Tra un atto terroristico ed un altro (già: Aspettando un atto terroristico) / Among a terrorist act and another (it was: Waiting for a terrorist act)

La sopraffazione degli eventi di cronaca nera che ci sommerge non può essere trascurata come forza determinante o, solamente scansata da parole di “pace ed amore”. In un contesto teologico, l’accettazione di questa prova di umanità dicasi anche risvolto umanistico e professione di Fede, comunque, non può essere contestualizzata all’interno del pensiero islamico, laddove questo è fare Cristiano e poco oltre. Le Comunità islamiche ed in particolare quelle europee sembrano “scimmiottare” questo atteggiamento quando esposte ai media nazionali ed è proprio un induzione forzata per un preciso scopo alla quale sono esposti taluni e forse tutti gli esponenti sotto i riflettori, costretti ad argomentare difendendo l’Islam dalle responsabilità presunte ed in continuo accertamento di correlazione con gli atti di terrore a cui tristemente dobbiamo dare l’onore della cronaca.
C’è dunque un complotto in atto? Ai danni di chi? Esiste un macchinoso piano destabilizzante nel quadro geopolitico di cui siamo tutti noi cittadini ignavi partecipanti?

Certamente ci sono delle prove a suffragio di queste che rimangono illazioni con poco dubbio e, molte -lo possiamo senza dubbio riferire- sono segretate e nascoste; talvolta esse fuoriescono perché le “orchestrazioni mediatiche”, vedi tweet ed altri social media che dimostrano quanto non è dato dimostrare senza queste sofisticate tecnologie, vedi curatissimi video e vedi inoltre l’ultima frontiera della (dis)informazione asservita chiamata fake news (false informazioni; disinformazioni) a cui siamo esposti, sono davvero troppo assurde per poterle nascondere, capire e francamente seguire. Sicuramente non qui, non ora e non io personalmente posso offrire chiarimenti ed indicazioni di pensiero e ragionamento possano farVi cambiare idea e, questa non è un ovvietà alla quale voglio appellarmi per esternare comunque altre informazioni o, disinformazioni se Vi pare di queste si possa trattare. Non mi pare possibile ed utile nemmeno riesumare video interviste di fantomatici “lupi solitari” che somigliano più a frichettoni oppure di novi convertiti che sembrano vivere (ma non lo fanno certamente e nemmeno per 10 minuti!) nel XV secolo per dimostrare che l’Islam non è “questa roba”, no davvero, dove -lo ripeto!- nemmeno le dichiarazioni anche sofferte di qualche Imam o rappresentante di Comunità pubbliche sono efficaci e pertinenti oso dire, quando ripetono la solfa “della pace e dell’amore” e dello scontato ripudio della guerra. Queste buone intenzioni (intenzioni!) lasciamole al buon Papa Cristiano per favore: releghiamole alla Chiesa Cristiana perché non rappresentano l’Islam, sebbene questa diversa e distintiva posizione non significa affatto avallare il terrorismo!
Martirio (approfondire QUA, se possibile) guerra (QUA il link) e possibili scenari politici (QUA il link) sono argomentazioni certamente nella disposizione della Umma ma, richiedono studio e ragionamento scevro da preconcetti laddove per inizio ed anche all’infuori dal seguire ciò che indico dettagliatamente nel saggio “Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man)” la prima regola dovrà essere per ogni serio e fedele mussulmano che rappresenta sempre sé stesso e senza gerarchiche posizioni, CONDIVIDERE LA CERTEZZA CHE LO STATO ISLAMICO, IL CALIFFATO ISIS od ISIL o DAESH NON ESISTE, NON E’ MAI ESISTITO!
Lo si chieda a chi ci è dovuto a forza rimanere per qualche tempo e non certamente a quei giovani derelitti umani (nel pensiero innanzi a tutto) che sono stati forgiati nella droga, nell’alcool ed in società capitaliste ed iper-consumiste che sperano ancora di recuperare.

Nota: L’ex segretario di Stato Usa Hillary Rodham Clinton rivendica la creazione della guerriglia islamista, in funzione anti Assad. Poi accusa Obama di averne perso il controllo a causa della sua posizione troppo attendista. «Avrebbe dovuto fare come Netanyahu, affondando il colpo». (Da un intervista al giornale Web “The Atlantic” febbraio 2014. https://goo.gl/bjGncs)
I VIDEO CARICATI CHE POSSONO SEGUIRE LA VISIONE NON SONO SUPPORTATI OD INSERITI DALL’AUTORE DEL PRESENTE SCRITTO: SONO CARICATI AUTOMATICAMENTE DAL SERVER CHE GESTISCE LA VISIONE GRATUITA ONLINE.Note: Former US Secretary of State Hillary Rodham Clinton claims the creation of Islamist guerrillas, in anti-Assad function. Then she accuses Obama of losing control because of his over-attending position. “It should have been like Netanyahu, sinking the shot.” (From an interview with “The Atlantic”  Web-newspaper in February 2014. https://goo.gl/bjGncs)
VIDEO LOADS WHICH YOU CAN SEE AFTER THE VISION ARE NOT SUPPORTED OR INCLUDED BY THE AUTHOR OF THIS WRITTEN: THEY ARE CHARGED AUTOMATICALLY BY THE SERVER MANAGING OF FREE ONLINE VISION. 

