present in the creativity that Man can not hide, because it is exactly portion of the experience, the daily effort that life requires. In other words, art is a human language, a seemingly special or different, if we want to be more precise; to deny or prohibit the person to communicate, in any form we want to define this thing, it is exactly impossible, because a kind of inner rebellion, probably instinctive, does not allow the acceptance of such a tax: the history of humanity known and recognized, the dawn of time and until now, shows us that this statement, like it or not, is the simple truth that we can not hide. Like any form of human expression, even art certainly produces the excesses that need moderation, education for its spread, a submission to the Laws and regulations that are imposed by the society in which artistic expression is widespread in sum.
For this article, I propose to anyone who has the kindness to read me, a reflection towards the Cinema and in particular a slightly different approach to its contents, the films of course. While this art (commonly considered “minor” compared to Scripture, Painting, Music, etc.) has been made by Americans’ capacity translated into cash (Hollywood) that produces an exaggerated wealth for a few, there is still an artistic form which complies with this “human art characteristic” in a limited number of productions, where, however, the distribution of these works is somewhat poor. Hollywood and almost every product produced by this american industry, is art as a bag of rotten potato chips represent a healthy nourishment, causing a first censorship occurred at the beginning of the last century for some feature films, today has become an obsession in many Countries that contrast (with difficulty) the spread of these glossy images. Art, understood as human expression, in any case, can not be stopped: even big countries like Pakistan, for example, or Indonesia and Turkey, notoriously States very attentive to the provocations and insults to religious matters, they lower the guard, as we say in boxing parlance; the result of the Indian productions of “Bollywood” (industry that nowadays produce money at the same rate of Hollywood) to be realistic, it is huge and especially strong growth, although the content is still not as explicit as those who today make up films made in the USA. Where, then, can we still find some artistic track, some glimpse of humanity and without having to assume or seek distinctions that should bring us to force an aesthetic pleasure? Why to deny the existence of this art that somehow favors and fascinates the imagination of our young people? Or, can we not find benefit by watching a good movie and stimulate a feeling that maybe we’re already losing or worse leaving for our carelessness? Through the eyes of another person, the film can do this as a small art; if the effect of a vision is, could be, a look towards what in reality it is obscured to us from our hectic selfish habits, then, God forgive me, even a good movie must be seen!
My honest proposals, for now, ranging from relatively unknown Europe (the East) to the Islamic Landes of Iran’s today; it passes the early seventies where the thriving and strong economic growth Germany the first emigrants came to work, end up in the French suburbs today, where the fatigue life flows but never stops. Slices of life, of suffering humanity but not defeated, as if you could see this in the Supreme Order, the Order of God who knows and does best.

Il Papa (Santo Padre) non è il tuo papà. / Pope (Holy Father) is not your dad.

Premessa di chiarezza ad oltranza: questo sito/blog non è volto al proselitismo islamico, attività per altro comunque benemerita; lo scopo è ben evidente nella HOME PAGE eccetera e, questa informazione, (di servizio) auspico possa distoglierVi da preconcetti
dettati da intenzioni non così nobili diciamo…
Il tema proposto.
In considerazione del lungo percorso storico della Religione Cristiana e focalizzando sul percorso politico della Chiesa di Roma, fissando cioè il tema sulla Chiesa Cattolica per questa dissertazione, la solida Organizzazione clericale vaticana si trova ormai quotidianamente nei titoli delle prime pagine dei giornali che aprono e seguono ampi dibattiti del tipo che è riportato sottostante.

