Il martirio; i martiri; le inevitabili questioni del pensiero umanistico (parte seconda) / Martyrdom; martyrs; the inevitable issues of the humanistic thought (part two) [shahīd شَهيد]

Nella precedente disquisizione riguardo questo tema sempre evanescente e soprattutto pericoloso da trattare, (QUI la prima parte) ho terminato la scrittura con una domanda; la ripropongo come riallaccio: <<Essendo il martirio fondato nel dogma religioso, riconoscendo questa verità, quali sono le direttive, le pratiche di formazione, di ammaestramento e culturali di cui e per cui c’è fabbisogno?>>
Sia chiaro: non ho risposte lapidarie e nette e, non ce ne sono per questa seconda (ma non ultima, Se Dio Vòle) parte. (Spingendomi in un territorio zeppo di insidie e di difficilissima argomentazione, senza un particolare tatto, ho la speranza esse -le risposte- possano nascere nella nostra coscienza…)

Il martirio di matrice religiosa, atto che si è imposto nell’opinione pubblica e mediatica in questi ultimi tempi in questo termine perché così è stata descritta l’azione terroristica, sebbene dal mio punto di vista e per quanto ho cercato di spiegare nella parte prima non è, appunto, martirio*, ha in qualche modo influenzato una minima discussione, laddove l’aggettivo che sopra ho usato, quello appunto di “evanescente”, lo ripropongo con fermezza per descrivere i dibattiti svolti ed in svolgimento in tal senso qui in Occidente, dove ora mi ritrovo.
Le due Religioni che si spartiscono oltre la metà ed anche di più degli umani in Terra, il Cristianesimo e l’Islam, nell’adorazione dello stesso Dio, hanno visto, nel corso della loro esistenza, certamente azioni di martirio; una sostanziale differenza va però segnata: la Religione Cristiana indica il martirio sempre come uno stadio (umano) passivo e cioè un sacrificio massimo che equivale a morire ed a farsi ammazzare per la causa; il martirio islamico, in vece, aggiunge anche uno stadio attivo, la possibilità cioè di innescare l’azione che sfoci nel sacrificio ultimo. (Questo in linea di massima e senza tentare ora e qui un analisi su quanto sia ignobile per l’Islam considerare Dio crocefisso e quindi martire).
Mi chiedo, pur essendo pratiche dissimili, modalità che non possono venire confuse: sono o no, comunque, “due facce della stessa moneta?
Sebbene da parte del martire “la preparazione” sia un requisito “speciale”, “serissima” e, non possa prevedere “inadeguatezza” e/o “imperfetto portamento coscienzioso” od addirittura una “superficialità” o “condotta precedente deplorevole”, entrambi, mai indotti e sempre consapevoli e lucidi nel ragionamento, risultano impossibilitati nella esecuzione pianificata (mai casuale!) se non hanno a disposizione un altra e differente vita come ostacolo. Attivo o passivo, il martire, non può agire isolandosi e senza coinvolgere “umana resistenza” e “vitale resistenza”, pena l’inefficacia della azione ed il conseguente discredito come martire, laddove l’appellativo di terrorista, non è nulla di più, nulla di meno, è il ricordo che resterà di lui se fosse stato un uomo; ogni atto sui generiis, quindi, consegnerebbe ogni “attività” non specchiata quantomeno in alcuni dettami sopra esposti, alla comune criminalità, alle attività malavitose, crudeli e barbare; all’omicidio. Disumano.
(L’Islam, ultima Religione rivelata, addirittura prevede e distingue modus operandi; senza qui addentrarci in descrizioni particolareggiate, possiamo almeno non dimenticare che “il fuoco” e la chimica –assoggettabile per ciò che si può ottenere da essa oggi-, è “affare di Dio” e non umano?)

Cattura
Horror in Mosul, Isil used prisoners as guinea pigs for chemical weapons. [https://goo.gl/ZbhvUI]

Sopra un articolo di un quotidiano nazionale italiano che ci illustra (col beneficio del dubbio) una serie di cruenti accadimenti apparsi di recente, un articolo che offre o dovrebbe offrire una serie di inquietudini ma, ciò che è più efficace per questa analisi è evidenziare perché servirebbe fare tutte queste distinzioni, quale senso avrebbe approfondire questi atti violenti se non dopo aver preso una posizione inequivocabile “contro tutte le violenze”, a priori. E perché farlo in questo modo.
Ebbene, la ricerca di pace, il bene per tutti e comune, oggi, è solo un altra formula mediatica; le discussioni per questi temi oramai tengono la scena focalizzando su “bombe intelligenti”, “madri delle bombe”, “guerra preventiva”, “azione di pace” e via di seguito, ragionamenti che comunque allontanano e portano a decontestualizzare il martirio, tema di cui dovremmo accettare l’esistenza ma soprattutto una paternità religiosa senza false ed ipocrite rappresentazioni e, senza vergogna, perché il predominio del pensiero unico, nascondendo questa arcaica verità, ci consegna deviate considerazioni che lo collocano maldestramente in una sfera bestiale e non eroica come è stato, quella dell’islamofobia, pseudo-argomentazione che potete analizzare QUA.