AGGIORNAMENTO DEL 3 OTTOBRE 2017, dopo il cruento massacro di Las Vegas, USA (QUI la notizia)

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Fonti: TG LA7 / Wikipedia

In particolare “la rivendicazione” presunta ma comunque fatta scorrere in ogni media tramite un tweet dal ISIS/ISIL/DAESH; notare la fonte. No Comment?


 The overwhelming black news events that flood us can not be neglected or just scrapped by words of “peace and love”. In a theological context, the acceptance of this test also means humanistic twist, however, can not be contextualized within Islamic thought, where this is a Christian making and just beyond. The Islamic communities, and especially the European ones, seem to “outsmart” this attitude when exposed to the national media and it is just a forced induction for a precise purpose to which some and perhaps all the exponents under the spotlight are exposed, forced to argue defending Islam from the alleged assumptions and on the constant determination of correlation with acts of terror to which sadly we must give the honor of the news.
So is there a conspiracy in place? To whom? Is there a destabilizing plan in the geopolitical context of which we are all slander citizens?

Certainly, there are some evidences of these that remain the definitions, and many, of course, -we can say- are secret and hidden; sometimes, however, they emerge because “media orchestrations” see tweets and other social media that demonstrate what is not being demonstrated without these sophisticated technologies, see videos, and see also the last frontier of the (dis)information service called fake news, to which we are exposed, are really too absurd to be able to understand and sincerely follow. Certainly not here, not now and not personally I can offer you clarifications and thoughts and thoughts that can make you change your mind and this is not an obviousness to which I want to appeal to externalize any other information or misinformation if you think of them you can deal with. I do not think it’s possible to get video interviews with fantastic “lone wolves” that look more like frippers or new converts who seem to live (but they do not, of course, for 10 minutes!) In the fifteenth century to show that Islam is not ” this stuff “, not really, where – I repeat- even the statements that some Imams or representatives of public Communities they are suffering are effective and relevant to say when they repeat the “peace and love” dirge and the repudiated repudiation of war. Please leave these good intentions (intentions!) to the good Christian Pope. Let us relegate them to the Christian Church because they do not represent Islam, although this different and distinctive (islamic) position does not mean to support terrorism at all!
Martyrdom (deepening HERE, if possible) war (HERE link) and possible political scenarios (HERE the link) are certainly arguments in the disposition of the Ummah but require study and reasoning out of preconceptions where in the beginning and also beyond to follow that which I give in detail in the essay “Mā Shā’ Allāh (XXI century schyzoid man)”, the first rule must be for every serious and faithful Muslim who always represents himself and without hierarchical positions, SHARING SURENESS THAT ISLAMIC STATE, ISIS CALIFFATE or ISIL or DAESH IS NOT EXISTING, IT IS NOT EVEN EXIST!
Ask him who is forced to stay for some time there, and certainly not to those young people who are derelict (in the mind before everything) who have been forged in drugs, alcohol, and capitalist and hyper-consumerist societies that still they hope to recover.

UPDATE NEWS FROM Las Vegas, USA the 3rd of October 2017
(HERE the news)

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Sources: TG LA7 (Italian national TV broadcast)/ Wikipedia

In particular, the alleged “claim” but nevertheless slid in every media through a tweet by ISIS / ISIL / DAESH; note the source. No Comment?

La parola e la preghiera agli onorevoli Sauditi / Word and prayer to the honorable Saudis

Il sito internet ufficiale in italiano del Governo dell’Arabia Saudita, nella sezione http://www.arabia-saudita.it/page.php?id=116, riporta un’esaustiva descrizione dell’Islam e dei suoi valori e principi di Fede. Per ogni Uomo di Fede e quasi esclusivamente per quelli islamici, quell’appendice è notevole esposizione di orgoglio, un sentimento positivo potremmo ben dire; la mole di attività che questo Paese […]

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Guerra (di) e Religione / War (of) and Religion

Le crude immagini (ed il video* -in basso-) che scorrono, appartengono alla nostra umanità e sono parte di essa accettando una descrizione piuttosto nichilista: indubbiamente sono parte della realtà che conosciamo e sopportiamo tutti. L’obiezione non trascurabile è, potrebbe essere, quella di variare la terminologia, dove “disumanità” sembra più consona come parola per descrivere queste […]

Islam moderato, Islam non moderato… Islam moderato, Islam non moderato……. (Islam!) / Moderate Islam, not moderate Islam… Moderate Islam, not moderate Islam……. (Islam!)