Cattura
Link diretto dell’articolo: https://goo.gl/u7gjNm

Non oso discutere se questo fare sia il sano positivo prodotto “democratico” di una società civile ampia ed a tratti laica, certamente Occidentale, (non esclusivamente) ricordando e Lutero e le “non riforme” Ortodosse: non lo discuto ora e qui. Il tema non è questo, sia nuovamente chiaro. Ciò che esterno con poco piacere, è la non troppo velata arroganza, noncuranza ed approssimazione che l’opinione comune pilotata dai media insegue ed anche indirettamente insegue nei riguardi di una Religione -quella Cattolica- e di cui in qualche modo e certamente solo quando la persona si trova in estrema difficoltà vorrebbe vicina, in soccorso potrei anche meglio dire; concetti e dogmi quali “Caritas“, “Pietas” ed altri ancora di natura umanistica, sono stati e ripetutamente vengono strumentalizzati dal Cattolicesimo ma, l’insinuazione rispettosa riassunta in questo articolo, riguarda il poco rispetto, la scarsissima coerenza, il mancato distinguo da quelle forme ipocrite che avviluppano il pensiero verso il Papa, il Vicario di Cristo in Terra per ogni fedele Cattolico.
Il mio e questo, non è certamente pulpito adatto e possibile per fare simili generalizzate accuse ma, non credo di dover essere impedito a dichiarare apertamente che queste “derive democratiche” hanno una ragione che la Chiesa del Vaticano (Stato non democratico contenitore di oltre un miliardo di fedeli) in qualche modo trascina dentro sé e non mi riferisco a semplici contraddizioni, dove una esagerata ricerca dell’immagine, una raffigurazione (razziale?) del “figlio di Dio” -escludendo ora argomentazioni teologiche sulla S.S. Trinità- ed una famiglia a tratti iper umanizzata nell’immagine casta e pura della vergine Maria, è perfettamente e semplicemente risolta dall’ultimo Profeta apparso, [L.P.s.d.L.] il fondatore dell’iconoclasta e declericalizzata Religione islamica in Terra.


Introduction of clarity to the bitter end: this website/blog is not aimed for Islamic proselytism, however, praiseworthy activity; the purpose of this website/blog is evident written on the HOME PAGE and so, this (service) information, I hope will take you away from preconceptions, all of them: dictated not good intentions and those full bad …
The proposed theme.
In view of the long history of the Christian Religion and focusing on the political path of the Church of Rome, setting the theme for this discussion on the Catholic Church, the Vatican’s strong clerical organization is now daily in the news headlines that open and follow extensive debates of this kind:

Cattura
Engl. Transl.: Pope Francis, a troubling anniversary. Or he changes strategy or he risks isolation.

I dare not discuss whether this is the positive “democratic” product  healthy a wider civil society and sometimes secular of Western Europe but certainly not exclusively remembering Luther and “no reform” Orthodox: I do not discuss here and now. The issue is not this, I must be again clear. What is outside with my little pleasure, is the not-so-veiled arrogance, negligence and approximation that the common opinion driven by the media chases and chases indirectly towards a religion -Catholic- of which in some way and certainly only when the person is in extreme difficulty would be close; concepts and dogmas such as “Caritas”, “Pietas” and others humanistic, were (almost) exploited by Catholicism but what I insinuate respectfully, concerns precisely the lack of respect, the very low consistency, the failure to distinguish from those hypocritical forms that envelop thought toward the Pope, the Vicar of Christ on Earth to every faithful Catholic.
This is certainly not suitable pulpit and possible place to make generalized accusations but, I do not think I should be prevented to declare openly that these “democratic tendencies” have a reason that the Church of the Vatican (not democratic State container of over 1 billion adherents) somehow pulls into itself and I do not mean simple contradictions, where an exaggerated picture research, a representation (racial?) of the “son of God” -excluding now theological arguments on SS Trinity- and a family at times hyper humanized in the name of vergin Maryam, is perfectly and simply resolved by the last Prophet appeared,[P.u.H., the founder of iconoclast, not clerical Islamic Religion on Earth.

La donna (femmina) è un essere umano poco dotato intellettualmente?/Is the woman (female) a human being intellectually not very gifted?

La donna, grazie alla vitale attrazione che emana, è costantemente sotto esame particolareggiato; oggi, nell’evitare il ridicolo e pericolosamente costeggiando il provocatorio sentiero delle assurdità (soprattutto scritte), l’esame si incentra soprattutto nel costume e nell’abbigliamento, scansando e quasi maldestramente quanto è riconducibile al suo comportamento, alla moralità che la contraddistingue all’interno delle società cosiddette civili. Adoperandosi in un ragionamento leggermente e solo leggermente approfondito, potremmo ben dire che queste analisi sociologiche che rimangono confinate in fin dei conti nell’estetica, in realtà sono solamente un escamotage per nascondere e nemmeno troppo bene il controllo esclusivo che l’altro sesso vuole mantenere e mantiene in una forma esclusiva, un controllo che diviene sovente esigenza di dominio verso la persona, dove il vestiario ed il trucco in fondo non sono così interessanti…
Permettendo un rimando ad un passaggio già inscritto in questo sito che gentilmente potreste rileggere QUI, nella sezione “FAQ Temi aperti“, ora e più precisamente andiamo a dare un occhiata all’ultima pseudo sentenza della “CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA“, (pseudo perché in effetti, in Europa, rimangono questi dei “consigli” e poco più, in quanto è la Legislazione del Paese Sovrano che fa testo, in un attività legislativa e giuridica Nazionale che deve prevedere e circoscrivere ogni contesto polemico ed ogni disputa, ogni causa civile e penale, di lavoro eccetera).