* Sulla base dei dati che possiedo, dati incontrovertibili e disponibili a chiunque li voglia ricercare ed in attesa di smentita, sono convinto che non solo non vi sia traccia alcuna di martiri ma, risultino quelle azioni essere pratiche assassine e sanguinarie, praticamente espressioni de “IL NULLA” (Vedi QUI).

In the previous dissertation regarding this ever-evanescent and especially dangerous topic to be treated, (HERE the first part) I ended my writing with a question; I propose to bring it back: <<Being martyrdom founded in religious dogma, recognizing this truth, what are the directives, the training and cultural practices for which and why is it necessary?>>
To be clear: I do not have lapidary and certain answers, and there is not one for this second (last but not least, if God Wants) part. (Pushing myself into a territory full of pitfalls and difficult arguments, without a special touch, I have the hope -the answers- can be born in our consciousness…)

The martyrdom like a religious matrix, an act that has been imposed on public opinion and media in recent times in this term because terrorist action has been described -though from my point of view and as far as I have tried to explain in the first part it is not martyrdom*– it has somehow influenced a minimal discussion, where the adjective above I used, namely, “evanescent,” I reiterate it firmly to describe the debates that have been carried out and take place here in West, where I am, now.
The two religions that spread more than half and even more than humans in the Earth, Christianity and Islam, in worshiping the same God, have witnessed, during their existence, certain acts of martyrdom; a substantial difference must be noted: Christian Religion always indicates martyrdom as a passive (human) stage, that is, a maximum sacrifice that is equivalent to dying and being killed for the cause; Islamic martyrdom, in addition, adds an active stage, the possibility of triggering the action that leads to the ultimate sacrifice. (This in principle and without trying now and here an analysis of how ignoble it is for Islam to consider God crucified and therefore martyred).
I wonder, albeit dissimilar practices, that they can not be confused: are they or not, anyway, “two faces of the same coin?”
Although the “preparation” is a “special”, “very serious” requirement, and can not foresee “inadequacy” and/or “imperfect conscientiousness” or even “superficiality” or “deplorable previous conduct”, never induced and always aware and lucid in reasoning, are impossible in the planned execution (never random!) if they have no other and different life as an obstacle. Active or passive, the martyr, can not act by isolating himself and without involving “human resistance” and “vital resistance”, because it could become something “different”, punishing the ineffectiveness of action, and the consequent discredit as a martyr, where terrorist is the only name and nothing more, nothing less will remain in our memory; each act on generiis would therefore pass on any “activity”, when not at least mirrored in certain dictates above, will remain only common crime, murder, cruel and barbaric activities. Inhuman.
(Islam, the last revealed Religion, even envisages and distinguishes modus operandi: without going into detailed descriptions, can we at least not forget that “fire” and chemistry -which is subordinate to what can be obtained from it today- is “God’s deal” and not human?)

Catturaeng
[https://goo.gl/NIGU1y]

Above an article in a UK national newspaper (same news as the italian one, see above) that illustrates (with the benefit of doubt) a series of bloody occurrences recently appeared, an article that offers or should offer a series of anxieties but what’s most effective for this analysis is highlighting why it would serve to make all these distinctions, what sense would it be to deepen these violent acts if not after taking an unequivocal position “against all violence”, at first. And why do it in this way.
Well, the pursuit of peace, good times for everyone and common, today, is just another media formula; the discussions on these themes now hold the scene focusing on “intelligent bombs”, “bomber mothers”, “preventive war”, “peace action,” and so forth, arguments that nevertheless distract and lead to decontextualizing martyrdom, we should accept the existence but above all a religious paternity without false and hypocritical representations and, without shame, because the dominance of the single thought, hiding this archaic truth, gives us deviating considerations that place martyrdom in an unkindly bestial and non-heroic sphere as it is, that “islamophobia”, pseudo-argument that you can analyze HERE.

* Based on the data I have, incontrovertible and available to anyone looking for them and, waiting to be denied, I am convinced that not only there is not any traces of martyrs, but those actions can be murderous and bloody practices, practically expressions of ” NOTHINGNESS” (See HERE).

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