La maledetta fuga, la corsa della Ummah / The bloody escape, the Ummah race

Troppe maledette parole sono state scritte, troppe.
Da questo incipit, personale reazione patonevrotica parossistica, nell’abbandono maledetto, mi trovo e per questo istante, a scansare con l’istinto ogni commiserazione possibile, ogni accenno vittimista. 
L’urlo atroce che non mi soffermo a spegnere nell’animo furioso che mi alimenta, è, per questo attimo maledetto, verso la Ummah, verso ogni buon mussulmano che vive in Terra e, non sarò a ripeterlo, non sarò a richiamarlo e nemmeno a domarlo ora. No!
Non lascio nemmeno spazi di ordine calligrafico a riguardo; mi dolgo, mi dolgo ma non mi pento! La estrema saggezza dell’Islam anticlericale mi da coraggio e forza.
Non ti permettere, tu! Non farlo!
Le mnemoniche litanie ora le accantono, i profetici messaggeri dai primi peli e senza barba mi stancano, le donnine appassionate che appaiono come elfi nel mondo virtuale e privilegiato mi offendono, quasi; la conquista del Paradiso va fatta in Terra: le approssimazioni, le trascendenze le aborro, ora.
Vivo! Io vivo e, lo faccio perché m’è stata fatta grazia divina; perché il mio piccolo fratello innocente non deve poterlo fare? Chi è quel dio piccolo e mortale che osa spezzare la vita? L’arresto cautelativo del pensiero islamico è realtà: la rincorsa affannosa verso un alternativa, è stata manovrata efficacemente dell’ideologia del profitto capitalista che conquista, affascina e sfolgora. 
Corri fratello Uomo, corri ma non scappare…
Se puoi.
Che Dio mi perdoni, tu possa perdonarmi e che Dio perdoni anche te, anche se ora non ne hai bisogno.


Too many damn words were written, too many.
From this incipit, personal paroxysmal patonevrotic reaction, in cursed abandonment, I find myself and for this moment, to instigate with instinct every possible commiseration, every hint of victimization. The atrocious scream that I do not stop to put out in the furious soul that feeds me, is, for this cursed moment, towards the Ummah, towards every good Muslim who lives on Earth and, I will not repeat it, I will not recall it to tame it now. No!
I do not even leave spaces of calligraphic order in this regard; I grieve, I grieve but I do not regret! The extreme wisdom of anti-clerical Islam gives me courage and strength.
Do not allow yourself, you! Do not do it!
The mnemonic litanies now I put them aside, the prophetic messengers with the first hairs on face and without the beard tire me, the impassioned little women who appear as elves in the virtual and privileged world offend me almost; the conquest of Paradise must be done on Earth: approximations, transcendences, I abhor them, now.
I live! I live and I do it because divine grace has been done to me; why can not my innocent little brother be able to do it? Who is that small and mortal god who dares to break his life? The precautionary arrest of Islamic thought is a reality: the frantic pursuit of an alternative has been effectively manipulated by the ideology of capitalist profit which conquers, fascinates and fades. Run brother Man, run but do not run away…
If you can.

May God forgive me, may you forgive me and, may God forgive you too, even if you do not need it yet.

8 pensieri su “La maledetta fuga, la corsa della Ummah / The bloody escape, the Ummah race

  1. Anche nel cristianesimo si afferma : “Come puoi amare Dio che non vedi se non ami il fratello che hai di fronte?” I sepolcri imbiancati sono quelli che travestono l’odio in amore e riferiscono addirittura le loro gesta a Dio. E il discrimine va proprio trovato in quel l’ideologia del profitto di matrice prevalentemente occidentale che negando addirittura le radici religiose e culturali dell’Europa ( e non solo) impedisce qualsiasi dialogo. A riguardo trovo esemplari le parole di Foud Allam : a questione delle radici cristiane dell’Europa, in un momento in cui si parla di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l’altro se si nega se stessi?… L’incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici….L’Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi, ma restia ad accettarsi; ma per me essa rappresenta l’albero d’ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della luce, è né d’oriente né d’occidente”.  Qui un mio articolo relativo all’incontro di civiltà fra oriente ed occidente. Scusa il lungo commento che puoi tagliare se non ritieni opportuno
    https://opinioniweb.blog/2017/02/08/i-luoghi-di-confine-dal-romito-di-lampedusa-al-multiculturalismo-globalista/