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=188852&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=161094

Cattura
Link diretto alla pagina (https://goo.gl/1YhqeC)

Senza dar atto a polemiche e che possano deviare il tema, ricordo a beneficio di completezza e per capire meglio il potere che la (CVURIA) ha, una delle severe sentenze inflitte (meglio prodotte) e che non sempre o quasi mai vengono recepite dai Paesi portati a giudizio, per esempio quella della recente condanna (retroattiva) che l’Italia ha subito per la “questione degli indennizzi” alle vittime di atti terroristici eccetera.

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/giustizia/2016/10/11/giustizia-corte-ue-condanna-italia-su-indennizzi-vittime_d69ef924-dc0b-46a4-966e-89e6d6fb0edc.html

Non è per sminuire la Corte, non è questa una decontestualizzazione della sentenza (per altro non apertamente e pubblicamente documentata e nota a tutti in ogni particolare) verso un quadro adiacente alla scienza dell’antropologia: ciò che è inteso e non sottinteso in questo parziale testo, è una richiesta di personalizzazione della domanda infissa nel titolo di questo passaggio scritto; una lettura appropriata della frase così apposta, una prova di questo genere, viene richiesta con lo scopo di creare una agitazione nel pensiero di chiunque possa leggere questa frase interrogativa.
>>>      Stiamo virtualmente discutendo di un foulard oppure delle centinaia di donne uccise barbaramente ed a sangue freddo in Italia ogni anno? (http://www.corriere.it/cronache/speciali/2016/la-strage-delle-donne/)
>>>          Stiamo parlando di un accessorio di abbigliamento oppure delle migliaia di bambine prostitute che ci aspettano dietro l’angolo? (http://www.irishtimes.com/culture/welcome-to-the-child-sex-capital-of-europe-1.339827)
>>>     E’ una questione religiosa e prettamente religiosa oppure la questione femminile la si può articolare nel miliardario e complesso business mondiale e senza confini della pornografia in cui la regina (ed il re allo stesso tempo) acclamata dal Popolo è l’essere umano privo del pene?


The woman, thanks to the vital attraction she emanates, is constantly under detailed examination; today, avoiding ridicule and dangerously provocative path skirting the absurdities (especially written), the examination focuses mainly in the costume and dress, almost awkwardly dodging what is due to his behavior, morality that distinguishes all ‘interior of the so-called civil society. In striving reasoning lightly and just slightly deepened, we might well say that these sociological analyzes remains confined to early accounts of aesthetics, in fact they are only a ploy to hide, nor too exclusive well control that the opposite sex wants to keep and it maintained in an exclusive form, a control that becomes often need of domain to the person, where the clothing and make-up are not so interesting indeed…
Allowing a reference to a passage already written on this site that you could kindly read HERE, in the “open FAQ Themes“, now more precisely let’s take a look to the last sentence of the pseudo “COURT OF JUSTICE OF THE EUROPEAN UNION” (pseudo because in fact, in Europe, these are “tips” and so on, as it is the legislation of the sovereign Country that makes text, in a National legislative work that needs to predict and circumscribe each legal context and controversy, every civil case from a criminal one, or a job’s dispute etc.)

http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=188852&pageIndex=0&doclang=EN&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=161094

Cattura
Transl.: EU Court: “It is legitimate to ban islamic headscarves -Hijab- in the workplace”

Without giving place to controversy and that can divert the issue, I remind the sake of completeness to better understand the power that (CVURIA) has, one of the severe sentences imposed (better to say produced) and that does not always or almost never are implemented by EU-Countries brought to trial, for example that one of the recent conviction (retroactive) that Italy has suffered to the “question of compensation” to victims of terrorist acts and so on.
This is not to belittle the Court, this is not a de-contextualization of the judgment (for all of us not so openly and publicly documented and known in every particular) towards a framework adjacent to the science of anthropology: what is understood and not supposed in this part text, is a customization request of stuck question in the title of this passage written; an appropriate reading of the sentence on purpose, a test of this kind is required in order to create a stir in the mind of anyone who can read this interrogative sentence.
>>>   Are we virtually talking about a scarf, or the hundreds of women brutally murdered and cold-blooded in Italy each year? (http://www.corriere.it/cronache/speciali/2016/la-strage-delle-donne/) [italian lang. only link]
>>>  Are we talking about a clothing accessory or of the thousands of child prostitutes who are waiting us around the corner? (http://www.irishtimes.com/culture/welcome-to-the-child-sex-capital-of-europe-1.339827)
>>>   Is it a religious and purely religious issue or can it be argued through the world billionaire business (without boundaries) of pornography in which the queen (and king at the same time) acclaimed by the people is the human being penis free?