Tenendo una particolare attenzione e possibilmente scevra da preconcetti, non è difficile scorgere una macchinosa opera dei media Occidentali incentrata sulla catalogazione od etichettatura che dir si voglia, atta a classificare, organizzare e raccogliere vicende ed accadimenti di cronaca entro certi limiti, dove, per inciso, si intende insinuare con questa precisazione non una delimitazione tematica degli argomenti ma una vera attività pilotata e limitante dei dovuti ragionamenti necessari, attraverso slogan e decontestualizzazioni spinte. Questo fare non è -in termini generali e specifici di ordine professionale- un male assoluto ma, presuppone o meglio, dovrebbe sempre presupporre iniziative correlate per approfondire scientificamente la storia delle società, il pensiero umano e gli orizzonti teologici, rimarcando le notizie senza aggiungere elementi insinuanti e supposti, i quali, dovrebbero rimanere confinati nei pubblici Tribunali e non nei media. Questo è fondamentale; un accentramento di notizie sullo sfondo del “pensiero unico”, dove è piuttosto chiara l’egemonia del capitale e della finanza globalizzata e globalizzante, dove il controllo -leggi proprietà- della maggior parte dei media è in mano a Corporazioni, diviene spinta pseudo-ideologica nella direzione della destra xenofoba, razzista e fascista. Certamente, l’arresto di pensiero immediatamente disponibile da questi movimenti non è esclusiva occidentale e capitalista, infatti anche le società che contrastano queste correnti con la teocrazia, il comunismo oppure attraverso una dittatura più o meno camuffata non sono assolutamente da meno; questo non toglie e non ci deve distogliere da dover percepire l’effetto di un ragionamento più accurato da farsi, uno riflessivo e critico allo stesso tempo, iniziando proprio dal “nostro versante”, quello che appunto ci permette di scrivere e leggere queste poche righe. “A noi“, dunque; sfatiamo ogni “neologismo”.
La lettura di questo blog, cosicché anche quella del saggio per cui questo sito virtuale è stato concepito, riporta comunque al lettore come evidenza un apologetica islamica. A leggere con più attenzione (nel libro è più volte chiarito!) non è questo il lato da prendere in considerazione, altrimenti viene perso ed abbandonato il significato di tutto il lavoro svolto, opera di costrizione comune al percorso della vita, per così dire. Rimane quindi aperta la discussione sugli effetti che le testate mediatiche insistono a diffondere con i presupposti accertati ed in corso di accertamento che ho esposto al principio di questo articolo e, precisamente, su quella “catalogazione forzosa” che deve in qualche modo spiegare e probabilmente spiegare a sé stessa assecondando un principio meccanico ed amorfo in contrapposizione alle esigenze umane il nostro tempo, la realtà di oggi, in somma. (Potrebbe facilmente divenire un pericolo assoluto, irreversibile).
Non si tratta di paranoia; la spiegazione è alquanto semplice: ciò che pochi anni or sono e precisamente quando non vi era una manipolazione delle informazioni così enorme, globale, istantanea e frenetica, il rimando per opinioni precostituite era nei meandri dello “stereotipo”, dello schema pre-concettuale post-logico eccetera, mentre oggi viene ricondotto nella finzione, nell’approssimazione della realtà, nella superficialità più estrema che si fonde con lo show, lo spettacolo, laddove -per semplificare e ridurre ai minimi termini- la vita umana è un gioco comandato. (Agghiacciante -in un eclatante esempio- un video trasmesso da un importante media nazionale nei primi minuti dopo l’attentato terroristico a Bruxelles del 2016 che è risultato “falso”, in quanto -lo si è saputo dopo qualche giorno, dopo che alcuni free-lance videomakers-bloggers lo hanno scoperto- era un filmato di repertorio di un altro drammatico evento accorso in Russia mesi o forse anni prima: l’importanza assoluta è stata quella di mandare in onda prima degli altri “il contributo”!)
Ecco che per esempio un atto terroristico non riceve un attenzione sull’origine dell’atto stesso, non se ne ricava una responsabilità, una motivazione qualora presente e, il focalizzarsi dell’opinione pubblica è indirizzato sulla cifra, il numero delle vittime, laddove anche queste possono avere un importanza oppure nessuna. Il problema, il pericolo evidenziato poco sopra, non è una questione di vittime, di nazionalità delle vittime come si potrebbe supporre onestamente ma, del giudizio veicolato dalla notizia stessa che è suffragata di quel pressapochismo e scarso interesse destabilizzante. Ecco che termini come “Jihad” sono sbattuti “comunque” in prima pagina; l’atto terrorista è solamente quello compiuto dall’islamico e prima di accertamenti, mentre ogni altro è “danno collaterale”, “errore” oppure “disastro inevitabile”. Non voglio difendere nulla e nessuno, nessuna accusa in particolare; attenzione: le responsabilità vanno chiarite e l’iter che ogni Paese ha adottato va’ perseguito, anche supportato; la diffusione delle notizie però ha delle responsabilità anche oggettive che non possono essere sottovalutate. Nell’attuale situazione mondiale, sembra che per separare gli atti terroristici e chiaramente di matrice islamica oppure meglio, da quelli che vengono propagandati chiaramente come “Islam”, c’è un richiamo mediatico verso un Islam che non adotta il terrorismo, come se ci fosse una differenza ma non sostanziale tra quel mussulmano che ha rivendicato l’attentato e quello che deve rispondere all’opinione pubblica. Per ricorrere a questo “filone”, a questa “catalogazione”, ecco apparire l’Islam “moderato”, quello che non compie attentati dinamitardi e che dovrà presto o tardi imparare a dissociarsi in un modo che verrà previsto nei modi e nei termini. Il pericolo appunto, secondo il mio pensiero.
A parte il termine “moderato” -termine che aborro!- che presume “una moderazione”, (da parte di chi? Su che basi?) il germe che si instaura senza voler capire (e così dicendo introduco una enorme responsabilità della Umma tutta) e cioè senza una riflessione che non sia quella realtà deviata (aumentata), fiction o stereotipo di cui ho accennato sopra, rimane il problema “del giorno dopo”, il problema cioè del moderato che non avendo risolto il suo problema potrebbe rivalersi sul moderatore o peggio raccogliere l’odio e l’ignoranza del disumano terrorista (un approfondimento QUI) che ancora vive e lo cerca. Una “bomba ad orologeria”.