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    • Roberto, non ti devi scusare; mai, oso dire se penso a questo tempo e leggo di parole illuminate in questi bui silenzi.
      Lascio il tuo commento (lo traduco in automatico con G.) per una mia ulteriore considerazione e, lo faccio perché la mia esternazione -come hai notato- è un tentativo mal sopito di stizza che denota una “voglia di auto lesione”.
      Nell’Islam, non c’è spazio (non c’è più?) per la passività dicasi anche accettazione del sopruso, solo che oggi, il vittimismo della Ummah (che soffre) si è malamente accostato alla cautela, laddove lo studio, la ricchezza dello studio non trova posto.
      Va bene, sono in errore per lo più ma, come è sempre stato e, SDV, sempre sarà, la discussione della Parola divina non ci può stare (questione) nell’Islam: oggi ed in maniera epocale, in un momento storico in cui i valori sociali tutti sono in discussione, la parola della Ummah è strozzata.
      Grazie per esserci; vado a leggere il tuo articolo…
      *****************************************
      Transl. in English with Google (automated)
      Q.:
      Even in Christianity it is stated: “How can you love God that you do not see if you do not love the brother you face?” The whitewashed sepulchres are those who disguise hate in love and even report their deeds to God. And the discrimination goes found in that the ideology of profit of a predominantly Western matrix that even denying the religious and cultural roots of Europe (and not only) prevents any dialogue. In this regard, I find exemplars the words of Foud Allam: a question of the Christian roots of Europe, at a time when we talk about heterogeneity of cultures and multi-ethnicity, raises other problems: how to accept the other if you deny yourself? … The meeting is possible only if one is aware of one’s own roots …. Europe, face to face with itself, is rich in knowledge, but unwilling to accept itself; but for me it represents the olive tree that in the Koran, in verse 35 of the Sura of the light, is neither east nor west “. Here is my article about the meeting of civilizations between East and West. Excuse the long comment that you can cut if you do not feel appropriate…
      A.:
      Roberto, you do not have to apologize; never, I dare say if I think of this time and read of enlightened words in these dark silences.
      I leave your comment (I translate it automatically with G.) for my further consideration and, I do it because my expression – as you have noted – is a miserable attempt to annoy that denotes a “desire to self injury”.
      In Islam, there is no space (there is no more?) For the passivity also accepted acceptance of the abuse, only today, the victimism of the Ummah (who suffers) has badly approached the caution, where the study, the wealth of the study does not find a place.
      All right, I’m in error for the most part but, as it has always been and, SDV, always will be, the discussion of the divine Word can not be (question) in Islam: today and in an epochal way, in a historical moment in which the social values are all under discussion, the word of the Ummah is strangled.
      Thank you for being here. I’m gonna read your article…

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      • Grazie a te Luca, i tuoi scritti mi fanno capire la ricchezza dell’Islam e delle persone che si affidano ad essa. In realtà da insegnante di religione questo lo avevo capito. Genitori di bambini musulmani sono addirittura venuti a colloquio con me per dimostrarmi la loro stima. Altre volte mi hanno stretto la mano per salutarmi alla fine di un percorso scolastico dei loro figli. La differenza di religione non è stata una barriera, ma per me e per loro la dimostrazione che si può rimanere uniti come fratelli.

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      • …ben detto; rinnovo in questo spazio (sotto traduco con G.) la parte finale (una parte, ovviamente) del mio libro, per rendere ancor meglio la mia approvazione a quanto dici.
        “Diradando le nebbie che offuscano lo sguardo pesantemente oppresso da satanica ingiustizia, attraverso lo studio, lo Jihad islamico apre una certa visione di prosieguo di vita attivo a guastare il male; esso, sarà assoluta e stabile garanzia di salubre umana sopravvivenza in comune e, finché il sorgere giornaliero del sole sarà indice, oppure, fino a quando un suono echeggerà nell’Universo a porre fine a tutto quanto, ci imporremmo per vivere.”
        ******************
        Traduzione automatica con Google…
        Q.:
        Thanks to you Luca, your writings make me understand the richness of Islam and of the people who rely on it. I actually understood this as a religious teacher. Parents of Muslim children have even come to interview me to show me their esteem. At other times they shook my hand to greet me at the end of their children’s schooling. The difference in religion was not a barrier, but for me and for them the demonstration that we can remain united as brothers.
        A.:
        …well said; renew in this space (below translate with G.) the final part (a part, of course) of my book, to make even better my approval to what you say.
        “By spreading the fog that obscures the gaze heavily oppressed by satanic injustice, through study, the Islamic Jihad opens up a certain vision of the continuation of active life to spoil the evil, it will be absolute and stable guarantee of healthy human survival in common, and as long as the daily rising of the sun will be indexed, or until a sound echoes in the Universe to end all that, we will impose ourselves to live. “

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