Narrazioni oggettive / Objective narratives

“Dio liberi!”… “Se così vorrà Dio!”… “Grazie a Dio!”… “Quando Dio volle…”

Questa che lascio è una semplice segnalazione; lo premetto e sottolineo marcando essa con l’aggettivo “semplice”, perché è quanto di meglio ho trovato per scansare le tante e troppe derive di pensiero che si rendono disponibili quando l’intenzione non viene appunto fissata dal termine che voglio con poca e pochissima attenzione letteraria ripetere ancora una volta: “semplice”; e va bene…
In quanto uomo dalle “cento e più lacune”, il sottoscritto non si permetterebbe mai di pubblicare un prosaico testo per descrivere e commentare un grande Autore (Giovanni Verga) ed una sua opera letteraria, anche se quanto espongo e segnalo qui, trattasi di un racconto probabilmente minore rispetto ai grandi lavori il Verga ha prodotto; pertanto, a rigore della personale mia cattedratica sufficienza, ritengo senza mezzi termini ci siano solamente due aspetti da porre in considerazione: uno, il prezzo di acquisto dell’opera e cioè “zero”, cioè “gratis”, (almeno per la versione in lingua italiana; quella in inglese sfiora i 50 centesimi) due, il linguaggio alquanto immutato e quindi moderno ci offre il grande scrittore dell’ottocento. Ora, “il modernismo”, è quantomai un azzardo a volerlo integrare nelle proprie supposizioni di ragionamento: si tratta di definire una relazione con il tempo ed il luogo in cui gli avvenimenti sono apparsi, potremmo (errando probabilmente?) dire, magari senza sfruttare facili analogie di pensiero e tanto meno ricercare archetipi di ragionamento basati sulla sociologia ed in ottemperanza di quella semplicità di cui ho fatto menzione all’inizio di questo mio testo. Le esclamazioni, le invocazioni, le frasi di consuetudine e tutte le veementi e sentite allusioni che accompagnavano i nostri avi riecheggiano oggi come allora…
P.S. da QUESTO LINK E’ POSSIBILE ACCEDERE PER L’ACQUISTO (ITA)


“God forbid!” … “If God want!” … “Thank’s God!” … “Only when God wanted to …”

This is a “simple” reporting; I use to say it adding the adjective simple, because it is the best that I have found to avoid the many and too many thinking drifts that could appear when the intention is not precisely fixed by this writing form with little and very little literary attention I used: yet again, “simple”; alright then…
As a man from “a hundred or more gaps,” me, I would never dare to publish prose style text to describe and comment a great and famous Author (Giovanni Verga) and his literary work, even if what I expose and point out here, is a probably minor story compared to the great works Verga has produced; therefore, strictly speaking from my professorial sufficiency, I bluntly there are at least two aspects to be considered: one, the purchase price of the work that is “zero”, that is “free” (at least for the Italian version ; in English nearly 50 cents) two, the rather unchanged language, modern language offers us the great writer of the nineteenth. Now, “modernism”, is a gamble which seem to want to integrate into their reasoning assumptions: it is to define a relationship with time and place where the events have appeared, we could (probably wandering?) say, perhaps without easy leverage analogies of thought and without seeking reasoning archetypes based on sociology, in observance of the simplicity of which I mentioned at the beginning of my text. Exclamations, invocations, the customary phrases and all the vehement and heartfelt allusions that accompanied our ancestors resonate today as that time…
P.S. FROM THIS LINK IT IS POSSIBLE TO PURCHASE (ENG.)

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Libro di pubblico dominio/Public domain’s book (G. Verga, 1887)