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Muhammad Ali (The greatest) https://muhammadali.com

L’Islam non è “una Religione di pace”; altra assurdità questa. L’Islam non è quell’Islam catalogato nei ‘sessanta come “black Islam” quella forma reazionaria che nelle carceri U.S.A. è stato ed è ancora giustamente e naturalmente assimilato da una generazione di persone notoriamente discriminate per il colore della pelle. L’Islam non può essere quelle forme quasi folcloristiche o comiche, “post-hippy” (devo dirlo questo… mi rendo conto di non essere in questo caso “liberale” ma… mi si perdonerà, spero…) delle “donne Imam danesi” (il link). L’Islam non può essere nemmeno quello denominato “Euroislam“, neologismo che indica la possibile emergenza di un Islam in Europa, così definito per la sua vicinanza alle culture europee contemporanee ed affini ai diritti umani, dello stato di diritto, della democrazia e l’uguaglianza di genere, come Wikipedia bene descrive: basterebbe segnalare apertamente il ministro europeo italiano Franco Frattini che ha perseguito un personale sondaggio in tutti i Paesi della comunità europea e l’ex premier francese Nicolas Sarkozy, già fautore dell’Unione Mediterranea come personalità politiche “interessate” all’argomento, persone prima di essere personalità le quali hanno dato l’avallo e l’assenso alla distruzione a ferro e fuoco della Libia, Paese fondato nella Religione di Allah.


Due to a particular attention and possibly free from preconceptions, it is not difficult to discern a cumbersome work of Western media focused on cataloging or labeling -if you prefer this facilitated definition- adapted to classify, organize and collect events and news within certain limits, where, by the way, we intend to insinuate with this clarification, this is not a thematic delimitation of the arguments but a real piloted activities that is limiting the necessary reasoning through slogans and decontextualization thrusts. This is not to associate with -in general and specific terms of the professional order- an absolute evil stuff,  but it must provide, or rather, should always take into account, related initiatives to scientifically explore the history of society, human thought and theological horizons: never adding news with elements of insinuating and supposed, which should remain confined to civil Courts and not in the media. This is critical; to centralize the informations on the background of the “single thought”, which is quite clear hegemony of the capitalist world and global (globalizing) finance, where property and control of most of the media is in the hands of the same Corporations, becomes pushed pseudo-ideological thought in the direction of the right xenophobic, racist and fascist. Certainly, the arrest of thought immediately available from these movements is not exclusively of the Western capitalist, in fact, even Countries that oppose these currents with the theocracy, communism or through a more or less disguised dictatorship, are absolutely no less; this does not mean and must not deter us from having to feel the effect of a more accurate reasoning to do, a reflective and critical at the same time, starting from “our side”, precisely the side allows us to write and read these few lines . “To us,” therefore; we dispel any “neologism”.
Reading this blog, so even the book Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) however, shows the reader how I highlight an Islamic apologetics. (NOTE: there is no English translation for “Islamic apologetics” until now of the italian Wikipedia’s link: this is an automated Google one translation made by myself: “The Islamic apologists have defended the Quran using rationalist and empiricist arguments and using the cosmological argument to prove the existence of God. The main targets of Islamist apologists were the Jewish and Christian doctrines. The South African scholar Ahmed Deedat was a prolific author who argued against the evangelical Christians against discrepancies in the Bible, and affirmed that the Gospel of Barnabas was the only authentic historical narrative of the life of Jesus. The Muslims have now developed their own form of creationism, the so-called “). To read more carefully (in the book it is repeatedly wrote it clear!) this side is not to be taken into account, otherwise it will be lost and abandoned the meaning of all the work done that must be read as the common constraint to the path of life. This leaves open the discussion on the effects of media publications insists on spreading with the conditions established and in the course of assessment I have outlined at the beginning of this article and, specifically, on that “cataloging forced” which must somehow explain and probably explain in itself favoring a mechanical principle and amorphous one, as opposed to human needs “our time”, the reality of today, in sum. (It could easily become an absolute danger, irreversible).
This is not paranoia; the explanation is quite simple: what a few years ago and precisely when there was not a manipulation of information so huge, global, instantaneous and frenetic, the reference to preconceived opinions was twisted and turned in the “stereotype”, the pre-conceptual post scheme-logical etc., while today it is brought back in fiction, in the approximation of reality (augmented), in the most extreme shallowness which merges with the show, the spectacle, where -to simplify and reduce to a minimum terms- human life is a controlled game. (Chilling -in a striking example- a video broadcast by a major national average in the first minutes after the terrorist attack in Brussels of 2016, was “false”, as it became known -the few days later, after some videomakers-bloggers freelance found- have had an archive video of another dramatic event in Russia rushed months or perhaps years before: the absolute importance was to broadcast before the other this “contribution”!)
Here for example a terrorist act does not receive a focus on the origin of the act, no one get a responsibility, motivation if present, the focus of public opinion is addressed to the digit, the number of victims, including these like can have an importance or absolutely none. The problem, the danger highlighted above, it is not a matter of victims, the nationality of the victims as one might assume but honestly; the problem is the judgment conveyed by the news itself that is supported by the carelessness, lack of interest in destabilizing. Here terms like “Jihad” have beaten “still” on the front page; a terrorist act is “the only one” taken from the Islamic and before investigations, while every other is  accepted, reported, but like a “collateral damage”, “error” or “inevitable disaster.” I will not defend anything or anyone, no charges in particular; attention please: the responsibilities should be clarified and the process that each Country has adopted must be ‘pursued, also supported; but the diffusion of the news also has the objective responsibility that can not be underestimated. In the current world situation, it seems to separate acts of terrorism and clearly Islamic, or better, those that are clearly touted as “Islam,” there is a media appeal to an Islam that does not take terrorism as if there should be a difference but not substantially between the Muslim who claimed responsibility for the bombing and guiltless Muslim that should respond to public opinion. To resort to this “trend” to this “catalog”, here comes the “moderate” Islam, one that does not make bombings and which must sooner or later learn to dissociate themselves in a way that will be provided in the manner and terms. The danger of course, as I see it.
The term “moderate” -term that I abhor!- assumes a “moderation” (by whom? On what basis?). The germ that develops itself when there is “no need to understand” (and so  I introduce a huge responsibility for the whole “Umma of today”!) and that became stronger when there is no reflection that is not the one actually diverted (increased), fiction or stereotype which I mentioned above, ends to the main problem which remains “the morning-after”, the problem of the moderate that not having solved his problem(s) could recourse the moderator or worse collect the hatred and ignorance of the inhuman terrorist who still live and look at him. (HERE more). “Ticking time bomb men”.

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Muhannad Ali (The greatest) https://muhammadali.com


Islam is not a “religion of peace”; this is another media nonsense. Islam is not that Islam cataloged in the ‘sixties as “black Islam” that form reactionary in U.S. prisons, where it was and still is justly and naturally assimilated by a generation of people notoriously  against discriminated because of the color of the skin. Islam can not be those forms almost folk and comedy, “post-hippie” (I have to say this… I realize I am not so “liberal”, if you will forgive me please, but…) the “Danish Imam women” (the link). Islam can not be even one called “Euroislam“, a neologism that indicates the possible emergence of Islam in Europe, so called because of its proximity to contemporary European cultures and related to human rights, the rule of law, democracy and the ‘gender equality, as Wikipedia well describes: it should be enough to report the European Italian Minister Franco Frattini who has pursued a personal survey in all countries of the European community and the former French Prime Minister Nicolas Sarkozy, former supporter of the Mediterranean Union as a political personality “affected” subject, (Euroislam) which gave the approval and assent to the destruction on fire Libya, a country founded in the Religion of Allah.

L’Islam alla porta / Islam at the door

Un tempo e, non molto tempo fa, in Europa come in ogni Landa conosciuta ed anche in tempo di pace, ogni villaggio che distava più di 100 km. dal proprio era considerato “mondo straniero” e nell’aria si respirava sempre e comunque “diffidenza” quando si era in qualche maniera “visitati” da quelli che erano sempre chiamati “forestieri” ma che  di fatto erano unicamente degli abitanti che vivevano 100 Km. più in la. Oggi, continuando a discorrere con fare romanzato, potremmo dire che quelle posizioni pregiudizievoli erano dettate da esperienze non sempre a lieto fine, dove i conflitti anche sanguinosi avevano ancora un ricordo molto e troppo fresco. Sgomberando il campo per un momento da sentimentalismi, coloriture artistiche e da concetti filosofici ed anche religiosi, ad onor di cronaca e soprattutto tenendo un baricentro fisso su dati e cifre che assecondino un fare scientifico, è quasi ovvio riconoscere che “la distanza dei 100 km.” è saltata, inesistente ed irrilevante, così come lo sono quei confini delimitati da nuovi e rinnovati fili spinati, praticamente meri palliativi. Sebbene questo “parametro” non è più quello di un tempo, i sentimenti delle persone no, non sono cambiati più di tanto: in maniera regolare -amministrativamente parlando- o no, le genti si piazzano -per così dire- in un luogo e, rimangono ferme per un certo periodo; soprattutto sono pronte a lasciarlo per uno più favorevole. Ogni percorso storico con le sue motivazioni eccetera eccetera ed ancora eccetera, è, rimane, un accadimento da rileggere certamente ma su di cui non fare affidamento per una “riproposta”, in quanto la storia non si ripete: se lo fa, è sempre un altra storia, dove l’unica certezza che non cambia, è quella diffidenza che spesso si fonde con il pregiudizio che non conosce patria.
Fermiamoci con le generalizzazioni: diamo uno sguardo sui motivi e sulle ragioni per cui oggi, nel mondo che abbiamo voluto con coraggio e soddisfazione voluto ottenere “globale”, siamo circondati da “forestieri”, laddove i forestieri siamo anche noi stessi, tenendo conto della storia che andrebbe sempre riletta a mo’ di cronaca. Rileggendo seriamente anche di brevi periodi appena trascorsi, non sarà difficile seguire questo tentato ragionamento laddove alcune certezze potrebbero sciogliersi come neve al sole e dove per esempio, “un italiano” abitante in Trieste, (dal 1954 italiana) deve constatare che se lì fosse davvero nato, il suo nonno non era affatto italiano ma sloveno oppure austriaco o forse tedesco, ungherese, chissà. Allo stesso modo, un cittadino pakistano, magari scorrendo qualche libro storico, noterebbe che suo nonno era esattamente indiano, un tunisino magari si ritrova sudanese, un marocchino molto probabilmente è il nipote sanguigno di un berbero e quindi algerino oppure…
Ciò che ci identifica, soppesando certamente anche i documenti e le giuste naturalizzazioni eccetera, probabilmente è la cultura, la nostra tradizione famigliare ma, se dobbiamo approfondire con estrema serietà e determinazione questo pensiero, non possiamo naturalmente escludere l’appartenenza religiosa, laddove le forme di ateismo ed agnosticismo -per questo ragionamento almeno- sono sullo stesso piano.
Un ottimo articolo apparso in Italia su “Repubblica” da qualche settimana, articolo firmato da Daniele Castellani Perelli, ci presenta una ricerca basata su studi dell’americana Pew Research Center, (questo il sito che specifica quanto questa Organizzazione sia indipendente ecc.: http://www.pewresearch.org/about/) in cui si evince che l’Italia, ad esempio, nei prossimi cinquant’anni, sarà ancora un Paese a maggioranza Cristiana; in Europa non ci sarà nessuna ‘invasione islamica’ e, secondo questi dati statistici, ci sarà un aumento di atei ed agnostici. Questi freddi dati ci consegnano una prospettiva atta a favorire un ragionamento ma, il dato che è quasi eclatante leggendo l’articolo, è che in generale crescerà il peso della religione nella società. 