La lunga notte delle Religioni / The long night of Religions

6. Lange Nacht der Religionen 2017 – 25. Mai 2017

L’esordio in questo sito-blog è esattamente questo e, me ne rallegro.
Le teutonica massiccia dose di pragmatismo  nella gestione del sociale dovrebbe sempre essere considerata un ottimo viatico (discutibile) per ogni seria Amministrazione locale od estesa, soprattutto consapevole. Al di là di ogni considerazione e soprattutto per “bilanciare” un enorme mole di dati, articoli ed attività mediatiche sempre così solerti a raggiungere la notizia di cronaca e soprattutto nera, scopriamo un Evento davvero interessante e da applaudire, sebbene le opinioni rimangono e probabilmente devono rimanere custodite nella propria sfera personale prima di essere estese con troppo zelo. Avendo personalmente partecipato ad una passata edizione, posso senz’altro dire onestamente che è una “formula” ormai consolidata questa delle “porte aperte”; molto distante da quei tratti melodrammatici che assumono inevitabilmente i  (pochissimi) confronti tra religiosi in Italia, c’è, si assimila partecipando alla “Nacht der Religionen” (la notte delle Religioni) una sobrietà ed austerità che è capace di generare solo una città grande e solidale ed organizzatissima come la Capitale tedesca. Tutto ciò è traducibile in partecipazioni collettive scolaresche mattutine ma anche pomeridiane e fino a notte tarda, dove sono numerose le visite da parte di cittadini privati ed anche in rappresentanza di una Impresa personale, di un Associazione eccetera. Dio è, rimane, il centro di tutto ma, sovente, le dissertazioni teologiche vengono accompagnate da richieste di preventivi per qualche rifacimento del minareto della Moschea, di una pitturazione di qualche Chiesa minore, di una sistemazione di un impianto idrico di qualche Tempietto. Richieste ma anche e soprattutto offerte di preventivi e sopralluoghi vari: l’impegno che non manca mai in questa occasione è sottolineato dal lavoro, prestato, richiesto e così via.
Se non vado errato, la giornata (si ripete in Settembre…) è praticamente un obbligo che ogni luogo di culto deve soddisfare per la richiesta dell’Amministrazione della Città di Berlino, la quale, certifica, fotografa, redige e via dicendo molti documenti, producendo una raccolta di dati che spaziano dalla verifica dell’immobile fino alle attività che il Prete, l’Imam, il Rabbino o chi è preposto a condurre la preghiera nel Tempio compie nell’arco dei mesi.
“La normalità” che si respira è disarmante; termini come “integrazione” e “Stato”, per esempio, sembrano essere davvero fuori luogo in questo contesto. Alla base di queste considerazioni finali, sono certo, ci sono una serie di diritti che ogni cittadino ha e deve avere: poco o nulla si può edificare se una base di diritto di cittadinanza non è disponibile, dove certamente i problemi restano e si annidano dietro ogni angolo.
(La “Notte delle Religioni” rimane un piccolo esempio, uno che non mi avventuro ora di criticare, nemmeno in maniera costruttiva).


6. Lange Nacht der Religionen 2017 – 25. Mai 2017

The onset in this blog-site is exactly this one and, I am pleased about.
The Teutonic massive dose of pragmatism in the social management should always be considered a good omen (questionable) for any serious local or big administration and, above all aware. Beyond any consideration and especially for “balance” a huge amount of data, articles and media activities always so diligent to reach the bad news story and especially the crime, we discover a very interesting event, to applaud it, even so opinions remain and probably must be kept in the personal sphere before extending them with too much zeal. Having personally participated in a previous edition, I can definitely say honestly that it is a “formula” now consolidated this “open door”; far from those melodramatic traits, which are usually the (very few) comparisons of religious in Italy, here, it is assimilated by participating in the “Nacht der Religionen” (the night of Religions) a sobriety and austerity that is capable of generating only a big and supportive city, well organized as the German capital. All this is translated into collective morning schoolchildren investments but also afternoon and late into the night, where there are numerous visits by private citizens as well as representatives of a personal enterprise, an association and so on. God is and remains the center of everything but, often, theological dissertations are accompanied by requests for quotes for some rebuilding of the Mosque minaret, of a whitewashed Church of some minor, of an arrangement of a water system of some Temple. Demands but also offers various budgets and inspections: the commitment that never fails on this occasion is focused on work, provided, required and so on.
If I am not mistaken, the day (it will be repeated in September …) is pretty much a requirement that every place of worship must meet the Administration’s request of the City of Berlin, which certifies, photographs, drafts so many documents, producing a collection of data that range from verification of the property up to the activities that the Priest, Imam, Rabbi, or who is responsible to lead the prayer in the Temple accomplished over the months.
“Normality” we breathe is disarming; terms such as “integration” and “State,” for example, seem to really be out of place in this context. Underlying these final thoughts, I am sure, there are rights that every citizen has and must have: little or nothing can be established if a base of the right of citizenship is not available; certainly the problems remain and are hidden behind every corner.
(The “Night of Religions” is a small example, one that now I don’t want to criticize, even in a constructive manner).