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Mussulmani nei Territori europei.  Tra i Paesi europei, Germania e Francia contengono il maggior numero di mussulmani.

L’Islam è sicuramente un attore principale di questa opera di crescita e lo è, perché è indubbio il suo carattere di “aggregatore sociale”; in verità, questo è uno dei lati (il “riscatto sociale”) ma, bisogna riconoscere che è quello più letto e perseguito nella ragione del dogma salvifico che compone questa Religione, sebbene viene appunto perseguito (sovente è dato di fatto, bisogna ammetterlo almeno per quanto riguarda la non-politica sociale riconoscibile in Europa) in malo modo. La tabella -per essere precisi- segna i mussulmani in Europa oggi come il 6% dell’intera Popolazione (44 milioni circa) ed ipotizza un 10,2% nel 2050; in USA/Canada 1%, (oggi circa 3,5 milioni) per arrivare nel 2050 ad oltre 10 milioni (2,4%). Senza mezzi termini, questa crescita, nella sua complessità ha una chiara matrice, una che una certa parte dicasi la maggioranza assoluta dell’Occidente non vuole in qualche modo accettare e, nell’attualizzazione di questo (sbagliato) fare addirittura ne ricerca una destabilizzazione trovando pseudo-ragioni nella Religione di Allah. L’unica e certa e comprovabile motivazione che oggi e come allora spinge le persone a migrare in massa anche disordinata, è una MOTIVAZIONE ECONOMICA. Punto. Le famiglie ed i giovani che seguono questa naturale forma di vita collettiva, nella disperazione economica, scappano e se non bastasse questa ragione, non si dovrebbe mai dimenticare l’aggravante di questi esodi, quelle atroci guerre che colpiscono i civili in massa, guerre che poi si realizzano e si innescano nell’architettura globale e finanziaria che ho definito or ora “sommo problema”. A conti fatti, l’unica soluzione rimane la convivenza, la cosiddetta “integrazione” ma, l’errore sarebbe come lo è, quello di dimenticare quella “diffidenza di origine”, di assecondare in somma i pregiudizi anche come forma di cautela instaurando un pericolosissimo assetto personale che escluda a priori un apertura basata sull’umanesimo, su una “fonte” -per così malamente dire- condivisibile nelle caratteristiche di specie, laddove ogni ufficiale trattato è un fallimento, “Carta dei Diritti dell’Uomo” compresa. (Nel Libro Mā shāʾ Allāh (XXI century schyzoid man) la questione è trattata in particolare). Il principale sbaglio -per il versante Occidentale- è cercare l’esclusione dalla politica dell’Islam come Religione e quindi come principio; va da sé, che per il versante islamico, lo sbaglio parrebbe poter essere l’accettazione forzata di questa imposizione da dover considerare.
Uso (spero di non essere sgradevole utilizzando -pur cancellando ogni riferimento che intacchi la privacy– questa pubblicazione come pretesto) un post preso da un pubblico forum virtuale che appare online da parte di un grande giornale nazionale (Il Fatto Quotidiano.it) e dove c’è inscritta una critica onesta ed aperta verso l’Islam come movimento da usare in supporto o sostituzione (forse anche apporto) al sistema Occidentale. Certamente ci sono delle ragioni documentate da parte dell’autore del post ma, ritengo che queste siano dettate soprattutto da un certo sentimento (giustificabile!) che accorre quando -nostro malgrado- siamo purtroppo attenti su avvenimenti di cronaca nera, leggi terrorismo, dove le blande, sbiadite, poco ferme risposte che la Umma propone, in fine prestano il fianco a derive razziste, fasciste e di comodo elettorale di una certa brutta politica. Valutato il ragionamento critico, in quei termini, assolutamente condivisibile in generale, questo si rafforza quando una certa parte della Umma si adatta alla cautela non rispondendo o, maggiormente quando la risposta non è convincente, fare pericoloso questo perché non utilizza o non è in grado di farlo, l’esegesi coranica che ha ogni risposta per organizzare un dialogo con la cosiddetta “controparte”.
Leggiamo:

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Post n. 1 (domanda)

La mia risposta, (sotto inserita) richiede ed in special modo vuole riportare verso una lettura dei fatti, degli avvenimenti e soprattutto di quelli storici ma, solo per una lettura in cui si evinca che non ci sono “assoluzioni” di principio e di parte per quanto riguarda il pensiero umano, infatti, ognuno di noi ha “responsabilità” e pochissime certezze da portare e consegnare apertamente. In particolare, serve “una riscrittura” comune dei codici civili anche se non dovessero questi dover andare a riscrivere “una Costituzione”; è necessario fare “un passo indietro”, dicasi questo anche “arresto”. “Il fermo” non significa smettere di ragionare, in quanto questo atto vuole presumere un utile “assestamento”, una logica posizione da tenere riconoscendo che non è possibile prevedere ed indicare un percorso all’interlocutore, al “forestiero” di turno sulla base di quanto si è stabilito in precedenza autonomamente e discrezionalmente; questo modo maldestro ipotizzato non condurrebbe in un verso utile, non in uno che è già accaduto e che si suppone debba accadere nuovamente. Per concludere questo pensiero dai tratti astratti, Vi esorto per una “trasposizione” delle frasi appena espresse verso il concetto di “Rivoluzione”, azione prospettata dal gentile forumer: sono convinto che questa “romantica pratica”, sempre nobile, non sia considerata da parte della consistente Comunità islamica emigrata ed in movimento, in quanto una sistemazione pure precaria ed in assenza di diritti di queste persone, nel disagio sociale anche dilagante ed in alcuni casi virale, portatrice di malsana di reazioni anche violente, leggi analfabetismo di ritorno, leggi di aberrazioni di pensiero e di mancata riflessione teologica come concezione basilare, sarebbe (lo è!?) considerata come “forma di vita temporanea” aspettando il Paradiso, dove il discapito per queste miserie terrene, il degrado circostante ed i problemi destabilizzanti che pensavamo in Occidente superati, sarebbero da doversi condividere senza speranza di trovare un qualche supporto, piaccia questo o no.
La riflessione è urgente, aggiungo: la Umma è in una fase “critica”, assolutamente e politicamente inadeguata, racchiusa nel proprio passato; l’Occidente guarda ciò che ha fatto ma non trova la forza di una reazione che non sia quella che lo ha destabilizzato.

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Post n. 2 (risposta)

One time, not so long time ago, in Europe as in every Land known and even in peace time, every village which lay more than 100 miles away from another, was considered “alien world” and always, in any case, “distrust” was on the air when it was in some way “visited” by those who were always known as “foreigners” but which in fact were only the inhabitants who lived 100 miles away. Today, continuing to talk with making fictional, we could say that those damaging positions were dictated by experience was not always a happy ending, where also the bloody conflict had a lot and still too fresh memory avaiable for all. Clearing the field for a moment of sentimentality, artistic colorings and philosophical and even religious concepts, to tell the truth, taking a fixed center of gravity of the facts and figures furthering a doing science, it is almost obvious to recognize that “the distance of 100 miles”, today, is blown, non-existent and irrelevant, as are those boundaries delimited by new and renewed barbed wire, virtually mere palliatives. Although this “parameter” is no longer what it once was but, people’s feelings not, they have not changed too much: on a regular basis -legally- or not, the people are placed in one place and, they remain stationary for a certain period; above all, they are ready to leave for a more favorable. Every historical journey with his motives and so on, and even so, it remains an event to be reinterpreted certainly but of which do not rely on a “revived”, as history does not repeat itself: if it does, it is always an another story, where the only certainty that does not change, is the mistrust that often blends and the prejudice that has no homeland.
Let’s stop making generalizations: we take a look out the reasons and the reasons why in the world today that we wanted with brave and satisfaction to get “global,” we are surrounded by “foreigners”, where strangers are also ourselves, taking into account the history that should always be read back like a record. Re-reading seriously and just the passed periods, it will not be difficult to follow this tried reasoning where some certainties could melt like snow in the sun and where, for example, “an italian” resident in Trieste, (united in Italy from 1954) should be recognize that he, if there was indeed born, his grandfather was not italian but maybe slovenian or austrian or maybe german, hungarian, who knows. Similarly, a pakistani citizen, perhaps scrolling some historical book, would notice that his grandfather was exactly indian, a tunisian perhaps finds himself sudanese, a moroccan most likely blood grandson of a berber algerian or…
What identifies us, weighing certainly the documents and the right of naturalization, probably is the culture, our family tradition, but if we have to investigate with extreme seriousness and determination that thought, we can not of course exclude religious affiliation, whereas the forms atheism and agnosticism at least -for this reasoning- are on the same plane.
An excellent article published in Italy in the national newspaper “Republic“, article by Daniele Castellani Perelli, presents a research-based studies of the American Pew Research Center, (this is the site that specifies about this independent organization etc. http://www.pewresearch.org/about/) in which it appears that Italy, for example, over the next fifty years, will still be a Christian majority Country; in Europe there will be no ‘Islamic invasion’ and, according to these statistics, there will be an increase of atheists and agnostics. These cold data they deliver a prospect likely to encourage an argument but the data that is almost sensational reading the article, is that in general will increase the weight of religion in society. muslimEUIslam is definitely a major player in this growing work and it is, there is no doubt because his character of “social aggregator”; indeed, this is one of the sides, (the “social redemption”) but we must recognize that it is the most read and prosecuted in reason of the saving dogma that makes this religion, although it is rightly pursued (often it is given, at least regarding the non-recognized social policy in Europe) in the wrong way. The table -to be precise- marks Muslims in Europe today as 6% of the population (44 million) and assumed a 10.2% in 2050; in USA / Canada 1% (now 3.5 million) in 2050 to reach over 10 million (2.4%). In no uncertain terms, this growth in its complexity has a clear matrix, one that applies a certain absolute majority of the West does not want in any way to accept and, in discounting this (wrong) Western thought, makes it even a destabilization research finding pseudo-reasons inside the Religion of Allah. The only certain, verifiable and motivation that today (as then) drives people to migrate en masse too messy, is an ECONOMIC REASON. No way out. Families and young people in this serach of natural form of collective life, in economic despair, escape and to make matters worse this reason, we should never forget the aggravation of these exoduses: atrocious wars that target civilians en masse, wars then they make trigger global financial architecture which I called just now “supreme problem.” On balance, the only solution is to live together, the so-called “integration” but the error would be as it is, to forget that “distrust of origin”, the prejudices also indulge in short way, as a form of care by establishing a dangerous personal structure that excludes  the base of  humanism, opening “source” in the particular characteristics, with each official treaty, today is a failure, “Charter of Human rights” included. (In the Book Ma sha Allah (XXI century schyzoid man) the issue is dealt with in particular). The main mistake -for Western side- is trying to exclude from political Islam as a religion and therefore as a principle; it goes without saying too much, that for the Islamic side, the mistake would seem to be the forced acceptance of this imposition like a must to consider.
Using (I hope not to be unpleasant using -while deleting any reference that would affect the Privacy- this publication as an excuse) a post taken from a virtual public forum appearing online as part of a large national newspaper (Il Fatto Quotidiano.it/Dayly news -NEWS IN IT. ONLY-) and where there is inscribed an honest and open criticism towards Islam as a movement to be used in support or replacement (perhaps even contribution) to the Western system. Certainly there are reasons documented by the author of the post, but I think that these are dictated primarily by a certain feeling (justified!) who rushed when -we are so sorry- we are unfortunately aware of incidents of crime, terrorism laws, where mild, faded, slightly firm answers that the Umma proposes, in the end inevitably provide drifts racist, fascist and comfortable election of some ugly politics. Rated critical thinking in those terms, fully agree in general, this is strengthened when a certain part of the Umma fits caution, not responding or even more worst when the answer is not convincing, do dangerous because it does not use or can not to do so, the Koranic exegesis which has answer(s) to everything and everybody, starting a first start of internal reflection to argue.
Please, read “the question”: 

[NOTE: A -short!- GOOGLE TRANSL. FROM THE POST (see above the pict. n.1)]


Caution? From the time of Marx that we expects the collapse of capitalism. Capitalism, with all its problems of inequality that creates, however, makes us live well enough, with a minimum of well-being even in those Countries that were starving. You, with all this talk of theology, does not seem to want to adapt! You do not want to be assimilated! I can also understand it but, if you think you should present replace this system with that of medieval theocracies of any religion (Christian or Muslim it is indifferent) you are naive. Religions theorize dogmas and absolute faith; the modern world (Western) is based on doubt, research and then science. If so many diseases have almost disappeared and if we are distributing food to some 8 billion human beings, this is the result of science, intelligence of Man. The world and the innovations you can not stop or go back, also the Umma they will soon understand it.

My answer, reports and wants to return to the reading of the facts, the events and especially the historical ones, but only for a reading in which it is inferred that there are “no acquittals” principle and partial regarding the human thought, in fact , everyone has “responsibilities” and very few certainties to carry and deliver openly. In particular, it needs a “rewriting” of the common civil code even if these do not have to go to rewrite “a Constitution”; you need to “step back”, this is true and also we could call it “arrest.” “The stop” does not mean stop to reason, since it would become a useful “settling”, logical position to keep recognizing that it is not possible to predict and indicate a path to the interlocutor, the “stranger” on duty on the basis of what has been established earlier and this clumsy way does not lead to a useful, not one that has already happened and what is supposed to happen again. To conclude this thought from abstract traits, I urge for a “transposition” of the sentences just expressed towards the concept of “Revolution” proposed action by the kind forumer: I am convinced that this “practical romantic”, always noble, is not considered by the large Muslim community emigrated and moving, as an accommodation also precarious, and in the absence of rights in the social unrest also rampant and in some viral cases, the bearer of unhealthy even violent reactions, read illiteracy, laws of thought aberrations and lack of theological reflection as a basic concept, because it would be considered (it is!?) as a “form of temporary life,” waiting Paradise, where the expense for these earthly misery, the surrounding degradation and destabilizing problems that we thought in the West they exceeded, they would be having to share, hopeless to find some support, like this or not.
The reflection is urgent, I add: the Umma is in a “critical” phase, and politically absolutely inadequate, enclosed in its own past; the West looks at what he has done but can not find the strength of a reaction that is not the one that destabilized himself.


[NOTE: B -short!- GOOGLE TRANSL. FROM MY REPLY POST (see above the pict. n.2)]

Unfortunately you’re drawing conclusions dictated by the usual slope of Western history and thought (especially ideological) that sees the “real truth” in the acts which the West has practiced. (The question “hunger” is objectively irrelevant today). I do not “replace” anything, mind you! I do not theorize anything because the Islamic dogma is firmly fixed: if anything, I “actualize” it. I try to make aware that the dogma is here and it is salvific. Its application (for various reasons) is characterized by the Umma Islamic thought, thought that applied it is inadequate, yes, I agree in some way. This does not mean that the underclass “the suffering People” follows or should follow, however, “the Revolution” like you studied and this should make us think…